Sport
Claudio Marchisio e juventini, c’eravamo tanto amati
Tra Claudio Marchisio e gli ultrà Drughi bianconeri non corre buon sangue. Botta e risposte tra l’ex giocatore e gli irriducibili. Sarà finita qui?

Claudio Marchisio, 38 anni – molti dei quali giocati nella Juve come centrocampista – è finito nel mirino del gruppo ultrà “Drughi bianconeri”. L’ex calciatore juventino è stato attaccato dopo aver citato nel podcast “De Core” (di Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino) una “statistica”. Dichiarazioni hanno sollevato un polverone e che non sono piaciute agli ultras bianconeri.
La dichiarazione incriminata: durante il derby tifosi bianconeri poco calorosi e assenti
Secondo Marchisio la città di Torino dal punto di vista calcistico è calda soprattutto per la tifoseria del Torino, non per quello della Juventus. Il tifoso della Juventus a Torino non si percepisce. Secondo Marchisio quando c’è il derby della Mole, per esempio, sono i tifosi del Toro l’anima del derby, quelli che lo tengono sempre attivo. Il tifoso della Juventus, invece, è un po’ sparso ovunque non si fa sentire.
Apriti cielo, ma questo qui che vuole?
Queste parole hanno fatto infuriare gli ultras, che hanno appeso uno striscione denigratorio davanti l’Allianz Stadium stadio dei bianconeri e altri sparsi in alcuni punti di Torino e non solo. Lo striscione, pesantino nei toni, recita così: “Da giocatore lacchè della società, da disoccupato sei un rinnegato. Uomo di m*rda!“
La risposta dell’ex giocatore arriva dai social
Marchisio ha risposto sui social con un messaggio chiaro e molto sentito. “Questa mattina mi sono svegliato con il cellulare intasato dalla foto che vedete. Mi rivolgo quindi a voi quattro, con il volto coperto, che con orgoglio mostrate questo striscione. È evidente che ognuno è libero di avere il proprio pensiero e che, nei limiti della decenza, abbia il diritto di condividerlo. Quello che però proprio non sopporto è che certe persone pensano che essere ‘tifosi’ dia loro il diritto di compiere gesti che vanno oltre i limiti.”
Nelle parole di Marchisio molta amarezza e qualche domanda
Marchisio ha continuato chiedendosi dei perché. Perché i tifosi pensano di avere il diritto di appendere uno striscione fuori da un ristorante di cui, tra l’altro, non è l’unico socio? Perché i ragazzi che lavorano al ristorante debbo perdere il loro tempo per rimuovere lo stesso striscione? Perché le attività vicine devono essere turbate da questo gesto, così come i loro clienti? Perché nel calcio è sempre tutto ammesso? Perché non esiste mai un confine? Lo striscione incriminato oltre che di fronte allo stadio è stato appeso anche a Vinovo, fuori da uno dei tre ristoranti gestiti da Marchisio (gli altri due si trovano a Bergamo e Roma).
Accuse infondate
Sui social Marchisio precisa che la cosa che gli ha dato più fastidio non è stato il contenuto dello striscione, ma il gesto di averlo appeso fuori dal ristorante. E inoltre ha cercato spiegare ai “tifosi” la sua storia e i sacrifici fatti in tutti gli anni di carriera. “Voi che mostrate quella scritta, non sapete niente. Non avete idea dei sacrifici miei e della mia famiglia, dei chilometri percorsi per allenarmi da bambino e da ragazzo nei campi più sperduti della provincia. Dell’adolescenza mai vissuta, delle amicizie perse perché non c’ero mai. Non avete idea del tempo sottratto a mia moglie e ai miei figli, che non recupererò mai più. Non avete idea della sofferenza per gli infortuni avuti per non essermi mai risparmiato un solo giorno. Del coraggio di farsi da parte quando era il momento di mettere davanti la squadra ai miei interessi personali.“
Una nota di orgoglio
L’ex centrocampista della Juventus ha chiuso il suo intervento con una nota in cui rivolgendosi sempre ai tifosi sottolinea quanto sia stato bellissimo vivere la sua vita insieme ai tantissimi tifosi. Veri tifosi! Citando alla fine uno striscione decisamente più romantico di quello firmato dai Drughi bianconeri: ‘Son tutti Juventini ma Marchisio lo è un po’ di più.”
