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Cronaca

Equalize: dossieraggi, spionaggio e potere. L’inchiesta che svela i segreti dei potenti

Dossier riservati, spionaggi internazionali e giochi di potere: l’inchiesta Equalize svela una rete di influenze illecite che coinvolge figure di spicco della politica, imprenditoria e intelligence in Italia. Tra intercettazioni e profili riservati, emergono i tentativi di spionaggio sui vertici del Paese, come Ignazio La Russa e Matteo Renzi, la profilazione di magistrati e prefetti, e l’interesse per colossi energetici e sportivi.

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    L’inchiesta sulla piattaforma Equalize, accusata di spionaggio sistematico e dossieraggi illeciti, ha scosso l’Italia, portando alla luce una rete oscura che coinvolge politici, imprenditori e società di rilievo. Gestita da Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano, e Carmine Gallo, ex poliziotto, la società si avvaleva di un sofisticato sistema di spionaggio, promettendo ai propri clienti accesso a informazioni riservate e, in alcuni casi, strumenti per influenzare rivali e ottenere vantaggi.

    Nelle 1.217 pagine di richiesta di 16 misure cautelari da parte della Procura di Milano e nelle 513 pagine di ordinanza di custodia cautelare da parte del gip del Tribunale ci sono centinaia di intercettazioni. Alcune apparentemente clamorose anche se si tratta spesso di chiacchiere “da bar” tra i soci di Equalize che commentavano questo o quel fatto.

    Nell’inchiesta su Equalize emergono per esempio conversazioni esplosive che coinvolgono Silvio Berlusconi e i suoi presunti rapporti con la mafia, stando agli scambi tra Nunzio Samuele Calamucci e Massimiliano Camponovo, intercettati e agli atti dell’inchiesta della Procura di Milano con la Direzione distrettuale antimafia.

    La conversazione risale al 9 maggio 2023, con Camponovo che chiede a Calamucci aggiornamenti su alcune questioni. A un certo punto, l’investigatore domanda: “Ma cos’è quella roba lì invece del…di quella trascrizione?”. Calamucci risponde con una frase che sorprende l’interlocutore: “Quella è la vera prova di colpevolezza di Silvio Berlusconi di come ha preso i soldi dalla mafia…”.

    Camponovo reagisce, incuriosito: “Wauuu dopo me la leggo anch’io allora…”, mentre Calamucci, ridendo, commenta: “Non l’hanno mai fatta pubblicare…”. L’investigatore replica: “Porca miseria… eh roba pesante insomma”. “Sì, sì,” conferma Calamucci, “vabbè era giusto, sai quelle letture così da…”. Camponovo prosegue: “Ma quindi non era vittima… Quindi era in affari che diverso”. Calamucci conferma: “Esatto: vittima le palle”. Il socio insiste: “Allora è vero quello che si legge in giro, insomma che era proprio in affari…”, a cui Calamucci risponde: “Sì, sì, sì…”.

    Camponovo continua a cercare chiarimenti, chiedendo: “Non era… Non era a rischio di sequestro dei figli per cui passava i soldi… sai che c’era”. Calamucci chiarisce: “Ah… allora no… non so se… se lo vedi all’inizio ma troverai anche il carabiniere nome e cognome del carabiniere, che per casualità conosciamo anche che… ha fatto questa intercettazione in carcere”, riferendosi probabilmente a chi aveva redatto l’atto in esame.

    La natura del documento commentato rimane incerta, e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese riferiscono che la trascrizione citata rimane non identificata. Ma sottolinea quanto in profondità si fossero spinti gli affari illeciti di Equalize. Samuele Calamucci, hacker di punta e braccio destro di Gallo, si vantava intercettato: “Noi abbiamo la fortuna di avere clienti top in Italia”.

    Dalle indagini della Procura di Milano emergono nomi di banche, colossi industriali, studi legali e aziende energetiche tra i clienti di Equalize. Se in alcuni casi i dossier reputazionali richiesti provenivano da fonti aperte, in altri la società mascherava come legale il risultato di accessi abusivi a dati sensibili.

