Sport
Wanda Nara bacia L-Gante, Mauro Icardi esce in barella: fine definitiva del tira e molla?
Dopo mesi di riconciliazioni e separazioni, il gesto di Wanda Nara lascia poco spazio ai dubbi: il bacio in diretta con il rapper L-Gante sembra segnare la fine della relazione con Mauro Icardi. Il calciatore, visibilmente scosso, rimuove ogni traccia di lei dai social e lascia il campo in barella, colpito da un infortunio che potrebbe aggravare un periodo già difficile.
È davvero finita tra Wanda Nara e Mauro Icardi? Questa volta sembra proprio di sì. Dopo un’apparente riappacificazione e vari tentativi di ritrovare l’equilibrio, la showgirl argentina ha mandato in tilt i social con un bacio in diretta al rapper L-Gante. Una scena che ha alimentato subito le speculazioni: è il colpo di grazia al rapporto con Icardi, già segnato da alti e bassi?

La reazione di Mauro Icardi: eliminati i ricordi social e infortunio sul campo
Il calciatore del Galatasaray non ha tardato a rispondere al gesto della moglie: tutte le foto insieme a Wanda sono scomparse dai suoi profili social, segnando simbolicamente la fine di una relazione tormentata. Come se non bastasse, durante una recente partita tra il Galatasaray e il Tottenham, Icardi ha subito un grave infortunio al ginocchio che lo ha costretto a uscire in barella. Al momento, non è chiaro per quanto tempo sarà costretto a fermarsi, ma l’incidente sembra rappresentare l’ennesima difficoltà in una fase già complessa della sua vita.
Wanda Nara: una nuova vita con L-Gante?
Wanda Nara, dal canto suo, sembra determinata a voltare pagina. Dopo il bacio pubblico, la showgirl non ha fatto mistero delle sue intenzioni, affermando di essere “libera di stare con chi vuole” e desiderosa di allontanarsi da “una cultura maschilista”. Lei e L-Gante, già avvistati insieme in altre occasioni, ora sembrano vivere il loro rapporto alla luce del sole, senza nascondersi.
Un capitolo che si chiude
Mentre Wanda Nara e L-Gante si godono il momento, Mauro Icardi si trova ad affrontare una pausa forzata che potrebbe complicare ulteriormente la sua carriera sportiva. Le speranze di una riconciliazione definitiva, tanto vagheggiate dai fan, sembrano ora destinate a svanire.
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Sport
Federica Pellegrini vuota il sacco da Giulia Salemi: «Montano, Rosolino, Ceccon? Amici che mi hanno girato le spalle e criticata»
Ospite del format ‘Non lo faccio x moda’, la leggenda del nuoto azzurro ha ripercorso le amarezze vissute dentro e fuori dalla vasca. Tra attacchi personali, freddezza nei corridoi e ruggini mai sopite, l’ex atleta fa i conti con le dichiarazioni che l’hanno ferita negli anni.
Il mondo dello sport italiano torna a fare i conti con ruggini e incomprensioni mai del tutto sanate tra le sue icone più rappresentative. Nel corso della sua ospitata al podcast Non lo faccio x moda, condotto da Giulia Salemi, Federica Pellegrini ha affrontato in modo schietto il capitolo relativo ai rapporti personali più complessi vissuti durante la sua lunga e pluripremiata carriera in vasca. Alla richiesta diretta su quale collega l’avesse particolarmente delusa nel tempo, la campionessa non ha mostrato incertezze, ammettendo che nel mondo sportivo le delusioni sono state «parecchi» e facendo tre nomi ben precisi: «Montano, Rosolino, Ceccon».
Le amarezze di Federica Pellegrini e il peso delle critiche tra colleghi
Nel corso dell’intervista, l’ex nuotatrice ha spiegato l’amarezza provata di fronte agli attacchi arrivati proprio da chi condivideva il suo stesso percorso agonistico. «Quando le critiche arrivano da colleghi sono sempre deludenti. Capisci di più quelle che arrivano da fuori dal mondo sportivo. Le altre invece fanno più male», ha confidato Pellegrini.
