Televisione
Le chat inchiodano tutti: Giletti le legge in tv, Ranucci risponde. Lobby, servizi e accuse: il giornalismo si sbrana in diretta
A “Lo Stato delle Cose” Massimo Giletti mostra parola per parola le chat tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia sulla presunta “lobby gay”. Lui parla di delusione umana, l’altro replica durissimo: “È falso. La vera accusa è che Giletti e Cerno sono amici e al servizio dell’ex 007 Marco Mancini”. Una guerra totale tra colleghi, combattuta a colpi di WhatsApp, post Facebook e memorie giudiziarie.
Quando un giornalista mostra le chat di un altro giornalista in prima serata, non siamo più nel territorio dell’inchiesta. Siamo nella zona grigia dove il mestiere smette di proteggersi e comincia a farsi a pezzi da solo, davanti al pubblico. È quello che accade lunedì 9 febbraio su Rai3, a “Lo Stato delle Cose”, quando Massimo Giletti decide di leggere, senza filtri, le conversazioni private tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia.
Non allude. Non sintetizza. Non “contestualizza”. Le legge. Perché – è questo il sottotesto – qui non è più una questione di interpretazioni, ma di parole scritte. E le parole, una volta mostrate, diventano fatti.
Le chat risalgono al 17 settembre 2024. Sono quelle finite sulle pagine de Il Giornale, diretto da Tommaso Cerno, e già al centro di una polemica violentissima. Ranucci aveva parlato di estratti parziali, se non manipolati. Giletti ora decide di metterle sul tavolo, così come sono.
E sono queste.
Sigfrido Ranucci scrive a Maria Rosaria Boccia:
«Ho visto Cerno all’Aria che tira»
Poi aggiunge:
«Quello è un altro del giro»
Ancora Ranucci:
«Amico di Marco Mancini (un uomo importante dei servizi segreti, precisa Giletti), giro gay»
E subito dopo:
«Pericolosissimo»
Maria Rosaria Boccia risponde:
«Come Signorini»
Ranucci replica:
«Sì»
Boccia insiste:
«E il signor B»
Ranucci conclude:
«E Giletti»
Fine delle chat. Nessuna aggiunta. Nessuna omissione. Nessuna interpretazione esterna. Sono queste le frasi, ed è su queste che Giletti costruisce il suo atto d’accusa televisivo.
«Quindi il giro gay è Mancini, Signorini, Giletti e il Signor B. Forse anche il direttore Tommaso Cerno», commenta in studio. Non alza la voce. Non scherza. Non ironizza. È il tono di chi si sente colpito non come personaggio, ma come persona.
Poi arriva il passaggio chiave, quello che trasforma una polemica mediatica in una frattura personale: «Siamo giornalisti della stessa azienda. Finire a parlare di questa roba è veramente triste». Qui Giletti non sta più parlando di orientamento sessuale, né di lobby astratte. Sta parlando di fiducia tradita.
E lo chiarisce subito: «Non me ne frega niente del gay, dell’omosessuale. Ma la lobby no. Perché lobby vuol dire potere». Ed è qui che la discussione cambia livello. Perché non è più un’accusa identitaria, ma politica e professionale. Lobby significa rete, influenza, copertura. E Giletti rivendica di aver sempre combattuto quel tipo di potere.
Il momento più duro, però, è quello emotivo: «Dividersi in un momento così difficile del giornalismo per me è una delusione umana profonda». Non professionale. Umana. È una parola scelta per ferire, ma anche per mostrarsi ferito.
La replica di Ranucci arriva poche ore dopo, via Facebook. Ed è una replica che non cerca alcuna pacificazione. Parte netta: «Questo è falso». Falso che abbia accusato Giletti di far parte di una lobby gay. Ma soprattutto, dice Ranucci, falso perché il vero cuore della chat è stato deliberatamente spostato altrove.
«Io ho detto una cosa ben più grave che i due hanno fatto finta di non capire», scrive. E la frase successiva è una granata: «Cerno e Giletti sono amici e al servizio di Marco Mancini».
Qui entra in scena Marco Mancini, ex 007 coinvolto nel rapimento di Abu Omar e nel dossieraggio illecito Telecom-Pirelli. Secondo Ranucci, è lui la figura chiave, quella che dà senso alle chat. Tutto il resto sarebbe una cortina fumogena.
Ranucci accusa Giletti e Cerno di “sorvolare” sistematicamente su Mancini, di non spiegare perché il suo nome ricorra, di non raccontare i legami, le frequentazioni, i precedenti. Ricorda l’incontro all’autogrill tra Renzi e Mancini, già oggetto di inchieste. Accusa Cerno di aver pubblicato articoli “stile veline”, senza contraddittorio. Accusa Giletti di aver spacciato per proprie inchieste le carte degli avvocati di Mancini.