    Tra i clienti, anche Erg, colosso delle rinnovabili, che avrebbe pagato 117.500 euro per monitorare alcuni dipendenti. A questi ultimi, Equalize avrebbe installato software di intercettazione sui dispositivi, includendo messaggi WhatsApp, in un’operazione qualificata dagli inquirenti come “intercettazione abusiva”.

    Un’altra azienda citata è Eni, che avrebbe versato 377.000 euro per produrre un dossier sull’imprenditore Francesco Mazzagatti. “Eni ribadisce di non essere mai stata, e di non essere, al corrente di eventuali attività illecite condotte da Equalize”, ha dichiarato l’azienda. Eppure il direttore legale Stefano Speroni risulta indagato per concorso in accesso abusivo.

    Il controllo di Equalize su diversi politici è documentato dalle intercettazioni. Nel 2022, in vista delle elezioni regionali lombarde, Pazzali chiedeva a Gallo di fare uno screening dei candidati della lista Lombardia Migliore di Letizia Moratti, rivale di Attilio Fontana, che aveva nominato Pazzali ai vertici di Fondazione Fiera. “C’è un sacco di gente, guarda se conosci qualcuno. Se c’è qualcuno d’interessante da verificare,” dice Pazzali. “Sì, sì, li guardo tutti,” risponde Gallo.

    L’indagine ha documentato accessi illeciti alle banche dati della polizia per verificare legami della squadra Moratti, con il supporto di Giuliano Schiano, finanziere della Dia di Lecce. “Anche grazie alle informazioni ottenute nell’agosto 2022 su Mariani,” afferma l’informativa, “Pazzali approccia quest’ultimo per ottenere informazioni sulla campagna elettorale della Moratti”.

    L’inchiesta chiama in causa Attilio Fontana, governatore lombardo, che avrebbe richiesto a Enrico Pazzali informazioni compromettenti su Paolo Scaroni, presidente di Enel e del Milan, al fine di ostacolarne la nomina come CEO delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. In una telefonata, Pazzali riferisce che Fontana gli avrebbe chiesto di “accertare se Scaroni avesse dei precedenti o delle ‘cose in corso’”, con l’intento di “renderlo impresentabile” e bloccarne la candidatura.

    “Lo vediamo, sì”, risponde l’ex poliziotto Carmine Gallo, socio di Pazzali, mostrando prontezza nel reperire le informazioni richieste. Il giorno successivo, l’hacker Giuliano Schiano, anch’egli agli arresti, accede ai database della banca dati interforze SDI e a Punto Fisco dell’Agenzia delle Entrate per trovare elementi compromettenti. Tuttavia, come emerge dalle indagini, la ricerca non rivela alcun elemento utile: Schiano riferisce che Scaroni era “pulito”.

    Fontana ha negato ogni coinvolgimento, affermando di “non aver mai chiesto né ricevuto informazioni” da Pazzali e di non avere alcun interesse in dossier di questo tipo. Inoltre, ha sottolineato l’autonomia della Fondazione Fiera Milano e l’assenza di poteri di controllo diretti da parte sua sulla gestione interna dell’ente, ora che Pazzali si è autosospeso dalla presidenza.

    Un altro dossier ha riguardato Ignazio La Russa, presidente del Senato. Il 19 maggio 2023, Pazzali chiede a Calamucci un report completo su La Russa e i suoi figli: “Quello deve essere rosso… condannato,” esprime Pazzali, deluso quando il sistema lo valuta “arancione”.

    Tra le ricerche emerge anche Matteo Renzi, ma la richiesta solleva preoccupazione tra i collaboratori: “Caspita, quello va a fare Matteo Renzi! Ci manda qua la Finanza, i servizi, i contro servizi!” dice Gallo. Tuttavia, la piattaforma Beyond di Calamucci, ospitata su server esteri, avrebbe aggirato i controlli interni. “Se lo fai Italia su Italia, ci mettono le manette… on the road, è il nostro segreto,” spiegava Calamucci.

