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Cinema

Dario Argento ricoverato a Ischia per crisi respiratoria: «Non vedo l’ora di tornare a lavoro»

Ottantacinque anni, icona del cinema horror, Dario Argento è stato colto da un malore durante le vacanze sull’isola. In corso accertamenti per una broncopneumopatia riacutizzata. Potrebbe essere trasferito, ma ai sanitari ha già confidato la voglia di riprendere i progetti in sospeso.

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    Paura, ma nessun allarme rosso, per Dario Argento. Il regista romano, 85 anni, è stato ricoverato stamane all’ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno, a Ischia, dopo aver accusato una crisi respiratoria. Secondo quanto trapelato da fonti sanitarie, si tratterebbe di un episodio legato al riacutizzarsi di una broncopneumopatia di cui soffrirebbe da tempo.

    Il maestro del brivido si trovava in vacanza sull’isola quando, nelle ultime ore, le sue condizioni si sono aggravate. Al punto da spingerlo a recarsi al pronto soccorso. Dopo il primo intervento, i medici hanno disposto una serie di accertamenti strumentali per valutare la situazione. Al momento le condizioni non vengono considerate gravi, ma si sta valutando l’ipotesi di un trasferimento in un reparto specifico della struttura isolana.

    Nonostante il ricovero, Argento è apparso determinato e di buon umore. Agli infermieri avrebbe confidato di non vedere l’ora di tornare al lavoro. Confermando la tempra di chi, anche davanti a un imprevisto di salute, non perde la voglia di progettare e creare.

    Dario Argento è un habitué di Ischia: l’ha scelta più volte come meta per le sue estati e come palcoscenico per partecipare all’Ischia Global Fest, la kermesse cinematografica diretta da Pascal Vicedomini. La sua presenza sull’isola, in qualche modo, fa parte della memoria affettiva del luogo.

    Nato a Roma nel 1940, Argento ha riscritto il linguaggio del giallo all’italiana, trasformandolo in un’esperienza visiva e sensoriale senza eguali. Da “L’uccello dalle piume di cristallo” a “Profondo rosso”, fino a “Suspiria”, le sue opere hanno imposto un’estetica riconoscibile: colori saturi, luci innaturali, movimenti di macchina che diventano parte integrante della narrazione. Un marchio di fabbrica che ha influenzato registi in ogni angolo del mondo, dal thriller al cinema d’autore.

    Per ora, i riflettori sono puntati sulla sua salute, ma c’è da scommettere che, appena possibile, tornerà a raccontare storie capaci di far trattenere il fiato.

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      Cinema

      Brad Pitt confessa il suo inferno: “Ero a terra, gli Alcolisti Anonimi mi hanno salvato la vita”

      Brad Pitt racconta la dipendenza dall’alcol e il ruolo decisivo degli Alcolisti Anonimi: “Quelle persone erano sincere, vulnerabili, vere. Mi hanno cambiato”.

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        Per anni Brad Pitt è stato l’uomo che sembrava avere tutto: fama mondiale, bellezza, Oscar, soldi, successo. Poi improvvisamente il crollo. E oggi, per la prima volta in modo così diretto e senza filtri, l’attore americano racconta il momento in cui ha toccato il fondo e come gli Alcolisti Anonimi siano riusciti a salvarlo.

        “Ero letteralmente a terra, completamente disperato”. Parole pesantissime, soprattutto perché pronunciate da una delle più grandi star del pianeta. Un uomo abituato per decenni a nascondere fragilità dietro il mito hollywoodiano del sex symbol invincibile.

        Brad Pitt e il periodo più buio della sua vita

        L’attore ha spiegato di aver attraversato una fase devastante, segnata da dipendenza, isolamento emotivo e perdita di controllo. Un periodo che molti collegano agli anni successivi alla separazione da Angelina Jolie e alla lunga battaglia familiare che ne è seguita.

        Ma il punto più forte del suo racconto non è soltanto la caduta. È il modo in cui descrive la rinascita.

        Secondo Pitt, ciò che lo ha colpito entrando alle riunioni degli Alcolisti Anonimi è stata soprattutto “la sincerità cruda e contagiosa” delle persone presenti in quelle stanze. Nessuna maschera, nessuna recita, nessun personaggio da difendere.

        “Da timido a dipendente dalle riunioni”

        Brad Pitt ha raccontato di essere arrivato agli incontri quasi con vergogna, chiuso in sé stesso e diffidente. Poi qualcosa è cambiato.

