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Beauty

Fox Eyes: il nuovo must della bellezza tra like e pericoli reali

Il trend che promette uno sguardo “felino” conquista i social, ma dietro il fascino estetico si nascondono rischi e scelte che richiedono consapevolezza medica.

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Fox Eyes

    Negli ultimi anni il termine Fox Eyes (o Foxy Eyes) è diventato familiare a chi segue trend beauty sui social come Instagram, TikTok o YouTube. L’effetto “occhio di volpe” (sguardo più allungato verso l’esterno, sopracciglia rialzate) è divenuto un simbolo di eleganza, femminilità e giovinezza, promosso anche da celebrity come Bella Hadid e Kendall Jenner.

    Ma non si tratta solo di make-up. Oltre ai trucchi (winged eyeliner spinto, ombretto, correttore, modellamento delle sopracciglia), molte persone ricorrono a trattamenti estetici, non invasivi o mini-invasivi, per ottenere lo stesso effetto. Alcune delle tecniche più utilizzate includono botox, filler, fili di trazione riassorbibili o la cosiddetta cantopessi, per sollevare gli angoli esterni dell’occhio.

    Cosa comportano le procedure estetiche

    Le procedure chirurgiche o mini-chirurgiche per ottenere il Fox Eyes implicano decisioni significative sul piano sanitario:

    • Cantopessi: tecnica chirurgica che solleva l’angolo esterno dell’occhio. Può essere più invasiva, richiede anestesia locale o sedazione, tempi di recupero variabili.
    • Fili tensori riassorbibili: soluzione meno invasiva per sollevare sopracciglia e coda dell’occhio, ma con risultati che possono attenuarsi nel tempo.
    • Botox: usato per rilassare alcuni muscoli depressivi del sopracciglio, con un effetto liftante verso l’esterno; è temporaneo, richiede ripetizioni.
    • Filler: talvolta combinato con Botox o fili, per effetti più marcati; comporta i rischi tipici delle sostanze iniettate nel volto.

    Rischi e criticità

    Nonostante la popolarità, questo trend estetico non è privo di pericoli:

    1. Esiti non naturali e danni estetici: un’eccessiva o errata esecuzione può portare a un’asimmetria, caduta della palpebra, cicatrici visibili o deformazioni.
    2. Complicazioni mediche: infezioni, reazioni allergiche ai materiali (fili, filler), necrosi nei casi più gravi. In casi recenti, è stata segnalata la morte di un influencer in Brasile dopo complicazioni successive a un intervento “fox eyes”.
    3. Aspetti psicologici e sociali: la pressione a conformarsi a un ideale di bellezza estratto dai social può indurre insoddisfazione per il proprio aspetto naturale; c’è anche il tema dell’appropriazione culturale, quando il trend riprende caratteristiche tipiche di etnie che hanno subito discriminazione per quegli stessi tratti.
    4. Durata e costi ripetuti: molte tecniche offrono risultati temporanei, necessitando di interventi periodici. Ciò comporta spese continue e la gestione del mantenimento.

    Precauzioni e consigli per chi ci pensa

    Per chi sta valutando di ricorrere al Fox Eyes estetico:

    • Rivolgersi sempre a un medico chirurgo estetico o dermatologo qualificato, con esperienza dimostrata nelle tecniche specifiche.
    • Chiedere un consulto preliminare approfondito: valutazione dello stato della pelle, della struttura ossea, delle palpebre, del tono cutaneo.
    • Informarsi su materiali usati (se sono riassorbibili o permanenti), sui rischi specifici, sui tempi di recupero, e chiedere esempi “prima-e-dopo”.
    • Valutare alternative non invasive prima di passare all’intervento: make-up, uso di eyeliner, trucco correttivo, pose (anche se alcune pose sui social, come tirare la pelle sul lato della tempia, possono essere esteticamente discutibili o dannose).
    • Pensare a lungo termine: come cambierà l’effetto con l’invecchiamento? Quali saranno i costi e gli interventi di mantenimento?

