Sport
… eh, lasciatelo piangere un po’!!!
La rivalità tra Sinner e Alcaraz non solo è una delle più emozionanti del tennis moderno, ma mette in evidenza l’intensità e la passione che entrambi i giocatori dedicano allo sport. Con Wimbledon alle porte, il mondo del tennis è in attesa di vedere come si svilupperà questa rivalità sui campi d’erba.

Ma perché ci meravigliamo così tanto delle lacrime di Jannik Sinner? E’ un ragazzo di 22 anni, numero uno al mondo del ranking ATP – primo italiano della storia del tennis – e come tutti ha sentimenti che esprime a modo suo, quando vuole lui e con motivazioni che sa solo lui. O no?
La rivalità tra Sinner e Alcaraz
Uno dei motivi di quel suo pianto, da ragazzo cresciuto in fretta, è dettato dalla rivalità tra Jannik e Carlos Alcaraz. Il tennista atesino recentemente ha spiegato alcuni motivi di quei suoi momenti di fragilità, rivelando sentimenti molto personali. “Non ho ancora pianto di felicità, ma l’ho fatto dopo aver perso contro Alcaraz agli US Open, e un po’ anche dopo la partita al Roland Garros“, ha confessato. Ci sta. Del resto ci sono sempre momenti in cui provi emozioni che non vuoi provare. Accade a tutti noi umani. Forse questo significa che tieni allo sport e alle cose nelle quali ti impegni per raggiungere sempre il massimo livello. E poi cerchiamo di immedesimarci nello stress attraversato per arrivare dove è arrivato…
La prima sfida non si scorda mai
Sinner ricorda perfettamente la prima sfida con Alcaraz perché lo spagnolo in quella partita stava già giocando meglio di lui. Alcaraz a quei tempi aveva 15 anni, due meno di Jannik, e solitamente a quell’età c’è un’enorme differenza di gioco che pesa parecchio. E proprio in quel momento Jannik si è reso conto che forse quel ragazzo spagnolo con cui si stava confrontando avesse qualcosa di davvero speciale. Come poi si è rivelato.
Impegnato a Wimbledon che regala tanti soldi
Attualmente, Jannik Sinner è concentrato sul torneo di Wimbledon, che quest’anno ha fissato un record per quanto riguarda il montepremi. L’All England Club ha messo in palio un totale di 50 milioni di sterline (circa 59 milioni di euro). I campioni e i secondi classificati del singolare maschile e femminile riceveranno rispettivamente 2,7 milioni di sterline (3,2 milioni di euro) e 1,4 milioni di sterline (1,7 milioni di euro). Tanta roba! Ogni tennista che parteciperà al primo turno partirà da una base premio di 60.000 sterline (71.000 euro). Salgono anche i premi per i campioni del doppio maschile e femminile, che riceveranno 650.000 sterline (770.000 euro).
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Sport
Federica Pellegrini mamma bis: parto già programmato e un nome segreto scelto dalla figlia Matilde
Federica Pellegrini si prepara alla nascita della seconda figlia: dopo un primo parto difficile, ha scelto il cesareo. Il nome della bambina? Lo ha deciso Matilde, ma resta top secret. Intanto la campionessa racconta aspettative e vita da mamma.
Federica Pellegrini è pronta a diventare mamma per la seconda volta. E stavolta, rispetto alla prima esperienza, tutto è stato pianificato con più attenzione. La nascita della seconda figlia è ormai imminente e, come raccontato dalla stessa ex nuotatrice, il parto avverrà con cesareo, una scelta maturata dopo un primo parto tutt’altro che semplice.
Un secondo parto diverso dal primo
La gravidanza è arrivata quasi a sorpresa. Dopo la nascita di Matilde, nel gennaio 2024, Pellegrini non si aspettava un secondo figlio così ravvicinato. «Il primo parto è stato molto travagliato e ha lasciato un segno», ha spiegato, sottolineando come questa volta il percorso sia stato affrontato in modo diverso.
Se per la prima figlia tutto era stato programmato nei minimi dettagli, ora l’approccio è cambiato. Più prudenza, meno calcoli. E soprattutto una scelta chiara: optare per il cesareo per evitare complicazioni.
Il nome scelto da Matilde resta un mistero
Uno degli aspetti più curiosi riguarda il nome della bambina. A sceglierlo non sono stati i genitori, ma la piccola Matilde. Un dettaglio che racconta molto del clima familiare e del modo in cui la coppia vive questa nuova fase.
Il nome, però, resta segreto. Pellegrini ha solo lasciato qualche indizio: è ispirato alla protagonista di un libro e richiama concetti come “calma” e “tranquillità”. Quanto basta per scatenare la curiosità, ma non per svelarlo davvero.
Tra ironia e futuro: niente pressioni sul nuoto
Federica Pellegrini affronta tutto con il suo solito mix di lucidità e ironia. Anche quando parla della vita quotidiana. «La prima parola di Matilde è stata “bau”», racconta sorridendo, spiegando che con quattro cani in casa la competizione linguistica è impari.
E sul futuro sportivo delle figlie? Nessuna pressione. Nonostante lei sia stata una delle più grandi nuotatrici di sempre e Matteo Giunta un allenatore di alto livello, la scelta sarà lasciata alle bambine. «Io non potrei allenarle», ammette. Troppa rigidità, troppo coinvolgimento.
Per ora, però, l’attenzione è tutta su un momento preciso: l’arrivo della nuova nata. E su una famiglia che sta per crescere ancora.
Calcio
Alice Campello e Morata, altro che gelo: gli auguri social riaccendono il gossip e lei lo incorona «super papà»
Tra voci di divorzio, messaggi pubblici e storie ricondivise, Alice Campello e Alvaro Morata continuano a mandarsi segnali che sanno di affetto, stima e famiglia. L’ultimo? La dedica social dell’influencer all’attaccante del Como, definito senza esitazioni «un super papà».
