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Speciale Sanremo 2026

Sanremo, l’altro Festival: boom di richieste e accompagnamenti tra vip, manager, giornalisti e “fidanzati a noleggio”

La settimana sanremese accende anche il mercato degli incontri per adulti: più ricerche, più annunci e una clientela sempre più organizzata e… prenotata con mesi d’anticipo. Secondo i dati di settore crescono traffico e offerte nella provincia di Imperia. Ma il vero cambiamento è nel clima: meno improvvisazione, più accompagnamento, cene e compagnia. Perché a Sanremo, alla fine, tutti cercano qualcuno con cui condividere la serata.

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    Sanremo durante il Festival è una piccola Las Vegas ligure. Tutto cresce: i prezzi degli hotel, le code per un taxi, il numero di badge al collo e – inevitabilmente – anche il mercato degli incontri per adulti. Nulla di nuovo, certo. Ma ogni anno il fenomeno cambia pelle, seguendo il ritmo del Festival e della società che gli gira attorno.

    Secondo i dati diffusi da SimpleEscort, piattaforma internazionale dedicata agli annunci di intrattenimento per adulti, la settimana che precede l’inizio della kermesse ha fatto registrare un aumento significativo delle ricerche online: +45% per la chiave “escort sanremo” e +27% per “escort trans sanremo”. Numeri che raccontano una città che, per sette giorni, cambia dimensione e pubblico. Del resto, la popolazione della provincia di Imperia si moltiplica: artisti, discografici, tecnici, giornalisti, curiosi, influencer e professionisti vari. E dove aumenta il traffico umano, aumenta anche l’offerta di servizi.

    Il dato forse più interessante è che non si parla più solo di incontri dell’ultimo minuto. Gli annunci crescono del 30% rispetto allo scorso anno e, raccontano gli operatori del settore, la parola d’ordine è organizzazione. Appuntamenti fissati con anticipo, cene programmate, presenze agli eventi collaterali. Sanremo sembra aver trasformato anche questo mondo in un’agenda fatta di slot e prenotazioni, quasi fosse un’estensione del calendario ufficiale del Festival.

    Francesca, 45 anni, lavora stabilmente a Sanremo e confessa di vivere la settimana della musica con sentimenti contrastanti. «Io preferisco la tranquillità durante l’anno», racconta. Troppa gente, troppo caos, meno privacy: il Festival non è sempre sinonimo di business felice. «Preferisco clienti abituali o comunque persone del posto», dice, spiegando come il ritmo frenetico della città renda tutto più complicato.

    Di tutt’altra filosofia Elena, 31 anni, milanese, professionista itinerante che segue i grandi eventi. Per lei Sanremo è una tappa fissa da quattro anni. Appartamento prenotato con tre mesi d’anticipo e clientela diversa rispetto al passato: meno chiamate improvvise, più appuntamenti programmati. «Molti cercano la cosiddetta GFE, la Girlfriend Experience», racconta. Traduzione: non solo incontri privati, ma compagnia, cene, eventi, qualcuno con cui staccare dalla pressione dell’Ariston. In fondo, anche dietro i lustrini, il Festival resta una settimana stressante.

    E non è più un mercato esclusivamente maschile. Cresce la domanda femminile, come conferma Leonardo, 28 anni, gigolò veronese che durante la settimana sanremese incastra appuntamenti tra aperitivi e post-serata. «Molte clienti cercano un accompagnatore che sappia stare in mezzo alla gente», spiega. Donne tra i 40 e i 50 anni, spesso professioniste o ospiti straniere, che vogliono semplicemente qualcuno con cui condividere la serata senza complicazioni. «Vengo presentato come un caro amico», sorride.

    Dietro le quinte c’è anche una forte mobilità geografica. Il 70% degli annunci pubblicati in provincia di Imperia riguarda professionisti e professioniste in trasferta, soprattutto da Milano e dalla vicina Francia. Sanremo, insomma, diventa un hub temporaneo, una sorta di fiera parallela dove domanda e offerta si incontrano per pochi giorni e poi spariscono con la stessa rapidità con cui arrivano.

    Naturalmente salgono anche i prezzi. Secondo il report, l’aumento medio si aggira attorno al 25%, complice la corsa agli alloggi e i costi logistici alle stelle. Ma più che i numeri, colpisce il cambio culturale: meno improvvisazione, più esperienza sociale. Molti cercano semplicemente compagnia, qualcuno con cui chiacchierare dopo una giornata di conferenze stampa, prove e dirette.

    Perché il Festival, a guardarlo bene, non è solo musica. È un’enorme macchina di relazioni umane. E mentre sul palco si inseguono note e classifiche, fuori dall’Ariston si muove un mondo parallelo fatto di incontri, cene e storie che durano una sera. A Sanremo, in fondo, tutti cercano la stessa cosa: non sentirsi soli, almeno fino all’ultima canzone.