        “Da timido a completamente dipendente dalle riunioni”, ha confessato. Un passaggio che descrive perfettamente il peso che quel percorso ha avuto nella sua vita.

        Per una superstar mondiale abituata ai red carpet, agli hotel di lusso e alla protezione costante dell’immagine pubblica, ritrovarsi seduto in una stanza ad ascoltare sconosciuti parlare delle proprie fragilità è stato uno shock emotivo enorme.

        Una confessione che colpisce Hollywood

        La sincerità di Pitt ha colpito profondamente anche perché Hollywood, storicamente, ha sempre costruito miti perfetti, quasi invulnerabili. E invece oggi uno degli uomini più famosi del mondo ammette apertamente di essersi sentito distrutto.

        È proprio questo a rendere la sua testimonianza così potente: il fatto che non parli da divo irraggiungibile, ma da uomo che ha perso equilibrio, lucidità e forza.

        La dipendenza raccontata senza vergogna

        Le parole dell’attore stanno facendo il giro del mondo anche per un altro motivo: contribuiscono a cambiare il modo in cui vengono percepite dipendenze, terapia e percorsi di recupero.

        Per anni ammettere pubblicamente di frequentare gli Alcolisti Anonimi veniva vissuto quasi come uno stigma. Oggi invece una figura gigantesca come Brad Pitt racconta quel percorso senza imbarazzo, anzi attribuendogli il merito di avergli restituito una direzione.

        E forse è proprio questo il punto più importante della sua confessione: trasformare qualcosa che molti vivono nel silenzio e nella vergogna in un’esperienza profondamente umana.

        Un Brad Pitt diverso da quello di sempre

        Negli ultimi anni Pitt è apparso sempre più distante dall’immagine patinata costruita negli anni Novanta e Duemila. Più riflessivo, più fragile, più disposto a raccontare anche le crepe.

        E oggi, con questa confessione, sembra definitivamente caduta la barriera tra la leggenda hollywoodiana e l’uomo reale.

        Perché dietro il volto perfetto di Fight Club, Ocean’s Eleven e C’era una volta a… Hollywood, Brad Pitt ha mostrato qualcosa che il pubblico vede raramente nelle star: la paura di non riuscire più a rialzarsi.

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          Cinema

          Isabelle Adjani benedice il remake di Possession: “Margaret Qualley è perfetta per il mio ruolo”

          Isabelle Adjani rompe il silenzio sul remake di Possession e promuove Margaret Qualley, scelta per raccogliere l’eredità di uno dei ruoli più folli e iconici della storia del cinema.

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            Quando si tocca Possession, il rischio di scatenare una guerra tra cinefili è altissimo. Perché il capolavoro disturbante e maledetto di Andrzej Żuławski non è semplicemente un film: è un’esperienza estrema, una discesa nella follia diventata negli anni un culto assoluto del cinema horror e psicologico.

            Eppure stavolta arriva una reazione che nessuno si aspettava. Isabelle Adjani, protagonista leggendaria del film originale del 1981, ha accolto con entusiasmo la notizia del remake e soprattutto la scelta di Margaret Qualley per interpretare il personaggio che la rese immortale.

            Isabelle Adjani approva Margaret Qualley

            L’attrice francese, indimenticabile nel ruolo devastante e isterico di Anna in Possession, avrebbe reagito con grande favore alla notizia del remake. E il motivo è anche personale.

            Anni fa Margaret Qualley aveva infatti dichiarato pubblicamente di assomigliare a Isabelle Adjani persino più di sua madre, l’attrice Andie MacDowell. Una frase rimasta evidentemente impressa alla diva francese, che oggi sembra vedere nella giovane attrice americana una sorta di erede naturale.

            Per molti fan del cinema d’autore e horror psicologico, si tratta quasi di una benedizione ufficiale. Perché Possession non è un film qualsiasi e sostituire Isabelle Adjani in quel ruolo sembrava fino a ieri un’impresa impossibile.

            Il film maledetto che ha segnato il cinema

            Uscito nel 1981, Possession è diventato col tempo uno dei film più inquietanti e iconici della storia del cinema europeo. Un’opera violenta, allucinata e profondamente disturbante, capace di mescolare crisi matrimoniale, horror corporeo e follia psicologica in modo unico.

            La performance di Isabelle Adjani è ancora oggi considerata una delle interpretazioni più estreme mai viste sul grande schermo. La celebre scena nella metropolitana di Berlino resta uno dei momenti più scioccanti e studiati della storia del cinema contemporaneo.