    In una conversazione intercettata, Calamucci afferma l’importanza di mantenere una posizione bipartisan, spiegando a Giulio Cornelli che Pazzali è “sponsorizzato da Ignazio La Russa, Santanché, Fontana e da Silvio Berlusconi… Avendo lo sponsor di centrodestra, i contatti sono settanta per cento centrodestra, trenta il resto.” La società Equalize avrebbe anche tentato di influenzare incarichi chiave, come risulta da una telefonata di Pazzali con il ministro del Turismo Daniela Santanché.

    La rete di Equalize non si fermava all’Italia: il gruppo manteneva contatti anche con intelligence straniere. L’8 febbraio 2023, i carabinieri hanno documentato l’incontro nella sede di Equalize tra Calamucci e due agenti del Mossad, pronti a pagare un milione per il monitoraggio di attacchi russi e dei flussi finanziari legati al gruppo Wagner. Calamucci confermava che il materiale fornito dagli agenti “è di sicuro interesse per Eni spa e per Stefano Speroni”.

    Ma il valore delle informazioni era doppio: “Metà dei dati servono per combattere Wagner,” affermava, “mentre l’altra metà li hanno dati al Vaticano”. Nelle intercettazioni emerge una possibile collaborazione di Equalize con la Chiesa cattolica per finalità di intelligence. “La aiutiamo la Chiesa contro la Russia o no?” chiede Calamucci a Gallo. “Eh se ha bisogno!” risponde Gallo. “Ci darà un po’ di roba per l’anno prossimo?” continua Calamucci, lasciando intendere una possibile compensazione futura. Gallo replica ironico: “Se ci paga. È stato sempre gratis! Pro bono per il papa”.

    Non mancavano gli sportivi.Anche la proprietà americana della AS Roma è stata coinvolta nell’indagine Equalize. Dan e Ryan Friedkin, sospettando una bonifica inefficace da parte di un’altra società, si erano rivolti a Gallo per un controllo completo della sede di Trigoria. “Mi ha spiegato lui che la proprietà è americana, sono degli americani i proprietari della società e quindi, quando hanno cambiato un pochettino la sede e tutto… Hanno affidato l’incarico a una società e si sono accorti che questa società stessa che doveva fare le bonifiche, loro stessi gli hanno messo qualcosa dentro,” raccontava Gallo.

    Marcell Jacobs, oro olimpico nei 100 metri, è stato oggetto di un presunto dossieraggio commissionato da uno studio legale padovano. Dalle indagini emergono intercettazioni e tentativi di installare un trojan per monitorare Jacobs e il suo staff, incluso l’allenatore Camossi.

    Non mancano nel dossier nemmeno episodi di spionaggio a sfondo personale e privato, come quello che vede coinvolto Fulvio Pravadelli, direttore generale della Veneranda Fabbrica del Duomo, il quale, in base agli atti, avrebbe incaricato Equalize di spiare il cantautore Alex Britti a causa di dissapori legati alla separazione di quest’ultimo da sua figlia. Britti, estraneo all’inchiesta, sarebbe finito inconsapevolmente nel mirino dell’agenzia che, secondo le carte, avrebbe acquisito dati riservati e tracciato le sue attività personali, confermando l’inclinazione dell’agenzia a usare metodi intrusivi, dalle intercettazioni ai dossier costruiti su commissione.

    Il sistema orchestrato da Equalize si spinge fino alla sfera personale di personaggi pubblici e imprenditori, come nel caso del banchiere Matteo Arpe, che insieme al fratello Fabio avrebbe chiesto all’agenzia informazioni patrimoniali sulla moglie del padre per fini legati alla gestione dell’eredità familiare. “Notizie da usare in sede di negoziazione extragiudiziale sull’eredità” è quanto emerge dalle carte. Arpe, infatti, figura tra gli indagati per aver richiesto l’accesso abusivo alla banca dati della filiale di Alessandria di Banco BPM.

    A volte sono semplici problemi di cuore a spingere qualcuno a rivolgersi a Pezzali e compagni. Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, è tra i clienti di spicco di Equalize. Stando alle intercettazioni, Del Vecchio avrebbe chiesto e ottenuto dossier su suo fratello Claudio e su un’ex fidanzata, la modella Jessica Serfaty sospettata di avere una storia con un altro uomo.