    Fox Eyes è diventato un fenomeno della bellezza contemporanea: ambito da molti, criticato da altri, desiderato da chi cerca visibilità o conferma estetica. Ma dietro ogni foto perfetta c’è una scelta non banale, che combina moda, identità personale, chirurgia e rischio. È importante che ogni decisione sia informata, rispettosa di se stessi e consapevole. Il trucco più potente resta sempre sentirsi bene nella propria pelle — con o senza l’effetto “occhio di volpe”.

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      Bellezza

      Olio al rosmarino per i capelli: un meraviglioso rimedio dal tuo giardino

      La tendenza dell’olio al rosmarino per capelli sta guadagnando popolarità sui social media come acqua di riso. Ma è davvero così utile e migliora la condizione dei capelli?

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        La tendenza dell’olio al rosmarino per capelli sta guadagnando popolarità sui social media come acqua di riso. Ma è davvero così utile e migliora la condizione dei capelli?

        Olio al rosmarino cos’è
        È un’essenza vegetale concentrata che ha effetti antiossidanti, antibatterici e antinfiammatori. Dona lucentezza ai capelli. È anche potenzialmente:

        • Stimola la crescita dei capelli: È ricco di sostanze nutritive che possono aiutare a promuovere la crescita dei capelli. Massaggiare regolarmente il cuoio capelluto con olio al rosmarino può migliorare la circolazione sanguigna e favorire la crescita dei capelli più sani e forti.
        • Riduce la caduta dei capelli: Grazie alle sue proprietà stimolanti, può aiutare a ridurre la caduta dei capelli. Applicare olio al rosmarino sul cuoio capelluto può rinforzare i follicoli piliferi e ridurre la perdita di capelli.
        • Idratazione del cuoio capelluto: Ha proprietà idratanti che possono aiutare a mantenere il cuoio capelluto sano e idratato. Questo può essere particolarmente utile per coloro che soffrono di secchezza o prurito della cute sulla testa.
        • Combatte le infezioni: Grazie alle sue proprietà antibatteriche e antifungine, può aiutare a combattere le infezioni del cuoio capelluto, come la dermatite seborroica o la forfora.

        Come fai a sapere se lo puoi usare

        L’olio al rosmarino è adatto a tutti i tipi di pelle. Tuttavia, è meglio per i proprietari di pelle sensibile testare l’olio prima dell’uso: applicare qualche goccia di olio sul gomito. Se dopo 6-8 ore la pelle del gomito diventa rossa, appare un’eruzione cutanea o viene una reazione allergica, non è adatto a voi.

        Come prepararlo

        Ingredienti:
        1 tazza di olio vettore (come olio di cocco, olio d’oliva, olio di mandorle dolci)
        2-3 rametti di rosmarino fresco

        Istruzioni:
        Preparazione del rosmarino: lava delicatamente i rametti e lasciali asciugare completamente.
        Infusione dell’olio: Versa l’olio vettore nella parte superiore di un bagnomaria e aggiungi i rametti di rosmarino. Accendi il fuoco e lascia che l’olio si riscaldi a fuoco basso per circa un’ora.
        Raffreddamento e filtraggio: Una volta che l’olio si è infuso con il profumo e i benefici del rosmarino, spegni il fuoco e lascia raffreddare. Quindi, filtra l’olio attraverso un setaccio fine o una garza per rimuovere i pezzi di rosmarino. Versa l’olio filtrato in una bottiglia.
        Conservazione: Conserva l’olio di rosmarino in un luogo fresco e buio, lontano dalla luce solare diretta. Si consiglia di utilizzare l’olio entro 1-2 mesi per garantire la freschezza e l’efficacia.

        Per utilizzare la miscella per i capelli, massaggia delicatamente una piccola quantità di olio sul cuoio capelluto e lungo le lunghezze dei capelli. Lascia in posa per almeno 30 minuti o anche durante la notte per migliori risultati, quindi lava i capelli con uno shampoo delicato. Puoi ripetere questo trattamento una o due volte a settimana per mantenere i tuoi capelli sani e forti. Puoi anche aggiungere alcune gocce al tuo shampoo o balsamo abituale per ottenere benefici aggiuntivi.

