Televisione
La storia (vera?) di Squid Game: l’orribile realtà alle origini della serie Netfilix più vista nel mondo
Dalle difficoltà economiche alle disuguaglianze sociali, fino agli orrori di Brothers Home: Squid Game, la serie di Hwang Dong-hyuk, trova radici nella storia sudcoreana. La seconda stagione già infrange record globali, promettendo un finale epico nel 2025.
Squid Game non è solo una serie TV: è uno specchio delle disuguaglianze sociali, un racconto crudo delle difficoltà economiche e una critica al potere. Scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk, la serie sudcoreana targata Netflix ha conquistato il mondo, ma pochi sanno che dietro la sua trama avvincente si celano fatti storici che ne hanno ispirato l’ideazione.
Radici storiche: dalla crisi economica agli orrori di Brothers Home
Sebbene non tratto da una storia vera, Squid Game si ispira a eventi reali. L’idea della serie è nata durante la crisi finanziaria globale del 2008, quando la Corea del Sud, come il resto del mondo, attraversava gravi difficoltà economiche. Persone oppresse dai debiti e alla ricerca disperata di una via d’uscita sono al centro della trama, e il loro dramma riflette una realtà che Hwang conosceva da vicino.
Ma le influenze della serie risalgono anche a decenni prima. Negli anni ’80, la Corea del Sud stava vivendo una fase di crescita economica senza precedenti, spinta dai Giochi Asiatici del 1986 e dalle Olimpiadi del 1988. Tuttavia, dietro questa facciata di modernità, si celavano profonde ferite sociali. Tra queste, gli orrori di Brothers Home, una struttura che, sotto il pretesto della riabilitazione sociale, operava come un vero e proprio campo di concentramento.
Nel 1981, il presidente Chun Doo-hwan ordinò la creazione di centri di assistenza sociale per reprimere il vagabondaggio. Brothers Home, il più grande di questi, contava fino a 4000 detenuti, tra cui senzatetto, dissidenti politici e disabili. Qui si verificavano violenze e soprusi indicibili, con oltre 657 morti ufficiali. Park In-keun, direttore della struttura, fu condannato a soli due anni e mezzo di carcere, senza mai rispondere delle violazioni dei diritti umani.
L’influenza dei giochi d’infanzia
Il titolo stesso, Squid Game, si riferisce a un tradizionale gioco coreano per bambini. Questo elemento, apparentemente innocente, si trasforma in un simbolo di come la competizione e l’innocenza possano essere distorte, diventando violente e crudeli.
La serie esplora temi universali come la povertà, la corruzione e la disuguaglianza sociale. I partecipanti al gioco sono persone economicamente disperate, disposte a rischiare la vita per una possibilità di redenzione.
Record e successo globale
La seconda stagione di Squid Game, rilasciata il 26 dicembre, ha già infranto ogni record. In soli quattro giorni, ha superato i 68 milioni di visualizzazioni, posizionandosi al numero 1 in 92 paesi e superando il precedente primato di Mercoledì con 50,1 milioni. Netflix prevede che raggiungerà il successo straordinario della prima stagione, che totalizzò 256 milioni di visualizzazioni nei primi tre mesi.
La nuova stagione si svolge due anni dopo gli eventi della prima, seguendo Seong Gi-hun (Lee Jung-jae) mentre rientra nel gioco con l’obiettivo di distruggere chi lo ha creato. L’ultima scena annuncia un terzo e ultimo capitolo, previsto per il 2025.
Una critica sociale travestita da thriller
Nonostante i contenuti violenti, Squid Game ha conquistato il pubblico grazie alla sua narrazione avvincente e alla critica sociale sottostante. Con suspense e colpi di scena, la serie mette in luce il contrasto tra la lotta per il denaro e la ricerca di un significato più profondo nella vita.
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Televisione
Massimo Giletti verso l’addio alla Rai: il contratto scade e l’intervista a Fabrizio Corona pesa come un macigno
“Lo Stato delle Cose” ha portato a Rai3 risultati considerati solidi, ma la puntata con Fabrizio Corona e le tensioni seguite alle frasi sulla famiglia Berlusconi avrebbero complicato il rinnovo del contratto di Massimo Giletti, in scadenza a fine giugno.
