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Televisione

“Portobello”, la vergogna d’Italia: quando la farsa distrusse Enzo Tortora

In “Portobello” Bellocchio racconta la vicenda Tortora come un meccanismo grottesco che divora un uomo: i “pentiti” di camorra fabbricano storie per la guerra interna a Cutolo, la magistratura inciampa, i media amplificano. Ne esce un’opera non manichea, piena di figure con la schiena dritta e di altre da operetta, sostenuta da un cast che è un manifesto di recitazione italiana.

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    “Portobello” è una serie, certo.Ma ha la struttura mentale di un film lungo, anzi di un film lunghissimo: un crescendo costruito a grana grossa e poi rifinito col bisturi, dove ogni scena aggiunge pressione fino a rendere l’aria irrespirabile. Non è solo la storia di Enzo Tortora: è la radiografia di un’Italia che riesce a trasformare una tragedia pubblica in una specie di gran farsa, e a farlo con un’energia così naturale da sembrare inevitabile. È qui che Marco Bellocchio colpisce: non cerca il colpevole unico, non consegna allo spettatore un comodo bersaglio morale. Mostra un sistema. E quando il sistema si muove, macina tutto, anche ciò che non dovrebbe mai toccare.

    La chiave del racconto, in questa opera, è il cortocircuito tra due verità incompatibili: da una parte l’idea di giustizia come macchina razionale, dall’altra l’uso della giustizia come palco, arma, vendetta, scorciatoia. In questa storia la materia prima è un’arma sporca: i cosiddetti “pentiti”. Ma qui “pentito” è una parola che va maneggiata con le pinze e, sì, con le virgolette. Perché, mentre nel “Traditore” Bellocchio aveva raccontato un uomo che apre una porta su un mondo reale e terribile, qui mette in scena l’altra faccia della medaglia: una banda di presunti collaboratori che si inventa racconti sempre più improbabili, non per amore della verità ma per regolare conti e spostare equilibri nella guerra di camorra attorno a Raffaele Cutolo. Il punto non è solo che le storie siano false. È che sono false in modo sfacciato. Eppure, proprio quelle storie diventano credibili perché qualcuno ha bisogno che lo siano.

    Nel cuore nero di “Portobello” c’è un personaggio che è già di per sé un dispositivo narrativo: Giovanni Pandico. È il tipo di figura che, in un Paese sano, resterebbe confinata tra le pieghe dell’assurdo. Qui invece diventa perno, detonatore, miccia. Bellocchio lo racconta per quello che è: un uomo che prima ancora di essere un camorrista è un pazzo vero, uno che in carcere non perde una puntata e arriva a convincersi di comunicare telepaticamente con Tortora.È un dettaglio che non serve a fare folklore: serve a far capire quanto il meccanismo sia fragile e insieme spietato. Quando Pandico si convince – a torto – di non aver ricevuto risposta a una lettera, costruisce un castello di carte. E il castello, come spesso accade quando la fantasia viene premiata dal potere, non resta privato: diventa atto giudiziario, poi notizia, poi verità percepita.

    Qui sta l’orrore elegante di Bellocchio: mostra come una costruzione mentale possa trasformarsi in costruzione processuale. E quando la costruzione processuale entra nella sfera pubblica, diventa una seconda condanna, quella che non ha bisogno di sentenze: la condanna sociale. La serie riesce a rendere questa metamorfosi con una progressione quasi musicale: all’inizio sembra un errore, poi una forzatura, poi una valanga. A un certo punto non è più una “vicenda giudiziaria”: è una macchina che si alimenta da sola e che trova carburante in ogni parola, in ogni indiscrezione, in ogni titolo urlato.

    Il paragone che viene naturale – e Bellocchio ci gioca senza ammiccare – è quello kafkiano. Non per citazionismo, ma per sostanza. L’idea è semplice e terrificante: un cittadino viene inghiottito da un meccanismo grottesco sul quale non ha alcun controllo. Tortora diventa un nome che smette di essere persona e diventa simbolo, bersaglio, prova di forza. E proprio qui “Portobello” si rivela un’opera intelligente: non cade nel manicheismo. Non racconta “i magistrati” come blocco unico. Dentro ci sono pm da operetta, sì, e anche figure ambigue e opache. Ma ci sono anche avvocati e giudici con la schiena dritta, capaci di rifare il percorso e di rovesciare il tavolo quando il tavolo è truccato. È un punto fondamentale, soprattutto oggi, perché l’opera non chiede di tifare: chiede di guardare. E guardare, in certi casi, è più scomodo che schierarsi.

