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Sport

Soldi, appartamenti e mucche… Quanto valgono le vittorie alle Olimpiadi?

Ma quanto valogono i giochi olimpici per gli atleti? Soldi, appartamenti e mucche, ecco quanto pagano i Paesi a chi vince alle Olimpiadi. L’Italia è tra i paesi più generosi, ma ci sono premi curiosi da molte federazioni.

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    Come in tutte le competizioni ufficiali del mondo anche le Olimpiadi non solo premiano la gloria sportiva, ma offrono significative e importanti ricompense economiche e materiali. Gli introiti per i singoli atleti che si aggiudicano le medaglie variano notevolmente da nazione a nazione. Ogni Paese ha il proprio sistema per incentivi per motivare i propri atleti a dare il massimo e curare le loro prestazioni. Tra le diverse modalità di ingaggio si possono trovare premi in denaro, beni immobili, preziosi e persino qualche animale da allevamento.

    Hai vinto l’oro? Ti regalo una mucca

    Alcuni paesi offrono premi molto particolari si passa dalla Polonia, che offre ai vincitori appartamenti e diamanti, all’Indonesia che per chi si aggiudica una medaglia regala una bella mucca come massimo riconoscimento di quel Paese. In Kazakhstan hanno stabilito che a ogni medaglia corrisponde una metratura diversa degli appartamenti messi in palio. In Malaysia: come premio hanno investito in automobili, mentre gli atleti austriaci ricevono speciali monete di conio da collezionare.

    Italia: tra i Paesi più generosi

    L’Italia come spesso accade coccola molto i suoi atleti. E per chi vince le Olimpiadi è uno dei paesi più generosi in termini di premi. Infatti una medagli d’oro vale un premio di 180.000 euro lordi.
    L’argento scende a 90.000 euro, mentre un bronzo comunque porta a casa 45.000 euro.
    Queste ricompense stabilite dal Coni per l’edizione che si sta svolgendo a Parigi in queste settimane non si discostano di molto a quelle previste quattro anni fa per le gare di Tokyo 2020. Infatti nella capitale giapponese l’Italia con 40 medaglie vinte, ha totalizzato 2,43 milioni di euro in premi.

    Stati Uniti più moderati

    Negli Stati Uniti, che alle Olimpiadi di Tokyo 2020 hanno vinto ben 113 medaglie, i premi sono più bassi e contenuti, forse anche perché sono quelli che ne vincono più di tutti. L’oro vale 35.000 euro, l’argento 21.000 euro e il bronzo 14.000 euro. A queste ricompense però si aggiungono i premi straordinari che vanno da auto e voucher per servizi diversi.

    I premi più incredibili

    In Arabia Saudita è stato previsto un premio di 1,2 milioni di euro per chi raggiunge un argento. A Hong Kong sono disposti a pagare ben 700.000 euro per un oro. Singapore per una medaglia d’oro olimpica sarebbe disposta a sborsare 650.000 euro per le gare individuali, e fino a 1,8 milioni per le competizioni a squadre. Taiwan ha deciso di stanziare 550.000 euro per l’oro, a cui si aggiunge un vitalizio mensile per tutta la vita dell’atleta. Una specie di pensione di riconoscimento e gratitudine. Infine in India il governo stanzia circa 83.000 euro una cifra a cui si aggiungono 110.000 euro devoluti dall’Associazione olimpica indiana. Ma solo in caso di conquista di una medaglia d’oro!!

    L’importante è partecipare

    Alcuni paesi premiano anche gli atleti che non arrivano sul podio. In Germania per esempio sono previsti premi fino all’ottavo posto. Il Marocco è disposto a premiare fino al 32° posto.

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      Tennis

      Sinner, dopo Roma scatta la pausa totale: “Zero tennis, tre giorni in famiglia prima del Roland Garros”

      Il numero uno del mondo stacca la spina dopo il trionfo agli Internazionali d’Italia. Agenda già fissata: rientro a Parigi, poi la corsa verso Wimbledon senza tornei di preparazione.

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        Dopo aver conquistato il Foro Italico e aggiunto un altro capitolo pesante alla sua stagione, Jannik Sinner ha scelto di fermarsi. Ma solo per un attimo.

        La parola d’ordine è netta, quasi scolpita: “zero tennis, stacco totale”. Tre giorni lontano dai campi, dedicati alla famiglia, prima di rimettere in moto una macchina agonistica che non conosce pause lunghe.

        Il rientro è già fissato: Parigi. Il Roland Garros, secondo Slam della stagione, resta l’obiettivo dichiarato e centrale del suo calendario. Non un torneo qualunque, ma il passaggio chiave per inseguire un traguardo che nel tennis contemporaneo pesa come una montagna: il Grande Slam in carriera.

