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Beauty

Fondi di caffè: il segreto di bellezza per una pelle morbida e luminosa

Vuoi una pelle liscia e radiosa senza dover acquistare prodotti costosi? Ecco come realizzare uno scrub viso con i fondi di caffè per eliminare cellule morte e impurità, risparmiando e rispettando l’ambiente.

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    Prendersi cura della propria pelle non significa necessariamente spendere cifre esorbitanti in cosmetici. Molti degli ingredienti che abbiamo in cucina, infatti, possono trasformarsi in veri e propri alleati di bellezza. Un esempio perfetto? I fondi di caffè. Quello che solitamente buttiamo via può essere utilizzato per realizzare una maschera scrub fai-da-te, capace di rendere la pelle del viso morbida, luminosa e rigenerata.

    Benefici dei fondi di caffè per la pelle

    I fondi di caffè contengono numerose proprietà benefiche per la pelle. Grazie alla loro consistenza granulosa, sono perfetti per esfoliare delicatamente la pelle, eliminando le cellule morte e favorendo il rinnovamento cellulare. Inoltre, il caffè è ricco di antiossidanti che combattono i radicali liberi, contrastando i segni dell’invecchiamento e donando luminosità alla pelle.

    Come realizzare uno scrub viso con i fondi di caffè

    Preparare uno scrub viso con i fondi di caffè è semplicissimo e richiede pochi ingredienti, tutti naturali e facilmente reperibili. Ecco la ricetta:

    Ingredienti:

    • 2 cucchiai di fondi di caffè (preferibilmente freschi)
    • 1 cucchiaio di olio di cocco (o olio d’oliva per un’azione più nutriente)
    • 1 cucchiaino di miele (opzionale, per un effetto idratante e antibatterico)
    • 1 cucchiaio di yogurt naturale (opzionale, per una maggiore idratazione e per calmare la pelle)

    Procedimento:

    1. Raccogli i fondi di caffè: Dopo aver preparato il caffè, metti da parte i fondi e lasciali raffreddare. Assicurati che siano freschi per ottenere il massimo dei benefici esfolianti.
    2. Mescola gli ingredienti: In una ciotolina, unisci i fondi di caffè con l’olio di cocco. Se desideri, puoi aggiungere un cucchiaino di miele per un effetto idratante e antibatterico, oppure dello yogurt naturale per rendere il composto più cremoso e nutriente.
    3. Applica lo scrub sul viso: Con movimenti circolari e delicati, applica lo scrub su tutto il viso, evitando il contorno occhi. Massaggia per circa 1-2 minuti, concentrandoti sulle zone più problematiche come la zona T (fronte, naso, mento).
    4. Risciacqua e idrata: Dopo aver massaggiato il viso, risciacqua abbondantemente con acqua tiepida e tampona delicatamente con un asciugamano pulito. Per completare il trattamento, applica una crema idratante leggera.

    Perché questo scrub è efficace?

    • Esfoliazione delicata: I fondi di caffè, grazie alla loro texture granulosa, eliminano le cellule morte senza irritare la pelle.
    • Azione antiossidante: Il caffè è ricco di polifenoli, che proteggono la pelle dall’invecchiamento precoce.
    • Effetto tonificante: La caffeina stimola la circolazione, donando alla pelle un aspetto più luminoso e tonico.

    Variazioni per ogni tipo di pelle

    Questo scrub può essere personalizzato in base alle esigenze della tua pelle:

    • Pelle secca: Aggiungi qualche goccia di olio di mandorle dolci o olio di jojoba per un effetto super idratante.
    • Pelle grassa o a tendenza acneica: Sostituisci l’olio di cocco con del gel di aloe vera, che ha proprietà lenitive e purificanti, perfetto per regolare l’eccesso di sebo.
    • Pelle sensibile: Riduci la quantità di fondi di caffè e opta per l’olio di argan, noto per le sue proprietà calmanti e rigeneranti.

    Un segreto di bellezza a costo zero e sostenibile

    Non solo questo scrub viso al caffè è efficace e facile da realizzare, ma è anche un modo sostenibile per riciclare i fondi di caffè, riducendo gli sprechi e adottando uno stile di vita più green. Con pochi gesti e ingredienti naturali, puoi prenderti cura della tua pelle in modo consapevole e a costo zero.

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      Salute

      Succo di pompelmo: alleato della linea o falso amico della salute?

      Può aiutare a controllare l’appetito e l’apporto calorico, ma in alcune persone il succo di pompelmo può influire su pressione e farmaci: ecco cosa dicono gli esperti.

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      Succo di pompelmo

        Negli ultimi anni il succo di pompelmo è tornato al centro dell’attenzione come possibile supporto per il dimagrimento. Merito del suo basso contenuto calorico, del sapore amarognolo che riduce la voglia di dolce e di alcune ricerche che lo collegano a un miglior controllo del peso. Ma dietro l’immagine di bevanda “light” si nascondono anche aspetti meno noti, che meritano attenzione, soprattutto per chi soffre di pressione alta o assume determinati farmaci.