            Margaret Qualley raccoglie un’eredità pesantissima

            Per Margaret Qualley la sfida è enorme. Negli ultimi anni l’attrice americana ha costruito una carriera sempre più sofisticata tra cinema indipendente, thriller psicologici e produzioni d’autore, diventando uno dei volti più richiesti della nuova Hollywood.

            Ma confrontarsi con Possession significa entrare direttamente in territorio sacro per intere generazioni di appassionati. E proprio per questo l’approvazione pubblica di Isabelle Adjani pesa tantissimo.

            Il remake divide già i fan

            Naturalmente la notizia del remake sta già dividendo il pubblico. Molti cinefili considerano Possession un’opera intoccabile, impossibile da replicare senza tradirne la forza originale. Altri invece vedono nel progetto l’occasione per riportare al centro un film che per anni è rimasto confinato nel culto underground.

            La presenza di Margaret Qualley, attrice capace di alternare fragilità e inquietudine con grande intensità fisica, viene comunque considerata uno dei pochi casting davvero plausibili per affrontare un personaggio tanto estremo.

            Isabelle Adjani resta il fantasma impossibile da superare

            Qualunque sarà il risultato finale, una cosa appare già chiara: il remake dovrà inevitabilmente convivere con il fantasma gigantesco di Isabelle Adjani.

            Perché il suo volto deformato dalla follia, le urla, il corpo spezzato nella celebre scena della metropolitana e quella performance quasi autodistruttiva sono ormai parte della storia del cinema.

            Ed è forse proprio questo il dettaglio più sorprendente: vedere una leggenda vivente come Adjani non difendere gelosamente il proprio mito, ma scegliere invece di passare idealmente il testimone a Margaret Qualley.

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              Cinema

              Miguel Ángel Silvestre manda in tilt i social: fascino Armani e cinema d’autore nel futuro dell’attore spagnolo

              Tra moda, cinema e fascino internazionale, Miguel Ángel Silvestre continua a conquistare pubblico e brand. Presto sarà tra i protagonisti del nuovo film firmato Ferzan Ozpetek.

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                Basta una foto. Una soltanto. E improvvisamente i social sembrano perdere lucidità collettiva. Stavolta il protagonista del delirio digitale è Miguel Ángel Silvestre, attore, modello e ormai icona internazionale di eleganza maschile, tornato virale grazie a uno scatto che ha letteralmente incendiato Instagram e X.

                Fisico scolpito, sguardo magnetico e quell’aria da uomo irraggiungibile ma allo stesso tempo incredibilmente naturale: Silvestre continua a essere uno dei volti più amati del panorama europeo. E il pubblico italiano si prepara anche a ritrovarlo presto sul grande schermo.

                Miguel Ángel Silvestre nel nuovo film di Ozpetek

                L’attore sarà infatti uno dei protagonisti del nuovo film di Ferzan Ozpetek, regista che da anni costruisce cinema fatto di sensualità, malinconia e relazioni umane raccontate con grande eleganza visiva.

                La presenza di Miguel Ángel Silvestre nel cast ha immediatamente aumentato l’attesa attorno al progetto, anche perché l’attore spagnolo sembra perfettamente compatibile con l’universo estetico e sentimentale del cinema di Ozpetek.

                Il legame con Giorgio Armani

                Ma Miguel Ángel Silvestre non è soltanto cinema. Da tempo il suo volto è legato anche all’universo di Giorgio Armani. L’attore è infatti uno dei personaggi maschili più riconoscibili associati allo stile Armani, presenza frequente sui red carpet, alle sfilate e negli eventi speciali del marchio.

                Nel tempo tra Silvestre e Giorgio Armani si è creato un rapporto molto forte, costruito su un’affinità estetica evidente: sobrietà, eleganza mai urlata, sensualità trattenuta e raffinatezza quasi cinematografica.

                Un tipo di mascolinità lontanissima dagli eccessi social di oggi e proprio per questo ancora più affascinante.

                Il sex symbol elegante che piace ai social

                Il successo di Miguel Ángel Silvestre racconta anche un altro fenomeno interessante: il ritorno del sex symbol elegante. Non il personaggio aggressivo o costruito artificialmente per TikTok, ma una figura più classica, quasi da cinema anni Novanta, capace di unire moda, fascino e credibilità artistica.

                Ed è probabilmente questo il motivo per cui ogni sua apparizione online scatena reazioni così forti. Perché Silvestre riesce ancora a incarnare qualcosa che oggi sembra rarissimo: il glamour senza ostentazione.

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