    La richiesta, fatta per tutelare interessi familiari, viene descritta dall’hacker Calamucci come “l’affare della vita”. “Questo mi ha detto non ho limiti di budget: pago, faccio, disfo (…) Questo c’ha un patrimonio da tre miliardi, spenderà anche 2 o 300mila euro con noi,” racconta.

    Nelle intercettazioni emerge inoltre una presunta estorsione subita da Del Vecchio a Montecarlo. L’ex carabiniere Vincenzo Giuseppe De Marzio spiega che il figlio del fondatore di Luxottica era stato avvicinato da un uomo, indicato come “Farid”, per un ricatto milionaria. “Questo qui sta facendo un’estorsione, voleva un milione,” riferisce De Marzio, che si offre di intervenire: “Se a Montecarlo voi avete bisogno, abbiamo la possibilità di…”. Le indagini rivelano anche come Del Vecchio, considerato uno degli uomini più ricchi d’Italia, fosse disposto a pagare ingenti somme per proteggere i suoi interessi e tenere sotto controllo i rapporti familiari.

    Con oltre 800mila persone spiate e un totale di 52.811 estrazioni abusive di dati riservati dalle banche dati delle forze dell’ordine, Equalize emerge come un’agenzia dalle operazioni pericolosamente capillari, i cui legami e clienti si estendono dal mondo politico alle aziende fino a coinvolgere figure di spicco nel panorama pubblico italiano.

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      Mondo

      Louis Vuitton batte la catena Molly Tea sul logo ma perde la Cina: causa da un milione e mezzo di dollari e vendite in picchiata

      Il tribunale di Suzhou condanna Molly Tea a pagare 10,3 milioni di yuan a Louis Vuitton per violazione del marchio. Tra accuse di appropriazione culturale legate alla dinastia Tang e la rabbia dei social, la vittoria legale si trasforma in un grave boomerang reputazionale ed economico

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      Louis Vuitton batte la catena Molly Tea sul logo ma perde la Cina: causa da un milione e mezzo di dollari e vendite in picchiata

        Una grande Maison del lusso e una piccola catena locale di bevande possono trovarsi al centro di uno scontro giudiziario per un semplice fiore. È quanto accaduto tra Louis Vuitton e il marchio cinese Molly Tea, finito a processo per violazione del marchio a causa di un monogramma ritenuto troppo simile all’iconico simbolo a quattro petali del colosso francese. A luglio la magistratura ha dato ragione alla casa di moda: il Tribunale Intermedio del Popolo della città orientale di Suzhou ha stabilito la violazione del monogramma registrato. La sentenza ha condannato la catena di tè a versare alla Maison 10,3 milioni di yuan, pari a circa 1,5 milioni di dollari.

        La difesa sul fiore antico della dinastia Tang e il ricorso in appello

        La dirigenza di Molly Tea ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello. La linea difensiva del marchio locale ha puntato sul fatto che il motivo grafico del fiore a quattro petali, che contraddistingue la casa di moda da 130 anni, tragga origine da motivi tradizionali risalenti all’antica Cina, in particolare al baoxianghua della dinastia Tang. L’azienda cinese ha così accusato il colosso francese di essersi appropriato di un elemento ornamentale appartenente a un’altra cultura e a un’altra storia. La pronuncia giudiziaria ha sollevato un nodo ben più ampio della singola controversia, evidenziando una lacuna normativa nella tutela dei simboli storici del patrimonio cinese.

        La reazione dei social cinesi e l’accusa di disparità

        L’esito del processo ha generato un’ampia cassa di risonanza in Cina, dove cresce il malcontento dei cittadini di fronte a quella che viene percepita come un’appropriazione indebita di un simbolo nazionale da parte di un marchio estero. L’opinione pubblica ha accolto con severità la sanzione inflitta a una realtà locale con soli 15 mila follower su Instagram, ritenendo l’azione legale sproporzionata nei confronti di un soggetto che non rappresenta un diretto concorrente commerciale.

