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Televisione

Sanremo 2026, manuale d’istruzioni per il pubblico: Carlo Conti richiama Tiziano Ferro, chiama Irina Shayk e rispolvera Ramazzotti

È ufficiale: Tiziano Ferro sarà superospite della prima serata di Sanremo 2026. Il resto del cast, tra conferme e indiscrezioni, sembra costruito come una macchina del comfort: nomi riconoscibili, facce da prime time, poche incognite. Con Conti e Pausini al centro, la sensazione è quella di un Festival che non cerca lo scarto, ma la certezza.

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    Sanremo 2026 prende forma e la sensazione, più che quella di un annuncio, è quella di una cartolina già ricevuta. Non perché manchi il prestigio, anzi: perché qui il prestigio viene usato come coperta. Ti ci infili sotto e dormi tranquillo. Carlo Conti lo sa, lo ha sempre saputo: il Festival è una gigantesca operazione di psicologia collettiva. E quando il Paese è stanco, confuso, nervoso, tu non gli dai l’ignoto. Gli dai il noto. Gli dai il “come una volta”. Gli dai il “tranquilli, lo facciamo noi”.

    È in questa logica che va letto l’annuncio ufficiale: Tiziano Ferro superospite della prima serata, martedì 24 febbraio. Conti lo comunica in un reel, “urbi et social”, con il tono di chi non sta lanciando una sorpresa ma sbloccando una funzione già prevista nel sistema operativo di Sanremo. «Sono molto contento che Tiziano abbia accettato il mio invito», dice. E infatti non è la frase di un direttore artistico che ha convinto qualcuno, è la frase di uno che ha girato una chiave nella serratura giusta: clic. Porta aperta. Emozioni in ingresso.

    Perché Ferro, a Sanremo, è ormai un concetto più che un ospite. È un pezzo di arredamento nobile, una poltrona bella comoda che sta bene in qualsiasi scenografia. Ha l’aura giusta, la voce giusta, la fama giusta, e soprattutto una cosa che al Festival piace più dei colpi di scena: l’affidabilità. Non crea caos, non divide, non sfugge. Porta musica, porta “momento”, porta lacrimuccia controllata e applauso automatico. È un superospite che ti fa sentire in buone mani. È come aprire l’armadio e trovare la giacca che ti sta bene: non sorprende, ma salva.

    Il fatto che nel 2020 fosse stato ospite tutte e cinque le serate rende il ritorno ancora più “familiare”. Qui non si tratta di un rientro in grande stile: si tratta di una presenza che ciclicamente si ripresenta, come una stagione. Il Festival, ogni tanto, ha bisogno di Ferro come il Festival, ogni tanto, ha bisogno dei fiori. Serve a ricordare che Sanremo è Sanremo. Che c’è un rito. Che esiste una comfort zone. E che noi, in quella comfort zone, ci mettiamo pure volentieri: brontolando, sì, ma restando davanti alla tv.

    Attorno a questo perno, Conti costruisce un cast che sembra progettato per non far inciampare nessuno. Con lui ci sarà Laura Pausini, altra garanzia: internazionale quanto basta da far sembrare il tutto più grande, popolare quanto serve da non farlo diventare distante. Pausini è la carta “mondo”, ma senza l’ansia da mondo. È la star che piace alle nonne e alle nipoti, alle radio e alle mamme, a chi dice “non guardo Sanremo” e poi lo commenta comunque.

    Poi ci sono i co-conduttori: la componente “varietà” che Sanremo usa come spezia, dosata con cura maniacale. Can Yaman nella prima serata è la scelta che non sbaglia mai: porta fan, porta social, porta il rumore giusto senza rompere nulla. È l’ospite che fa gridare e postare, ma resta dentro un recinto perfetto: si fa vedere, si fa fotografare, dice due frasi, sorride, fine.

    Achille Lauro nella seconda serata è la quota “imprevedibilità”, ma attenzione: imprevedibilità addomesticata. Lauro oggi è perfetto per Sanremo perché può essere estremo senza essere pericoloso. Può sembrare che stia per succedere qualcosa, ma poi non succede niente che faccia saltare il tavolo. È l’illusione del rischio, che in tv è la cosa più vendibile di tutte: sembra audacia, resta controllo.

    Lillo Petrolo è la risata in confezione famiglia. È l’amico che entra in casa e non ti sporca il tappeto. È l’umorismo che non chiede permesso e però non ti fa nemmeno alzare le sopracciglia. Gianluca Gazzoli, nella stessa scia, è il volto contemporaneo “per bene”, quello che porta la cultura pop senza trasformarla in caos: un ponte tra televisione e social, ma con i modi della tv.