A Viale Mazzini il clima, attorno a Massimo Giletti, si sarebbe fatto improvvisamente più freddo. Il contratto biennale del giornalista con la Rai si avvicina alla scadenza di fine giugno e, dietro le quinte del servizio pubblico, l’ipotesi di un rinnovo non appare più affatto scontata. Il punto più interessante, e anche più velenoso, è che stavolta gli ascolti sembrano c’entrare poco.
Gli ascolti non bastano più
Con Lo Stato delle Cose, Giletti ha portato su Rai3 numeri giudicati dignitosi, spesso sopra il milione di spettatori e con uno share tra il 6 e il 7 per cento. Per la terza rete, e per un talk di approfondimento politico, non si tratta certo di un fallimento. Anzi. Il problema, secondo i retroscena che circolano in queste ore, sarebbe da cercare altrove. E cioè nel terreno più scivoloso di tutti: quello dove televisione, politica e potere smettono di fingere di essere mondi separati.
La puntata che ha cambiato tutto
A complicare il quadro sarebbe stata soprattutto la scelta di ospitare Fabrizio Corona, lasciandogli spazio per una lunga serie di dichiarazioni esplosive. In quella puntata, l’ex fotografo ha tirato in ballo diversi nomi pesanti del mondo della comunicazione e soprattutto la famiglia Berlusconi, con frasi che hanno provocato reazioni immediate e durissime. Da lì in poi il caso non è più rimasto televisivo. È diventato politico.
Secondo varie indiscrezioni, l’irritazione dell’area vicina a Forza Italia sarebbe arrivata fino ai piani alti della Rai. Un fastidio che, dentro un’azienda pubblica già attraversata da equilibri delicatissimi, rischia di pesare più di qualsiasi dato Auditel. E così il futuro di Giletti si sarebbe improvvisamente trasformato in una questione non editoriale, ma di opportunità.
Un copione già visto
Il punto è che non sarebbe neppure la prima volta. Anche la chiusura di Non è l’Arena su La7, nel 2023, arrivò in un clima carico di tensioni, tra costi elevati, polemiche e ospitate diventate casi nazionali. Giletti, insomma, continua a muoversi su un crinale pericoloso: quello di chi prova a fare televisione d’impatto, ma finisce per urtare interessi troppo sensibili.
Nel 2024 era rientrato in Rai anche grazie a una sponda politica precisa, quella di Matteo Salvini. Oggi però gli equilibri sono cambiati. E chi prima spingeva, adesso sembra avere molta meno forza. Non a caso, nelle ultime settimane, il silenzio attorno al suo nome è diventato rumorosissimo.
Quando il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini ha comunicato lo stop del programma a fine marzo per esaurimento del budget, Giletti ha lasciato intendere di aver capito perfettamente l’aria che tirava. «Per un po’ staremo ancora qua, poi vedremo», ha detto in chiusura di puntata. Tradotto dal linguaggio televisivo: prepariamoci al peggio.
Per ora non c’è ancora una decisione ufficiale. Ma tra contratto in scadenza, tensioni politiche e polemiche mai davvero assorbite, il futuro di Massimo Giletti in Rai sembra appeso a un filo. E quel filo, a giudicare dal momento, non pare nemmeno troppo robusto.
Televisione
Malgioglio e Patty Pravo scatenano Che tempo che fa: “È convinto di aver conosciuto Marlon Brando”. Fazio affonda il colpo
A Che tempo che fa scoppia la risata generale quando Cristiano Malgioglio ribadisce il suo amore per Marlon Brando. Fabio Fazio provoca Patty Pravo sulla presunta conoscenza tra i due e la cantante replica ironica: “Ma figurati… lui ci crede”.
Quando nello stesso studio si incontrano Cristiano Malgioglio, Patty Pravo e Fabio Fazio, è quasi impossibile che la conversazione resti seria. A Che tempo che fa è bastata una domanda per accendere uno dei siparietti più divertenti della serata.
