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Chi è David Mayer e soprattutto perchè non piace a ChatGpt?

Il chatbot di OpenAI restituisce un messaggio di errore ogni volta che legge il nome di David Mayer e nessuno sa il perché.

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    Cosa ci sarà mai dietro il misterioso caso del nome David Mayer e il bizzarro comportamento di ChatGPT? Basta digitare sulla piattaforma di AI la fatidica domanda “Chi è David Mayer?” nel chatbot di OpenAI per ottenere un messaggio di errore: “Non sono in grado di fornire una risposta”. E non importa come si provi a girare la questione—con screenshot, account ribattezzati o domande creative—ChatGPT proprio non collabora. Questo fenomeno ha scatenato una tempesta di teorie, meme e accuse di complotto sui social, ma la verità potrebbe essere più banale (o forse no?). Vediamo…

    Il mistero del nome proibito

    Il tutto è iniziato da un post su Reddit, in cui un utente segnalava l’incapacità di ChatGPT di rispondere a qualsiasi domanda riguardante “David Mayer”. Il nome sembra mandare il sistema in confusione totale, restituendo sempre lo stesso errore. Alcuni utenti hanno suggerito che si tratti di una restrizione intenzionale, magari per proteggere un personaggio misterioso e potente. Altri credono invece che si tratti di un semplice bug o di una misura legata al diritto all’oblio, una normativa che consente a individui di chiedere la rimozione di contenuti online che li riguardano.

    Ma chi potrebbe essere David Mayer?

    Le speculazioni sulla vera identità di David Mayer si moltiplicano a dismisura alcune delle quali anche evocative e intriganti. Potrebbe essere il nome di un agente segreto sotto protezione, oppure nientepopodimenoche David de Rothschild, erede della famosa famiglia e ambientalista, noto per le sue avventure sostenibili. C’è chi sostiene l’ ipotesi di uno storico controverso, erroneamente associato a vicende delicate come il terrorismo. Ma non basta. I più fantasiosi ipotizzano un personaggio talmente potente da aver fatto sparire ogni traccia di sé dal web. L’esperta di tecnologia Justine Moore ha aggiunto pepe alla questione, suggerendo che Mayer non sia l’unico nome a scatenare questa reazione di ChatGPT. Potrebbe esserci una lista segreta di individui che, per motivi legali o di privacy, risultano “protetti” dalle risposte del chatbot.

    Complotto o bug? This is the question…

    La spiegazione più probabile è quella tecnica. Potrebbe trattarsi di un bug nel sistema, magari legato a filtri di sicurezza eccessivamente rigidi. OpenAI, infatti, imposta restrizioni per evitare di diffondere contenuti sensibili o imprecisi. In alcuni casi, nomi specifici potrebbero essere erroneamente associati a queste restrizioni. Tuttavia, l’aura di mistero persiste, alimentata dall’ostinazione di ChatGPT nel non “parlare” del nome.

    Ma perché ChatGPT si blocca?

    Dietro questa apparente avversione per il nome David Mayer potrebbe esserci una sovrapposizione con blacklist di nomi segnalati per ragioni legali abbinata a speciali filtri basati su richieste di diritto all’oblio, che costringono le piattaforme a limitare contenuti correlati.
    Oppure, banalmente, un errore di programmazione. La verità per ora non la sa nessuno, ma ci piace pensare al complotto mentre OpenAI non ha ancora rilasciato chiarimenti ufficiali. Gli utenti continuano a interrogarsi sul fine ultimo di questa Umanità affascinati dall’ignoto anche quando anche quando abbiamo a che fare con un semplice chatbot.

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      Tech

      Pulire il PC senza rischi: guida pratica per mantenere il computer come nuovo

      Dalla tastiera al monitor fino all’interno del case, pulire il PC richiede strumenti adatti e un metodo preciso. Con qualche accorgimento quotidiano si prevengono surriscaldamenti e malfunzionamenti, allungando la vita del dispositivo.

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      Pulire il PC

        In un mondo sempre più digitale, il PC è uno strumento indispensabile, ma spesso trascurato sotto il profilo della manutenzione quotidiana. Polvere, residui di cibo e impronte possono accumularsi su tastiera, monitor e componenti interne, influendo non solo sull’igiene ma anche sulle prestazioni del computer. Pulire il PC correttamente è quindi fondamentale per garantirne la durata e il funzionamento ottimale.

        Perché la pulizia è importante

        La polvere all’interno di un computer può ostruire le ventole, ridurre il flusso d’aria e provocare surriscaldamenti, con conseguente rallentamento del sistema o, nei casi peggiori, danni permanenti ai componenti. Allo stesso modo, lo sporco sullo schermo e sulla tastiera riduce la leggibilità e il comfort d’uso, aumentando il rischio di errori di digitazione.