        Impatto sulla reputazione del brand e crollo delle vendite

        Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, i report sul verdetto hanno totalizzato circa 400 milioni di visualizzazioni su Weibo, mentre l’hashtag nato in sostegno a Molly Tea ha superato i 30 milioni di contenuti. La bufera mediatica sta generando una complessa crisi di reputazione in uno dei mercati più strategici per il settore del lusso. L’impatto si riflette già sui ricavi. Come spiegato a Fanpage.it dal Reputation Manager Andrea Barchiesi in merito alle dinamiche del fashion: «Una crisi è probabilistica: non dipende dalla questione in sé, ma dipende molto dalla percezione della questione stessa».

        I riscontri sul campo mostrano un chiaro rallentamento. Le analisi di JL Warren Capital evidenziano come le vendite in Cina siano scese di circa il 30% a luglio e tra il 20% e il 25% ad agosto, in concomitanza con il Qixi Festival, il celebre San Valentino cinese. Pur trattandosi di stime basate sull’osservazione delle boutique, i dati delineano una contrazione della domanda in un mercato che, secondo le rilevazioni di Ubs, incide per circa il 30% sulle vendite complessive del gruppo Lvmh.

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          Politica

          Fedez prepara la bomba che può travolgere Conte: Beppe Grillo torna a parlare, cosa succederà il 21 settembre (VIDEO)

          Dopo la battaglia sul simbolo e gli attacchi contro la trasformazione del Movimento guidato da Giuseppe Conte, Grillo torna a parlare pubblicamente. E lo fa nel momento più delicato per il campo largo.

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          Fedez prepara la bomba che può travolgere Conte

            Preparate i popcorn, perché Beppe Grillo torna davanti alle telecamere e ha scelto un palcoscenico tutt’altro che casuale. Il fondatore del Movimento 5 Stelle sarà ospite il prossimo 21 settembre di Pulp Podcast, la trasmissione condotta da Fedez e Davide Marra.

            L’annuncio è arrivato direttamente da Fedez, che ha pubblicato una fotografia insieme a Grillo e Marra. Uno scatto sufficiente a scatenare immediatamente la politica e soprattutto il popolo pentastellato. Perché dietro l’apparizione del comico genovese aleggia una domanda: che cosa dirà di Giuseppe Conte e del Movimento che un tempo era la sua creatura?

            Il momento scelto per tornare a parlare è esplosivo. Grillo e Conte sono ormai protagonisti di uno scontro che ha superato da tempo il terreno politico e si è trasferito anche nelle aule giudiziarie.

            Grillo da Fedez: il precedente che agita Giuseppe Conte

            Ad aprile Grillo ha avviato un procedimento civile contro Conte nella battaglia per nome e simbolo del Movimento 5 Stelle. A fine luglio, dopo il rinvio dell’udienza, il fondatore era tornato alla carica dal suo blog con parole durissime.

            «Il Movimento ha perso la sua diversità. I rivoluzionari hanno scoperto i palazzi», aveva scritto, mettendo sotto accusa la trasformazione della forza politica nata insieme a Gianroberto Casaleggio.

            Adesso arriva il ritorno in pubblico. E soprattutto arriva senza la mediazione di uno studio televisivo politico tradizionale: Grillo ha scelto il podcast di Fedez, dove una conversazione lunga e senza gli schemi dei talk potrebbe consentirgli di affrontare liberamente anche i conti rimasti aperti con Conte.

            Non è stato anticipato il contenuto della puntata. Il passato recente, però, rende inevitabile l’attesa per quello che Grillo potrebbe dire sulla sua ex creatura politica.

            Perché la scelta di Fedez non è affatto casuale

            C’è poi un particolare che rende l’incontro ancora più curioso. Fedez ha incrociato la storia del Movimento 5 Stelle molto prima di diventare uno dei protagonisti assoluti del mondo dei podcast.

            Nel 2014 il rapper pubblicò “Non sono partito”, brano legato alla stagione del M5S delle origini. Sono trascorsi più di dieci anni e nel frattempo è cambiato praticamente tutto.

            Il Movimento delle piazze, dei V-Day e della battaglia contro i partiti tradizionali è diventato una forza politica strutturata, guidata da un ex presidente del Consiglio e impegnata nella costruzione di un’alleanza con il centrosinistra.

