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Cinema

Il gladiatore 2: aria da Oscar per il sequel, sempre firmato da Ridley Scott

Per il seguito tanto atteso, i primi commenti sono davvero entusiastici. In Italia per vederlo in sala dovremo aspettare il prossimo 14 novembre.

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    Senza dubbio uno dei titoli più attesi dell’autunno. Soprattutto dopo il flop di Megalopolis di Francis Ford Coppola e quello di Joker: Folie à deux, con Joaquin Phoenix e Lady Gaga. I botteghini Usa lo stanno aspettando come una manna dal cielo, per risollevarsi dai mancati guadagni di queste ultime due pellicole, sui quali avevano puntato molto in alto in termini di aspettative. Si tratta de Il gladiatore 2, sequel cinematografico sempre diretto da un grande come Ridley Scott, che arriva nelle nostre sale il 14 novembre (il 22 in quelle americane).

    Un’anteprima per addetti ai lavori

    I primi commenti, a seguito di un’anteprima a Los Angeles per i votanti degli Ampas (i premi del sindacato produttori) e dei Sag (i premi del sindacato attori) fanno sperare bene, anzi… benissimo! I commenti di alcuni operatori del settore hanno i toni enfatici di “un’epopea visivamente sbalorditiva, un cast stellare e un’azione che lascia senza fiato”. C’è chi già chi indica Paul Mescal (che ha ereditato il pesante fardello del ruolo che fu di Russell Crowe) e Denzel Washington come lanciati nella corsa agli Oscar. Qualcun altro parla addirittura – magari esagerando un po’ – si uno dei film più belli di tutti i tempi.

    La prossima proiezione a Tokyo

    I primi fortunati esponenti el pubblico che avranno l’occasione di vedere il film saranno quelli presenti il 5 novembre ad un’altra anteprima, quella del festival giapponese di Tokyo. Per il regista 86enne di Alien, Blade Runner e The martian, questa potrebbe rappresentare l’occasione per agguantare l’Oscar che gli è sempre sfuggito in più di cinquant’anni di carriera. Nonostante quattro meritatissime candidature.

    Il plot

    Anni dopo aver assistito alla tragica morte del venerato eroe Massimo Decimo Meridio per mano del suo perfido zio, Lucio (interpretato da Paul Mescal) si trova costretto a combattere nel Colosseo dopo che la sua patria viene conquistata da parte di due tirannici imperatori, che ora governano Roma. Animato da un’incontenibile rabbia e il destino dell’Impero appeso a un filo, Lucio affronta a viso aperto pericoli e nemici. Riscoprendo nel suo passato la forza e l’onore necessari per riportare la gloria di Roma nelle mani del suo popolo.

    Figlio illegittimo dell’eroe interpretato nel film originale da Russell Crowe

    Il gladiatore II vede Paul Mescal interpretare un Lucio Vero II adulto, nipote dell’imperatore Commodo del film originale, interpretato da Joaquin Phoenix. Quel Lucio che il trailer in rete ha svelato essere figlio illegittimo di Massimo Decimo Meridio. Nel cast di questo successo annunciato anche Pedro Pascal, Joseph Quinn, Fred Hechinger, Lior Raz, Derek Jacobi e Connie Nielsen.

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      Cinema

      Il Re del Pop raddoppia tra i record e il velo del silenzio

      Dopo il successo travolgente al botteghino del primo capitolo, Lionsgate annuncia ufficialmente il sequel del biopic su Michael Jackson: le riprese potrebbero iniziare già entro l’anno.

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      Il Re del Pop raddoppia tra i record e il velo del silenzio

        Non è passato neanche il tempo di smaltire l’adrenalina della prima mondiale che il verdetto è già scritto: Michael non resterà un caso isolato. La notizia che il biopic dedicato a Michael Jackson avrà un seguito non è solo un’indiscrezione per addetti ai lavori, ma una certezza industriale confermata dai vertici di Lionsgate. D’altronde, i segnali erano inequivocabili. Il film attualmente nelle sale si chiude con una promessa che sa di minaccia per i detrattori e di estasi per i fan: «His story continues…».