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      Memoria e raccoglimento all’Ariston: Achille Lauro canta “Perdutamente” ricordando le vittime di Crans-Montana

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        Durante la seconda serata della kermesse, Achille Lauro ha reso omaggio alle 41 vittime della tragedia di Crans-Montana con un’intensa interpretazione del brano “Perdutamente”, regalando al pubblico dell’Ariston uno dei momenti più toccanti di questa edizione.

        Un omaggio alle vittime della tragedia di Crans-Montana

        La tragedia di Crans-Montana, che ha profondamente colpito l’opinione pubblica italiana e internazionale, è entrata simbolicamente sul palco del Festival di Sanremo attraverso la musica. Achille Lauro, co-conduttore della serata insieme a Carlo Conti, Pilar Fogliati, Laura Pausini e Lillo, ha scelto di cambiare brano rispetto a quanto previsto inizialmente, optando per un’esecuzione carica di significato e partecipazione emotiva. “Perdutamente” è diventata così una dedica esplicita alle vittime del rogo, in un clima di silenzio e rispetto che ha avvolto il Teatro Ariston per tutta la durata dell’esibizione.

        L’esibizione di Achille Lauro: arrangiamento lirico e forte impatto emotivo

        L’interpretazione è stata impreziosita da un arrangiamento in chiave lirica, con l’accompagnamento del soprano Valentina Gargano e di un coro composto da venti elementi. Una scelta artistica che ha amplificato la dimensione solenne del momento, trasformando la performance in un vero e proprio atto collettivo di commemorazione.

        A introdurre il cambio di programma è stato Carlo Conti, spiegando che in origine si era pensato a un altro brano. La decisione di portare “Perdutamente” sul palco è maturata alla luce del dramma di Crans-Montana e delle immagini legate a Erica Didone, madre di una delle vittime, che aveva cantato proprio questa canzone durante il funerale del figlio. Un dettaglio che ha reso l’omaggio ancora più intenso e personale.

        Sanremo 2026 tra musica e memoria collettiva

        Per alcuni minuti, al Festival di Sanremo 2026 la musica ha smesso di essere semplice intrattenimento. È diventata memoria condivisa, dolore trasformato in arte, abbraccio simbolico a un’intera comunità ferita. L’Ariston ha seguito l’esibizione in religioso silenzio; le telecamere hanno mostrato volti commossi e occhi lucidi tra il pubblico.

        Al termine della performance, è scattata una lunga standing ovation. Un applauso che non era soltanto per l’artista, ma per il significato profondo di quell’omaggio. In quel momento, Sanremo ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di farsi specchio del Paese, dando voce alle emozioni collettive.

        L’esibizione di Achille Lauro con “Perdutamente” resterà tra i momenti più intensi del Festival: la dimostrazione che la musica, quando incontra il dolore e la memoria, può diventare uno strumento potente per riconoscere e condividere una ferita che da soli sarebbe impossibile affrontare.

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          Sanremo accende i sogni dei Giovani: Angelica Bove in finale con Filippucci

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            Anche i giovani hanno acceso a Sanremo i riflettori sul futuro della musica italiana. Salire sul palco dell’Ariston non è solo un’esibizione: è una consacrazione, una vetrina unica capace di trasformare talenti emergenti in protagonisti delle classifiche. Davanti a milioni di spettatori e sotto l’occhio attento della critica, ogni nota può diventare svolta, ogni performance un trampolino verso il successo. Per gli artisti in gara, il Festival rappresenta una chance irripetibile: farsi conoscere, costruire credibilità e conquistare un pubblico trasversale, fra tradizione e nuove generazioni.

            Le semifinali di Sanremo Giovani regalano emozioni e colpi di scena, ma alla fine a brillare è stata Angelica Bove, che conquista la vittoria e si prende la scena con una performance intensa e carica di personalità. La serata, tappa fondamentale verso il palco del Festival di Sanremo, ha messo in luce il talento e la determinazione dei giovani artisti in gara, confermando quanto questa competizione sia una vera fucina per la nuova musica italiana.

            Angelica Bove ha convinto pubblico e giuria grazie a una presenza scenica matura e a un’interpretazione capace di unire tecnica e autenticità. La sua esibizione ha saputo creare un forte impatto emotivo, trasformando il palco in uno spazio intimo e potente allo stesso tempo. Un risultato che non arriva per caso, ma che è frutto di un percorso artistico costruito con coerenza e identità.

            Le semifinali di stasera hanno rappresentato un banco di prova decisivo: ogni artista ha portato sul palco il meglio del proprio repertorio, consapevole che Sanremo Giovani è una delle vetrine più importanti per emergere nel panorama musicale italiano. Visibilità televisiva, attenzione mediatica e riscontro sui social rendono questa competizione un trampolino strategico per chi sogna di affermarsi nel mercato discografico.

