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Calcio

Nara e Icardi: dieci anni di amore e un regalo di lusso

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    Un decennio di amore, litigi e riconciliazioni: la storia d’amore tra Wanda Nara e il campione di calcio Mauro Icardi è degna di una soap opera. La coppia, sempre sotto i riflettori, ha celebrato i loro dieci anni insieme in grande stile, facendosi un regalo davvero stravagante: un enorme appartamento di lusso.

    Dieci anni di alti e bassi

    La relazione tra Wanda e Mauro è iniziata dieci anni fa e, da allora, non è mai stata priva di emozioni. Litigi infuocati, separazioni temporanee e riconciliazioni appassionate hanno caratterizzato la loro storia, rendendoli protagonisti indiscussi del gossip internazionale. Ogni loro mossa è stata seguita con attenzione dai fan e dai media, che hanno sempre avuto materiale su cui speculare.

    Il super attico di lusso

    Per celebrare questo importante traguardo, la coppia ha deciso di regalarsi qualcosa di veramente speciale. Wanda ha mostrato con orgoglio sui social il loro nuovo super attico: un’enorme e lussuosa abitazione nata dall’unione di quattro appartamenti. “Abbiamo unito quattro appartamenti,” ha rivelato Wanda, sottolineando come questa nuova casa sia il simbolo del loro amore e della loro ritrovata armonia.

    Un rifugio da sogno

    L’attico è un vero e proprio rifugio di lusso, con tutti i comfort immaginabili e uno stile che riflette il gusto raffinato della coppia. Con ampie vetrate che offrono una vista mozzafiato sulla città e interni arredati con eleganza, questa casa rappresenta la nuova fase della loro vita insieme, fatta di stabilità e nuovi progetti.

    Una storia che continua a far sognare

    Wanda Nara e Mauro Icardi continuano a far parlare di sé, dimostrando che il loro amore è capace di superare ogni ostacolo. Dopo dieci anni di alti e bassi, la coppia sembra aver trovato un equilibrio, celebrando il loro decennio insieme con un regalo che rappresenta il loro impegno reciproco. E mentre i fan continuano a seguirli con passione, Wanda e Mauro dimostrano che, nonostante tutto, il loro amore è più forte che mai.

      Calcio

      Sono i campionati europei dei portieri pararigori!

      Gli eroi silenziosi degli Europei: i portieri Nel bene e nel male, sono loro a fare la differenza. In questo Europeo, finora, nel bene: poche papere, tanti miracoli.

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        I protagonisti di questo Europeo sono senza dubbio i portieri. Le loro parate spettacolari hanno deciso molte sfide, soprattutto ai rigori. L’evoluzione del ruolo del portiere passa attraverso vecchi trucchi e nuove tecniche, distinguendo gli eroi di ieri da quelli di oggi.

        Due giorni fa, Jordan Pickford, portiere dell’Inghilterra, ha neutralizzato il tiro di Akanji grazie a un promemoria plastificato sulla sua borraccia, che riportava accanto al nome del difensore del Manchester City la dicitura “Dive Left”. Pickford si è tuffato a sinistra, parando il rigore e risultando decisivo per la vittoria. Anche Mike Maignan, il portiere del Milan e della Francia, aveva un promemoria per i rigori, ma alla fine è stato l’errore di Felix a decidere la partita, con il pallone che ha colpito il palo.

        Diogo Costa, portiere del Portogallo, ha brillato nel turno precedente respingendo tre rigori su tre contro la Slovenia, un record europeo. Pickford, Sommer, Maignan e Oblak hanno eseguito sulla linea di porta il “balletto del pavone”, allargando le braccia per confondere gli avversari.

        Massimo Battara, ex allenatore dei portieri della Nazionale italiana, spiega: “Ogni portiere ha il suo rituale, ma oggi è fondamentale arrivare informati sulle caratteristiche dei rigoristi.” È anche grazie a lui che Donnarumma, nella magica notte di Wembley del 2021, parò i rigori che ci incoronarono campioni d’Europa: “Dalla panchina feci a Gigio dei segnali cromatici con le pettorine per indicare il lato dove tuffarsi.” Fu un trionfo indimenticabile, ormai solo un bel ricordo lontano.

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          Calcio

          Riparte il campionato: Inter fuori con il Genoa

          Riparte il calcio ed è subito Serie A con partite che si preannunciano combattute e dall’esito incerto. L’Inter al via in casa del Genoa.

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            E’ il grande giorno. La Lega Serie A ha reso noto il calendario della stagione 2024-25, al via il weekend del 18 agosto 2024, per chiudersi il 25 maggio 2025. La cerimonia si è tenuta dall’Auditorium Multimediale di Rds a Roma. Saranno quattro le soste per gli impegni delle nazionali (8/9/2024, 13/10/2024, 17/11/2024 e 23/3/2025), mentre l’unico turno infrasettimanale è previsto mercoledì 30 ottobre 2024. La Coppa Italia Frecciarossa prenderà il via con il turno preliminare il 4 agosto 2024 e si concluderà con la finale in programma il 14 maggio 2025. Si parte così. Genoa-Inter, Milan-Torino, Juventus-Como; Bologna-Udinese, Cagliari-Roma, Empoli-Monza, Verona-Napoli, Lazio-Venezia, Lecce-Atalanta, Parma-Fiorentina.

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              Calcio

              Siamo messi male. Il sistema calcio è da riformare

              Arrigo Sacchi è deluso e amareggiato. Come milioni di italiani, che sabato hanno assistito a una delle peggiori partite della storia azzurra. Per l’eliminazione, ma soprattutto per lo spirito inesistente di una squadra arresasi già prima di giocare.