        Secondo gli esperti di sicurezza informatica e manutenzione hardware, la pulizia regolare dei dispositivi elettronici non è solo una questione estetica, ma una vera prevenzione tecnica.

        Strumenti necessari

        Per pulire il PC servono pochi strumenti ma di qualità:

        • Panno in microfibra: ideale per monitor e superfici delicate.
        • Compressore d’aria o bomboletta di aria compressa: perfetta per tastiere e componenti interne.
        • Cotton fioc e pennellini: per rimuovere polvere in spazi stretti.
        • Spray specifici per elettronica: per pulire senza rischiare danni da liquidi.

        Evitate assolutamente l’uso di solventi aggressivi o acqua diretta sulle componenti elettroniche.

        Pulizia esterna: monitor, tastiera e mouse

        1. Monitor: spegnetelo e scollegatelo. Passate un panno in microfibra asciutto o leggermente inumidito con soluzione apposita per schermi. Evitate spruzzi diretti di liquidi.
        2. Tastiera: capovolgetela delicatamente per far cadere briciole e polvere. Utilizzate aria compressa tra i tasti e un pennellino per residui più ostinati.
        3. Mouse e superfici esterne: panno in microfibra leggermente umido e spray per elettronica per eliminare impronte e polvere.

        Pulizia interna

        Per PC desktop o portatili con sportello rimovibile:

        • Spegnete e scollegate il dispositivo.
        • Rimuovete la polvere dai componenti interni usando aria compressa, facendo attenzione a non toccare direttamente circuiti o ventole con le mani.
        • Evitate di smontare componenti delicate se non si ha esperienza; in caso di accumulo eccessivo, affidatevi a un tecnico specializzato.

        Consigli pratici per mantenerlo pulito

        • Evitate di mangiare vicino al PC per ridurre residui su tastiera e mouse.
        • Posizionate il computer su superfici pulite e stabili.
        • Programmate pulizie leggere ogni settimana e una più approfondita ogni 2-3 mesi.

        Pulire il PC non è solo una questione estetica: è un vero investimento nella longevità e nell’efficienza del dispositivo. Con strumenti adeguati, attenzione e cadenza regolare, si prevengono malfunzionamenti, surriscaldamenti e usura precoce, rendendo il computer più sicuro e piacevole da usare.

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          Tech

          Idee regalo per lui oltre il solito pacchetto: per San Valentino 2026 vincono le emozioni “aumentate”.

          Addio al consumismo usa e getta: quest’anno il regalo per lui si muove tra tech di nuova generazione, esperienze immersive e il grande ritorno dell’artigianato iper-personalizzato.

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          Idee regalo per lui oltre il solito pacchetto: per San Valentino 2026 vincono le emozioni “aumentate”.

            Il 14 febbraio 2026 non è più solo una data sul calendario, ma il simbolo di una controtendenza netta: la fine dell’era dei regali “last minute” scelti da un algoritmo. Se il 2025 ci aveva abituati all’efficienza fredda dell’intelligenza artificiale, il 2026 riscopre il valore del tempo e della rarità. Regalare qualcosa a un uomo oggi significa intercettare il suo desiderio di staccare dalla frenesia digitale o, paradossalmente, di tuffarcisi dentro con una consapevolezza tutta nuova.

            Il fascino del “Phygital” e della Gen-AI applicata

            La prima grande tendenza per lui riguarda i regali Phygital (fisici + digitali). Non parliamo dei vecchi visori ingombranti, ma dei nuovi Smart Glasses a realtà assistita, ormai sottili come comuni occhiali da vista. Regalare un paio di lenti capaci di tradurre testi in tempo reale o di proiettare mappe durante il trekking urbano è il “must” per il partner tecnologico.

            Ma c’è di più: la personalizzazione estrema. Quest’anno vanno forte i bio-sensori da scrivania, oggetti di design in legno o pietra che monitorano i livelli di stress e suggeriscono, tramite una luce soffusa, quando è il momento di prendersi una pausa caffè o fare due minuti di mindfulness. È un modo per dire “mi prendo cura di te” senza risultare banali.

            Il ritorno alle mani: l’Officina del Cuore

            Per l’uomo che sembra avere tutto, la risposta risiede nell’esclusività del saper fare. I workshop “esperienziali” hanno subito un’evoluzione: non si regala più solo un corso, ma un kit di co-creazione. Dalle box per l’affinamento del proprio gin botanico in casa, complete di alambicco in rame numerato, ai set per la lavorazione del cuoio vegetale.

