Connect with us

Cinema

Demi Moore, regina di bellezza a 62 anni: il trionfo di una donna che ha vinto la sfida più difficile, quella con sé stessa

Attrice simbolo di un’intera generazione, Demi Moore conquista il titolo di donna più bella dell’anno grazie a un percorso di consapevolezza e rinascita. Oggi, a 62 anni, la star racconta il suo viaggio dal tormento all’armonia, sfidando stereotipi e vecchi modelli.

Avatar photo

Pubblicato

il

    La bellezza che conquista è quella che racconta una storia. E Demi Moore, oggi più che mai, è il volto di una storia intensa, fatta di cadute, rinascite, ostinazione e amore per la vita. A 62 anni, l’attrice che ha segnato un’epoca viene eletta da People come la donna più affascinante del 2025, un riconoscimento che va ben oltre l’apparenza. Non è (solo) questione di lineamenti scolpiti o di un fisico che sembra sfidare il tempo, ma di uno sguardo che racconta la forza di chi ha imparato a convivere con le proprie fragilità.

    Demi Moore ha attraversato decenni di successi planetari e ferite private. Dal debutto negli anni Ottanta fino ai fasti di Ghost, Proposta Indecente e Soldato Jane, è stata spesso dipinta come l’icona della perfezione femminile. Ma dietro quell’immagine patinata si celava una guerra silenziosa, combattuta contro standard irraggiungibili imposti da un’industria che fatica ad accettare il tempo che passa, soprattutto per le donne.

    Nella lunga intervista rilasciata a People, Demi ha parlato senza filtri del prezzo pagato per aderire a un ideale di perfezione. “Mi sono torturata per anni”, ha ammesso. “Correvo, pedalavo chilometri ogni giorno, credevo che solo attraverso il controllo ossessivo del mio corpo avrei potuto meritare amore, successo, rispetto”. Una rincorsa estenuante, culminata in momenti di profonda crisi, prima di approdare a una nuova consapevolezza.

    Oggi, quella donna che un tempo si guardava allo specchio con durezza ha trovato un equilibrio più profondo. “Non significa che a volte non mi sorprenda vedendo i segni del tempo”, racconta. “Ma ho imparato ad accettarmi, ad ascoltare il mio corpo e a fidarmi di lui. È diventato il mio alleato, non più il mio nemico”. In un mondo che idolatra la giovinezza eterna, Demi Moore sceglie la via più coraggiosa: quella della verità.

    Il suo percorso personale si intreccia con una carriera che ha ritrovato nuova linfa negli ultimi anni. In The Substance, il film che le è valso il Golden Globe e il premio Screen Actors Guild, Demi interpreta un’ex diva alle prese con la disperata ricerca di giovinezza in una società che premia l’apparenza. Un ruolo che ha toccato corde profondissime della sua esperienza di vita. “Non si può cancellare il tempo”, ha detto. “Ma possiamo scegliere come viverlo”.

    Tra le pagine della sua vita, non mancano capitoli dolorosi. Un’infanzia segnata dall’instabilità familiare, i traumi, le cadute pubbliche, i problemi di dipendenza. Ma anche momenti di luce: l’amore per le figlie Rumer, Scout e Tallulah, nate dal matrimonio con Bruce Willis, rimasto uno dei suoi legami più solidi. “Essere madre è stata la mia ancora”, confessa. “La maternità è uno dei pochi dolori che portano con sé una promessa di gioia”.

    A colpire di Demi Moore non è soltanto il suo aspetto straordinario, ma la serenità che ora emana. Un’eleganza non ostentata, che nasce dall’accettazione, dall’aver smesso di lottare contro il tempo per cominciare finalmente a viverlo. “Non sono perfetta, non voglio esserlo”, dice. “Voglio essere vera. E voglio essere felice”.

    Anche il suo rapporto con Hollywood è cambiato. Non più prigioniera delle aspettative altrui, Demi ha saputo reinventarsi, scegliendo progetti che le somigliano di più, che raccontano storie di donne complesse, lontane dagli stereotipi. “Essere sexy oggi significa essere autentici, essere presenti nella propria vita senza recitare un ruolo imposto”, spiega. Una lezione preziosa, che lei stessa incarna con naturalezza.

