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Cocktail & Wine

Vini e distillati, dazi Usa: il vino paga da bere, i whisky brindano

La Casa Bianca colpisce i rossi, bianchi e bollicine europei come fossero un crimine contro l’America. I whisky, invece, si sfilano con aria innocente. Il risultato: un brindisi amaro per il vino italiano e un hangover politico per Donald Trump.

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    Negli Stati Uniti sta per partire l’happy hour dei dazi. Dal 7 agosto, ogni bottiglia di vino europeo che sbarca oltreoceano dovrà portarsi dietro un 15% di tassa: un extra che gli americani pagheranno, e i produttori italiani incasseranno… in lacrime.

    Gli spiriti, invece, se la ridono dietro il bancone. Whisky e affini, almeno per ora, restano nella lista dei “buoni”. Il perché è semplice come un cocktail con due ingredienti: la bilancia commerciale. Il vino europeo invade gli Usa con 5 miliardi di euro l’anno, mentre l’America ci rimanda indietro appena 300 milioni di dollari di Chardonnay californiano. E a Trump non piace perdere: se la bilancia pende dalla parte sbagliata, per lui è una truffa cosmica.

    Con gli spiriti, invece, la musica cambia. Gli americani vendono all’Europa 2,2 miliardi di dollari di superalcolici, e ne comprano 2,9 miliardi. Insomma, quasi pari e patta. Risultato: il vino fa la parte del cattivo, il whisky quella dell’amico del cuore.

    E in Italia? Si piange. L’Unione italiana vini parla di 300 milioni di euro di danni, mentre dall’altra parte dell’oceano comincia a tremare anche l’indotto americano. Secondo Wine America, attorno all’import dei vini europei ruotano 144 miliardi di dollari di economia locale: magazzini, distributori, trasporti, negozi. E con i dazi, il rischio è un hangover collettivo da 25 miliardi di dollari. «Importatori americani stanno già licenziando personale», conferma il segretario generale dell’Uiv Paolo Castelletti.

    Nel frattempo, Antonio Tajani prova a infilare il vino nella “lista zero per zero”, che permetterebbe di azzerare i dazi. Ma per ora Trump non sembra avere voglia di brindare con un Prosecco: preferisce il bourbon.

    Morale della favola: nel grande bar globale, il vino europeo paga il conto, mentre i distillati escono in giacca e cravatta, fischiettando.

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      Non solo Aperol: sette Spritz alternativi che stanno conquistando i cocktail bar dell’estate 2026

      Dal raffinato Select Spritz veneziano al profumatissimo Hugo, fino alle versioni con limoncello, pompelmo e fiori di sambuco: il mondo dello Spritz si rinnova con ricette che stanno conquistando bartender e appassionati.

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        Quando si parla di aperitivo, il primo pensiero va quasi sempre all’Aperol Spritz. Il suo colore arancione brillante è diventato uno dei simboli dell’estate italiana. Eppure, negli ultimi anni, i cocktail bar hanno iniziato a proporre interpretazioni sempre più creative, capaci di soddisfare chi cerca sapori nuovi senza allontanarsi troppo dalla ricetta originale.

        La base rimane la stessa: vino frizzante, una componente amaricante e una nota di freschezza. Cambiando il liquore, però, cambia completamente l’esperienza nel bicchiere.

        Select Spritz, il grande classico veneziano

        Molti lo considerano il vero antenato dello Spritz moderno. Nato a Venezia, il Select Spritz utilizza l’omonimo bitter al posto dell’Aperol, regalando un gusto più deciso, erbaceo e leggermente speziato.

        Tradizionalmente viene servito con un’oliva verde, dettaglio che gli conferisce una personalità immediatamente riconoscibile.

        Hugo Spritz, il più fresco dell’estate

        Chi preferisce profumi delicati sceglie sempre più spesso l’Hugo Spritz.

        Preparato con sciroppo di sambuco, prosecco, soda, lime e foglie di menta, offre un gusto floreale e leggero che si abbina perfettamente alle serate più calde. È uno dei cocktail più richiesti nelle località di montagna e nei beach club del Mediterraneo.

        Limoncello Spritz e Pampelle Spritz

        Il Limoncello Spritz ha conquistato rapidamente il Sud Italia per poi diffondersi in tutta Europa. L’aroma intenso del limone rende il cocktail particolarmente fresco e ideale da accompagnare a piatti di pesce o aperitivi estivi.

        Sempre più apprezzato è anche il Pampelle Spritz, preparato con il celebre aperitivo francese al pompelmo rosa. Il risultato è un cocktail elegante, agrumato e meno dolce rispetto alle versioni tradizionali.

        Campari Spritz, Cynar Spritz e Italicus Spritz

        Per chi ama gli aperitivi più strutturati esiste il Campari Spritz, caratterizzato da un’amarezza più marcata e da un gusto intenso che conquista soprattutto gli appassionati dei cocktail classici.

        Il Cynar Spritz, invece, sorprende con le sue note erbacee e vegetali, mentre l’Italicus Spritz rappresenta una delle versioni più moderne. Il liquore al bergamotto dona infatti profumi agrumati e floreali che lo rendono raffinato e molto apprezzato dalla mixology contemporanea.

        Perché gli Spritz alternativi piacciono sempre di più

        La nuova tendenza riflette il desiderio di personalizzare anche il momento dell’aperitivo. I bartender sperimentano ingredienti locali, liquori artigianali e garnish sempre più ricercati, trasformando uno dei cocktail più popolari al mondo in una famiglia di ricette capace di adattarsi ai gusti più diversi.