    E mentre scorrono i nomi, il Festival si configura come un grande catalogo di riconoscibilità. Non è un insulto: è un progetto. Conti sta facendo quello che Conti fa. Non sta inventando Sanremo, lo sta amministrando. E amministrare Sanremo significa soprattutto evitare che Sanremo ti esploda in mano.

    Anche la lista degli ospiti già confermati si muove nella stessa direzione. Max Pezzali presente in tutte e cinque le sere dalla Costa Toscana è l’idea perfetta per chi vuole trasformare ogni sera in un karaoke nazionale senza il minimo rischio d’incidente. Pezzali non è solo un artista: è un riflesso condizionato. Parte una strofa e mezza Italia canta anche se stava cucinando. È la nostalgia che non ha bisogno di spiegazioni.

    Nino Frassica entra dopo il passo indietro di Andrea Pucci e anche qui il messaggio è chiarissimo: se serve una mano sicura, prendi una mano sicura. Frassica è un istituto, una garanzia di surreale leggero, un modo di alleggerire senza scomporre. È l’uomo perfetto per infilare una battuta a lato, far ridere e poi sparire prima che qualcuno si chieda “ma dove vuole andare a parare?”.

    Fin qui, le certezze. Poi arrivano i rumors, la parte più sanremese di tutte: quella in cui si annuncia senza annunciare, si ipotizza senza dire, si lascia filtrare senza assumersene la responsabilità. Ed è lì che spunta lei: Irina Shayk. L’ipotesi è che la top model russa co-condurrà la serata del giovedì. Ora, Irina Shayk a Sanremo non è una scelta artistica: è una scelta ottica. È un’inquadratura. È un modo per ricordare al pubblico che esistono persone che non sembrano persone ma copertine. È una presenza che non deve “fare”, deve “essere”. Deve attraversare il palco e cambiare la temperatura della sala. Un po’ come certi profumi: non li vedi, ma ti restano addosso.

    E la cosa curiosa è che questa ipotesi si incastra alla perfezione nel Sanremo di Conti: perché il glamour, in quel contesto, è sempre un glamour “controllato”. Non è la provocazione che spacca il pubblico, è il lusso che lo fa sognare senza metterlo in difficoltà. Irina Shayk è l’ospite che fa dire “wow” anche a chi non saprebbe spiegare perché. E in un Festival che vive di emozioni immediate, il “wow” è valuta pregiata.

    Nella stessa serata, secondo le indiscrezioni, potrebbe esserci anche Eros Ramazzotti come superospite. E qui la macchina del déjà-vu torna a lavorare a pieno regime, ma con l’eleganza di chi sa cosa sta facendo. Ramazzotti è uno dei grandi nomi che Sanremo può usare quando vuole alzare l’asticella della “memoria collettiva”. È l’artista che sembra sempre presente anche quando non c’è, perché basta pronunciare il nome e nella testa della gente parte una melodia. Eros è quella parte di Italia che canta d’amore in auto, che si commuove senza confessarlo, che considera una canzone un oggetto d’arredo emotivo: c’è sempre, anche quando hai cambiato casa.

    Pilar Fogliati, attesa nella seconda serata, è un’altra scelta che parla la lingua del prime time: giovane, riconoscibile, credibile, perfetta per stare in un contesto grande senza farlo diventare pesante. È la presenza che aggiorna il cast senza farlo sembrare “nuovo a tutti i costi”. Anche qui: equilibrio, misura, zero scossoni.

    Sul fronte musica, poi, c’è la tradizione dei duetti, che ormai è diventata un Festival nel Festival. Le indiscrezioni citano una lista che va dalle Las Ketchup a Cristina D’Avena, passando per Giusy Ferreri e Fabrizio Moro. Tradotto: una miscela studiata per far scattare ricordi in serie. Il duetto, oggi, è questo: un pulsante. Lo premi e la gente torna adolescente, torna bambina, torna in discoteca, torna davanti alla tv con i genitori. Sanremo, più che fare spettacolo, fa archeologia emotiva.