La campionessa ha sofferto soprattutto per il comportamento di persone ritenute vicine: «Tutti amici e poi ti girano le spalle. A questa cosa non sono mai riuscita ad abituarmi. È vero, posso anche sembrare stronza sotto alcuni punti di vista, ma io ti dico quello che penso di te. Non possiamo essere tutti amici a questo mondo». La Divina ha inoltre notato come le stoccate siano giunte prevalentemente da uomini: «Non ho mai capito perché, ci ho pensato nel corso degli anni ma poi me ne sono fatta una ragione».
Lo scontro con Thomas Ceccon e le antiche ruggini con Aldo Montano
I tre nomi citati ripercorrono momenti ben precisi della cronaca sportiva. La disputa con Thomas Ceccon risale al 2024, quando il giovane nuotatore dichiarò al Corriere della Sera che la Pellegrini non rappresentasse «niente» per lui, aggiungendo: «Non è mai venuta a dirmi una parola, si è sempre fatta i fatti suoi e io mi faccio i miei. L’ho vista allenarsi tantissimo, la ammiro come sportiva. Per il resto, sinceramente no».
Molto più risalente è la frattura con Aldo Montano. Dopo i Giochi di Londra 2012, lo schermidore definì la nuotatrice «snob» e «altezzosa», aggiungendo: «Se incontri uno con la tuta del tuo Paese è normale salutarsi, lei invece tirava dritto».
Il legame interrotto con Massimiliano Rosolino e le parole del passato
Infine, con Massimiliano Rosolino il rapporto si è incrinato dopo i rumors su un presunto flirt passato, smentito dal nuotatore. Nel 2013 Rosolino etichettò la collega come «maleducata», tornando poi sull’argomento in un’intervista al Corriere in cui descrisse Pellegrini come un’atleta costantemente posizionata su un «piedistallo». Dichiarazioni e tensioni accumulate che l’ex azzurra ha voluto riassumere e chiarire senza filtri nell’intervista concessa a Giulia Salemi.
Calcio
Klopp contro le «svastichelle» dell’AfD: «L’orgoglio tedesco non lo lascio alle persone sbagliate». E si riprende la bandiera
«Posso essere orgoglioso di essere tedesco pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile». Jürgen Klopp usa la conferenza delle prime convocazioni per lanciare un messaggio politico chiarissimo: «Mi piacerebbe riprendermi la bandiera per me, per noi». E non è certo la prima volta che l’ex Liverpool dice quello che pensa.
Le svastichelle dell’AfD potranno anche provare a mettere il cappello sulla bandiera tedesca e sull’orgoglio nazionale, ma Jürgen Klopp non ha nessuna intenzione di lasciarglieli in esclusiva. Il nuovo commissario tecnico della Germania doveva presentare le sue prime convocazioni e parlare soprattutto di calcio, invece ha approfittato della conferenza stampa per entrare a gamba tesa nel dibattito aperto dall’avanzata elettorale dell’ultradestra tedesca.
E lo ha fatto alla sua maniera, senza troppi giri di parole e soprattutto senza rifugiarsi nel comodo recinto dello sport: «Non voglio lasciare l’orgoglio nazionale nelle mani delle persone sbagliate».
Il concetto che Klopp vuole affermare è molto semplice: essere orgogliosi di essere tedeschi non significa necessariamente condividere le posizioni dell’AfD, chiudersi verso gli altri o lasciare che una determinata parte politica trasformi patriottismo, identità nazionale e bandiera in una propria esclusiva. Per questo il nuovo ct aggiunge una frase ancora più simbolica: «Dal mio punto di vista di sportivo, posso dire che mi piacerebbe riprendermi la bandiera per me stesso, per noi».