            La vittoria di Angelica Bove segna un momento chiave della sua carriera. Il successo nelle semifinali non è soltanto un titolo, ma una concreta opportunità di crescita professionale, con nuove prospettive tra streaming, radio e live. Esibirsi in un contesto così prestigioso significa entrare in contatto con un pubblico trasversale e consolidare la propria credibilità artistica.

            Con questa affermazione, Angelica Bove si candida come uno dei volti più interessanti della nuova generazione musicale. Le semifinali di Sanremo Giovani si chiudono così nel segno del talento e della promessa, lasciando spazio all’attesa per i prossimi appuntamenti che potrebbero consacrarla definitivamente sulla scena nazionale. E’ giusto ricordare anche gli altri semifinalisti, arrivati fino a questa importante serata. I 4 semifinalisti della gara Nuove Proposte alla seconda serata del Festival di Sanremo 2026, ovvero i cantanti che si sono sfidati prima della finalissima, erano: 

            Nicolò Filippucci – artista in gara con il brano Laguna, selezionato da Sanremo Giovani, che stasera si contenderà la finale con la Bove.

            Mazzariello – uno dei semifinalisti provenienti da Area Sanremo. 

            BlindEl Ma & Soniko – trio in gara con il brano Nei miei DM, anch’essi selezionati tramite Area Sanremo e ammessi tra i 4 semifinalisti. 

             

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              Lillo fa ridere l’Ariston e punge Petrecca: la battuta sulla telecronaca “Benvenuti sul palco dello stadio Olimpico…”

              Seconda serata, applausi veri e una stoccata in diretta che gira già ovunque. Dietro la maschera comica, però, c’è un cambio di passo nato da un campanello d’allarme: dieta mirata dopo un quasi svenimento in scena, ritmi più controllati e il ricordo duro del ricovero per Covid al Gemelli nel 2020.

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                Applausi, risate, e quella sensazione tipica di quando il comico non “passa” sul palco: lo governa. Lillo, alla seconda serata di Sanremo, è entrato in scena con la naturalezza di chi non deve dimostrare niente e proprio per questo può permettersi tutto. Anche una stilettata in diretta, servita col sorriso, a Paolo Petrecca e a quella telecronaca dell’apertura olimpica diventata proverbiale per la frase surreale: «Benvenuti sul palco dello stadio Olimpico…». Una battuta secca, pop, che all’Ariston ha funzionato come un interruttore: si ride, ma si ride “insieme”, perché la tv è anche memoria collettiva e certe scivolate restano appese nell’aria come una gif.

                Il punto, però, è che Lillo non è solo uno che fa ridere: è uno che ci lavora. Pasquale Petrolo – il nome anagrafico che ormai conoscono anche i più distratti – è uno di quei volti che il pubblico associa istintivamente alla leggerezza ben costruita, a una comicità che sembra improvvisata e invece è chirurgica. Il suo è un tipo di presenza che regge la diretta perché non cerca l’effetto a tutti i costi: lo lascia arrivare. E quando arriva, fa centro.

                Dietro quel modo di stare in scena, negli anni, si è infilata anche una storia personale molto meno “da prima serata”. Lillo ha raccontato più volte il rapporto complicato con il corpo fin da bambino, il sovrappeso, gli episodi di bullismo e quella forma di autoironia che nasce spesso lì: non come posa, ma come difesa diventata stile. Un modo per trasformare il punto debole in un comando a distanza: ridi tu, prima che ridano gli altri.

                Poi è arrivato il campanello d’allarme vero. In un’intervista di qualche anno fa, ha ricordato un episodio sul palco: il rischio di svenire, la sensazione di perdere il controllo proprio mentre lo show pretende che tu sia invincibile. Da lì la decisione di affidarsi a un medico e di rimettere mano alle abitudini: una dieta precisa, impostata su frutta e verdura, poche proteine e niente lievito. Non tanto per la ricetta in sé, quanto per la prospettiva: quando vivi di tournée, ritmi serrati e stress, il fisico è il primo a presentarti il conto. E quel conto, a volte, arriva nel momento più pubblico possibile.

                Il capitolo più duro, però, è quello della pandemia. Nell’ottobre 2020 Lillo è stato ricoverato al Policlinico Gemelli per Covid. Anche qui, niente melodramma: lui l’ha descritta come un’esperienza pesante, un passaggio che ti rimette in scala le priorità senza chiederti il permesso. E forse è anche da lì che nasce il Lillo di oggi: lo stesso istinto comico, ma con un’attenzione diversa ai limiti, ai segnali, al tempo.

                A Sanremo, intanto, ha fatto quello che gli riesce meglio: tenere insieme il lato pop e quello umano senza farne un manifesto. Una battuta azzeccata, un palco che risponde, l’Ariston che ride di gusto. E sotto, quasi invisibile, la consapevolezza che la leggerezza non è un talento naturale: è un lavoro. E, nel suo caso, anche una scelta.

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