    Guardando al futuro, Demi Moore non sogna di fermare il tempo, ma di abbracciarlo. “Ogni ruga è una storia, ogni cicatrice un ricordo di qualcosa che ho vissuto e superato”, dice con un sorriso. È questa la bellezza che conquista nel 2025: quella che non si misura più con la pelle liscia o i numeri sulla carta d’identità, ma con la forza di un cuore che ha saputo rialzarsi, anno dopo anno.

    Demi Moore oggi non è solo un’icona di fascino senza tempo: è il simbolo di una nuova idea di bellezza, più vera, più libera, più potente. E questo, molto più del riconoscimento di una rivista, è il suo vero trionfo.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Cinema

      Kylie Jenner pensa a un figlio con Timothée Chalamet? «Un’altra gravidanza adesso mi sembra una follia», ma non chiude la porta

      La 29enne parla apertamente della possibilità di diventare ancora madre durante una conversazione nella nuova serie della sorella Khloé Kardashian.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        Kylie Jenner avrà un figlio con Timothée Chalamet? Per ora nessun bebè è in arrivo, almeno ufficialmente, ma l’imprenditrice 29enne ha parlato apertamente della possibilità di diventare nuovamente madre. Lo ha fatto nella nuova serie Hulu della sorella Khloé Kardashian, The Girls, durante una conversazione via FaceTime con Yris Palmer e Malika Haqq.

        Il discorso è nato quando Palmer ha raccontato di stare prendendo in considerazione la maternità surrogata per avere un altro bambino. Una possibilità sulla quale Kylie ha espresso un punto di vista molto personale, legato soprattutto alle sue precedenti gravidanze.

        Kylie Jenner e l’idea di un altro figlio

        «Credimi, l’idea di portare in grembo un altro bambino in questo momento mi sembra una follia», ha ammesso Jenner. Una frase che fotografa bene il suo stato d’animo attuale, ma che non equivale a escludere una futura maternità.

        Kylie è già madre di due figli avuti dalla precedente relazione con Travis Scott e, parlando della possibilità di ricorrere alla gestazione per altri, ha spiegato di non vedere al momento una ragione che la spinga in quella direzione.

        Maternità surrogata? Kylie Jenner spiega perché non ci pensa

        La 29enne ha ricordato di aver dato alla luce «bambini grandi e sani» e ha aggiunto che, proprio per questo, «non c’è davvero alcun motivo per cui io debba ricorrere a una madre surrogata».

        Il punto, dunque, non sembra essere la volontà di escludere categoricamente altri figli, quanto piuttosto la prospettiva di affrontare adesso un’altra gravidanza. E inevitabilmente le sue parole accendono i riflettori sulla relazione con Timothée Chalamet, diventata negli ultimi anni una delle storie più seguite dello showbiz internazionale.

        Timothée Chalamet e il futuro della coppia

        Kylie Jenner e Timothée Chalamet continuano la loro relazione senza trasformare ogni passaggio della vita privata in un annuncio pubblico. Anche per questo le parole della Jenner non vanno lette come la rivelazione di un progetto già deciso dalla coppia: durante la conversazione non ha annunciato una gravidanza né detto di stare programmando un figlio con l’attore.

        Ha però affrontato senza imbarazzo un argomento che riguarda inevitabilmente anche il suo futuro sentimentale. Un altro bambino? Oggi l’idea di una nuova gravidanza le sembra «una follia». Domani, evidentemente, si vedrà.

          Continua a leggere

          Cinema

          Addio a Tim Curry, morto a 80 anni: da Rocky Horror a Pennywise, il genio che trasformava ogni personaggio in un’icona

          Attore, cantante, uomo di teatro e straordinario interprete vocale, Tim Curry ha attraversato oltre mezzo secolo di spettacolo. Nel 2012 un grave ictus ne aveva compromesso la mobilità, senza riuscire a fermarne la carriera. Aveva 80 anni.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Tim Curry

            Tim Curry non aveva bisogno di molto per impossessarsi di una scena. Una voce inconfondibile, un sopracciglio sollevato, quel sorriso capace di diventare seducente o inquietante nel giro di pochi secondi. L’attore britannico è morto a 80 anni martedì 25 agosto nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles. La sua storica manager Marcia Hurwitz ha confermato la notizia, spiegando che Curry si è spento serenamente. La causa della morte non è stata resa pubblica.