Altro che moduli, centravanti e ballottaggi sulla fascia destra. Klopp ha appena preso possesso della panchina più importante del calcio tedesco e ha già deciso di giocare una partita molto più grande.
Klopp vede avanzare l’AfD e sbotta: «Mio Dio, che cosa sta succedendo?»
A provocare la presa di posizione sono state le ultime elezioni, che hanno segnato una nuova avanzata dell’AfD e riaperto in Germania il confronto sulla crescita dell’estrema destra. Klopp non nasconde lo sconcerto di una parte del Paese: «Abbiamo avuto delle elezioni in cui alcuni pensavano che andasse bene e altri pensavano: “Mio Dio, che cosa sta succedendo qui?”».
Subito dopo arriva la precisazione che ci si aspetterebbe da un uomo di sport: non sono un esperto di politica. Solo che Klopp non usa quella premessa per tirarsi indietro e tornare prudentemente a parlare di pallone. Fa esattamente il contrario e affronta il punto che sembra stargli maggiormente a cuore, cioè il tentativo di identificare l’orgoglio nazionale con una determinata visione politica della Germania.
«Posso essere orgoglioso di essere tedesco, pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile», spiega. Una frase che contiene praticamente tutto il suo ragionamento: Klopp non vuole rinunciare al patriottismo per contrastare il nazionalismo, ma sottrarre proprio a quest’ultimo la pretesa di possederlo.
«Riprendiamoci la bandiera»: Klopp sfida il monopolio dell’orgoglio tedesco
La parte più interessante del discorso sta proprio nel verbo utilizzato dal ct: riprendersi la bandiera. Non metterla da parte perché qualcuno la usa politicamente, non guardarla con sospetto e neppure lasciare che diventi automaticamente il simbolo di una Germania chiusa e radicale, ma rivendicarla come patrimonio di un Paese molto più grande e complesso.
È anche qui che, secondo Klopp, il calcio può avere un ruolo. Una Nazionale riunisce persone con origini, idee politiche e storie completamente differenti e può creare quel senso di comunità che difficilmente riesce ad altri strumenti. Per il nuovo ct, quindi, indossare la maglia tedesca o sventolare il nero, rosso e oro non deve significare aderire a una particolare idea di Germania.
Una posizione ancora più significativa in un Paese nel quale il rapporto con nazionalismo, simboli e orgoglio nazionale continua inevitabilmente a fare i conti con il peso della propria storia. Klopp non pensa però che la soluzione consista nell’abbandonare quelle parole a chi le urla più forte: vuole continuare a usarle, semplicemente attribuendo loro un significato completamente diverso.
Altro che allenatore aziendalista: Klopp parla di politica da vent’anni
Chi conosce Jürgen Klopp non dovrebbe essere particolarmente sorpreso. L’ex allenatore di Mainz, Borussia Dortmund e Liverpool non appartiene alla categoria degli uomini di calcio che, appena una domanda esce dal rettangolo verde, si rifugiano nel classico «io penso soltanto alla prossima partita».
Già nel 2004 parlava pubblicamente della propria fiducia nello stato sociale. Nel 2019, dopo le elezioni per il Parlamento europeo, aveva espresso la propria insoddisfazione nei confronti di una politica che, a suo giudizio, lavorava troppo spesso alimentando nelle persone la paura del futuro invece di offrire loro una prospettiva.
Le sue idee non sono quindi nate con la panchina della Nazionale e neppure con l’ultima avanzata dell’AfD. Klopp ha sempre mostrato una certa allergia alla neutralità di facciata richiesta spesso ai personaggi dello sport e, quando ritiene che una questione riguardi i valori nei quali crede, difficilmente riesce a tenere la bocca chiusa.
Quando Klopp prese di mira anche Donald Trump
Nemmeno Donald Trump era riuscito a sfuggire alla lingua dell’allenatore tedesco. Dopo l’arrivo del tycoon alla Casa Bianca, Klopp aveva espresso apertamente la propria incredulità con una frase che lasciava pochissimo spazio alle interpretazioni: «Non è possibile che l’America sia un Paese così grande e importante e alla fine il presidente degli Stati Uniti sia Donald Trump».