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Calcio
Mauro Icardi resta a piedi fino al 2099: patente sospesa, potrà tornare a guidare a 105 anni. E lui esplode: «Mettetevi a lavorare»
Tutto comincia da un video pubblicato dalla fidanzata China Suárez, che si slaccia la cintura e si sporge dal finestrino mentre Maurito guida. Le autorità controllano e scoprono che la patente argentina risulta scaduta. Il bomber non ci sta: «Ho quella italiana fino al 2029. Sistemate le strade invece di stare a twittare e grattarvi le palle».
Mauro Icardi Non ha una squadra e adesso rischia di rimanere anche senza automobile per parecchio tempo. Anzi, a leggere la data indicata nel provvedimento delle autorità argentine, Mauro Icardi potrebbe dover aspettare addirittura il 2099, quando avrebbe 105 anni. L’ex capitano dell’Inter è finito al centro di una vicenda tanto surreale quanto rumorosa, cominciata con un video pubblicato sui social dalla fidanzata Eugenia “China” Suárez e proseguita con l’intervento del Ministero dei Trasporti della provincia di Buenos Aires.
Nelle immagini China viaggia accanto a Icardi, che si trova al volante, quando si slaccia la cintura di sicurezza e si sporge pericolosamente dal finestrino dell’auto in movimento. Il filmato diventa virale, arriva all’attenzione delle autorità e provoca una verifica sulla posizione del calciatore. Ed è qui che per Maurito cominciano i problemi veri: secondo le autorità bonaerensi, la sua patente argentina risultava scaduta.
La Subsecretaría de Política y Seguridad Vial ha quindi disposto nei suoi confronti un’inabilitazione preventiva alla guida e ha stabilito che, prima di ottenere una nuova licenza, Icardi dovrà sottoporsi a una valutazione della propria idoneità. Nel provvedimento compare una data che ha immediatamente fatto il giro del mondo: 1° gennaio 2099.
China Suárez si sporge dal finestrino e il video mette nei guai Mauro Icardi
Tutto nasce da quella che probabilmente doveva essere soltanto l’ennesima clip della coppia destinata ai social. China Suárez è seduta sul lato del passeggero mentre Icardi guida e, durante il tragitto, si toglie la cintura di sicurezza, sale verso il finestrino e porta buona parte del corpo all’esterno della vettura.
Un comportamento evidentemente pericoloso che, una volta diventato virale, attira l’attenzione delle autorità della provincia di Buenos Aires. Il Ministero interviene pubblicamente e spiega di avere avviato una verifica proprio dopo la diffusione delle immagini.
«In seguito alla diffusione del video, abbiamo constatato che Mauro Icardi aveva la patente di guida scaduta», hanno spiegato le autorità, annunciando quindi l’inabilitazione preventiva. Per poter ottenere nuovamente una licenza, l’attaccante dovrà essere sottoposto a una valutazione che ne stabilisca l’idoneità alla guida, perché, sottolinea l’ente, «la sicurezza stradale non ammette eccezioni».
Il particolare irresistibile, però, è la data associata al provvedimento. L’inabilitazione risulta fissata fino al 1° gennaio 2099, quando l’ex attaccante dell’Inter dovrebbe avere 105 anni. Ed è inevitabilmente questo dettaglio ad aver trasformato un caso di sicurezza stradale in una storia diventata immediatamente virale.
Patente sospesa fino al 2099: ma Mauro Icardi contesta tutto
C’è però un’altra versione della storia, ed è quella di Mauro Icardi. Il calciatore sostiene infatti che la patente argentina risulti scaduta per una ragione molto semplice: avrebbe convertito il documento argentino in una patente europea e sarebbe attualmente titolare di una patente italiana valida fino al 2029.
La sua reazione al provvedimento non è stata esattamente diplomatica.
«Ciao, buongiorno, volevo sapere come avete fatto a sospendere la patente italiana di cui dispongo fino al 2029», ha scritto Icardi rivolgendosi direttamente alle autorità. Secondo il centravanti, dunque, il provvedimento si baserebbe su un presupposto che non tiene conto della sua situazione attuale.