        Con i record d’incassi polverizzati in una sola settimana, la macchina produttiva non ha intenzione di fermarsi. Tuttavia, l’annuncio solleva un polverone di interrogativi etici e narrativi. Se il primo capitolo si ferma a metà degli anni Ottanta, l’epoca d’oro di Thriller e del Bad World Tour, cosa sceglieranno di mostrare (o nascondere) gli eredi della popstar nel secondo atto?

        Un seguito tra musica e tabù

        Adam Fogelson, leader di Lionsgate, ha rotto gli indugi durante una recente puntata del podcast The Town With Matt Belloni. Secondo il dirigente, il sequel potrebbe entrare in produzione prestissimo, tra la fine del 2026 e il 2027. La motivazione ufficiale risiede nell’abbondanza di materiale: “C’è una quantità enorme di musica e di esperienze di vita che giustificherebbero non uno, ma più film”, ha dichiarato Fogelson.

        L’esempio citato per illustrare il potenziale del seguito è l’iconica esibizione del Super Bowl del 1993. Un momento di gloria planetaria che, però, coincide cronologicamente con l’inizio delle tempeste giudiziarie che avrebbero segnato per sempre la reputazione di Jackson. Quando però il discorso cade sulla gestione delle accuse di abusi sessuali, la diplomazia prende il sopravvento: “È una questione complicata, non sono la persona giusta per parlarne ora”, ha glissato Fogelson, lasciando intendere che il terreno sia più che mai scivoloso.

        Il peso dell’eredità e il “taglio” da 15 milioni

        Il successo commerciale di Michael cammina parallelamente a una ferocissima pioggia di critiche. Molti recensori internazionali, tra cui quelli di Euronews Culture, hanno stroncato l’opera definendola “pessima” e “agiografica al limite dell’offensivo”. Al centro dello scandalo produttivo ci sarebbe un’iniezione di circa 15 milioni di dollari da parte dell’Eredità Jackson, servita specificamente per rigirare l’ultimo atto della pellicola.

        L’obiettivo di tale investimento sarebbe stato quello di ripulire la sceneggiatura da qualsiasi riferimento, anche minimo, alle controversie legali e ai comportamenti problematici dell’artista. Il risultato, secondo i critici, è un prodotto “trasparente”, privo di conflitti reali e pensato esclusivamente per vendere dischi e celebrare un mito senza macchia. Un film che si rivolge ai fan meno esigenti, desiderosi solo di vedere spettacolari ricostruzioni coreografiche piuttosto che la complessità umana di un uomo tormentato.

        Cosa aspettarsi dal futuro?

        Il dilemma del sequel resta quindi tutto politico: continuerà a raccontare una versione fiabesca e “disinfettata” della storia o avrà il coraggio di affrontare il processo del 2005 e le ombre di Neverland? Se il buongiorno si vede dal mattino, è probabile che la produzione continuerà sulla strada della celebrazione assoluta.

        Mentre il primo capitolo prosegue la sua corsa nelle sale, il pubblico si spacca: da una parte chi vuole solo ballare sulle note di Billie Jean, dall’altra chi chiede che il cinema non abdichi al suo ruolo di racconto della verità, per quanto scomoda possa essere. La storia di Michael Jackson continua, resta da vedere se sarà storia o semplice pubblicità.

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          Cinema

          Ozpetek chiama e Amanda Lear risponde: il sogno diventa realtà, e nel cast spuntano anche Venier e Argentero

          “Nella Gioia e nel Dolore” arriverà a Natale con un cast sorprendente: Amanda Lear, Vanessa Scalera, Mara Venier e Luca Argentero.

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            A volte basta una frase, detta al momento giusto, per cambiare il corso delle cose. Amanda Lear lo aveva detto senza troppi giri di parole: “Al cinema Almodóvar e François Ozon dicono che mi vogliono, ma poi non chiamano. Spero in Özpetek”. Un desiderio lanciato quasi come una provocazione, rimasto sospeso nell’aria. E invece qualcuno ha ascoltato davvero. Ferzan Ozpetek ha raccolto quell’invito e ha deciso di trasformarlo in realtà, inserendo l’icona internazionale nel cast del suo nuovo film “Nella Gioia e nel Dolore”, in uscita il 25 dicembre.