            Nato il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire, Curry è stato attore, cantante, interprete teatrale e doppiatore. Una carriera lunga più di mezzo secolo, segnata da personaggi diversissimi eppure accomunati dalla sua capacità di renderli immediatamente riconoscibili.

            Su tutti, inevitabilmente, uno: Dr. Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show.

            Frank-N-Furter e il film diventato un rito collettivo

            Prima del cinema ci fu il teatro. Curry debuttò nel cast londinese di Hair nel 1968 e nel 1973 incontrò il personaggio destinato a inseguirlo per tutta la vita: lo scienziato alieno, libertino ed esagerato creato da Richard O’Brien per The Rocky Horror Show.

            Due anni dopo lo portò al cinema nel film diretto da Jim Sharman, accanto a Susan Sarandon, Barry Bostwick, Patricia Quinn, Meat Loaf e allo stesso O’Brien. Corsetto, calze a rete, tacchi, rossetto e un’interpretazione che rendeva Frank-N-Furter contemporaneamente seducente, minaccioso, comico e scandaloso.

            All’uscita nelle sale The Rocky Horror Picture Show non fu un successo. Furono le proiezioni di mezzanotte iniziate l’anno successivo a trasformarlo progressivamente in un fenomeno mondiale. Il pubblico cominciò a presentarsi vestito come i protagonisti, recitare le battute, cantare e ballare davanti allo schermo. Il film smise di essere semplicemente un film e diventò un rito che sarebbe sopravvissuto per mezzo secolo.

            Curry aveva compreso subito anche il rischio di un personaggio tanto potente: essere identificato per sempre con Frank-N-Furter. Scelse comunque di correrlo. E trascorse poi il resto della carriera dimostrando di poter essere molto altro.

            Dal Signore delle Tenebre al maggiordomo di Signori, il delitto è servito

            Nel 1982 interpretò Rooster Hannigan in Annie di John Huston. Nel 1985 Ridley Scott lo nascose sotto l’impressionante trucco del Signore delle Tenebre di Legend, trasformandolo in uno dei demoni cinematografici più riconoscibili del fantasy degli anni Ottanta.

            Nello stesso anno arrivò Wadsworth, il maggiordomo di Signori, il delitto è servito, commedia gialla ispirata al Cluedo diventata anch’essa un cult. Era un territorio perfetto per Curry: poteva essere esilarante senza smettere di sembrare vagamente pericoloso e inquietante mentre faceva ridere.

            La sua filmografia comprende anche Caccia a Ottobre Rosso, I tre moschettieri, Congo e I Muppet nell’isola del tesoro. In Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York gli bastarono invece le espressioni sospettose del concierge del Plaza Hotel per costruire un altro personaggio rimasto nella memoria del pubblico.

            Tim Curry fu il primo Pennywise capace di terrorizzare il pubblico

            Poi venne Pennywise. Nel 1990 Curry interpretò il clown assassino nella miniserie televisiva It, tratta dal romanzo di Stephen King, consegnando agli spettatori uno dei volti più inquietanti della televisione di quegli anni.

            Molto prima della versione cinematografica interpretata da Bill Skarsgård, il suo Pennywise trasformò palloncini rossi e tombini in oggetti capaci di mettere a disagio un’intera generazione.

            Il segreto era ancora una volta nel contrasto. Curry riusciva a far intravedere qualcosa di quasi amichevole dietro il mostro, rendendolo proprio per questo ancora più terrificante. Frank-N-Furter seduceva anche perché poteva essere pericoloso; Pennywise faceva paura proprio perché, almeno per qualche istante, poteva sembrare innocuo.

