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Tennis

Rai beffata sul tennis: Mediaset si prende le ATP Finals in chiaro dal 2026 e a Viale Mazzini resta il conto

Dopo la figuraccia olimpica che ha messo RaiSport nel mirino, arriva un altro schiaffo simbolico e industriale: la parte in chiaro delle ATP Finals dal 2026 finisce a Mediaset. Sullo sfondo c’è la partita vera: l’oro di Torino, i contributi pubblici da oltre 100 milioni e il braccio di ferro tra Fitp e Sport e Salute. Con Binaghi che non ha alcuna voglia di condividere la gallina dalle uova d’oro

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Sinner

    C’è un momento in cui capisci che non è sfortuna, è proprio un talento. La Rai riesce nell’impresa di perdere anche le future “pallettate” più preziose del tennis italiano, quelle che oggi profumano di Jannik Sinner e domani, con ogni probabilità, continueranno a incrociarsi con Carlos Alcaraz davanti a un pubblico enorme. Dal 2026, infatti, i diritti in chiaro delle ATP Finals li ha acquistati Mediaset, che brucia Viale Mazzini e si porta a casa un pezzo di evento che, per immagine e raccolta pubblicitaria, vale più di qualsiasi promo.

    La notizia non è solo una faccenda televisiva, da addetti ai lavori e contabilità di palinsesto. È una crepa politica e gestionale, perché arriva mentre il servizio pubblico è già in piena maretta interna e mentre il governo, tramite le sue leve, prova da tempo a contare di più sulla macchina dello sport che oggi macina risultati, sponsor, visibilità e soprattutto soldi. Tantissimi soldi.

    Il passaggio chiave sta nella mossa di ATP Media (dove la Fitp ha una partecipazione minima), che ha ceduto al Biscione di Pier Silvio Berlusconi la parte in chiaro dell’evento. Traduzione: l’evento resta in Italia, ma la “vetrina” generalista cambia mano. E nel frattempo, dietro le quinte, Angelo Binaghi si prepara a fare ciò che sa fare meglio quando sente odore di interferenze: difendere il perimetro del suo potere e della sua autonomia.

    Per capire perché questa storia pesa molto più di un contratto tv bisogna tornare al punto in cui la politica è entrata ufficialmente nel cortile della Federtennis. Con la conversione in legge del Decreto Sport, la Fitp si è trovata davanti a una scelta che in teoria è semplice e in pratica è esplosiva: condividere con Sport e Salute, cioè la partecipata governativa, la gestione degli Internazionali di Roma e delle ricchissime ATP Finals di Torino, oppure rinunciare a oltre 100 milioni di contributi pubblici previsti per la manifestazione. Un aut aut che, messo nero su bianco, suona come una di quelle frasi che in Italia si pronunciano sempre con la faccia seria: “collaborazione”, “sinergia”, “sistema Paese”. E che poi, nella realtà, diventano una domanda più brutale: chi tiene il volante?

    Su Roma, raccontano, un accordo si è già trovato. Su Torino, invece, la trattativa è più complicata perché l’oggetto del contendere non è un dettaglio, è la cassaforte. Le Finals, con Binaghi, la Fitp le ha gestite in completa autonomia e le ha trasformate in una macchina che non produce solo sport, ma indotto e prestigio. Uno studio di Boston Consulting Group ha stimato in 503,4 milioni di euro l’impatto complessivo dell’edizione 2024, tra spesa dei visitatori, indotto e gettito fiscale. Il ritorno per lo Stato è stato di 84,5 milioni, mentre i posti di lavoro generati o sostenuti ammontavano a 3.431. Numeri che non hanno bisogno di interpretazione: sono la ragione per cui, quando il tennis “non contava nulla”, nessuno bussava alla porta, e ora invece la porta la bussano in tanti.