        Il successo agli Internazionali d’Italia ha consolidato la sua posizione al vertice del ranking mondiale, ma soprattutto ha confermato una tendenza ormai evidente: Sinner non si limita a vincere, costruisce continuità. E lo fa con una programmazione quasi chirurgica.

        Tra Roma e Parigi non sono previsti tornei. Una scelta precisa, condivisa con il team, per arrivare al Roland Garros con energie fisiche e mentali intatte. Poi sarà la volta dell’erba, con Wimbledon già cerchiato in rosso nel calendario.

        Anche la gestione dei tempi extra-campo rientra in una strategia ormai consolidata: poco rumore, zero dispersioni, e una vita privata protetta quanto basta per non interferire con la performance sportiva. Il riposo, in questo schema, non è una pausa ma una parte del lavoro.

        Non è la prima volta che Sinner sottolinea quanto il distacco temporaneo dal tennis sia funzionale alla resa in campo. Dopo settimane di alta intensità, il ritorno alla normalità passa dalla famiglia, dai ritmi semplici, da un reset mentale che precede ogni nuova fase della stagione.

        E mentre il circuito si prepara alla stagione sulla terra e poi all’erba, il numero uno mondiale fa ciò che gli riesce meglio: programmare, ridurre il rumore e ripartire.

        Perché nel suo caso anche lo stop ha una direzione precisa: il prossimo trofeo.

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          Sport

          Racchettoni sì, ma attenzione: il colpo sbagliato in spiaggia può costare caro tra multe e risarcimenti

          Sotto l’ombrellone basta una pallina fuori traiettoria per trasformare un pomeriggio di vacanza in una causa legale. Una sentenza nata dopo un incidente nel Salento ricorda che anche i giochi più innocenti richiedono prudenza. Ecco cosa dice la legge e come divertirsi senza rischi.

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          Racchettoni sì, ma attenzione: il colpo sbagliato in spiaggia può costare caro tra multe e risarcimenti

            Il re incontrastato dell’estate italiana

            C’è chi va al mare per rilassarsi, chi per abbronzarsi e chi, appena poggia l’asciugamano, tira fuori i racchettoni come fosse una finale olimpica. Sulle spiagge italiane il “toc toc” delle palline è ormai la colonna sonora dell’estate, un rito che attraversa generazioni e resiste perfino alle mode social.

            Eppure quello che sembra un passatempo innocuo può trasformarsi in un problema serio. Non solo per i vicini di ombrellone costretti a schivare palline impazzite, ma anche per chi gioca senza prestare attenzione alle distanze di sicurezza.

            Una recente vicenda giudiziaria ha infatti ricordato che il diritto al divertimento finisce dove inizia la sicurezza degli altri.

            Quando una partita finisce in tribunale

            Il caso risale al 2015 su una spiaggia del Salento. Padre e figlia stavano giocando a racchettoni utilizzando una pallina da tennis quando uno dei colpi è sfuggito al controllo, raggiungendo un altro bagnante.

            L’impatto è stato molto più grave del previsto. La persona colpita ha riportato un distacco della retina e un danno permanente alla vista di un occhio. Da lì è iniziato un lungo percorso giudiziario passato dal giudice di pace fino al tribunale di Lecce.

            I giudici hanno riconosciuto la responsabilità dei due giocatori per lesioni colpose, stabilendo una sanzione economica e un anticipo risarcitorio di 10 mila euro per la vittima, oltre alle spese processuali.

            La spiaggia non è un campo sportivo

            La decisione dei magistrati ruota attorno a un principio molto semplice: la spiaggia è uno spazio condiviso. Non appartiene solo a chi gioca, ma anche a famiglie, bambini, anziani e persone che magari stanno semplicemente leggendo un libro in pace.

            Per questo motivo, spiegano le sentenze in casi simili, chi utilizza racchette, palloni o altri oggetti potenzialmente pericolosi deve adottare particolare prudenza.

            Tradotto dal linguaggio giuridico: se trasformi il bagnasciuga in Wimbledon e mandi una pallina nell’occhio di qualcuno, non puoi cavartela dicendo “era solo un gioco”.

            Le regole che molti ignorano

            Molti comuni italiani, soprattutto nelle località balneari più affollate, prevedono regolamenti specifici sugli sport da spiaggia. In alcune zone è vietato giocare vicino agli ombrelloni o nelle ore di maggiore affollamento. In altre, esistono aree dedicate.

            Chi non rispetta le ordinanze comunali può ricevere multe amministrative che cambiano da città a città. Le sanzioni spesso partono da poche decine di euro, ma nei casi più gravi possono salire molto di più, soprattutto se vengono causati danni alle persone.