        Tuttavia, è importante fare una prova preliminare su una piccola area della pelle per assicurarsi di non avere reazioni allergiche.

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          Beauty

          La bellezza come cura: il nuovo volto del make-up consapevole

          Tra psicologia e autocura, si afferma una nuova visione del beauty: prendersi cura del corpo per riconoscersi, non per nascondersi.

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          La bellezza come cura

            “Mi trucco per piacermi, non per nascondermi.” È più di una frase da social: è il manifesto di una rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo in cui viviamo la bellezza. Dopo anni di standard estetici irraggiungibili, di filtri e perfezione digitale, la cura di sé torna ad essere un gesto di autenticità e consapevolezza.

            Secondo un report di The Global Wellness Institute, il mercato del “mindful beauty” — prodotti e rituali pensati per il benessere mentale — è in costante crescita e vale ormai oltre 1,5 miliardi di dollari nel mondo. Non è più solo questione di estetica: è psicologia applicata al quotidiano.

            Skincare come rituale di equilibrio

            Negli ultimi anni, la skincare ha smesso di essere una sequenza di passaggi obbligati per diventare una forma di meditazione domestica. Pulire, idratare, massaggiare il viso: piccoli gesti che rallentano il ritmo e restituiscono una sensazione di presenza.
            “La cura della pelle è una pratica di autocompassione”, spiega la psicologa Elisa Canali, esperta di psicologia dell’immagine. “Quando ci prendiamo cura del nostro corpo, comunichiamo al cervello un messaggio di valore personale. È un modo concreto per dire: mi vedo, mi ascolto, mi rispetto.”

            Le neuroscienze confermano che la routine di bellezza attiva i circuiti della gratificazione, stimolando serotonina e dopamina. Non è solo vanità: è biologia del benessere.

            Il make-up come linguaggio dell’identità

            Il trucco non è più sinonimo di finzione, ma di espressione personale. Sulle passerelle e nei social, si celebra la libertà di mostrarsi per come si è — o per come ci si sente, quel giorno.
            Brand come Glossier, Fenty Beauty o Rare Beauty hanno costruito il proprio successo su un messaggio chiaro: il make-up non serve a correggere, ma a raccontare.

            Lo conferma anche un’indagine di Mintel del 2024: l’80% delle consumatrici europee afferma di preferire look “naturali” e texture leggere, legate al concetto di “clean beauty”. Un ritorno alla pelle reale, alle lentiggini, alle rughe, alle imperfezioni vissute come segni di vita, non come difetti da cancellare.

            Corpo e mente, un legame visibile

            La psicologia dell’immagine lo sostiene da tempo: la cura estetica influisce sullo stato d’animo e sulla percezione di sé.
            Uno studio pubblicato sul Journal of Cosmetic Science ha dimostrato che il trucco può migliorare la fiducia in sé stessi e ridurre i livelli di ansia sociale, non per effetto dell’aspetto esteriore, ma perché rafforza il senso di controllo e presenza.

            “Non esiste un confine netto tra salute mentale e cura del corpo,” spiega la dermatologa e psicosomatista Maria Luisa Rossi. “Quando una persona si guarda allo specchio e si piace, non è superficialità: è equilibrio psicofisico.”

            Autenticità come nuovo ideale

            Anche le campagne pubblicitarie stanno rispondendo al cambiamento. Marchi come Dove, L’Oréal e Kiehl’s hanno abbandonato i volti ritoccati per mostrare pelli vere, età diverse e corpi non convenzionali.
            La bellezza si sta trasformando da obiettivo a linguaggio, da apparenza a consapevolezza. Non si tratta più di cambiare volto, ma di abitare la propria immagine con rispetto e verità.

