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I film del 2025: l’anno del ciclone Zalone, tra record globali e cinema che fa discutere
Checco Zalone domina il botteghino italiano e riporta in sala numeri da evento, mentre Hollywood e il cinema internazionale dividono tra blockbuster, film d’autore premiatissimi e pellicole politiche che accendono il dibattito. Ecco cosa resterà davvero di quest’anno sul grande schermo
Il 2025 del cinema sarà ricordato, prima di tutto, come l’anno del ritorno di Checco Zalone. Dopo sei anni di assenza, “Buen Camino” ha letteralmente travolto il box office italiano: sale piene, entusiasmo del pubblico e numeri che sfiorano i 40 milioni di euro in pochi giorni. Un risultato che supera perfino “Avatar: Fuoco e Cenere”, arrivato una settimana prima e dato per dominatore delle feste. È la conferma che, quando Zalone decide di tornare, il cinema si trasforma in evento collettivo.
Al tempo stesso, guardando al panorama internazionale, il titolo simbolo dell’anno è “Anora” di Sean Baker, film indipendente capace di fare ciò che sembrava impossibile: vincere tutto. Palma d’oro, cinque Oscar tra cui miglior film e regia, premi internazionali e incassi sorprendenti per una produzione piccolo budget. La storia della stripper di Brooklyn che precipita in un vortice di amore, potere e violenza ha mostrato che il cinema d’autore, quando è potente, può ancora dominare la scena globale.
Un capitolo a parte riguarda l’animazione, che nel 2025 ha vissuto un momento storico. “Ne Zha 2” è diventato il film d’animazione con il maggiore incasso di sempre, superando quota 2,2 miliardi di dollari, mentre “Zootopia 2” ha stabilito record di velocità al botteghino, cancellando ogni dubbio: il pubblico mondiale ha ancora voglia di cinema per famiglie, se è capace di parlare anche agli adulti.
Tra le produzioni hollywoodiane più attese, “Superman” di James Gunn ha riportato l’Uomo d’Acciaio al centro di una narrazione emotiva e moderna, convincendo critica e pubblico con un approccio più umano e meno muscolare. Accanto a lui, Tom Cruise ha rilanciato la saga di “Mission: Impossible” con “The Final Reckoning”, film spettacolare, adrenalinico, e perfino da Guinness per le folli imprese del suo protagonista.
Ma il 2025 non è stato solo incassi e franchise. Ha fatto discutere “28 Years Later” di Danny Boyle, che ha riportato il pubblico nell’incubo pandemico in una versione più cupa e politica, mentre il Marvel Cinematic Universe ha provato a cambiare registro con “Thunderbolts”, antieroi e tonalità più oscure rispetto ai canoni classici.
C’è poi il cinema che sceglie di essere scomodo. “The Voice of Hind Rajab”, con la sua costruzione minimale e il suo dolore senza filtri, è stato uno dei film più intensi dell’anno. Paul Thomas Anderson ha firmato un’opera politica aspra e divisiva, Guillermo del Toro ha trasformato “Frankenstein” in un viaggio personale tra dolore e identità e Jacques Audiard con “Emilia Pérez” ha scosso pubblico e critica nel bene e nel male.
Infine, “Avatar: Fuoco e Cenere” ha confermato la potenza visiva di James Cameron, pur senza replicare la magia irripetibile dei primi due capitoli. Una macchina spettacolare, forse meno sorprendente, ma ancora capace di dettare standard tecnici.
Nel complesso, il 2025 è stato un anno pieno, contraddittorio, vibrante. Il cinema ha incassato, ha diviso, ha fatto arrabbiare, ha commosso e soprattutto è tornato ad avere peso culturale. E, in tempi come questi, non è poco.
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Salute
Abbuffate delle feste: perché mangiare troppo può fare male e come arrivare sani a fine vacanze
Non è solo una questione di linea: eccessi alimentari ripetuti possono influire su digestione, metabolismo e benessere generale. Ecco come “sopravvivere” alle feste senza rinunce drastiche.
Le festività sono da sempre sinonimo di convivialità e tavole imbandite. Panettoni, arrosti, fritti e dolci fatti in casa si susseguono per giorni, spesso senza pause. Mangiare in compagnia fa parte della tradizione, ma gli esperti ricordano che gli eccessi ripetuti possono avere conseguenze sul corpo, anche nel breve periodo.