            Una carriera costruita anche sul teatro e sulla voce

            Ridurre Curry al cinema sarebbe però ingiusto. Il teatro rimase una parte fondamentale della sua vita artistica. A Broadway interpretò Mozart in Amadeus, fu il Pirate King in The Pirates of Penzance e molti anni dopo vestì i panni di Re Artù in Spamalot. Nel corso della carriera ottenne tre candidature ai Tony Award e due ai Laurence Olivier Award.

            Era inoltre un cantante autentico. Tra il 1978 e il 1981 pubblicò tre album solisti, Read My Lips, Fearless e Simplicity. La sua voce divenne successivamente uno strumento fondamentale anche nel doppiaggio e nell’animazione, permettendogli di costruire una seconda, vastissima carriera dietro il microfono.

            Nel 1991 vinse un Daytime Emmy e negli anni prestò la voce a decine di personaggi, compresi Nigel Thornberry e Darth Sidious in Star Wars: The Clone Wars.

            L’ictus del 2012 non riuscì a fermarlo

            La vita di Tim Curry cambiò radicalmente nel 2012, quando venne colpito da un grave ictus che gli lasciò pesanti conseguenze sulla mobilità e lo costrinse all’utilizzo della sedia a rotelle. Non significò però l’addio al lavoro.

            Curry continuò soprattutto grazie alla voce e tornò anche nell’universo che lo aveva reso celebre. Nel 2016 partecipò a The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again, questa volta nei panni del Criminologo narratore, mentre il ruolo di Frank-N-Furter venne affidato a Laverne Cox.

            Nel 2024 era tornato brevemente anche al cinema con un cameo nell’horror Stream, dopo quattordici anni di assenza dal grande schermo. Nel 2025 aveva pubblicato l’autobiografia Vagabond, raccontando la propria carriera e anche la lunga battaglia affrontata dopo l’ictus.

            Tim Curry lascia così una galleria di personaggi apparentemente inconciliabili: un alieno in corsetto e calze a rete, un clown assassino, un gigantesco demonio, un maggiordomo isterico, un pirata, un concierge sospettoso e decine di creature alle quali aveva regalato soltanto la voce.

            Ma sopra tutti continuerà probabilmente a esserci Frank-N-Furter e quella frase diventata il manifesto di Rocky Horror: «Don’t dream it, be it». Non limitarti a sognarlo, sii ciò che vuoi essere.

            Curry lo fece per tutta la carriera. E forse è proprio per questo che, mezzo secolo dopo quel primo ingresso in corsetto e tacchi a spillo, nessuno è ancora riuscito davvero a sostituirlo.

              Continua a leggere

              Cinema

              Isabella Rossellini, da Locarno a Spoleto nel ricordo di Robert Wilson. E le sue tre pecore si chiamano Ma, Gna e Ni per Anna Magnani

              Isabella Rossellini partecipa all’omaggio a Robert Wilson e intanto nel suo ranch rende un tributo decisamente originale ad Anna Magnani: ha chiamato tre pecore Ma, Gna e Ni, componendo il cognome dell’attrice che amò suo padre Roberto Rossellini.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                Isabella Rossellini non si ferma mai. Dopo il Festival di Locarno, l’attrice è arrivata a Spoleto come ospite della Carla Fendi Foundation per l’omaggio dedicato a Robert Wilson. Cinema, teatro, arte e memoria familiare continuano così a intrecciarsi nella vita della figlia di Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, che riesce però a rendere sorprendente persino un capitolo apparentemente lontanissimo dal grande schermo: quello delle pecore che alleva nel suo ranch.

                Tre di loro hanno infatti nomi molto particolari: Ma, Gna e Ni. Messe una accanto all’altra formano Magnani, un omaggio affettuoso e ironico alla grande Anna Magnani, protagonista non soltanto della storia del cinema italiano ma anche di una pagina fondamentale della vita sentimentale di suo padre.

                Isabella Rossellini da Locarno a Spoleto

                L’estate di Isabella Rossellini continua all’insegna dei grandi appuntamenti culturali. Dopo la presenza al Festival di Locarno, l’attrice ha raggiunto Spoleto, ospite della Carla Fendi Foundation nell’ambito dell’omaggio dedicato a Robert Wilson.