            La bellezza come alleata dell’anima

            La bellezza non guarisce, ma accompagna. Non sostituisce la terapia, ma la integra nel quotidiano, trasformando la cura di sé in un gesto di presenza.
            Prendersi cinque minuti per stendere una crema, un rossetto o un profumo diventa un modo per dirsi “io ci sono”.
            E, in un tempo in cui tutto corre e nulla dura, riconoscersi davanti allo specchio è già un atto rivoluzionario.

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              Salute

              Spazzolino sotto accusa: come evitare il nido di germi nel bagno

              Piccolo, indispensabile e spesso trascurato: lo spazzolino da denti può diventare un vero concentrato di batteri se non lo si cura nel modo giusto.

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              Spazzolino

                Potrebbe sembrare innocuo, ma lo spazzolino da denti è uno degli oggetti più contaminati della casa. Secondo una ricerca dell’American Dental Association (ADA), sulle sue setole possono annidarsi centinaia di migliaia di batteri, tra cui streptococchi e coliformi fecali. Un rischio invisibile, spesso sottovalutato, che però può compromettere l’igiene orale e, in alcuni casi, la salute generale.

                Il pericolo invisibile del bagno

                Il bagno è un ambiente umido, caldo e perfetto per la proliferazione microbica. Quando tiriamo lo sciacquone con il coperchio aperto, minuscole goccioline contaminate – il cosiddetto “toilet plume” – possono depositarsi sulle superfici circostanti, incluso lo spazzolino. Secondo studi condotti dal National Institutes of Health (NIH), i batteri possono sopravvivere sulle setole fino a 48 ore, soprattutto se restano bagnate o chiuse in contenitori non ventilati.

                Gli errori più comuni

                Il primo sbaglio è riporre lo spazzolino troppo vicino al wc. Idealmente dovrebbe stare ad almeno un metro di distanza, in posizione verticale, così da asciugarsi all’aria. Un altro errore diffuso è coprire la testina con tappi o custodie subito dopo l’uso: questo intrappola l’umidità e favorisce la crescita batterica.

                Molti poi non cambiano lo spazzolino abbastanza spesso. L’ADA raccomanda di sostituirlo ogni tre o quattro mesi, o anche prima se le setole appaiono consumate. Dopo un’influenza o una malattia infettiva, andrebbe sempre gettato e sostituito con uno nuovo per evitare reinfezioni.

                Pulizia e manutenzione: cosa fare davvero

                Dopo ogni uso, lo spazzolino va risciacquato con acqua calda per rimuovere residui di dentifricio e saliva. Una volta a settimana, può essere disinfettato immergendo la testina per pochi minuti in una soluzione di acqua e collutorio antibatterico, oppure in acqua ossigenata al 3%. Anche passarlo per un minuto sotto l’acqua bollente è un metodo efficace per ridurre la carica microbica.

                Per le famiglie, è importante non far toccare gli spazzolini tra loro: i germi possono facilmente passare da uno all’altro. In caso di bambini o persone immunodepresse, si possono usare coperture traspiranti o sterilizzatori UV certificati, ma solo come supporto, non come sostituto di una buona igiene.

                Ambiente e materiali contano

                Meglio evitare di lasciare lo spazzolino in armadietti chiusi o troppo umidi. Se possibile, conservarlo in una zona ventilata, lontano dal lavandino. Alcuni modelli più recenti hanno setole antibatteriche o manici in bambù naturale, ma l’efficacia antibatterica di questi materiali resta limitata nel tempo: non sostituisce una corretta manutenzione.

                Il gesto quotidiano che fa la differenza

                Lo spazzolino è uno strumento semplice, ma è anche un potenziale veicolo di microrganismi se trascurato. Una cura minima – risciacquo, asciugatura, sostituzione periodica – può evitare molti problemi. L’igiene orale, dopotutto, parte da lì: da un piccolo oggetto di uso quotidiano che merita più attenzione.

                Come ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute orale è parte integrante del benessere generale. E prendersi cura del proprio spazzolino significa, in fondo, prendersi cura di sé.

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