Cosa succede quando si mangia troppo
Un pasto abbondante ogni tanto non rappresenta un problema per una persona sana. Diverso è il caso di più giorni consecutivi di sovralimentazione. Il primo organo a risentirne è l’apparato digerente: gonfiore, acidità, reflusso e sonnolenza post-prandiale sono segnali comuni. L’eccesso di grassi e zuccheri può inoltre provocare picchi glicemici, affaticando pancreas e fegato. Nei soggetti predisposti, aumentano anche i valori di colesterolo e trigliceridi.
Non va trascurato l’effetto sull’intestino: pasti irregolari e poveri di fibre rallentano la digestione e favoriscono stitichezza o diarrea. A tutto questo si aggiunge la ritenzione idrica, legata soprattutto al consumo di sale e alcol.
Alcol e dolci: il doppio rischio
Durante le feste, l’alcol accompagna spesso ogni portata. Un consumo eccessivo può disidratare l’organismo, disturbare il sonno e appesantire ulteriormente il fegato, già impegnato a metabolizzare i grassi. I dolci, invece, apportano zuccheri semplici che danno energia immediata ma di breve durata, favorendo stanchezza e fame precoce.
Come affrontare le feste senza sensi di colpa
La parola chiave non è “rinuncia”, ma equilibrio. Gli nutrizionisti consigliano di ascoltare i segnali di fame e sazietà, evitando di mangiare solo per abitudine. Scegliere porzioni più piccole consente di assaggiare tutto senza esagerare. Anche l’ordine dei piatti conta: iniziare con verdure o insalate aiuta a controllare l’appetito.
Tra un pranzo e l’altro è utile tornare a pasti semplici e leggeri, privilegiando alimenti facilmente digeribili. Bere acqua a sufficienza favorisce la digestione e contrasta la ritenzione. Una passeggiata quotidiana, anche breve, stimola il metabolismo e migliora l’umore.
Il giorno dopo non serve “punirsi”
Saltare i pasti o seguire diete drastiche subito dopo le feste è una strategia controproducente. Il corpo ha bisogno di regolarità per ritrovare l’equilibrio. Riprendere gradualmente una routine alimentare sana e un’attività fisica moderata è la scelta più efficace.
Godersi le feste in modo consapevole
Mangiare fa parte del piacere delle festività, ma la salute non va messa in pausa. Con piccoli accorgimenti e un approccio più consapevole, è possibile godersi pranzi e cene senza arrivare a gennaio stanchi e appesantiti. Le feste finiscono, il benessere resta: ed è il miglior regalo da portare con sé nel nuovo anno.
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Carla Bruni, il sorriso dopo la paura: «Ho detto addio al cancro, la terapia ormonale è dura ma ti salva la vita. Fate prevenzione»
Carla Bruni torna a parlare apertamente del tumore al seno che le era stato diagnosticato nel 2019. Oggi il capitolo è chiuso, ma la cantante e modella non dimentica il peso delle cure e il valore enorme della prevenzione: «La terapia ormonale è pesante, ma efficace. Fate screening annuali, se potete». Un messaggio forte, umano e necessario.
Carla Bruni sorride. E quel sorriso, oggi, vale molto più di qualsiasi passerella, foto di copertina o apparizione glamour. A distanza di anni dalla diagnosi di tumore al seno ricevuta nel 2019, l’ex Première Dame di Francia può finalmente dire una parola che sa di liberazione: fine. Il percorso medico è concluso, ma il racconto resta, insieme al desiderio di trasformare un’esperienza personale in un messaggio pubblico.

«La terapia è pesante, ma ti salva la vita»
Con la sincerità che l’ha sempre caratterizzata, Carla Bruni non edulcora la realtà: la terapia ormonale, parte fondamentale del suo percorso, è stata impegnativa, «abbastanza pesante», come l’ha definita lei stessa. Ma allo stesso tempo ribadisce quanto sia stata decisiva. La medicina, la costanza dei controlli, la forza psicologica. Tre pilastri che, insieme, le hanno permesso di arrivare a questo nuovo traguardo.