    In questo contesto l’Atp ha chiesto garanzie e ha annunciato il rinnovo dell’accordo che manterrà le ATP Finals in Italia fino al 2030. Ma con una postilla che pesa come un macigno per Torino: la sede è confermata solo fino al 2026, mentre per le edizioni successive l’Atp valuterà “diverse opzioni di località in Italia”. Traduzione non diplomatica: Torino non è più intoccabile, e Milano è lì, pronta a giocarsi la partita. E quando la sede diventa contendibile, la politica diventa automaticamente più nervosa, perché la visibilità si sposta e con la visibilità si sposta il potere.

    Binaghi, dal canto suo, ha fissato paletti che più chiari non si può. In una intervista a “La Stampa” ha detto: “Abbiamo firmato il rinnovo del contratto, il governo ne conosce il testo da tanto tempo. Tornare indietro non si può, sarebbe una grave perdita di credibilità per il Paese”. È il linguaggio di chi sta dicendo: io ho già chiuso il dossier, adesso non venite a riscriverlo sopra la mia testa. E infatti la sensazione è che la vera trattativa non sia solo su “quanta” compartecipazione concedere a Sport e Salute, ma su “quale” compartecipazione: presenza formale o potere reale.

    Nel frattempo l’aria si scalda anche perché il tema, come spesso succede, non è più solo sport. È il solito sospetto italiano: quando qualcosa funziona e fa soldi, qualcuno prova a metterci le mani. E qui i soldi sono talmente evidenti che diventano quasi imbarazzanti. “Report” ha raccontato che la Federtennis con Binaghi “è diventata ricchissima, forse persino troppo: ha accumulato un patrimonio di 50 milioni, con cui l’anno scorso ha fatto un investimento senza precedenti. Ha comprato un antico convento in uno dei quartieri più prestigiosi della Capitale, una sede di lusso costata addirittura 18 milioni di euro”. Anche qui: numeri che fanno rumore, e che alimentano automaticamente appetiti e rancori.

    Dentro questo quadro si inserisce la beffa televisiva: Mediaset si prende l’in chiaro dal 2026 e la Rai, che per missione dovrebbe essere il luogo naturale dove vedere i grandi eventi nazionali, resta a guardare. Non è solo un danno d’immagine, è una frattura narrativa: nel momento in cui il tennis diventa sport popolare, di massa, “nazionale”, la televisione pubblica lascia che il racconto finisca altrove. E, come spesso accade, quando perdi il racconto inizi a perdere anche l’influenza.

    La domanda, adesso, è la più semplice e la più scomoda: cosa farà Binaghi? Rinuncerà ai contributi pubblici e si terrà la gestione delle Finals senza condividere nulla, mettendo sul piatto il tema dell’autonomia e della credibilità internazionale? Oppure accetterà una formula di co-gestione che, al di là dei comunicati, rischia di diventare una cessione di controllo su un evento che vale “oltre mezzo miliardo” e che, proprio per questo, nessuno vuole mollare davvero?

    In mezzo c’è Torino, confermata solo fino al 2026, e poi un “poi…” che oggi pesa quanto un match point. Perché nella politica italiana si litiga su tutto, ma su due cose si litiga sempre di più: su chi parla al pubblico e su chi incassa. Sul tennis, da oggi, entrambe le partite sono apertissime.

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      Tennis

      Jannik Sinner, siparietto virale sullo spagnolo: da Duolingo a “Bubble”, ma lui chiarisce “non mi servono app di incontri”

      Alla domanda sulle app per imparare lo spagnolo, Sinner cita Duolingo e Babbel. L’intervistatore capisce “Bubble” e scatta la gag: “Non ne ho bisogno”.

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        A volte basta una parola per cambiare completamente il senso di una risposta. È quello che è successo a Jannik Sinner durante un’intervista, diventata in poche ore virale per un equivoco tanto semplice quanto efficace. Il tema era innocuo: le app per imparare lo spagnolo. La risposta, pure. Ma qualcosa si è perso per strada.