            L’obiettivo è l’oggetto unico. Un orologio meccanico da assemblare pezzo per pezzo, con l’assistenza remota di un mastro orologiaio, trasforma un pomeriggio di pioggia in un ricordo indelebile. È il lusso della lentezza, un lusso che nel 2026 è diventato la merce più preziosa di tutte.

            Viaggi “Deep”: meno chilometri, più profondità

            Se il budget lo consente, la fuga romantica si sposta verso il Glamping estremo. Non serve andare dall’altra parte del mondo: la tendenza è il “Cabin Porn” nelle foreste locali o nei borghi fantasma recuperati, dove l’unico lusso è il silenzio e una vasca idromassaggio alimentata a legna sotto le stelle. Regalare un weekend di questo tipo significa offrire una “disintossicazione” condivisa, un ritorno alle basi che rafforza il legame di coppia molto più di una cena in un ristorante stellato troppo rumoroso.

            Conclusione: la scelta del cuore

            In definitiva, il regalo perfetto per San Valentino 2026 non si misura in euro, ma in intenzionalità. Che si tratti di un vinile inciso con la playlist dei vostri momenti migliori o di un drone ultraleggero per le riprese dei vostri viaggi, ciò che conta è la capacità di stupire. Quest’anno, il segreto è scegliere un oggetto (o un’esperienza) che abbia una storia da raccontare. Perché in un mondo che corre sempre più veloce, fermarsi a celebrare l’altro è l’unico vero atto rivoluzionario.

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              Vita, morte e notifiche push: perché la tecnologia ci segue anche in bagno

              Dal letto al water, passando per la scrivania e la metro: ormai il telefono è il nostro compagno inseparabile. Ma a che prezzo? La tecnologia ci semplifica la vita o ci sta rubando il silenzio? Una riflessione semiseria sull’uso (e l’abuso) degli schermi che ci guardano mentre li guardiamo.

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                C’è stato un tempo in cui il bagno era l’unico vero rifugio della giornata. Un luogo sacro, privato, al massimo profanato da una rivista sgualcita o da un catalogo dell’IKEA. Oggi? Oggi entriamo e ci portiamo dietro l’intero internet.

                La tecnologia ci accompagna ovunque: a tavola, a letto, al lavoro, in vacanza e sì, anche lì. Siamo diventati incapaci di stare senza uno schermo acceso. Ci svegliamo e scrolliamo, cuciniamo con TikTok, camminiamo con Google Maps e ci addormentiamo con Netflix. Se il telefono è scarico, l’ansia sale più di uno spread in piena crisi finanziaria.

                Ma non era questo il futuro che ci avevano promesso? Dove sono le macchine volanti? I robot che ti fanno il caffè? Gli ologrammi amici? Al loro posto abbiamo la notifica che “oggi hai usato Instagram per 2 ore e 48 minuti” e lo smartwatch che ti chiede se “vuoi fare una pausa per respirare”. Con il dettaglio che, se ti rifiuti, ti guarda male. Letteralmente.

                Il problema non è la tecnologia in sé. Anzi, benedetti siano gli assistenti vocali che ti ricordano dove hai lasciato le chiavi o i frigoriferi smart che ti avvisano quando scade il latte. Il problema è che siamo diventati allergici al vuoto, al silenzio, all’assenza di stimoli. Ogni momento libero è un’occasione per rimetterci le cuffiette, aprire un’app, ascoltare un podcast, mandare un vocale di 3 minuti che poteva essere un messaggio di 4 parole.

                I social ci fanno credere di essere connessi con tutti, mentre nella realtà ci stanno disconnettendo da tutto. Anche da noi stessi. Perché non è normale sentirsi persi se il telefono resta in un’altra stanza. Non è normale mangiare senza parlare, solo per filmare il piatto perfetto da postare. E non è normale rispondere alle mail mentre sei ancora in pigiama e non sai neanche in che giorno vivi.

                La verità è che la tecnologia dovrebbe semplificarci la vita, non consumarla. Dovrebbe essere uno strumento, non un’ossessione. Dovremmo imparare a spegnerla ogni tanto, senza sentirci in colpa o disconnessi dal mondo.

                Forse dovremmo tornare a leggere libri cartacei, a perdere tempo guardando fuori dalla finestra, a dimenticare il telefono a casa e non viverla come una tragedia epocale. Forse dovremmo farci un regalo: una giornata offline.

                E se proprio non riusciamo, almeno lasciamo fuori il telefono dalla porta del bagno. Per rispetto. Non nostro, ma del bidet.

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