        Il successo delle varianti dimostra che lo Spritz continua a evolversi senza perdere la propria identità. Cambiano aromi, colori e sfumature, ma resta immutata la sua vocazione: accompagnare con leggerezza uno dei rituali più amati dell’estate italiana.

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          Piña Colada e Virgin Colada: storia, differenze e ricette dei cocktail tropicali che profumano d’estate e conquistano ogni brindisi

          Ananas, cocco e ghiaccio: bastano pochi ingredienti per portare nei bicchieri l’atmosfera dei Caraibi. La Piña Colada resta uno dei cocktail più amati al mondo, mentre la Virgin Colada permette di gustarne tutto il sapore anche senza alcol.

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          Pina Colada

            Basta un sorso per sentirsi in vacanza. La Piña Colada è il cocktail che più di ogni altro richiama spiagge bianche, palme e tramonti tropicali. Cremosa, fresca e profumata, è diventata un simbolo dell’estate grazie al perfetto equilibrio tra rum, ananas e latte di cocco.

            Chi preferisce evitare l’alcol può però scegliere la Virgin Colada, una variante analcolica che conserva tutto il gusto esotico dell’originale e conquista anche bambini, sportivi e chi deve mettersi alla guida.

            La storia della Piña Colada

            La Piña Colada nasce a Porto Rico, dove ancora oggi viene considerata il cocktail nazionale. Secondo la versione più accreditata, fu preparata nel 1954 dal barman Ramón “Monchito” Marrero all’interno del Caribe Hilton di San Juan.

            Da allora è diventata uno dei cocktail estivi più richiesti al mondo, entrando nella cultura pop grazie anche alla celebre canzone Escape (The Piña Colada Song) di Rupert Holmes.

            La ricetta classica prevede rum bianco, succo di ananas fresco, crema o latte di cocco e ghiaccio tritato, frullati fino a ottenere una consistenza morbida e vellutata.

            Virgin Colada, tutto il gusto senza alcol

            La Virgin Colada nasce dalla stessa ricetta, ma elimina completamente il rum. Il risultato è una bevanda fresca, cremosa e naturalmente dolce, ideale in qualsiasi momento della giornata.

            Per prepararla bastano:

            • 150 ml di succo di ananas;
            • 80 ml di latte o crema di cocco;
            • ghiaccio tritato;
            • una fetta di ananas e una ciliegia per decorare.

            Si frulla tutto per pochi secondi fino a ottenere una consistenza densa e spumosa. Chi desidera una versione ancora più fresca può aggiungere qualche foglia di menta oppure qualche goccia di succo di lime.

            Quale scegliere?

            La Piña Colada resta perfetta per un aperitivo o una serata tra amici, mentre la Virgin Colada rappresenta la soluzione ideale per chi desidera un drink estivo senza rinunciare al gusto.

            Entrambe condividono gli stessi profumi tropicali e la stessa cremosità. Cambia soltanto la presenza del rum, ma l’atmosfera da vacanza resta identica. Servite in un bicchiere alto, con molto ghiaccio e una fetta di ananas fresca, trasformano anche un semplice pomeriggio in terrazza in un piccolo viaggio ai Caraibi.

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              Tè freddo fatto in casa, cinque varianti perfette per l’estate: dal classico al bergamotto

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                Quando le temperature salgono, il tè freddo diventa uno dei grandi protagonisti dell’estate. Prepararlo in casa significa poter scegliere ingredienti freschi, ridurre gli zuccheri e sperimentare abbinamenti che esaltano il gusto naturale dell’infuso. Bastano un buon tè, qualche ora di riposo in frigorifero e ingredienti di qualità per ottenere una bevanda molto diversa da quella confezionata.

                Il grande classico: tè al limone

                È la versione più amata. Preparate un litro di tè nero, lasciatelo raffreddare e aggiungete il succo filtrato di un limone biologico. Dolcificate a piacere con miele o zucchero di canna e servite con ghiaccio, fettine di limone e qualche foglia di menta.

                Cinque varianti da provare

                Alla pesca. Aggiungete al tè freddo due pesche mature frullate e filtrate. Il risultato è profumato e naturalmente dolce.

                Alla menta. Lasciate in infusione un generoso mazzetto di menta fresca nel tè ancora caldo. Raffreddato, sarà particolarmente dissetante.

                Ai frutti di bosco. Lamponi, more e mirtilli schiacciati leggermente regalano colore e un gusto fresco, perfetto per un aperitivo analcolico.

                Al bergamotto. Utilizzate un tè Earl Grey oppure aggiungete qualche goccia di essenza alimentare di bergamotto e una scorza fresca: il profumo è intenso ed elegante.

                Al tè verde, lime e zenzero. Una variante più leggera, con tè verde, succo di lime e qualche fettina sottile di zenzero fresco lasciata in infusione durante il raffreddamento.

                I consigli per un risultato perfetto

                Il segreto è non versare mai il ghiaccio nel tè appena preparato: meglio lasciarlo raffreddare naturalmente e poi tenerlo in frigorifero per almeno due ore. Utilizzate acqua poco calcarea, tè in foglia quando possibile e frutta di stagione ben matura. Servito in una caraffa di vetro con ghiaccio e aromi freschi, il tè fatto in casa conserva tutto il suo profumo e diventa una delle bevande più piacevoli dell’estate.

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