Insomma, nessuna improvvisa conversione del nuovo ct al commento politico. La differenza, semmai, è che adesso le sue parole hanno inevitabilmente un peso diverso, perché non arrivano più soltanto da uno degli allenatori più famosi e vincenti del calcio europeo, ma dall’uomo che rappresenta attraverso la Nazionale uno dei simboli più potenti dell’identità tedesca.
E proprio per questo la frase sulla bandiera acquista un significato particolare. Klopp sa perfettamente che una Nazionale non può diventare il giocattolo politico di un allenatore, ma allo stesso tempo rivendica il diritto di spiegare quale idea di comunità vorrebbe vedere intorno alla sua squadra.
Klopp si prende la Germania e lascia le «svastichelle» senza bandiera
Poi arriverà naturalmente il calcio vero, con le convocazioni contestate, i giocatori lasciati a casa, le partite da vincere e milioni di tedeschi pronti a spiegare al commissario tecnico dove abbia sbagliato formazione. Ma prima ancora di mettere in campo la sua Germania, Klopp ha già scelto una delle immagini attraverso le quali vuole raccontarla: la bandiera tedesca sventolata senza complessi e senza consegnarla a chi pretende di trasformarla nel marchio di una sola parte politica.
È questa la differenza sostanziale della sua posizione. Klopp non dice che l’orgoglio nazionale sia qualcosa di cui vergognarsi perché l’AfD cerca di appropriarsene. Dice esattamente il contrario: se qualcuno pretende di monopolizzarlo, bisogna strapparglielo di mano.
«Posso essere orgoglioso di essere tedesco, pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile», ripete il nuovo ct. Una dichiarazione d’intenti che arriva mentre il Paese discute dell’avanzata dell’estrema destra e che trasforma la sua prima Germania in qualcosa di più di una squadra da ricostruire.
Klopp la bandiera se la tiene. Le svastichelle dell’AfD dovranno farsene una ragione.
Sport
Peggy Gou, da Berrettini a Kimi Antonelli: la dj impazzisce sulla Mercedes a Monza. «Fuck! Tieni gli occhi sulla strada»
Il leader del Mondiale di Formula 1 schiaccia sull’acceleratore e Peggy Gou perde ogni aplomb: urla, sbatte il casco contro il finestrino e inanella una serie di «fuck» implorando il pilota di guardare la strada. Lui, impassibile: «Are you ok?». E alla fine le spiega che in gara va dieci volte più forte.
A Peggy Gou devono piacere parecchio gli sportivi italiani, anche se forse nessuno le aveva spiegato che passando dal tennis alla Formula 1 il livello di adrenalina sarebbe aumentato leggermente. La dj e producer sudcoreana, che secondo il gossip avrebbe una liaison con Matteo Berrettini, si è concessa un giro sull’Autodromo di Monza insieme a Kimi Antonelli, leader del Mondiale di F1, trasformando quella che doveva essere una divertente esperienza sulla Mercedes AMG GT in alcuni minuti di autentico terrore.
Il risultato è un video irresistibile soprattutto per il contrasto tra i due protagonisti. Da una parte Peggy, abituata a dominare consolle davanti a migliaia di persone ma decisamente meno tranquilla quando sotto il sedere ha centinaia di cavalli lanciati su una pista; dall’altra Antonelli, bolognese dal sangue apparentemente refrigerato, che guida come se stesse andando a prendere il pane mentre la passeggera al suo fianco urla, impreca e gli ricorda con una certa insistenza che sarebbe opportuno continuare a guardare la strada.