Icardi sostiene infatti che «la patente argentina va consegnata quando la converti in quella europea» e domanda provocatoriamente: «Che sospensione vi volete inventare?».
La questione è quindi meno semplice di quanto suggerisca il titolo inevitabilmente irresistibile del “ritiro fino al 2099”: da una parte le autorità argentine sostengono di avere trovato una licenza scaduta e hanno disposto l’inabilitazione preventiva; dall’altra Icardi afferma di possedere un documento italiano perfettamente valido.
Icardi furioso: «Sistemate le strade invece di grattarvi le palle»
Se sul piano amministrativo la vicenda dovrà essere chiarita, sul piano social Icardi ha già emesso la propria sentenza. E lo ha fatto nel suo stile, senza preoccuparsi troppo di scegliere le parole.
L’ex attaccante dell’Inter accusa infatti le autorità di avere sfruttato il suo nome per ottenere visibilità mediatica e parla di un «minutino di gossip» costruito intorno alla vicenda. Poi parte all’attacco: «Occupatevi di sistemare le strade per assicurare una circolazione migliore nel Paese invece di stare a twittare e grattarvi le palle, smettete di mentire e mettetevi a lavorare».
Una replica che ha inevitabilmente aggiunto benzina a una storia già perfetta per i social. Perché invece di limitarsi a contestare tecnicamente il provvedimento, Icardi ha scelto lo scontro frontale con l’ente che lo ha inabilitato alla guida.
Il centravanti ritiene inoltre sospetto che il Ministero si sia interessato con tanta attenzione alla vicenda e sostiene che dietro la comunicazione pubblica possa esserci soprattutto la volontà di sfruttare la sua notorietà. «Sembra strano che mi stiate così addosso solo per avere un po’ di risonanza sui media», ha aggiunto.
Senza squadra e adesso anche senza patente
La vicenda arriva in un momento particolare della carriera di Icardi. Dopo la conclusione dell’esperienza con il Galatasaray, il centravanti argentino è attualmente svincolato e sta cercando una nuova sistemazione. L’ex bomber dell’Inter e del Paris Saint-Germain si trova quindi momentaneamente senza squadra proprio mentre esplode l’ennesimo caso extracalcistico intorno alla sua vita privata.
Ancora una volta al suo fianco c’è China Suárez, la donna con la quale Icardi ha iniziato una nuova relazione dopo la tormentatissima separazione da Wanda Nara. Ed è paradossalmente proprio un video della nuova compagna ad aver provocato l’ultimo guaio: senza quelle immagini probabilmente nessuno avrebbe controllato in quel momento la situazione della patente del calciatore.
Il filmato ha invece innescato una reazione a catena: la clip diventa virale, le autorità intervengono, controllano i documenti di Icardi, trovano la licenza argentina scaduta e dispongono l’inabilitazione. Maurito risponde mostrando di avere tutt’altra interpretazione della propria situazione e trasforma una controversia amministrativa in uno scontro pubblico.
Il 2099 fa impressione, ma Icardi potrebbe non dover aspettare 105 anni
C’è infine un dettaglio importante per evitare che la parte più spettacolare della storia diventi anche quella più fuorviante. Non significa necessariamente che Mauro Icardi dovrà davvero aspettare il 2099 per guidare nuovamente in Argentina.
Il provvedimento ufficiale parla infatti di inabilitazione preventiva e precisa che il calciatore dovrà sottoporsi a una valutazione per determinare la propria idoneità prima di ottenere una nuova licenza. La data del 2099 compare nel provvedimento e produce l’effetto inevitabile di una sospensione lunga più di settant’anni, ma la situazione potrà cambiare una volta espletati gli adempimenti previsti dalle autorità.
Resta comunque una storia che sembra costruita apposta per inseguire Icardi fuori dal campo: una fidanzata che si sporge dal finestrino, un video pubblicato sui social, un controllo che nessuno probabilmente si aspettava e una patente argentina risultata scaduta, fino alla comparsa di quel surreale 2099 che ha fatto immediatamente il giro del mondo.