E poi c’è il passaggio più pesante di tutti, quello che riguarda le fonti. Ranucci racconta che Giletti avrebbe tentato di rivelare l’identità di una fonte di Report: un’insegnante di sostegno che aveva scattato le immagini dell’incontro Renzi-Mancini. «Giletti si è recato con una telecamera nascosta davanti alla scuola dove la nostra fonte accompagnava le figlie», scrive. Un’accusa che, se confermata, non è una polemica: è una violazione gravissima delle regole del mestiere.
Ranucci chiude tornando al contesto delle frasi su Cerno: secondo lui, nascono da un editoriale e da un tweet «difficile trovare un tale condensato di volgarità e misoginia». Contesto che, accusa, Giletti non ha raccontato.
A quel punto, lo scontro è totale. Non c’è più spazio per le sfumature. Da una parte Giletti, che si sente vittima di una delegittimazione personale e parla di delusione umana. Dall’altra Ranucci, che accusa Giletti di essere parte di un sistema che attacca le inchieste vere usando mezze verità e omissioni.
In mezzo restano solo le chat. Quelle parole lì. Scritti brevi, freddi, senza intenzione di diventare pubblici. Eppure ora sono in prima serata, sezionate, pesate, usate come clave. Non per raccontare un potere esterno, ma per regolare i conti interni.
È questo il punto più inquietante. Non chi ha ragione, non chi mente, non chi manipola. Ma il fatto che il giornalismo italiano, almeno per una sera, abbia smesso di guardare fuori e abbia deciso di mangiarsi da solo. Con metodo. E in diretta.
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Televisione
Maria De Filippi cala il colpaccio: Zendaya e Robert Pattinson ad Amici, puntata da urlo
Maria De Filippi porta ad Amici Zendaya e Robert Pattinson per “The Drama”. In studio anche Belen Rodriguez, Luca Argentero, The Kolors e Francesco Cicchella.
Maria De Filippi alza l’asticella e piazza il colpo grosso. Ad Amici arrivano due star mondiali, di quelle che fanno tremare i social ancora prima di mettere piede in studio: Zendaya e Robert Pattinson. Sabato saranno ospiti del talent per presentare “The Drama”, il loro ultimo film, trasformando la puntata in un evento che va ben oltre i confini della tv italiana.
Un’operazione che sa di grande televisione, ma anche di strategia perfetta. Perché portare due nomi di questo calibro dentro Amici significa allargare il pubblico, accendere l’attenzione internazionale e dare al programma una dimensione ancora più globale. E infatti, già nelle ore precedenti, l’attesa cresce e il tam tam sui social è partito.
Una puntata che sembra una finale
Ma Zendaya e Robert Pattinson sono solo la punta dell’iceberg. La puntata si preannuncia carica, quasi da finale. In studio arriveranno anche Belen Rodriguez e Luca Argentero, due volti amatissimi dal pubblico, pronti a dare ulteriore peso alla serata.
E poi la musica, che resta il cuore del programma. Tornano i The Kolors con il nuovo brano “Rolling Stones”, pronti a infiammare il palco. Un ritorno che si inserisce perfettamente nel clima di una puntata pensata per non lasciare spazi vuoti.
Tra spettacolo e strategia televisiva
Dietro questa line-up c’è la mano esperta di Maria De Filippi, che ancora una volta dimostra di saper leggere il momento e anticipare le mosse. Mettere insieme cinema internazionale, musica e volti popolari della tv significa costruire un prodotto che tiene incollati pubblici diversi.
E non è un caso se Amici continua a essere uno dei programmi più seguiti. La formula cambia, si aggiorna, ma resta sempre centrata su un equilibrio preciso tra intrattenimento e evento.
Comicità e ritmo per una serata completa
A completare il quadro ci penserà Francesco Cicchella, chiamato a portare quella dose di leggerezza che serve a tenere il ritmo alto. Perché una puntata così deve funzionare su più livelli: emozione, spettacolo, risate.
E allora sabato non sarà una puntata qualsiasi. Sarà una di quelle serate in cui tutto si muove più veloce, in cui ogni ingresso in studio diventa un momento e ogni ospite alza la posta. Maria De Filippi lo sa. E questa volta ha deciso di giocare pesante.
Televisione
Rai, ritorno in grande stile: super giuria per Dalla Strada al Palco e Carlo Conti pronto a “Belve”
Carlo Conti, Mara Venier, Nino Frassica e Bianca Guaccero in giuria per il ritorno di Dalla Strada al Palco Special. Intanto Conti si prepara alle domande taglienti di Francesca Fagnani a Belve.