            E c’è un dettaglio che molti sottovalutano: anche senza un divieto esplicito, chi provoca un infortunio può essere chiamato a risarcire economicamente il danno.

            Come giocare senza trasformarsi in “cecchini da spiaggia”

            La buona notizia è che non serve rinunciare ai racchettoni. Basta usare qualche accorgimento di buon senso.

            Prima di iniziare è importante controllare lo spazio attorno: se gli ombrelloni sono troppo vicini, meglio spostarsi verso aree più libere. Anche il tipo di pallina conta: quelle da tennis tradizionali sono più pesanti e veloci rispetto alle palline leggere pensate per il gioco da spiaggia.

            Attenzione poi all’entusiasmo agonistico. Ogni estate, infatti, nascono improvvisamente campioni mancati convinti di giocare la finale degli US Open davanti al chiosco dei gelati. Ma sulla sabbia affollata la potenza non serve: meglio colpi controllati e movimenti prevedibili.

            Il galateo invisibile del mare

            Dietro questa storia c’è anche un tema più ampio: la convivenza negli spazi pubblici. La spiaggia è uno dei pochi luoghi dove persone molto diverse condividono metri quadrati limitati per ore. E proprio per questo il rispetto reciproco diventa fondamentale.

            Chi ascolta musica ad alto volume, chi lancia il pallone senza guardare o chi gioca troppo vicino agli altri spesso non si rende conto del disagio che crea. Finché non accade qualcosa.

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              Tennis

              Luciano Darderi esce allo scoperto con Catalina: «È nato un sentimento bellissimo, lei mi ha cambiato la vita»

              Dopo mesi difficili e tanta solitudine, Luciano Darderi parla della relazione con Catalina e svela: «Ci siamo fidanzati il giorno del primo match».

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                Luciano Darderi si sta prendendo il tennis italiano. Vittorie, crescita continua, ranking in salita e una popolarità esplosa improvvisamente negli ultimi mesi. Ma mentre tifosi e addetti ai lavori parlano dei suoi colpi e del suo futuro da possibile stella azzurra, a conquistare davvero il cuore del tennista è stata Catalina, la ragazza che oggi gli sta accanto e che lui descrive con parole dolcissime.

                Darderi, infatti, ha deciso di raccontarsi anche sul piano personale, svelando un momento molto intimo della sua vita sentimentale. E il risultato è un ritratto sorprendentemente tenero di uno dei volti nuovi più seguiti del tennis italiano.

                Luciano Darderi e il nuovo amore con Catalina

                «È nato un sentimento bellissimo fra noi». Così Luciano Darderi ha parlato della relazione con Catalina, lasciando emergere tutta la serenità trovata accanto alla ragazza conosciuta negli ultimi mesi.

                Il tennista ha raccontato di aver attraversato un periodo complicato prima di incontrarla. «Dopo mesi di solitudine, ho scoperto un giovane amore per questa ragazza splendida, dolce e tranquilla, che mi trasmette tanta serenità», ha spiegato.

                Parole molto lontane dall’immagine fredda e concentrata che spesso accompagna gli sportivi durante tornei e competizioni. Darderi, invece, ha mostrato un lato molto più emotivo e personale, parlando apertamente della felicità trovata fuori dal campo.

                Il fidanzamento durante il torneo di Buenos Aires

                C’è poi un dettaglio che rende questa storia ancora più romantica agli occhi dei fan. Luciano Darderi ha infatti raccontato che il loro fidanzamento sarebbe nato proprio durante uno dei momenti più importanti della sua carriera recente.

                «Lei è stata un portafortuna, ci siamo fidanzati il giorno del primo match di Buenos Aires e poi sono arrivato in finale», ha spiegato sorridendo. Una coincidenza che il tennista sembra vivere quasi come un piccolo segno del destino.

                Il torneo argentino è stato infatti uno dei passaggi chiave della sua crescita internazionale e oggi quel ricordo sportivo si intreccia inevitabilmente anche alla nascita della relazione con Catalina.

                Dalla solitudine alla serenità fuori dal campo

                Negli ultimi mesi Luciano Darderi è diventato uno dei nomi più chiacchierati del tennis italiano. La sua ascesa improvvisa ha attirato attenzione, aspettative e inevitabilmente anche pressione mediatica.

                Per questo il racconto della sua vita privata colpisce ancora di più. Dietro il giovane atleta concentrato e competitivo emerge infatti un ragazzo che parla apertamente di solitudine, equilibrio emotivo e bisogno di serenità.

                E in questo momento speciale della sua carriera, Catalina sembra essere diventata molto più di una semplice fidanzata: una presenza capace di riportare calma e leggerezza in mezzo alla tensione continua del circuito professionistico.

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