Icardi, dal canto suo, sostiene di poter dimostrare di avere una patente italiana valida fino al 2029 e non sembra affatto intenzionato ad accettare in silenzio la decisione. La partita, quindi, si è spostata dai campi di calcio alle strade di Buenos Aires e, almeno a giudicare dalla risposta indirizzata alle autorità, Maurito ha già cominciato a giocarla all’attacco.
Tennis
Laila Hasanovic rompe il silenzio su Sinner: «A porte chiuse siamo una coppia normale». E spiega perché non andrà a vivere con lui
«Abbiamo creato uno spazio esclusivo dove possiamo essere al 100% noi stessi». Ma niente convivenza a Monte Carlo: «Anche se mi trasferissi da lui, sarebbe comunque una relazione a distanza».
Per mesi hanno lasciato parlare le immagini: Laila Hasanovic nel box di Jannik Sinner, le trasferte insieme, gli sguardi durante i tornei più importanti e quella presenza sempre più naturale accanto alla famiglia e alle persone che circondano il campione italiano. Adesso, dopo circa un anno e mezzo di relazione, è lei a rompere il silenzio e a raccontare per la prima volta che cosa accade quando le telecamere si spengono e il numero uno del tennis mondiale torna semplicemente a essere Jannik.


La modella e influencer danese di origini bosniache, 26 anni, ha parlato del rapporto con Sinner in un’intervista a Elle, descrivendo una relazione molto più normale di quanto possa sembrare osservandola dall’esterno. Normale, almeno, per quanto possa esserlo una storia nella quale uno dei due trascorre gran parte dell’anno inseguendo tornei in ogni angolo del pianeta e l’altra porta avanti una carriera che comporta a sua volta viaggi e impegni internazionali.
Ed è proprio per questo che Laila non sembra avere alcuna fretta di trasferirsi a Monte Carlo, dove Sinner ha la propria residenza. La spiegazione è tanto semplice quanto sorprendente: cambiare casa non cambierebbe quasi nulla.
Laila racconta il suo Jannik: «È incredibile quanto tempo dedichi alla sua passione»
Quando ha iniziato a frequentare Sinner, Hasanovic conosceva poco il mondo del tennis professionistico. Entrarci dalla porta principale, accanto a uno dei giocatori più importanti del circuito, ha significato scoprire ritmi, sacrifici e una disciplina quotidiana molto lontani dalla vita che conosceva.
Ed è proprio questo aspetto di Jannik ad averla colpita maggiormente: «Ho una relazione con una persona che dedica una quantità incredibile del suo tempo alla sua passione, e poter vivere tutto questo da vicino lo trovo davvero stimolante. Allo stesso tempo, si tratta di un mondo con cui non sono cresciuta e nel quale non mi ero mai mossa prima d’ora».
In questi mesi Laila ha imparato inevitabilmente anche a conoscere meglio il tennis. Le sue apparizioni nel box di Sinner sono diventate sempre più frequenti proprio nei momenti che contano, quando la tensione sale e ogni punto può decidere un torneo. Una delle prime esperienze dal vivo fu addirittura una lunghissima battaglia contro Carlos Alcaraz, durata circa cinque ore e mezza: un battesimo del fuoco per chi fino a quel momento non aveva vissuto dall’interno l’intensità del circuito.
«Abbiamo uno spazio esclusivo, lì siamo soltanto noi»
Dietro quella vita pubblica, però, Laila racconta l’esistenza di una dimensione che i due difendono gelosamente. Perché essere la fidanzata di Sinner significa inevitabilmente attirare attenzione, fotografie e curiosità, ma non significa necessariamente permettere al pubblico di entrare nella relazione.
«Per fortuna, credo che Jannik e io siamo riusciti a crearci un nostro spazio esclusivo, dove possiamo essere al 100% noi stessi, come una normalissima coppia. A porte chiuse, abbiamo un rapporto assolutamente normale e stabile», racconta Hasanovic.
Una frase che chiarisce anche la strategia seguita dai due fin dall’inizio. Nessuna necessità di trasformare la relazione in uno spettacolo social, nessun racconto quotidiano della loro intimità e pochissime concessioni pubbliche. Laila compare nel box, accompagna Sinner quando gli impegni lo consentono e condivide con lui alcuni momenti importanti, ma il resto rimane fuori dall’obiettivo.