    E allora la domanda non è “Sanremo 2026 sorprende?”. La domanda è “Sanremo 2026 vuole sorprendere?”. Perché qui la sensazione è che il Festival abbia scelto un’altra missione: garantire. Garantire ascolti, garantire momenti, garantire un racconto che non devii mai troppo dal binario. Un Festival che non ti prende per mano per portarti altrove, ma per riportarti esattamente dove eri già stato. E se ci pensi, è anche un gesto d’onestà: non ti promette rivoluzioni, ti promette l’evento.

    Carlo Conti, in questo, è un direttore d’orchestra che conosce il suo pubblico meglio di quanto il pubblico conosca se stesso. Sa che Sanremo è una liturgia pop e che la liturgia, per funzionare, deve ripetere. Sa che il “nuovo” va dosato come il sale: un pizzico, mai una manciata. Sa che i superospiti non servono a cambiare il Festival, servono a dire al pubblico: “Siete in un posto sicuro”.

    E quindi eccoci qui, con Tiziano Ferro come primo tassello ufficiale e tutto il resto che si incastra come un puzzle già tagliato. Sanremo 2026 sembra il Festival del ritorno, del ricordo, della faccia familiare. Il Festival che non rischia di sbagliare perché non prova nemmeno a sorprendere. Se poi, tra una serata e l’altra, succederà davvero qualcosa di inatteso, lo scopriremo. Ma per ora il messaggio è chiarissimo: il Festival è pronto. E soprattutto è pronto a essere ancora una volta se stesso.

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      Televisione

      Renzo Arbore compie 89 anni e resta il re del cazzeggio intelligente: quella sigla finita persino al processo Agca

      Renzo Arbore racconta che la sigla di Quelli della notte diventò così popolare da entrare persino nell’aula del processo ad Alì Agca: un imputato citò La notte e i giudici finirono per canticchiare “Ma la notte no…”.

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        No Arbore, no party. E non è soltanto uno slogan buono per una torta di compleanno televisiva, ma quasi una legge non scritta dello spettacolo italiano. Renzo Arbore ha compiuto 89 anni e continua a restare una di quelle figure che non si possono archiviare dentro una semplice definizione. Showman, musicista, autore, inventore di linguaggi, maestro di leggerezza e gran sacerdote di una disciplina che in mani sbagliate diventa vuoto, ma nelle sue è diventata arte: il cazzeggio intelligente. Arbore ha insegnato alla televisione italiana che si poteva far ridere senza urlare, improvvisare senza sembrare sciatti, giocare con il nonsense senza diventare scemi. Ha cambiato il modo di stare davanti a una telecamera e, soprattutto, il modo in cui gli italiani hanno imparato a divertirsi guardando la tv.

        Renzo Arbore e l’arte sublime del cazzeggio

        La grandezza di Arbore sta tutta lì: nell’aver trasformato la leggerezza in una forma di pensiero. Prima di lui, il varietà aveva i suoi codici, i suoi tempi, le sue maschere. Con lui è arrivata una televisione più libera, più notturna, più musicale, più sgangherata solo in apparenza. Dietro quella sensazione di improvvisazione permanente c’era invece una precisione chirurgica: ritmo, tempi comici, personaggi, tormentoni, musica e un’idea di spettacolo capace di sembrare sempre sull’orlo del deragliamento senza perdere mai davvero il controllo.

        Quelli della notte resta uno degli esempi più clamorosi di questa rivoluzione morbida. Un programma diventato rito, linguaggio comune, rifugio collettivo. Non soltanto una trasmissione, ma un clima. Un modo di dire: la notte non come buio, ma come territorio dell’assurdo, del gioco, delle frasi che entrano nella testa e non escono più.

        Quando Quelli della notte finì in tribunale

        A raccontare quanto quella sigla fosse entrata nel Paese è lo stesso Arbore, con un aneddoto che sembra scritto da lui e invece sarebbe accaduto davvero. La sigla di Quelli della notte diventò talmente popolare da arrivare persino nell’aula del processo ad Alì Agca, l’attentatore di papa Giovanni Paolo II. Durante l’udienza, uno degli imputati citò La notte e i giudici, in una scena surreale, si misero a canticchiare “Ma la notte no…”.

        Una cosa talmente fuori dall’ordinario da finire negli atti ufficiali del processo. E qui il genio di Arbore supera perfino la televisione: quando una canzone nata per accompagnare un programma di intrattenimento entra in un’aula giudiziaria dentro uno dei processi più delicati del Paese, significa che non sei più soltanto popolare. Sei diventato paesaggio mentale.

