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Musica

Shakira da record: 400mila persone al concerto gratuito a Città del Messico, superato il primato del 2023

Concerto storico per Shakira allo Zócalo di Città del Messico: secondo i dati ufficiali del governo locale, oltre 400mila persone hanno assistito allo spettacolo gratuito che chiudeva il tour mondiale “Las mujeres ya no lloran”. Superato il record dei Los Fabulosos Cadillacs del 2023. La presidente Claudia Sheinbaum ha seguito lo show “da una piccola finestra, nascosta”.

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    Un mare umano, compatto, che si estendeva dallo Zócalo fino all’Alameda Centrale e al Monumento alla Rivoluzione. A Città del Messico Shakira ha scritto una nuova pagina della musica live con un concerto gratuito che, secondo i dati diffusi dal governo della capitale, ha riunito oltre 400mila persone. Un numero che supera il primato stabilito nel 2023 dai Los Fabulosos Cadillacs, fermi allora a quota 300mila spettatori nella stessa piazza della Costituzione.

    Il concerto segnava la chiusura in Messico del tour mondiale “Las mujeres ya no lloran”, e il titolo, tradotto “Le donne non piangono più”, ha fatto da filo rosso a una serata che ha mescolato energia, memoria e orgoglio.

    Un record ufficiale e una piazza piena fino all’ultimo metro

    Il dato dei 400mila presenti è stato comunicato dalle autorità cittadine, che hanno parlato di un evento “familiare e sicuro”. La sindaca Clara Brugada ha sottolineato proprio questo aspetto: una grande festa collettiva, senza incidenti, con il pubblico distribuito ben oltre il perimetro della piazza principale.

    Le immagini raccontano più di qualsiasi cifra: un tappeto di persone, cori che rimbalzano tra i palazzi storici e un palco trasformato in centro simbolico di un’intera città. Shakira ha ripercorso le tappe della sua carriera, da “Antología” fino ai successi più recenti, in un crescendo chiuso da un suggestivo gioco di luci e voci che cantavano all’unisono.

    La presidente Sheinbaum “nascosta alla finestra”

    Tra gli spettatori c’era anche Claudia Sheinbaum. La presidente ha raccontato di aver seguito parte dello spettacolo dal suo appartamento nel Palazzo Nazionale: “en la ventanita, escondidita yo”, ha detto sorridendo, cioè “da una piccola finestra, nascosta”. Un’immagine quasi domestica che contrasta con la potenza della scena sotto di lei.

    La presenza istituzionale, anche se discreta, conferma il peso dell’evento non solo sul piano musicale ma anche simbolico: una piazza storica gremita, un’artista latinoamericana tra le più influenti al mondo, un concerto gratuito aperto a tutti.

    “Las mujeres ya no lloran”, un finale corale

    Il tour “Las mujeres ya no lloran” si chiude così con un record certificato e con una fotografia destinata a restare: 400mila persone riunite nel cuore della capitale messicana. Per Shakira non è solo un traguardo numerico, ma la conferma di una connessione trasversale che attraversa generazioni e confini.

    Superato il primato dei Los Fabulosos Cadillacs, la cantante colombiana mette il suo nome in cima alla lista degli eventi più partecipati nella storia dello Zócalo. E lo fa senza biglietti, senza barriere, con una piazza aperta e una città intera che canta.

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      Musica

      Marilyn Manson sfrattato dal convento: le suore di Ferrara chiudono le porte “per ordini dall’alto” e scoppia il caso

      Il cantante avrebbe dovuto riposare in un convento dopo il concerto a Ferrara, ma le suore fanno marcia indietro. Il sindaco parla di “ordini dall’alto” e accende la polemica con la Curia.

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        Sembrava una di quelle storie perfette per diventare virale: Marilyn Manson ospite in un convento di suore dopo il concerto. Invece, a Ferrara, il copione è cambiato all’ultimo momento. Le porte del convento di San Vincenzo si sono chiuse e quella che doveva essere una trovata quasi surreale si è trasformata in un caso politico e mediatico. A spiegare cosa è successo è stato il sindaco Alan Fabbri, parlando apertamente di “ordini dall’alto” che avrebbero convinto le religiose a ritirare la disponibilità.