Tutto parte da una delle passioni storiche del cantautore: Marlon Brando.
Malgioglio racconta ancora una volta il suo amore per l’attore americano, spiegando che quella fascinazione lo accompagna praticamente da sempre.
L’amore di Malgioglio per Marlon Brando
«Io sono innamorato di Marlon Brando sin da quando ero piccolo», dice Malgioglio con il suo tono teatrale.
Una dichiarazione che nello studio di Fabio Fazio non passa inosservata. Il conduttore decide allora di coinvolgere Patty Pravo, seduta accanto al cantautore, e le rivolge una domanda diretta.
Crede davvero che Malgioglio abbia conosciuto il leggendario attore?
Patty Pravo lo smonta con ironia
La risposta della cantante arriva immediata, con quel sarcasmo elegante che da sempre la contraddistingue.
«Ma quanto parli… per fortuna siamo amici», dice rivolgendosi a Malgioglio. Poi aggiunge sorridendo: «Ma figurati, lui ci crede perché queste cose le ha dentro di sé».
La frase scatena le risate del pubblico e dello stesso Fazio. Malgioglio però non molla e replica con aria sorpresa.
«Ma cosa ho dentro di me?».
Fazio chiude il siparietto
È qui che Fabio Fazio trova la battuta perfetta per chiudere il momento.
«Hai Marlon Brando dentro di te», risponde con calma.
Lo studio esplode in una risata collettiva. Malgioglio resta per un attimo spiazzato, poi sorride anche lui.
È uno di quei momenti televisivi che nascono spontaneamente. Un piccolo sketch improvvisato tra tre protagonisti dello spettacolo italiano, capaci di trasformare una semplice domanda su un mito del cinema in un duetto irresistibile.
Televisione
Barbara D’Urso prepara il grande ritorno: docu-film senza filtri sulla sua vita mentre si parla di un rientro in Rai
Barbara D’Urso potrebbe tornare presto sotto i riflettori con un progetto personale: un docu-film in cui racconta la sua storia, tra carriera televisiva e momenti privati, senza filtri e senza censure.
Il nome di Barbara D’Urso continua a circolare con insistenza nei corridoi della televisione italiana. Dopo l’apparizione a Ballando con le Stelle, molti si chiedono quale sarà la prossima mossa della conduttrice.
Le indiscrezioni parlano di un possibile ritorno in Rai, ma nel frattempo starebbe prendendo forma anche un progetto molto personale. Un racconto che potrebbe riportare Barbara D’Urso al centro della scena.
Il docu-film sulla sua vita
Secondo i rumors televisivi, la conduttrice starebbe lavorando a un docu-film dedicato alla propria storia.
Non un semplice ritratto celebrativo, ma un racconto diretto e personale della sua carriera e della sua vita privata. L’idea sarebbe quella di mostrare il percorso umano e professionale della conduttrice senza filtri e senza censure.
Un progetto costruito come una sorta di autobiografia audiovisiva.
Dopo Ballando con le Stelle
Negli ultimi mesi Barbara D’Urso è tornata a far parlare di sé grazie alla partecipazione a Ballando con le Stelle, esperienza che ha riacceso l’attenzione del pubblico sulla sua figura.
Dopo anni di presenza costante nei palinsesti televisivi, la conduttrice si trova ora in una fase di transizione. E ogni suo passo viene osservato con curiosità.
Il docu-film potrebbe essere proprio il modo scelto per raccontare questo momento.
Il possibile ritorno in Rai
Parallelamente continuano a circolare voci su un possibile ritorno in Rai.
Per ora non esistono conferme ufficiali, ma il nome della conduttrice resta tra quelli più discussi quando si parla di nuovi progetti televisivi.
Se il docu-film dovesse davvero vedere la luce, potrebbe diventare il primo passo di una nuova fase della carriera di Barbara D’Urso.
Un racconto “col cuore”, come viene descritto nelle indiscrezioni, che promette di far parlare molto di sé.
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