            Ed è esattamente questa metamorfosi che Grillo contesta.

            Il ritorno accanto a Fedez assume così anche un valore simbolico: due protagonisti di quella stagione si ritrovano mentre il Movimento fondato da Grillo ha ormai un’identità profondamente diversa.

            Grillo può far saltare i piani del campo largo?

            La data del 21 settembre rende l’appuntamento ancora più delicato. Giuseppe Conte è impegnato nel confronto con gli alleati del campo largo, tra programmi, equilibri politici e soprattutto la questione della futura leadership della coalizione.

            Una nuova offensiva di Grillo potrebbe quindi arrivare nel momento meno comodo possibile.

            Basterebbe che il fondatore riprendesse davanti ai microfoni di Fedez alcune delle accuse lanciate negli ultimi mesi per riaprire pubblicamente la guerra interna. E se decidesse di raccontare retroscena inediti della rottura con Conte, la puntata potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più pesante di una semplice intervista.

            Sui social la fotografia pubblicata da Pulp Podcast ha già acceso le aspettative. C’è chi immagina rivelazioni capaci di terremotare il Movimento e chi aspetta semplicemente di capire quanto Grillo abbia ancora voglia di combattere la sua ultima battaglia politica.

            Il 21 settembre tutti gli occhi saranno su Beppe Grillo

            Una cosa è certa: Grillo non ha scelto un momento qualsiasi per tornare a parlare. La battaglia sul simbolo resta aperta, i rapporti con Conte sono ai minimi e il Movimento 5 Stelle sta cercando di definire il proprio ruolo nello schieramento progressista.

            In mezzo a tutto questo, il fondatore ricompare accanto a Fedez.

            Il contenuto dell’intervista rimane ancora segreto. Ma conoscendo ciò che Grillo ha scritto soltanto poche settimane fa, a Giuseppe Conte difficilmente sarà sfuggita la data: 21 settembre.

            E questa volta Beppe avrà davanti un microfono.

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              Cronaca Nera

              Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino: sensitivi, sette, mafia e l’“arma del delitto” trovata alle Canarie

              Circa ottanta comunicazioni sono finite agli atti. C’è chi studia i satelliti, chi sospetta delle gemelle Cappa, chi parla di mafia e chi sostiene di aver “visto” due assassini. Spunta persino una presunta arma fotografata a Fuerteventura.

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              Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

                Il delitto di Garlasco ormai ha anche un esercito parallelo di investigatori. Non portano distintivi, non appartengono ai carabinieri e non lavorano per la Procura. Sono comuni cittadini convinti di avere trovato il dettaglio sfuggito agli inquirenti, professionisti che mettono a disposizione le proprie competenze, appassionati che studiano da anni le carte e persino persone che sostengono di poter arrivare alla verità attraverso capacità extrasensoriali.

                Il risultato è impressionante: circa ottanta segnalazioni, tutte firmate con nome e cognome, sono arrivate alla Procura di Pavia e ai carabinieri dall’avvio della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.

                Dentro c’è praticamente di tutto. Fotografie, scarpe, scontrini, satelliti, sospetti sulle persone finite negli anni attorno al caso. Ma anche sette sataniche, mafia, visioni e possibili armi del delitto individuate a migliaia di chilometri da Garlasco.

                Ottanta cittadini provano a risolvere il delitto di Garlasco

                La nuova stagione mediatica del caso ha trasformato uno dei delitti più famosi d’Italia in una gigantesca indagine collettiva. Ogni sera milioni di spettatori ascoltano parlare di impronte, DNA, celle telefoniche, orari, scarpe e vecchi verbali. Sui social migliaia di utenti confrontano fotografie e documenti.

                Qualcuno, però, ha deciso di fare un passo ulteriore e scrivere direttamente al procuratore Fabio Napoleone.

                Un geologo, già consulente di altre procure, ha proposto di analizzare le immagini satellitari della zona di Garlasco relative al 13 agosto 2007. Una pista che gli investigatori avevano già percorso senza ricavarne elementi utili.