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                Sulla figuraccia della squadra italiana ai Campionati europei di calcio contro la Svizzera si è espresso anche Arrigo Sacchi. Il sistema calcio è da riformare, dice. Di lui ci ricordiamo soprattutto il periodo nel quale era allenatore del Milan di Silvio Berlusconi. Un’avventura che iniziò con il campionato 1987/88. L’allora neopresidente milanista, decise di chiamarlo sulla panchina dei rossoneri dopo l’ottima prova del Parma (allora in serie B), contro il Milan di Liedholm in Coppa Italia. Con i rossoneri Arrigo ha vinto tutto. O quasi. Dallo scudetto nel 1987/88, (arriverà terzo nel 1988/89, secondo nel 1989/90 e nel 1990/91), alla Supercoppa Italiana (1989), dalle due Coppe dei Campioni (1988/89 e 1989/90) alle due Coppe Intercontinentali (1989 e 1990), alle due Supercoppe Europee (1989 e 1990).

                E’ stato anche Ct della Nazionale

                Poi gli arrivò tra le mani la Nazionale. Siamo nel 1991 subentra ad Azeglio Vicini come commissario tecnico portando l’Italia ai Mondiali USA del 1994 e ottenendo il secondo posto dietro il Brasile. Nel 1995 guida l’Italia alla qualificazione per la fase finale dell’Europeo ’96. Il suo ultimo incarico è ancora a Parma che lo aveva lanciato come allenatore. Ma alla fine lascia per il troppo stress. Per l’eliminazione dell’Italia agli Europei è furioso. Reputa che i giocatori non hanno dato niente, che manchino di un’etica per una sconfitta ottenuta senza dignità e orgoglio…

                Siamo messi molto male

                Siamo messi male“, dice. Molto male. Perché puoi non essere un campione, ma devi dare tutto, continua a ribadire. E invece secondo Arrigo questi giocatori non hanno dato niente. Sacchi è deluso e amareggiato. Come milioni di italiani, che sabato hanno assistito a una delle peggiori partite della storia azzurra. Se la prende soprattutto per il modo in cui la Nazionale è stata eliminata, ma soprattutto per lo spirito inesistente “di una squadra arresasi già prima di giocare“.

                Un messaggio per il Paese

                Una sconfitta deludente e inaccettabile aggiunge Sacchi che rincara la dose “Si può anche perdere, ma lo si può fare con dignità ed orgoglio“. Secondo l’ex Ct la Nazionale ha il dovere di mandare un messaggio che va oltre il calcio, a tutto il Paese.

                Ma sarà colpa di Spalletti?

                Secondo il Sacchi pensiero l’attuale Ct ha le sue colpe, questo è sicuro, perché tutti sono responsabili. Dare la colpa solo a lui è semplice. Si pensa di risolvere tutto trovando un unico responsabile, con una tipica soluzione all’italiana. E a Spalletti, Sacchi consiglia di fare tesoro degli errori. Ora dovrebbe puntare solo su calciatori che ritiene ideali alle sue idee di gioco. Dovrebbe andare avanti per persuasione e percussione, con un progetto definito e senza paure. Prima di tutto, spiega Sacchi “(…)deve puntare su uomini giusti, con valori morali solidi. Occorrono ragazzi affidabili e intelligenti. Siamo messi male, servono scelte forti e coraggiose“(…).

                Un sistema da riformare

                Secondo l’allenatore il nostro principale problema dipende dal fatto che siamo una società vecchia e il calcio rispecchia il Paese. Servirebbe un rinnovamento vero e totale, dice. Essere rimasti fuori dal mondiale per due volte avrebbe dovuto portare a riflessioni profonde. “Poi però non abbiamo fatto niente”. E sottolinea che in Germania hanno 24 centri federali. In Francia 16. La Svizzera 3. E In Italia? “Uno solo“, dice sconsolato. Un centro costruito nel 1957. Senza strutture non c’è progettualità, aggiunge. “Senza progettualità non c’è crescita“.

                Tutto sale dal basso e poi va su

                Quando nel 2010 è entrato nella Figc come coordinatore tecnico, ricorda che a ogni partita contro i ragazzini svizzeri l’Italia prendeva 3-4 gol. Decise di andare in Svizzera per cercare di capire le origini di quelle vittorie. E delle nostre sconfitte. Lì si rese conto che da noi si facevano due giorni di allenamento sempre di corsa. Loro, invece, avendo tre centri federali che raccoglievano ragazzi nel raggio di un ottantina di km, potevano permettersi di lavorare per intere settimane. “È così che si cresce“.

                Quanto pesa avere troppi stranieri nel nostro campionato?

                Secondo Arrigo il problema non sono gli stranieri, ma gli stranieri mediocri che sottraggono spazio ai giovani italiani senza accrescere il livello, anzi abbassandolo. Basta rileggere la storia, suggerisce. Infatti secondo Arrigo ogni volta che si è favorita l’invasione di giocatori dall’estero, l’Italia è andata in difficoltà. E per finire Sacchi elogia alcuni allenatori che secondo lui stanno tracciando una strada, attraverso il gioco. Tipi come Gasperini, Sarri, Italiano, De Zerbi sanno guardare al futuro. Secondo l’ex allenatore è necessario formare i maestri, soprattutto nei settori giovanili, nelle scuole calcio. “Altrimenti“, aggiunge, “succede come contro la Svizzera professionisti strapagati che non sanno cosa fare col pallone tra i piedi“.

                Che fare quindi per ribaltare questa triste situazione?

                Semplice, risponde “giocare di squadra. Solo così si vince“.

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