        Il maestro che ha cambiato la tv italiana

        A 89 anni, Arbore resta il simbolo di una televisione che sapeva essere colta senza darsi arie, popolare senza diventare grossolana, libera senza scambiare la libertà per confusione. La sua comicità non aveva bisogno di spiegarsi, perché arrivava diretta, ma portava sempre con sé una seconda lettura. Dietro il gioco c’era cultura. Dietro la battuta c’era musica. Dietro il cazzeggio c’era mestiere.

        Per questo, oggi, celebrarlo non significa soltanto fare gli auguri a un grande protagonista dello spettacolo. Significa ricordare un’epoca in cui la tv riusciva ancora a inventare parole, abitudini, tormentoni e perfino cortocircuiti giudiziari involontari. Perché se una sigla può far canticchiare i giudici durante il processo ad Agca, allora il punto è chiaro: Renzo Arbore non ha semplicemente fatto televisione. L’ha infilata nella memoria degli italiani, e da lì non è più uscita.

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          Televisione

          Temptation Island 2026, prima puntata: partono i primi “falò” tra accuse di immaturità e segreti intimi

          La prima puntata di Temptation Island 2026 entra subito nel vivo dell’esperimento sociale. Dopo la separazione nei rispettivi villaggi e l’accoppiamento iniziale con i tentatori e le tentatrici (tra cui spiccano le preferenze di Sara per Lorenzo e Sabrina per Marco), due coppie sono già vicine al punto di rottura.

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          Temptation Island 2026, prima puntata: partono i primi "falò" tra accuse di immaturità e segreti intimi

            Il viaggio nei sentimenti è ufficialmente iniziato. Il 24 giugno ha segnato il debutto della nuova edizione di Temptation Island, il docu-reality di Canale 5 che si conferma un vero e proprio “esperimento sociale”. Sette coppie non sposate e senza figli hanno varcato la soglia del resort da sogno, pronte a mettere alla prova la stabilità dei loro legami.

            Il meccanismo è spietato: isolamento totale, niente telefoni e la divisione immediata in due villaggi opposti, circondati da tentatori e tentatrici single. E sono bastate pochissime ore perché le prime crepe venissero a galla.

            Le scelte iniziali: ecco chi ha colpito i fidanzati e le fidanzate

            Prima della separazione dolorosa, i membri delle coppie hanno dovuto fare la loro prima scelta, indicando il single con cui iniziare il percorso di conoscenza. Abbinamenti che, come sappiamo, diventeranno presto “materiale da falò”.

            Le preferenze dei Fidanzati:

            • Diamante ha indicato Giulia.
            • Andrea ha scelto Nicole.
            • Danilo ha puntato su Giada.
            • Rosario ha scelto Clarissa.
            • Cristian ha scelto Flavia.
            • Giovanni ha indicato Elisa.
            • Gabriele ha scelto Patrizia.

            Le preferenze delle Fidanzate:

            • Sara ha scelto Lorenzo.
            • Soraya ha indicato Andre.
            • Alessandra ha scelto Lori.
            • Iris ha puntato su Enrico.
            • Bernadette ha scelto Luca.
            • Sabrina ha scelto Marco.
            • Francesca ha indicato Dimitri.

            Lo sfogo amaro di Sara: “Gabriele, ti devi vergognare!”

            La prima a crollare e a richiedere l’attenzione delle telecamere è Sara, visibilmente sfinita dagli atteggiamenti del fidanzato Gabriele dopo 7 anni di relazione. Le sue parole sono un misto di delusione e rabbia per una vita dorata ma priva di attenzioni concrete.

            “Pensa di comprare tutto con i soldi, ma le cose che compra non arrivano dai suoi sforzi, arrivano dai suoi genitori. Io in 7 anni ho sempre e solo chiesto una cosa semplice: un bagno notturno al chiaro di luna. Non sono richieste grandi.”

            Sara accusa Gabriele di essere manipolatore e di alzare la voce per controllarla: “Mi dice sempre che nessuno mi accetterebbe per come sono e che nessuno mi ama come lui. Preferisco il nulla ormai. Gabriele ti devi vergognare, mi hai spezzato il cuore”. Una frattura che sembra insanabile, che spinge la ragazza a volersi riprendere la sua libertà: “Lascio la casa tutta bella e profumata, metto le mie scarpette e… mi lascio guardare”.

            Sabrina e Giovanni ai ferri corti: rivelazioni choc a letto e il feeling con il single Marco

            L’altro grande terremoto della puntata investe la coppia formata da Sabrina e Giovanni. Sabrina si confessa a cuore aperto sulla spiaggia con il single Marco, e le sue dichiarazioni su Giovanni sono demolitrici sotto ogni punto di vista: lavorativo, caratteriale e persino intimo.