Niente trasloco a Monte Carlo: «Saremmo comunque a distanza»
C’è poi la domanda inevitabile quando una relazione diventa stabile: andranno a vivere insieme? Per Hasanovic, almeno per adesso, la questione sembra quasi priva di senso pratico.
Lei e Jannik vivono formalmente in Paesi diversi, ma il vero problema non è la distanza tra due abitazioni. È il calendario di un tennista che trascorre gran parte della stagione tra Europa, America, Asia e Australia.
Laila lo spiega senza giri di parole: «È vero che viviamo in Paesi diversi, ma anche se domani mi trasferissi da lui, sarebbe comunque una relazione a distanza, visto che viaggia per i tornei quasi tutto l’anno».
Trasferirsi a Monte Carlo, dunque, non significherebbe necessariamente trascorrere più tempo insieme. La soluzione scelta dalla coppia è un’altra: raggiungersi quando possono, incastrare i rispettivi impegni e proteggere il tempo che riescono a conquistarsi.
Hasanovic lo ha fatto anche durante il periodo nel quale Sinner è rimasto fermo per i problemi al ginocchio, raggiungendolo nel Principato. Nei grandi tornei, invece, è ormai diventata una presenza riconoscibile nel box dell’azzurro.
Dal primo match infinito a Wimbledon, Laila è entrata nel mondo di Sinner
All’inizio della loro storia qualcuno aveva sottolineato soprattutto le differenze: lei modella e influencer abituata alla moda e ai social, lui campione cresciuto intorno a una quotidianità scandita da allenamenti, preparazione fisica e tornei. Hasanovic racconta invece di avere trovato proprio in quel mondo qualcosa che la affascina.
Seguire Sinner significa convivere con partite interminabili, pressione, trasferte e una programmazione nella quale quasi tutto ruota intorno alla prestazione sportiva. Laila, partita praticamente da neofita, ha imparato progressivamente a conoscere questo universo fino a ritrovarsi sui palcoscenici più importanti, Wimbledon compreso.
Ma il cuore della sua prima vera confessione pubblica su Jannik non riguarda il tennis. Riguarda ciò che accade lontano dal campo: due persone che, nonostante una vita anomala e continuamente in movimento, hanno costruito quello che lei definisce «un rapporto assolutamente normale e stabile».
Niente annuncio di convivenza, quindi, e nessuna rivoluzione all’orizzonte. Paradossalmente, per Sinner e Laila Hasanovic la distanza sembra essere diventata parte dell’equilibrio. E trasferirsi sotto lo stesso tetto, con Jannik in viaggio quasi tutto l’anno, cambierebbe soprattutto l’indirizzo sulla porta.
Calcio
Totti, la confessione che sconvolse Chanel: «Sei un pezzo di m***a, non sei più mio padre». Cosa accadde quando le parlò di Noemi
Totti ricorda la rabbia di Chanel quando confessò ai figli di essersi innamorato di un’altra donna. Oggi il rapporto è cambiato, ma quelle parole gli sono rimaste impresse: «Mi fai schifo».
Ci sono confessioni che cambiano una famiglia in pochi minuti. Francesco Totti racconta nel suo libro autobiografico Oltre uno dei momenti più duri della fine del matrimonio con Ilary Blasi: quello in cui dovette parlare con i figli e spiegare loro che nella sua vita c’era un’altra donna.
La reazione più violenta arrivò da Chanel Totti, che all’epoca aveva quattordici anni. Secondo il racconto dell’ex capitano della Roma, la ragazza reagì con tutta la rabbia di un’adolescente che vedeva improvvisamente crollare gli equilibri familiari ai quali era abituata.
Le parole che Totti attribuisce alla figlia non lasciano molto spazio all’immaginazione: «Sei un pezzo di m*a, non sei più mio padre, mi fai schifo»**.
Una frase che racconta meglio di qualsiasi ricostruzione quanto la separazione tra Totti e Ilary abbia coinvolto anche i loro tre figli, Cristian, Chanel e Isabel, costretti a fare i conti non soltanto con la fine del matrimonio dei genitori, ma anche con l’enorme esposizione mediatica che ha accompagnato ogni fase della vicenda.