    Tra i punti principali della storia – e Bellocchio li mette in fila senza didascalie – ci sono tre snodi che restano addosso. Il primo è la potenza della menzogna quando coincide con l’interesse: i “pentiti” costruiscono versioni utili e quelle versioni diventano moneta spendibile. Il secondo è la fragilità dell’istituzione quando cerca scorciatoie: basta poco per confondere un dettaglio con una prova, un racconto con un riscontro. Il terzo è la responsabilità del racconto pubblico: quando il caso diventa spettacolo, la verità si deforma perché deve stare nei tempi del consumo, non nei tempi della verifica.

    E poi c’è la materia che rende tutto credibile: gli attori. Bellocchio, tra questa serie ed altre sue opere recenti, ha messo insieme un “portfolio” della recitazione italiana che non è semplice elenco di bravi: è un’idea di corpo, voce, presenza. Fabrizio Gifuni regge il peso di Tortora con una misura che non cerca la santificazione: resta uomo, e proprio per questo fa male. Lino Musella nel ruolo di Pandico è funambolico e mefistofelico: non lo rende mostro, lo rende instabile, imprevedibile, pericoloso nel modo in cui lo sono i personaggi che non distinguono più tra immaginazione e realtà.

    E poi ci sono interpretazioni “sotto traccia” che fanno la differenza, come un Alessandro Preziosi inedito, grigio, controllato, capace di stare dentro la scena senza chiedere attenzione. E i giovani che, in pochi minuti, disegnano persone che sembrano avere una vita fuori dallo schermo: Irene Maiorino, Giovanni Buselli, Gianluca Gobbi, Alessandro Fella.

    La cosa più spaventosa di “Portobello”, però, non è la singola falsità. È l’insieme: la sensazione che l’Italia sappia costruire tempeste perfette quando si incastrano tre ingredienti – ambizione, superficialità, desiderio di colpire – e che poi sappia rimuoverle con la stessa velocità con cui le ha create.Bellocchio non te lo spiega. Te lo fa sentire. E quando finisce, la domanda resta sospesa: non “chi ha sbagliato”, che è la via facile, ma “quante volte può succedere, di nuovo, con un altro nome”

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      Televisione

      Noemi Bocchi rompe il silenzio su Totti e Ilary: «Non ho rovinato niente». Poi Barbara d’Urso la spiazza: «Hai un compagno figo»

      «Il suo personaggio schiaccia la mia persona, sono diventata soltanto la compagna di». Noemi si commuove dopo la standing ovation e rivendica la propria verità sulla separazione più raccontata d’Italia. Zazzaroni svela anche il messaggio di Totti: «Ti sta guardando, mi ha detto di darti 10»

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        Per anni Noemi Bocchi è rimasta praticamente in silenzio mentre tutti parlavano di lei. La nuova compagna di Francesco Totti, la donna indicata come terzo incomodo nella separazione da Ilary Blasi, protagonista suo malgrado di una delle guerre sentimentali più raccontate d’Italia. Ieri sera, a Ballando con le stelle, ha deciso di rispondere.

        E lo ha fatto partendo proprio dall’accusa che probabilmente le ha fatto più male: «Vengo vista solo come quella che ha rovinato. Non ho rovinato niente io».

        Noemi Bocchi: «Prima di Francesco non ero così insicura»

        La partecipazione a Ballando nasce anche dal desiderio di riprendersi un’identità che sente di avere perduto da quando è diventata la compagna dell’ex capitano della Roma.

        «Prima di stare con Francesco non ero così insicura. Il suo personaggio schiaccia la mia persona», racconta nella clip. «Ora sono vista solo come la compagna di. Non sono più la ragazza che ha avuto una vita sua, i suoi impegni».

        Essere accanto a Totti, ammette, ha un prezzo: «Stare con lui è positivo, ma questo mondo non è così semplice». Poi arriva inevitabilmente il tema Ilary Blasi e della responsabilità attribuita per anni proprio a Noemi nella fine del matrimonio.

        Lei respinge quella ricostruzione: «Nella vita ognuno ha le proprie responsabilità e, se in una coppia, visto che ci sono passata io per prima, si arriva a lasciarsi, le colpe stanno al 50 e 50».