Il valore della prevenzione
La sua voce, oggi, non è soltanto quella di una star internazionale, ma quella di una donna che ha attraversato la fragilità e ne è uscita più consapevole. «Non esitate a fare screening annualmente, se è possibile», ha detto rivolgendosi soprattutto alle altre donne. Un invito semplice, concreto, diretto: la prevenzione non è un dettaglio, è uno strumento fondamentale per salvare vite.
Dal dolore alla condivisione: la forza di raccontarsi
Negli ultimi anni Carla Bruni non ha nascosto il suo percorso, scegliendo più volte di parlarne pubblicamente. Non per spettacolarizzare la malattia, ma per normalizzarla, per ridurre quella paura che spesso spinge a rimandare controlli e visite. Oggi, come allora, il suo messaggio è chiaro: informarsi, ascoltare il proprio corpo, affidarsi ai medici.
Quel sorriso, oggi, racconta una rinascita. E anche se il cammino non è stato semplice, Carla Bruni dimostra ancora una volta che la bellezza più potente è quella che nasce dalla vita vera, dalla forza e dalla consapevolezza.
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Trump oltre ogni limite: l’attacco a Rob Reiner anche davanti alla morte scandalizza persino i repubblicani
La morte di Rob Reiner e della moglie Michele, uccisi dal figlio a Los Angeles, è cronaca. A far esplodere il caso politico è però il messaggio di Donald Trump: un finto cordoglio trasformato in un attacco feroce, pieno di insulti e ossessioni personali. Un’uscita che non solo indigna i democratici, ma viene giudicata inaccettabile anche da esponenti repubblicani, costretti a prendere le distanze da un presidente incapace di fermarsi nemmeno davanti alla morte.
La tragedia è chiara, verificata, raccontata. Rob Reiner e la moglie Michele sono stati uccisi dal figlio nella loro casa di Los Angeles. Una vicenda drammatica, che avrebbe richiesto silenzio, rispetto, misura. Donald Trump ha scelto invece un’altra strada: usare la morte come palcoscenico personale.
Il “cordoglio” che diventa insulto
Sul suo social Truth, il presidente americano ha pubblicato un messaggio che formalmente si apre con una frase di circostanza, ma che in poche righe si trasforma in un attacco violento. Reiner viene definito “paranoico”, “ossessionato”, affetto da una presunta “sindrome da squilibrio di Trump”, arrivando a suggerire che la sua morte sia collegata alla rabbia che avrebbe “provocato negli altri”.
Un linguaggio che non ha nulla di istituzionale e che scavalca anche i precedenti eccessi trumpiani: non è più polemica politica, è accanimento postumo.
La morte come pretesto narrativo
Il punto non è lo scontro ideologico tra Trump e Reiner, noto da anni. Il regista è stato una delle voci più critiche del trumpismo culturale e politico. Ma qui il bersaglio non è un avversario vivo, in grado di rispondere: è un morto. E la tragedia familiare diventa un pretesto per ribadire la centralità del presidente, la sua ossessione per chi lo ha contrastato, la necessità di riscrivere ogni evento in funzione di sé.
Un meccanismo che molti osservatori, anche conservatori, hanno definito “indegno del ruolo presidenziale”.
Il gelo dei repubblicani e le prese di distanza
Ed è qui che il caso esplode davvero. Perché questa volta non sono solo i democratici a reagire. Diversi esponenti repubblicani, parlamentari e commentatori vicini al partito, hanno parlato apertamente di “parole inaccettabili”, “uscita vergognosa”, “mancanza totale di umanità”. C’è chi ha ricordato che la libertà di critica politica non può mai giustificare l’assenza di rispetto davanti a una morte violenta, soprattutto quando arriva da un presidente in carica.
Non una difesa compatta, quindi, ma imbarazzo, silenzi pesanti e prese di distanza che segnano una frattura evidente.
Un precedente che resta
Trump non ha colpito solo la memoria di Rob Reiner. Ha colpito l’idea stessa di limite. Ha dimostrato che, nel suo racconto del mondo, non esiste un momento in cui fermarsi, nemmeno davanti a un lutto, nemmeno davanti a un omicidio.
Ed è forse per questo che, per una volta, anche una parte del suo stesso campo ha scelto di dire basta.
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