Peggy Gou sale con Kimi Antonelli e comincia la sagra dei «fuck»
Il problema nasce quando Antonelli decide che, visto che si trovano a Monza, tanto vale far capire alla sua ospite che cosa può fare davvero una Mercedes. Kimi comincia a pestare sull’acceleratore e Peggy Gou passa rapidamente dal divertimento alla modalità sopravvivenza, aggrappandosi all’abitacolo mentre una curva dopo l’altra le strappa una collezione di «fuck» che finisce per diventare la vera colonna sonora del giro.
A un certo punto la dj arriva persino a sbattere il casco contro il finestrino, mentre Antonelli continua a guidare con una tranquillità quasi offensiva per chi gli siede accanto. Quando il pilota si gira per controllare le condizioni della passeggera e domanda candidamente «Are you ok?», Peggy gli risponde con l’unica indicazione che in quel momento considera davvero importante: «Tieni gli occhi sulla strada!».
Non è difficile darle torto, almeno dal sedile del passeggero. Per Antonelli, però, quel giro rappresenta poco più di una passeggiata domenicale e proprio questa differenza rende il filmato ancora più divertente: lei sembra convinta di stare vivendo gli ultimi minuti della propria esistenza, lui mantiene l’espressione di chi potrebbe tranquillamente discutere del tempo mentre affronta le curve di Monza.
Dal «racchettone» di Berrettini al piede pesante di Kimi
Il gossip aggiunge inevitabilmente pepe alla scena perché da tempo Peggy Gou viene indicata come la nuova fiamma di Matteo Berrettini, anche se i diretti interessati hanno mantenuto grande riservatezza sulla natura del loro rapporto. E così l’incontro con Antonelli offre una tentazione quasi irresistibile: dal servizio del tennista romano al piede pesantissimo del pilota bolognese, la producer coreana sembra avere una curiosa predisposizione per lo sport italiano ad altissimo tasso di testosterone.
Con Berrettini, almeno, il rischio maggiore dovrebbe essere quello di ritrovarsi sulla traiettoria di una prima di servizio. Con Kimi la faccenda cambia, perché il diciannovenne non sembra minimamente impressionato dalla velocità che manda Peggy nel panico e continua a pennellare le curve mentre lei tenta disperatamente di convincerlo a comportarsi come un normale automobilista. Missione abbastanza complicata quando quello seduto al volante guida monoposto di Formula 1 per mestiere.
Alla fine del giro Antonelli comunica alla dj che l’esperienza è terminata e Peggy tira un sospiro di sollievo, lasciandosi scappare anche un italianissimo «Mamma mia!». Probabilmente pensa di avere appena affrontato qualcosa di molto vicino al limite umano, ma Kimi decide che è il momento perfetto per darle un’ultima informazione.
«In Formula 1 facciamo 52 giri così. E dieci volte più veloci»
Antonelli le spiega infatti che quello appena concluso non assomiglia nemmeno lontanamente a ciò che accade durante un Gran Premio: in Formula 1 i giri diventano 52 e, soprattutto, si corre molto più velocemente. «Dieci volte più veloce», le fa notare, mentre Peggy Gou lo guarda con l’espressione di chi sta improvvisamente rivalutando tutte le proprie precedenti definizioni della parola follia.
«Questa sembra una pazzia», conclude infatti la dj, che ha poi pubblicato sul proprio canale YouTube il filmato dell’hot lap registrato nel weekend di Monza. Il video ha superato le 140 mila visualizzazioni in appena ventiquattro ore, trascinato proprio dalla comicità involontaria della coppia: Peggy terrorizzata e Kimi praticamente imperturbabile.
Resta da capire che cosa avrà pensato Matteo Berrettini guardando il video, ammesso che lo abbia visto. Sul terreno della velocità pura il confronto sarebbe comunque impari: anche il servizio più violento del tennista romano difficilmente può competere con una Mercedes lanciata sull’asfalto di Monza.
Peggy Gou, in compenso, può considerare concluso il suo personalissimo test comparativo dello sport italiano: con la racchetta magari ci si diverte, ma quando Kimi Antonelli comincia a pestare sull’acceleratore è decisamente meglio allacciare bene le cinture.
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