TESTO
Tra Alice Campello e Alvaro Morata il gelo, almeno sui social, sembra essersi sciolto da un pezzo. E in un mondo dove ogni storia Instagram pesa quasi quanto un comunicato ufficiale, basta una frase per riaccendere il gossip. Stavolta a far rumore è stata lei, con una dedica tenera e pubblica per la festa del papà che ha rimesso al centro il rapporto con l’attaccante del Como.
Una dedica che non passa inosservata
Alice Campello ha voluto celebrare prima suo padre Andrea con parole affettuose e poi ha riservato un pensiero anche a Morata, padre dei suoi quattro figli. Ed è proprio quel passaggio ad aver acceso l’attenzione: «Tanti auguri anche al papà dei miei piccolini che è un super papà». Una frase semplice, ma pesante il giusto. Perché arriva in un momento delicato, nel pieno di quelle indiscrezioni che da settimane continuano a inseguire la coppia.
A rendere tutto ancora più interessante c’è il fatto che solo pochi giorni fa era stato proprio Morata a fare pubblicamente gli auguri ad Alice per il suo trentunesimo compleanno, festeggiato il 5 marzo. Lei adesso ha ricambiato. E il copione, per chi segue il gossip, è di quelli che non passano inosservati.
Il gesto di Morata alimenta le voci
Il dettaglio che più di tutti racconta il clima tra i due è arrivato subito dopo. Morata, infatti, ha ricondiviso la storia pubblicata da Alice sul suo profilo, ringraziandola pubblicamente. Un gesto piccolo solo in apparenza, perché in realtà dice molto. Non chiude certo la porta alle voci di crisi, ma conferma almeno una cosa: tra Alice Campello e Alvaro Morata i rapporti restano distesi.
Ed è questo il punto che oggi interessa di più a chi li osserva da fuori. Perché, al netto delle indiscrezioni, la coppia continua a mostrarsi capace di mantenere un legame civile, affettuoso e soprattutto saldo quando si parla di famiglia.
I figli restano il centro di tutto
Nella dedica di Alice c’è anche il cuore vero della vicenda: i quattro figli della coppia, i gemelli Leonardo e Alessandro, poi Edoardo e la piccola Bella. È attorno a loro che ruota il messaggio più forte lanciato dall’influencer. Nessuna scenata, nessuna frecciata, nessun sottotesto velenoso. Solo il riconoscimento di un ruolo: quello di padre presente.
In tempi di separazioni urlate, post cancellati e repliche al vetriolo, il caso Campello-Morata prende una piega diversa. Più composta, forse più adulta, di sicuro molto osservata. E così quella formula apparentemente innocua, «super papà», finisce per trasformarsi nell’ennesimo indizio di un rapporto che, nonostante tutto, non sembra affatto precipitato nel caos.
Calcio
Jankto sgancia la bomba: “Un allenatore ci provava con i calciatori”, gelo sulla Serie A
Dopo il coming out, Jakub Jankto rompe di nuovo il silenzio e racconta episodi mai chiariti: messaggi ricevuti, colleghi che restano nell’ombra e un allenatore che avrebbe superato il limite. Nessun nome, ma il sospetto corre veloce.
Jakub Jankto non usa mezze parole. E quando parla, sa benissimo che le sue dichiarazioni finiscono dritte al centro del dibattito. Dopo essere diventato il primo calciatore dichiaratamente gay ad aver giocato in Serie A, l’ex centrocampista della Sampdoria torna a scuotere il mondo del calcio con parole destinate a far discutere.
“Ci sono altri calciatori gay”
Oggi reinventato anche come tiktoker, Jankto continua a raccontare la sua esperienza senza filtri. E lo fa partendo da una certezza: “Certo che ci sono calciatori gay, ma non dirò i nomi”. Una frase che non sorprende chi conosce l’ambiente, ma che pesa perché arriva da chi quel mondo lo ha vissuto dall’interno.
Non c’è voglia di fare outing altrui, questo è chiaro. “Io non pretendo che adesso facciano coming out anche loro”, ha aggiunto. Ma il messaggio è altrettanto evidente: il calcio resta un ambiente in cui molti preferiscono non esporsi.
I messaggi ricevuti e il silenzio degli altri
Jankto racconta anche di aver ricevuto messaggi da colleghi. Segnali privati, confidenze mai diventate pubbliche. Un sottobosco fatto di parole non dette e identità nascoste, che continua a esistere lontano dai riflettori.
È una realtà che torna ciclicamente nel dibattito sportivo, ma che raramente trova conferme così dirette. E quando arrivano, come in questo caso, riaccendono immediatamente le discussioni.
L’accusa sull’allenatore
Ma è un’altra frase a far esplodere il caso. “Vi posso dire che c’era anche un allenatore che ci provava con i calciatori”. Nessun nome, nessun dettaglio in più. Solo un’accusa pesante, lasciata sospesa.
Una dichiarazione che apre scenari delicati. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per il contesto: un rapporto di potere, quello tra allenatore e giocatore, che rende ogni dinamica ancora più complessa.
Il punto, come spesso accade, resta lì. Senza nomi, senza prove pubbliche, senza possibilità di verifica immediata. Ma nel calcio italiano basta una frase per innescare un terremoto mediatico.
E infatti la reazione non si è fatta attendere. Tra chi chiede chiarezza e chi invita alla cautela, il caso Jankto è già diventato uno dei temi più caldi. Ancora una volta, il campo resta sullo sfondo. E a parlare è tutto ciò che succede fuori.
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