La Rai rilancia e lo fa senza mezze misure. Dalla Strada al Palco torna con uno Special e una giuria che punta dritta al bersaglio: Carlo Conti, Mara Venier, Nino Frassica e Bianca Guaccero. Quattro nomi forti, quattro personalità diverse, un’unica direzione: alzare il livello e riportare il programma al centro della scena.
L’annuncio è arrivato con uno spot ufficiale, segnale chiaro di una strategia ben precisa. Non un semplice ritorno, ma un rilancio costruito su volti che il pubblico conosce, segue e riconosce al primo sguardo. E quando la Rai decide di giocare così, difficilmente lo fa per caso.
Una giuria pensata per fare spettacolo
Il mix è studiato. Carlo Conti rappresenta la solidità, l’esperienza e la capacità di tenere insieme il racconto televisivo. Mara Venier porta il lato emotivo, diretto, senza filtri. Nino Frassica garantisce quella imprevedibilità che può cambiare il ritmo in qualsiasi momento. Bianca Guaccero aggiunge eleganza e sensibilità.
Quattro elementi che, insieme, promettono di trasformare la giuria in un vero motore dello show. Non solo giudizi, ma dinamiche, battute, reazioni. In altre parole: televisione.
Carlo Conti tra palco e interrogatorio
Ma per Carlo Conti non finisce qui. Perché mentre si prepara a guidare il ritorno di Dalla Strada al Palco Special, è atteso anche su un altro fronte, decisamente diverso. Sarà infatti ospite di Francesca Fagnani a Belve, il programma che negli ultimi anni si è imposto per le sue interviste dirette e senza sconti.
Un passaggio che promette di mostrare un lato diverso del conduttore. Lontano dalla conduzione, vicino alle domande. E conoscendo lo stile della Fagnani, non sarà una passeggiata.
Strategia Rai tra show e volti forti
La doppia mossa racconta bene la linea della Rai: puntare su programmi consolidati e su figure capaci di tenere insieme pubblico e racconto. Dalla Strada al Palco Special diventa così non solo un ritorno, ma un tassello di una strategia più ampia.
E con una giuria così, il messaggio è chiaro: lo spettacolo non sarà solo sul palco, ma anche dietro il tavolo.
Televisione
Jennifer Aniston si emoziona: “Cantavo Dolly Parton allo specchio”. E ora la porta di nuovo sul set
Da fan bambina a produttrice: Jennifer Aniston rivela quanto Dolly Parton abbia segnato la sua vita. E ora lavora a un nuovo adattamento di 9 to 5.
Jennifer Aniston torna indietro nel tempo e lo fa con una scena che molti riconosceranno: uno specchio, una spazzola per capelli trasformata in microfono e le canzoni di Dolly Parton a fare da colonna sonora. Un gioco da bambina, certo, ma anche il primo segnale di un legame destinato a durare negli anni.
Oggi quell’ammirazione prende una forma concreta. L’attrice di Friends è al lavoro come produttrice su un adattamento di 9 to 5, il film che negli anni Ottanta aveva visto proprio Dolly Parton tra le protagoniste. E il cerchio, in qualche modo, si chiude.
Un’idolatria nata davanti allo specchio
Jennifer Aniston non nasconde l’emozione quando parla di Dolly Parton. “La ammiravo fin da piccola”, racconta, ricordando quei momenti in cui imitava le sue performance davanti allo specchio, trasformando una semplice spazzola in un microfono. Un’immagine semplice, ma potente, che restituisce il senso di un’influenza autentica.
Non solo musica. Quel legame era così forte da arrivare anche nella vita quotidiana. “Ho persino chiamato la mia cagnolina Dolly”, rivela, aggiungendo un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione quanto quell’artista fosse già centrale nella sua immaginazione.
Dall’ammirazione al lavoro insieme
Il passaggio da fan a professionista è quello che rende questa storia ancora più interessante. Jennifer Aniston oggi non si limita a ricordare, ma costruisce. Il progetto legato a 9 to 5 rappresenta un ponte tra passato e presente, tra l’icona che l’ha ispirata e il lavoro che oggi porta avanti.
E nel raccontare l’incontro con Dolly Parton, l’attrice usa parole che non lasciano spazio a dubbi: “È fantastica, è un mito, è più di quello che ti aspetti”. Un giudizio netto, che arriva da chi quella distanza tra mito e realtà l’ha attraversata davvero.
Quando i sogni restano fedeli a se stessi
C’è qualcosa di raro in queste storie. Non solo il successo, ma la capacità di restare fedeli a ciò che si era da piccoli. Jennifer Aniston lo racconta senza costruzioni, con una naturalezza che rende il tutto ancora più credibile.
E così, tra un ricordo davanti allo specchio e un nuovo progetto in lavorazione, resta l’idea che certe passioni non passano mai davvero. Cambiano forma, crescono, ma restano lì, pronte a riemergere quando meno te lo aspetti.
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