                Un altro appuntamento che conferma il rapporto mai interrotto di Rossellini con il cinema e il teatro internazionali, accanto a quella vita nella natura che da anni rappresenta l’altra grande dimensione della sua quotidianità.

                Le pecore Ma, Gna e Ni in omaggio ad Anna Magnani

                Ed è proprio nel ranch di Isabella che compare un piccolo e curioso pezzo di storia del cinema. L’attrice ha deciso di chiamare tre delle sue pecore Ma, Gna e Ni. Basta pronunciare i tre nomi in sequenza per scoprire il gioco: Magnani.

                Il riferimento è naturalmente ad Anna Magnani, musa e compagna di Roberto Rossellini, con il quale visse un’intensa relazione personale e artistica. Un sodalizio entrato nella storia del cinema anche grazie a film come Roma città aperta.

                Da Anna Magnani a Ingrid Bergman, una storia diventata cinema

                Il rapporto tra Magnani e Rossellini terminò quando nella vita del regista arrivò Ingrid Bergman. La loro relazione provocò uno scandalo internazionale e dalla loro unione nacquero tre figli, tra i quali Isabella.

                Una storia familiare complessa che Rossellini ha scelto di ricordare senza pesantezza e con un omaggio pieno di ironia. Anna Magnani non era sua madre, ma appartiene inevitabilmente alla storia di suo padre e quindi, in qualche modo, anche alla sua. Nel ranch di Isabella quel pezzo di Novecento oggi pascola tranquillamente diviso in tre: Ma, Gna e Ni.

                  Continua a leggere
                  Advertisement
                  Musica30 minuti ago

                  Marco Mengoni testimone di nozze al matrimonio degli amici Mario e Giulio: canta per gli sposi dopo la proposta d’amore fatta a San Siro

                  Ansia, solitudine e approvazione digitale: l'indagine della Asl Roma 3 svela l'impatto dei social network sul benessere mentale degli under 35
                  Benessere60 minuti ago

                  Ansia, solitudine e approvazione digitale: l’indagine della Asl Roma 3 svela l’impatto dei social network sul benessere mentale degli under 35

                  Cinema1 ora ago

                  Kylie Jenner pensa a un figlio con Timothée Chalamet? «Un’altra gravidanza adesso mi sembra una follia», ma non chiude la porta

                  Perché i cani sono attratti dai rifiuti di casa? Le spiegazioni del comportamento e i consigli utili per eliminare la cattiva abitudine
                  Animali2 ore ago

                  Perché i cani sono attratti dai rifiuti di casa? Le spiegazioni del comportamento e i consigli utili per eliminare la cattiva abitudine

                  Gossip2 ore ago

                  Alessia Marcuzzi e Tiago Schietti sempre più innamorati: a Mykonos ballo romantico, coccole e baci. Ma lei stavolta è troppo “(a)lessa”

                  Tim Curry
                  Cinema13 ore ago

                  Addio a Tim Curry, morto a 80 anni: da Rocky Horror a Pennywise, il genio che trasformava ogni personaggio in un’icona

                  Personaggi e interviste14 ore ago

                  Amanda Lear punge Madonna dalla Versilia: «Ha imitato la mia acconciatura». Poi tutti ai Bagni Vittoria tra culatello e champagne

                  Personaggi e interviste15 ore ago

                  Madonna festeggia 68 anni a Corfù: due giorni di party con Akeem Morris, abiti Dolce & Gabbana e musica italiana dei The Cool Boyz

                  Cinema15 ore ago

                  Isabella Rossellini, da Locarno a Spoleto nel ricordo di Robert Wilson. E le sue tre pecore si chiamano Ma, Gna e Ni per Anna Magnani

                  Monica Bellucci tra i ricordi in Umbria e la svolta nei ruoli al cinema: "Da madre valuto con attenzione i film dopo Irréversible"
                  Personaggi16 ore ago

                  Monica Bellucci tra i ricordi in Umbria e la svolta nei ruoli al cinema: “Da madre valuto con attenzione i film dopo Irréversible”

                  Ultime notizie