        Perché il succo di pompelmo viene associato al dimagrimento

        Il pompelmo è composto in gran parte da acqua ed è ricco di vitamina C, fibre solubili (se consumato intero o con polpa) e antiossidanti come i flavonoidi. Bere succo di pompelmo non zuccherato prima dei pasti può contribuire ad aumentare il senso di sazietà, portando alcune persone a mangiare meno. Inoltre, il suo indice glicemico relativamente basso lo rende una scelta migliore rispetto ad altre bevande zuccherate.

        Alcuni studi osservazionali hanno suggerito che il consumo regolare di pompelmo o del suo succo possa essere associato a una lieve riduzione del peso corporeo e della circonferenza vita, soprattutto se inserito in un’alimentazione equilibrata. Tuttavia, gli specialisti chiariscono che non esistono alimenti miracolosi: il dimagrimento resta il risultato di un bilancio calorico controllato e di uno stile di vita attivo.

        I possibili effetti sulla pressione arteriosa

        Il pompelmo contiene potassio, un minerale generalmente utile per la salute cardiovascolare, perché contribuisce a contrastare l’eccesso di sodio. In questo senso, per molte persone il consumo moderato non rappresenta un problema. Tuttavia, il succo di pompelmo può avere effetti indiretti sulla pressione, soprattutto attraverso le sue interazioni farmacologiche.

        Il frutto, infatti, contiene sostanze come le furanocumarine, che interferiscono con gli enzimi intestinali responsabili del metabolismo di numerosi farmaci. Questo meccanismo può aumentare la concentrazione nel sangue di alcuni medicinali, inclusi quelli per l’ipertensione, con il rischio di effetti indesiderati come sbalzi pressori, tachicardia o capogiri. In altri casi, l’interazione può ridurre l’efficacia del farmaco, rendendo il controllo della pressione meno stabile.

        Attenzione se assumi farmaci

        Medici e farmacologi raccomandano cautela a chi assume statine, antipertensivi, antiaritmici, ansiolitici o alcuni immunosoppressori. In questi casi, bere succo di pompelmo anche a distanza di ore dall’assunzione del farmaco può non essere sicuro, perché l’effetto sull’enzima intestinale può durare a lungo.

        Per questo motivo, chi segue una terapia cronica dovrebbe consultare il proprio medico o farmacista prima di inserire regolarmente il succo di pompelmo nella dieta.

        Come consumarlo in sicurezza

        Per le persone sane, senza particolari patologie o terapie in corso, il succo di pompelmo può essere consumato con moderazione, preferendo quello fresco e senza zuccheri aggiunti. Meglio alternarlo ad altri frutti e non farne un’abitudine quotidiana “obbligata” con l’idea di dimagrire più in fretta.

        Il messaggio chiave resta uno: il succo di pompelmo può essere un supporto all’interno di uno stile di vita sano, ma non è una scorciatoia per perdere peso e, in alcuni casi, può diventare un rischio se sottovalutato. Conoscere i suoi effetti è il primo passo per usarlo in modo consapevole.

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          Salute

          Influenza K, il nuovo ceppo sotto osservazione: cos’è e come riconoscerla

          Identificata come una variante del virus A/H3N2, l’influenza K è oggi predominante in questa stagione e spiega l’aumento dei casi di sindromi respiratorie.

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          Influenza K

            Con l’avanzare della stagione invernale, l’attenzione degli esperti si è concentrata su un nuovo protagonista della circolazione virale: la cosiddetta influenza K. Non si tratta di un virus “nuovo” in senso assoluto, ma di un subclade (variante genetica) del virus influenzale A/H3N2, già noto e incluso nei sistemi di sorveglianza epidemiologica. La lettera K identifica una specifica evoluzione del ceppo, oggi ampiamente diffusa.

            Cos’è l’influenza K

            L’influenza K rientra nella famiglia dei virus influenzali di tipo A, responsabili delle epidemie stagionali più rilevanti. Secondo gli organismi di monitoraggio, questa variante ha acquisito un vantaggio evolutivo in termini di trasmissibilità, che spiega il rapido aumento dei contagi osservato nelle ultime settimane. I dati disponibili, però, indicano che non provoca forme cliniche più severe rispetto alle influenze stagionali già conosciute.

            I sintomi più comuni

            Il quadro clinico dell’influenza K è sovrapponibile a quello dell’influenza tradizionale. I sintomi più frequenti includono:

            • febbre, spesso superiore ai 38 gradi;
            • dolori muscolari e articolari;
            • mal di testa;
            • stanchezza intensa e improvvisa;
            • tosse secca, mal di gola e naso chiuso.

            In alcuni casi, soprattutto nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone fragili, possono comparire disturbi respiratori più marcati, come respiro affannoso o bronchite.