                Un altro uomo ha sostenuto di aver visto Chiara Poggi, Andrea Sempio e le gemelle Cappa al Santuario della Bozzola. È stato ascoltato dai carabinieri di Vigevano, ma gli accertamenti successivi non hanno trovato consistenza nel suo racconto.

                Una donna di Fossano ha invece riferito di avere ascoltato per caso due uomini discutere dell’identità dell’assassino di Chiara e dell’innocenza di Alberto Stasi. Non si è limitata a segnalare l’episodio: ha svolto autonomamente delle ricerche per identificare uno dei due e ha consegnato il nome agli investigatori.

                Sensitivi, mafia e l’arma del delitto “trovata” a Fuerteventura

                Poi si entra nel territorio delle segnalazioni più sorprendenti.

                Un sedicente sensitivo ha indicato agli inquirenti dove cercare il profilo del cosiddetto “ignoto 3”, successivamente ricondotto alla contaminazione di una garza durante una precedente autopsia.

                Ma non si è fermato qui. L’uomo ha sostenuto di avere individuato anche una possibile arma utilizzata per uccidere Chiara Poggi: un oggetto impiegato dagli scout che avrebbe riconosciuto in una ferramenta di Fuerteventura, alle Canarie.

                Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

                Altre comunicazioni hanno tirato in ballo riti satanici, sette e criminalità organizzata. Un ex educatore ha ipotizzato una vendetta mafiosa collegata al traffico di droga. Un’altra persona ha provato invece a mettere in relazione suicidi e morti avvenuti nella zona di Vigevano con il delitto di Garlasco.

                Ipotesi che, sottoposte a verifica quando necessario, non hanno prodotto riscontri investigativi.

                Da Bugalalla alle scarpe ritrovate in soffitta

                Anche il mondo degli youtuber è entrato nel fascicolo. Tra le comunicazioni figura quella della youtuber Bugalalla, che ha inviato agli investigatori alcune immagini recuperate online e, non avendo ricevuto risposta alla prima mail, ha spedito nuovamente il materiale. Le verifiche non hanno restituito elementi utili.

                Poi ci sono gli oggetti.

                Una donna ha trovato nella propria soffitta un paio di scarpe Frau numero 37 con la suola a pallini e ha mandato le fotografie alla Procura. Un’altra ha approfondito autonomamente la vicenda delle scarpe “Mr. Valentino” recuperate dopo il delitto insieme ad alcuni indumenti apparentemente macchiati di sangue, sui quali venne invece individuata vernice.

                Persino i ticket del parcheggio di Vigevano mostrati dalla famiglia Sempio in televisione sono diventati materia da detective amatoriali. Una donna di Verona ha inviato una propria analisi sull’autenticità dei documenti.

                «Ho visto due assassini»: la segnalazione più incredibile

                Tra le circa ottanta comunicazioni ce n’è infine una che sembra uscita direttamente da un romanzo giallo.

                Un uomo sostiene di possedere capacità extrasensoriali fin dall’infanzia e afferma di avere “visto” l’inizio dell’omicidio di Chiara Poggi. Nella sua ricostruzione sarebbero comparsi due assassini all’interno della villetta e una terza persona in attesa all’esterno.

                L’uomo si sarebbe detto disposto a raccontare il resto soltanto ottenendo garanzie di assoluta sicurezza.

                Le segnalazioni hanno coinvolto negli anni anche le gemelle Cappa e Marco Poggi, fratello di Chiara, senza che dalle teorie circolate siano emersi riscontri. Alcune accuse hanno inoltre provocato querele da parte delle persone chiamate in causa.

                Il fascicolo delle ottanta segnalazioni racconta così l’altra faccia dell’incredibile ritorno del caso Garlasco: un delitto avvenuto quasi vent’anni fa che oggi migliaia di italiani tentano di risolvere dal divano di casa.

                Per gli investigatori, però, la regola resta una sola. Si può indicare una scarpa dimenticata in soffitta, interrogare un satellite o fotografare una presunta arma alle Canarie. Alla fine servono i riscontri. E senza quelli, anche la teoria più clamorosa resta soltanto una teoria.

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