            Il sogno di Amanda Lear diventa cinema

            Per Amanda Lear non si tratta solo di un ruolo, ma di una sorta di rivincita artistica. Dopo anni di promesse non mantenute da parte di grandi nomi del cinema europeo, arriva finalmente la chiamata concreta. E arriva da un regista che ha fatto del racconto delle emozioni il suo marchio di fabbrica. Ozpetek, da sempre attento a figure forti e fuori dagli schemi, sembra aver trovato in Lear un tassello perfetto per il suo nuovo progetto.

            Un cast che mescola mondi diversi

            Accanto a lei, il film schiera un gruppo di interpreti capace di attirare pubblici differenti. C’è Vanessa Scalera, già amatissima per il ruolo di Imma Tataranni e già apprezzata in “Diamanti”, pronta a portare la sua intensità sul grande schermo. C’è Mara Venier, definita il vero cuore pulsante del precedente lavoro del regista, che torna in una dimensione cinematografica sempre più centrale. E poi Luca Argentero, volto popolare e versatile, che continua a muoversi con disinvoltura tra cinema e televisione.

            Natale si accende con Ozpetek

            La scelta della data di uscita non è casuale: il 25 dicembre. Un periodo in cui il pubblico cerca storie forti, emozioni, personaggi in cui riconoscersi o da cui lasciarsi sorprendere. “Nella Gioia e nel Dolore” promette di inserirsi proprio in questo spazio, con quella miscela tipica del cinema di Ozpetek fatta di sentimenti, relazioni e contrasti. E con un elemento in più: la presenza di Amanda Lear, che da desiderio dichiarato diventa finalmente protagonista di una nuova pagina.

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              Cinema

              Bruce Willis, la famiglia si prepara all’addio e pensa alla scienza: la scelta che commuove il mondo

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                La battaglia di Bruce Willis contro la demenza frontotemporale entra in una fase sempre più delicata, e la famiglia sceglie di affrontarla con una lucidità che colpisce. Accanto all’attore, la moglie Emma Heming e i suoi cari stanno vivendo un percorso fatto di cura, presenza e scelte difficili, trasformando un dolore privato in un messaggio pubblico che va oltre la cronaca. Tra queste, emerge anche l’idea di donare il cervello alla scienza, un gesto che assume un valore profondo in un contesto segnato da una malattia progressiva e incurabile.

                Una malattia che cambia tutto

                La demenza frontotemporale colpisce le aree del cervello legate al comportamento, al linguaggio e alla personalità, modificando lentamente ma in modo irreversibile la vita di chi ne è affetto e di chi gli sta accanto. Nel caso di Bruce Willis, la diagnosi ha imposto un cambiamento radicale, lontano dai riflettori del passato e sempre più centrato su una dimensione intima e familiare. È una condizione che non lascia spazio a illusioni, ma che richiede adattamento continuo, pazienza e una forza silenziosa.

                Emma Heming e la missione di sensibilizzazione

                Accanto a lui, Emma Heming ha scelto di non restare in silenzio. La moglie dell’attore ha trasformato la quotidianità della malattia in una vera e propria missione di sensibilizzazione, raccontando cosa significa convivere con questa patologia e quanto sia fondamentale costruire una rete di supporto emotivo. Non si tratta solo di assistenza, ma di comprensione, di empatia, di capacità di restare presenti anche quando il linguaggio e i riferimenti iniziano a sfumare.

                Una scelta che guarda oltre

                L’ipotesi di donare il cervello alla scienza si inserisce proprio in questa prospettiva. Non come gesto estremo, ma come atto consapevole, rivolto al futuro e alla ricerca. In un momento segnato dalla fragilità, la famiglia di Bruce Willis sembra voler lasciare un segno che vada oltre la malattia, contribuendo a una maggiore conoscenza di una condizione ancora poco compresa. Una scelta che non cambia il presente, ma che potrebbe aiutare a scrivere un domani diverso per altri.

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