            Come distinguerla da raffreddore e Covid

            Riconoscere l’influenza K solo dai sintomi non è semplice. Il raffreddore tende a essere più lieve e senza febbre alta, mentre il Covid-19 può includere perdita di gusto e olfatto o sintomi gastrointestinali. Tuttavia, la certezza diagnostica si ottiene solo con test specifici, come il tampone nasofaringeo, che permette di distinguere tra influenza, SARS-CoV-2 e altri virus respiratori.

            Chi è più a rischio

            Come per le altre influenze, le categorie più vulnerabili restano:

            • bambini sotto i 5 anni;
            • over 60;
            • persone con patologie croniche;
            • soggetti immunodepressi e donne in gravidanza.

            In questi gruppi, l’influenza può comportare un rischio maggiore di complicanze, come polmoniti o peggioramento di malattie preesistenti.

            Vaccini e prevenzione

            I vaccini antinfluenzali stagionali continuano a offrire protezione, soprattutto contro le forme gravi e le ospedalizzazioni, anche in presenza della variante K. Lavarsi spesso le mani, arieggiare gli ambienti, evitare contatti ravvicinati in caso di sintomi e restare a casa quando si è malati restano misure fondamentali.

            Quando consultare il medico

            È consigliabile rivolgersi al medico se la febbre persiste oltre tre giorni, se compaiono difficoltà respiratorie o se i sintomi peggiorano improvvisamente. Una valutazione tempestiva aiuta a escludere complicanze e a impostare la terapia più adeguata.

            L’influenza K, dunque, non deve allarmare oltre misura, ma va conosciuta e gestita con attenzione. Informazione corretta e prevenzione restano le armi più efficaci per affrontare anche questa stagione influenzale.

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              Salute

              Collagene a tavola: quali alimenti aiutano davvero la pelle e le articolazioni

              Proteina chiave per tessuti, ossa e cartilagini, il collagene non si trova solo negli integratori: alcuni cibi ne favoriscono la produzione naturale.

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              Collagene a tavola

                Negli ultimi anni il collagene è diventato uno dei protagonisti del benessere, associato a pelle elastica, capelli forti e articolazioni in salute. Spesso se ne parla come di una sostanza “da assumere”, ma la realtà scientifica è più articolata: il collagene è una proteina prodotta dal nostro organismo, che diminuisce fisiologicamente con l’età. L’alimentazione non fornisce collagene “pronto all’uso”, ma può apportare gli aminoacidi e i micronutrienti necessari alla sua sintesi.

                Cos’è il collagene e perché è importante

                Il collagene rappresenta circa il 30% delle proteine totali del corpo umano. Costituisce l’impalcatura di pelle, tendini, legamenti, cartilagini e ossa. Con il passare degli anni, e in presenza di stress ossidativo, fumo o diete squilibrate, la sua produzione rallenta, con effetti visibili e funzionali.

                Gli alimenti che apportano collagene

                Gli unici cibi che contengono collagene in senso stretto sono di origine animale. Tra i più noti:

                • Brodo di ossa, preparato con lunghe cotture di ossa e cartilagini: è una fonte tradizionale di collagene e gelatina.
                • Carni con tessuto connettivo, come stinco, coda, ossobuco e tagli meno magri.
                • Pesce con pelle, in particolare salmone e pesce azzurro: il collagene marino è studiato per la sua biodisponibilità.
                • Gelatina alimentare, derivata proprio dalla trasformazione del collagene animale.

                Va però ricordato che, una volta ingerito, il collagene viene digerito e scomposto in aminoacidi, come tutte le proteine.

                I cibi che stimolano la produzione di collagene

                Più che cercare collagene “già fatto”, gli esperti consigliano di puntare su alimenti che favoriscono la sintesi endogena. Tra i più importanti:

                • Vitamina C, indispensabile per la formazione del collagene: agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli.
                • Proteine di qualità, che forniscono aminoacidi come glicina e prolina: uova, legumi, carne magra, pesce.
                • Zinco e rame, coinvolti nei processi di riparazione dei tessuti: frutta secca, semi, cereali integrali, crostacei.
                • Antiossidanti, che proteggono il collagene dalla degradazione: frutti di bosco, tè verde, olio extravergine d’oliva.

                Cosa può ostacolare il collagene

                Un consumo eccessivo di zuccheri raffinati, alcol e cibi ultraprocessati può accelerare la degradazione del collagene attraverso processi infiammatori e di glicazione. Anche il fumo è riconosciuto come uno dei principali nemici della salute della pelle e dei tessuti connettivi.

                Alimentazione, non miracoli

                La scienza è chiara su un punto: non esiste un alimento miracoloso. Il collagene si sostiene con una dieta varia ed equilibrata, inserita in uno stile di vita sano. Gli integratori possono avere un ruolo in casi selezionati, ma non sostituiscono una corretta alimentazione.

                In definitiva, portare in tavola i cibi giusti significa offrire all’organismo gli strumenti per continuare a produrre collagene in modo naturale, con benefici che vanno ben oltre l’estetica e riguardano la salute complessiva del corpo.

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