        La standing ovation e il messaggio di Totti

        Poi Noemi balla e succede qualcosa che forse non si aspettava. Il pubblico le regala una standing ovation e lei non riesce a trattenere la commozione.

        Milly Carlucci prova a rassicurarla: «Sei un enorme personaggio mediatico senza averne colpa. Tu stai dentro l’occhio del ciclone».

        Ma la sorpresa arriva da Ivan Zazzaroni, che tira in ballo direttamente Francesco Totti: «Gli ho mandato un messaggio prima. Mi ha detto che ti sta guardando e di darti 10».

        Una dichiarazione piccola ma significativa: mentre Noemi prova a mostrarsi finalmente senza il filtro del gossip, Totti la segue da casa.

        Barbara d’Urso: «Hai due figli e un compagno figo, fregatene»

        È Barbara d’Urso, però, a regalarle il commento più personale. Le parole di Noemi toccano una ferita che la conduttrice sente anche propria: «La tua clip mi ha toccato parecchio. Sono vittima di persone che hanno deciso di dire e raccontare cose brutte su di me».

        Poi il consiglio diventa molto più diretto: «Continueranno a scrivere di te, fregatene, vai avanti. Hai due figli e un compagno figo, fregatene. Bravissima».

        Noemi Bocchi è arrivata a Ballando per smettere di essere semplicemente “la compagna di Totti”. E nella prima serata ha scelto di affrontare proprio il fantasma che la accompagna dall’inizio della relazione: l’idea di essere stata lei a distruggere il matrimonio con Ilary. La sua risposta, questa volta, è arrivata senza giri di parole: «Non ho rovinato niente io».

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          Televisione

          Ballando senza Selvaggia Lucarelli, il «film diverso» di Milly Carlucci è cominciato: ecco cosa è successo nella prima puntata

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            Ballando con le stelle ha debuttato per la prima volta dopo circa dieci anni senza Selvaggia Lucarelli al tavolo della giuria, affrontando una delle trasformazioni più delicate della sua lunghissima storia televisiva. Milly Carlucci lo aveva chiamato «un film diverso» e ieri sera quel film è finalmente cominciato.

            Non si trattava soltanto di sostituire una giurata. Lucarelli negli anni era diventata uno dei motori narrativi del programma: giudizi taglienti, scontri con i concorrenti, polemiche capaci di proseguire per giorni e spesso di trasformarsi nella vera storia della puntata. Ora Selvaggia è approdata al Grande Fratello Vip come opinionista e Ballando deve imparare a vivere senza di lei.

            Milly lo aveva previsto: «Sarà un film diverso»

            Alla vigilia del debutto, Carlucci aveva evitato accuratamente di pronunciare il nome dell’ex giurata, ma il significato della sua risposta era chiarissimo: «Mi aspetto di essere sorpresa da qualcosa che non è stato ancora vissuto fino a oggi perché si è creato un mondo nuovo».

            Poi aveva utilizzato la metafora perfetta: «Mi aspetto di vedere un film diverso. Questa è una delle sfide di una ventunesima edizione: fai un cambio di pelle e scrivi un altro film».

            Ieri sera è arrivata la prima verifica. L’assenza di Lucarelli ha inevitabilmente modificato gli equilibri della giuria e soprattutto quella tensione dialettica alla quale il pubblico si era abituato negli ultimi anni. Ballando, però, non ha cercato semplicemente di ricreare una nuova Selvaggia.

            Federica Sciarelli, la sorpresa della prima serata

            Per inaugurare la nuova stagione Milly ha scelto anche un volto apparentemente lontanissimo dal mondo di lustrini, palette e paillettes: Federica Sciarelli, prima ballerina per una notte dell’edizione.

            La conduttrice di Chi l’ha visto? era stata presentata dalla Carlucci come la grande sorpresa della serata: «Federica è una donna che ammiro umanamente e professionalmente. È un ciclone nella vita e lo sarà anche sul palco».

            Una scelta studiata proprio per creare quell’effetto di imprevedibilità sul quale Ballando punta da sempre: prendere personaggi che il pubblico associa a un universo completamente diverso e portarli nel territorio dello show.

            Ballando cambia anche il voto: il pubblico conta ancora di più

            La prima puntata ha inaugurato anche un’altra novità importante: il voto online attraverso RaiPlay, che si affianca a quello social. Per la prima volta il pubblico può quindi utilizzare direttamente sito e app per intervenire sulla classifica.