            I punti critici della relazione secondo Sabrina:

            • Zero senso di responsabilità: “Non ha un lavoro, non ha un obiettivo. All’ultimo lavoro il titolare ha detto che si è addormentato nel furgone… Non ha la maturità per mettere su famiglia. Devo preparargli io le medicine e chiama sempre la sua mamma, perfino la valigia gliel’ha fatta lei!”
            • Mancanza di rispetto e immaturità: “È un buffone, lo prendono in giro tutti, anche i suoi cugini. Io ho 23 anni ma a volte devo rimproverarlo come un bambino. Vorrei un uomo tutto d’un pezzo, lui è troppo teatrale e inaffidabile.”
            • La sfera intima è un bluff: Sabrina lancia poi una bomba sulla loro vita sessuale, confessando che manca la passione: “Non facciamo l’amore. Quando succede lo fa in modo teatrale e io faccio finta. Lo vedo assente”.

            L’avvicinamento al single Marco

            Mentre Giovanni è nell’altro villaggio, Sabrina non si pone limiti con il tentatore Marco, ammettendo apertamente che tra loro “può nascere qualcosa” e che per lei lui rappresenta una “distrazione di livello mentale” di cui il fidanzato è totalmente ignaro. “Con Marco non mi darei freni”, ha chiosato la ragazza.

            Il viaggio nei sentimenti è appena iniziato, ma i nodi stanno già venendo al pettine. Come reagiranno i fidanzati di fronte a queste pesantissime clip nel prossimo falò?

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              Televisione

              Mario Giordano verso l’addio a Rete 4? Da Mediaset soffia il vento della “de-vannaccizzazione”

              Secondo indiscrezioni, “Fuori dal coro” sarebbe destinato a lasciare la prima serata domenicale di Rete 4. E tra i corridoi di Cologno Monzese circolano già i nomi dei possibili sostituti.

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                Aria di rivoluzione a Cologno Monzese. O almeno così raccontano le voci che si rincorrono negli ambienti televisivi. Secondo i rumors più insistenti, Pier Silvio Berlusconi avrebbe deciso di imprimere una svolta all’informazione Mediaset, con l’obiettivo di allontanarsi da toni e posizioni considerate troppo vicine all’universo del generale Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale.

                Una sorta di “de-vannaccizzazione”, come qualcuno l’ha già ribattezzata con una definizione tanto colorita quanto brutale.

                Mario Giordano e il futuro di “Fuori dal coro”

                La prima conseguenza di questo nuovo corso potrebbe riguardare Mario Giordano. Il suo programma, “Fuori dal coro”, secondo le indiscrezioni, si avvierebbe infatti verso la chiusura nella collocazione domenicale su Rete 4.

                Negli anni la trasmissione ha costruito una propria identità molto riconoscibile, tra denunce sulle stazioni degradate, servizi sulle periferie e inchieste dedicate all’immigrazione. Temi che, secondo molti osservatori, rappresentano una miniera di consenso per l’area politica vicina a Futuro Nazionale.

                Per il giornalista si parla comunque di una possibile ricollocazione su Italia 1.

                Milo Infante e l’ombra di Tommaso Labate

                Tra le ipotesi che circolano per occupare lo slot lasciato libero da Giordano c’è quella di un programma affidato a Milo Infante. Ma nei corridoi televisivi viene evocata anche un’altra possibilità, accolta da qualcuno con un misto di stupore e preoccupazione.

                Si tratta di un eventuale trasloco in prima serata di “Realpolitik”, il programma condotto da Tommaso Labate. Un’ipotesi che, tra gli addetti ai lavori, viene commentata con ironia e che farebbe probabilmente felice più di un concorrente.

                Per ora soltanto voci e indiscrezioni

                Va comunque ricordato che, al momento, non esistono conferme ufficiali da parte di Mediaset e che tutte le ricostruzioni circolate nelle ultime ore appartengono al campo delle indiscrezioni.

                Come spesso accade quando si avvicina la presentazione dei nuovi palinsesti, i corridoi delle televisioni si trasformano in un gigantesco laboratorio di ipotesi, smentite e trattative. E tra un trasloco e una possibile chiusura, c’è una sola certezza: nessuno, in tv, ama farsi trovare impreparato quando cambia il vento.

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