        Da Duolingo a “Bubble”

        Alla domanda sulle piattaforme linguistiche, Sinner risponde senza complicazioni: deve ancora provare Duolingo o Babbel. L’intervistatore, però, capisce “Bubble” e il contesto cambia all’improvviso, scivolando verso tutt’altro terreno. Da strumenti di studio a possibili app di incontri il passo, in quel momento, è brevissimo.

        La reazione di Sinner

        Il tennista si accorge subito del fraintendimento e reagisce con un sorriso un po’ imbarazzato. Poi chiarisce: non usa app di incontri e non ne ha bisogno. Una risposta secca, ma accompagnata da quell’autoironia che rende il momento ancora più leggero.

        Il video corre sui social

        Come accade spesso, il passaggio viene isolato, condiviso e rilanciato. In poche ore il siparietto gira tra TikTok e altri social, trasformando un semplice scambio in un piccolo caso virale. Il pubblico si diverte, commenta, rivede la scena più volte.

        Un momento fuori dal campo

        Lontano dai tornei e dalle conferenze stampa più formali, episodi così mostrano un lato diverso di Sinner. Più spontaneo, meno filtrato. E proprio per questo capace di arrivare al pubblico in modo immediato.

        Un equivoco, una risata e una precisazione: tanto basta per trasformare un’intervista in qualcosa che va oltre il tennis.

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          Tennis

          Camila Giorgi annuncia il ritorno: “Nel 2027 torno in campo”, tra gravidanza e nostalgia del tennis

          Dopo mesi di silenzio, l’ex numero 26 del mondo rompe gli indugi e svela i suoi piani: maternità, allenamenti con il marito e un ritorno che accende subito le aspettative.

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            Camila Giorgi torna a far parlare di sé e lo fa con una frase che pesa più di qualsiasi conferenza stampa: “Nel 2027 tornerò in campo”. Una dichiarazione secca, affidata a una semplice story su Instagram, ma sufficiente a riaccendere l’attenzione dei tifosi e a rimettere il suo nome al centro del circuito. Perché quando una come lei parla di ritorno, non è mai una suggestione qualsiasi.

            Il ritorno annunciato tra maternità e allenamenti

            La tempistica, però, racconta molto di più di una semplice decisione sportiva. Camila Giorgi è in attesa di un bambino, un maschietto che nascerà a settembre, e la sua vita è oggi completamente proiettata verso una nuova dimensione personale. Accanto a lei c’è Andreas, l’ex tennista e coach argentino Andrea Pasutti, con cui continua comunque a mantenere un legame quotidiano con la racchetta.

            Già nelle scorse settimane, a Verissimo, aveva lasciato aperta una porta: “Per un ritorno in campo dico mai dire mai. Il tennis mi manca”. Parole che oggi trovano una forma più concreta, quasi una promessa. Non un rientro immediato, ma un orizzonte chiaro, fissato nel 2027, quando la sua nuova vita avrà trovato un equilibrio.

            Una carriera fatta di talento e picchi sorprendenti

            Il possibile ritorno di Camila Giorgi riporta inevitabilmente alla memoria una carriera costruita su talento puro e risultati di alto livello. Ex numero 26 del mondo, l’azzurra ha conquistato quattro titoli, ma soprattutto ha lasciato il segno con imprese che ancora oggi vengono ricordate per intensità e qualità.

            Il trionfo più importante resta quello al WTA 1000 di Montreal nel 2021, dove ha infilato una serie di vittorie contro avversarie di primissimo piano, fino a battere in finale Karolina Pliskova. Un torneo che ha rappresentato il punto più alto della sua parabola, ma non l’unico momento significativo.

            I successi e il futuro tutto da riscrivere

            Nel suo palmarès figurano anche i titoli di ’s-Hertogenbosch nel 2015, Linz nel 2018 e Merida nel 2023, oltre a diverse finali raggiunte tra il 2014 e il 2019. Un percorso discontinuo, spesso imprevedibile, ma sempre capace di regalare picchi di gioco spettacolari.