            Un cambiamento destinato a pesare sugli equilibri della gara, perché aumenta ulteriormente la possibilità che le preferenze da casa entrino in contrasto con quelle della giuria.

            Il primo Ballando senza Selvaggia Lucarelli è dunque partito. Se sarà più tranquillo, più imprevedibile o semplicemente diverso lo diranno le prossime settimane. Ma su una cosa Milly Carlucci aveva visto giusto: il vecchio film è finito e ieri sera ne è cominciato un altro.

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              Televisione

              Doc 4 torna con Luca Argentero, ma la sorpresa è sua moglie Cristina Marino: entra in corsia e per Andrea Fanti può cambiare tutto

              Fanti rientra dopo essere rimasto accanto ad Agnese e trova Giulia diventata primaria, tagli, pochi letti e un nuovo direttore sanitario. Poi arrivano una lettera anonima sui decessi sospetti, il mistero di Federico e Lidia Morganti, interpretata proprio dalla moglie di Argentero

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                Luca Argentero rimette il camice di Andrea Fanti e torna al Policlinico Ambrosiano, ma in Doc – Nelle tue mani 4 niente è esattamente come lo aveva lasciato. E tra le novità della stagione ce n’è una che inevitabilmente ha già acceso la curiosità del pubblico: nello stesso ospedale arriva anche Cristina Marino, moglie di Argentero nella vita, nei panni della dottoressa Lidia Morganti.

                Un dettaglio ancora più intrigante perché Andrea torna in scena sentimentalmente libero e la presenza della nuova dottoressa apre inevitabilmente una domanda: gli sceneggiatori arriveranno davvero a trasformare marito e moglie in una possibile coppia anche nella fiction?

                Andrea Fanti torna, ma Giulia adesso comanda lei

                Alla fine della terza stagione Andrea aveva lasciato l’Ambrosiano per stare vicino all’ex moglie Agnese, alle prese con la recidiva di un mesotelioma. Quando torna, poco più di un anno dopo, trova un ospedale stravolto.

                Giulia Giordano è diventata primaria, mentre il nuovo direttore sanitario Stefano Campigli ha imposto pesanti tagli per salvare una struttura in difficoltà economica. Meno personale, meno letti e soprattutto meno tempo da dedicare ai malati.

                Praticamente l’incubo perfetto per Fanti, che continua a vivere secondo la sua vecchia regola: prima viene il paziente, tutto il resto può aspettare. Lo scontro con Giulia diventa quindi inevitabile, anche perché stavolta stabilire chi abbia ragione non è affatto semplice.

                Una lettera anonima e morti sospette all’Ambrosiano

                Ma Doc 4 prova anche a trasformarsi in qualcosa di diverso da un medical drama. Nell’ospedale arriva Matteo, nuovo specializzando legato a un grave errore avvenuto all’interno della struttura, mentre una lettera anonima collega alcuni decessi sospetti proprio all’Ambrosiano.

                Parte così un’indagine interna che introduce nella serie una vera linea mystery. E non è l’unico mistero: sull’assenza di Federico, il medico interpretato da Giacomo Giorgio, aleggia qualcosa che promette di diventare uno dei grandi interrogativi della stagione.

                Cristina Marino entra in Doc: nuovo amore per Fanti?

                Tra le new entry spicca però Lidia Morganti, dottoressa a gettone interpretata da Cristina Marino. Vedere lei e Argentero nello stesso set ha inevitabilmente attirato l’attenzione, soprattutto perché Andrea si trova ora senza una relazione sentimentale.

                Per il momento Lidia ha una funzione precisa nella storia e non esiste alcuna certezza che gli autori vogliano trasformarla nel nuovo amore di Fanti. Ma la possibilità è abbastanza ghiotta da far partire immediatamente il gossip.

                Insieme a loro tornano Pierpaolo Spollon nei panni di Riccardo Bonvegna, Giovanni Scifoni come Enrico Santi, Lin e Martina, mentre tra i nuovi volti arriva anche Andrea Pennacchi nel ruolo di Dante Pellegrini, padre di Matteo.

                Doc riparte dunque dalle sue certezze, ma aggiunge morti sospette, un’indagine, un medico misteriosamente assente e soprattutto una curiosità irresistibile: che cosa succederà quando Andrea Fanti incontrerà la dottoressa che ha il volto della vera moglie di Luca Argentero?

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