Totti e la confessione ai figli: la reazione durissima di Chanel
Quando Totti decise di parlare con la famiglia, Chanel era ancora giovanissima. Per lei non si trattava delle indiscrezioni che da mesi riempivano giornali e social, ma della scoperta che suo padre si era innamorato di un’altra donna e che la famiglia nella quale era cresciuta non sarebbe più stata la stessa.
Da qui quella reazione durissima: «Non sei più mio padre».
Nel racconto di Totti, la rabbia della figlia diventa uno dei passaggi emotivamente più forti di Oltre. Non c’è il campione, non c’è il capitano della Roma, non c’è il personaggio pubblico che per decenni ha vissuto sotto i riflettori. C’è un padre davanti a una figlia furiosa e ferita, senza la possibilità di risolvere tutto con una spiegazione.
Totti affronta con cautela il capitolo relativo alla separazione. Su alcuni aspetti sceglie deliberatamente di fermarsi: «Per accordi legali non posso andare oltre e per il quieto vivere non voglio», spiega.
«Abbiamo sbagliato entrambi»: Totti parla di Ilary Blasi
L’ex calciatore non attribuisce a una sola persona la responsabilità della fine del matrimonio. Nel libro riassume così quello che è accaduto tra lui e Ilary: «Abbiamo sbagliato entrambi, io e Ilary, e poi non ci siamo più trovati».
Una frase molto distante dalla guerra di ricostruzioni che ha accompagnato la coppia dopo l’annuncio della separazione. Totti aggiunge anche un’altra considerazione destinata a fissare il rapporto che, al di là della fine dell’amore, continuerà necessariamente a legarli: «Resterà per sempre la madre dei miei figli».
Francesco Totti e Ilary Blasi sono stati insieme per circa vent’anni e hanno avuto tre figli. La loro separazione ha rapidamente superato i confini della cronaca rosa, trasformandosi in una delle vicende sentimentali più raccontate degli ultimi anni.
Dentro quella storia, però, c’erano tre ragazzi che dovevano affrontare qualcosa di molto più concreto delle indiscrezioni: la fine della famiglia così come l’avevano conosciuta.
Chanel Totti e il dolore per la separazione dei genitori
Proprio Chanel ha raccontato in seguito di avere vissuto male la separazione tra Francesco Totti e Ilary Blasi. Crescendo, ha dovuto confrontarsi anche con una conseguenza particolare dell’essere figlia di due personaggi famosissimi: vedere la propria famiglia raccontata quotidianamente da persone che non ne conoscevano la vita privata.
Sui social, ha spiegato la giovane, circolano «solo cattiverie o falsità» sul loro conto.
La frase pronunciata a quattordici anni contro il padre assume così un significato diverso se riletta a distanza di tempo. Era la reazione immediata di una ragazza davanti a una notizia capace di sconvolgere il suo mondo, non necessariamente la fotografia definitiva del rapporto con Totti.
Lo stesso ex calciatore racconta che con il passare del tempo i figli hanno potuto comprendere una realtà più complessa: la fine della relazione tra due genitori non significa la fine del loro rapporto con i figli.
Noemi Bocchi e la nuova vita di Francesco Totti
Al centro di quella confessione c’era Noemi Bocchi, la donna alla quale Totti è legato ormai da anni. Una relazione inizialmente vissuta lontano dai riflettori e successivamente diventata pubblica.
Anche Ilary Blasi ha voltato pagina, costruendo una nuova relazione con Bastian Müller. Due vite ormai separate, dopo un matrimonio che per moltissimo tempo era apparso all’esterno come uno dei più solidi e popolari dello spettacolo italiano.
Ma tra i passaggi raccontati da Totti in Oltre, quello che probabilmente colpisce più di tutti non riguarda tribunali, indiscrezioni o nuovi amori. È quella frase pronunciata da Chanel quando aveva appena quattordici anni: «Sei un pezzo di m*a, non sei più mio padre, mi fai schifo»**.
Perché in quelle poche parole non c’era la separazione di due celebrità. C’era semplicemente la rabbia di una figlia davanti a suo padre.
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