            Ora, però, la partita è tutta nuova. Il ritorno annunciato non sarà soltanto sportivo, ma anche umano. Tornare dopo una pausa così lunga, con una maternità nel mezzo, significa rimettersi in gioco da capo, con equilibri diversi e motivazioni nuove.

            Eppure, a giudicare dalle sue parole, il legame con il tennis non si è mai spezzato davvero. È rimasto lì, sotto traccia, pronto a riemergere nel momento giusto. Il 2027, a questo punto, non è solo una data: è una promessa che ha già cominciato a far sognare.

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              Tennis

              Sinner fa jackpot: 3,7 milioni in 100 giorni e rivoluzione a Montecarlo, tra società chiuse e strategia fiscale

              Dai 37 mila euro al giorno ai cambiamenti nella “Sinner Spa”: il campione altoatesino chiude società, ottimizza gli investimenti e punta su Monaco per gestire un patrimonio sempre più ricco.

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                Jannik Sinner non sta vincendo solo sul campo. Il 2026, per il numero uno del mondo, è iniziato con un ritmo che va ben oltre il tennis. In poco più di tre mesi ha incassato 3,7 milioni di euro soltanto dai premi dei tornei, con una media impressionante: circa 37.650 euro al giorno. Una cifra che cresce ulteriormente se si considerano gli sponsor, le campagne pubblicitarie e i diritti d’immagine. Ma il vero colpo non è solo nei numeri: è nella strategia.

                Sinner guadagna e riorganizza l’impero

                Con incassi di questo livello, la gestione diventa fondamentale. E Sinner lo sa bene. Nei primi mesi del 2026 ha deciso di mettere mano alla sua rete di società con sede a Montecarlo, la cosiddetta “Sinner Spa”, un sistema costruito negli anni per amministrare patrimonio, investimenti e immagine. Il cuore di questo universo porta un nome preciso: Foxera, un richiamo alla “volpe rossa”, soprannome che il tennista si porta dietro fin dai tempi della scuola.

                Due società del gruppo sono state chiuse e messe in liquidazione: la Foxera RE Italy e la Foxera Fin, entrambe legate al settore immobiliare. E qui arriva il dettaglio che racconta molto del controllo diretto che Sinner vuole mantenere: il liquidatore è lui stesso. Una scelta che indica non solo attenzione, ma anche volontà di seguire in prima persona ogni passaggio.

                Montecarlo, la scelta che fa la differenza

                La base operativa resta Monaco, dove il sistema fiscale è decisamente più favorevole rispetto all’Italia. Non è una novità per gli sportivi di alto livello, ma nel caso di Sinner si inserisce in una struttura più ampia e organizzata. Restano attive diverse società chiave, tra cui la Foxera Holding, che coordina gli investimenti finanziari e immobiliari, e la Wooly Lemon, incaricata della gestione dell’immagine, del marketing e delle strategie commerciali.

                Un ecosistema che cresce insieme alla carriera del tennista e che punta a valorizzare ogni aspetto del suo brand. Non solo risultati sportivi, quindi, ma una vera e propria macchina imprenditoriale.

                Investimenti in Italia e futuro da imprenditore

                Nonostante il baricentro sia a Montecarlo, Sinner non ha abbandonato l’Italia. Attraverso una controllata con sede a Brunico ha investito nel mattone milanese, acquistando due grandi uffici in corso Venezia. Un’operazione sostenuta da un mutuo importante, segno che la strategia non è solo conservativa, ma orientata alla crescita.

                Il quadro che emerge è chiaro: Sinner sta costruendo qualcosa che va oltre la carriera sportiva. Una struttura solida, pensata per durare e per trasformare i successi sul campo in un patrimonio gestito con precisione. E mentre continua a vincere tornei, fuori dal campo gioca una partita altrettanto decisiva.

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