        Dalla trovata perfetta al dietrofront improvviso

        L’idea era semplice quanto efficace: far riposare il controverso artista nel convento situato proprio dietro piazza Ariostea, dove si svolge il Ferrara Summer Festival. Una scelta che aveva già fatto sorridere molti, anche grazie a un’immagine ironica – generata con l’intelligenza artificiale – che ritraeva Manson a prendere il tè con le suore. Ma il clamore mediatico ha probabilmente fatto il resto. Dopo le prime reazioni, è arrivato il passo indietro: niente ospitalità, niente scena surreale da raccontare.

        Lo scontro tra Comune e Curia

        A quel punto la vicenda si è spostata su un altro piano. Fabbri non ha nascosto il disappunto, chiamando in causa indirettamente la Curia e parlando di rapporti non proprio idilliaci. “Spiace e sono certo che le suore non abbiano colpe”, ha detto, ringraziandole per il supporto dato in passato anche ad altri artisti, persino ai Slipknot. Ma il messaggio è chiaro: secondo il sindaco, la scelta sarebbe stata imposta dall’alto e rappresenterebbe una chiusura difficile da comprendere. Da qui anche la stoccata, con il richiamo alla figura della “pecorella smarrita” che, invece di essere respinta, dovrebbe essere accolta e ascoltata.

        Manson ci sarà, ma altrove

        Una cosa, però, non cambia: il concerto dell’11 luglio resta confermato. Marilyn Manson salirà regolarmente sul palco del Ferrara Summer Festival, ma dovrà trovare un’altra sistemazione per la notte. Gli organizzatori sono già al lavoro per una nuova soluzione, mentre la polemica continua a rimbalzare tra politica, istituzioni religiose e opinione pubblica.

        Alla fine resta il paradosso: una storia che poteva essere raccontata come una curiosità quasi fiabesca si è trasformata in un terreno di scontro. E forse è proprio questo il dettaglio più emblematico di tutta la vicenda.

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          Musica

          Kanye West resta in piedi solo in Italia: dopo le disdette in Europa, su Reggio Emilia esplode la bufera politica e morale

          Dopo Inghilterra, Francia, Polonia e Svizzera, anche sull’unico concerto italiano di Kanye West si addensano polemiche pesantissime. A Reggio Emilia associazioni, politici e mondo ebraico chiedono lo stop, ma per ora lo show del 18 luglio resiste.

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            Kanye West perde pezzi in Europa, ma in Italia resiste. Ed è proprio questo il paradosso che sta incendiando Reggio Emilia, dove il rapper americano dovrebbe esibirsi il prossimo 18 luglio alla Rcf Arena nonostante le polemiche che da mesi lo accompagnano. Mentre all’estero piovono cancellazioni e divieti per le sue uscite antisemite e per i richiami al nazismo, la data emiliana resta in calendario, forte di 70 mila biglietti già venduti. Un numero enorme che però non basta a spegnere la tempesta politica, culturale e simbolica che si è abbattuta sulla città.

            Le cancellazioni in Europa e il caso italiano

            Il punto è tutto qui: mentre Regno Unito, Francia, Polonia e Svizzera hanno stoppato o perso i concerti di Ye, in Italia si va avanti. In Gran Bretagna è saltato addirittura un festival dopo il no del governo Starmer al permesso di suonare a Londra. In Francia il concerto di Marsiglia è stato lasciato cadere. In Polonia lo show è stato annullato “per ragioni formali e legali”. In Svizzera è stato il Basilea a cancellare la data prevista nel proprio stadio. Eppure a Reggio Emilia, città dal fortissimo valore simbolico antifascista, la macchina organizzativa non si è fermata.

            Le proteste da Reggio a Roma

            A chiedere l’annullamento dello spettacolo non sono soltanto singole voci isolate. Si sono mossi Anpi, Istituto Alcide Cervi, Cisl, Codacons e la Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia. Sul piano politico hanno preso posizione il deputato Pd Emanuele Fiano e la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, entrambi orientati a sollecitare l’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il nodo è evidente: per i contestatori le magliette con la svastica, le dichiarazioni su Hitler e il brano Heil Hitler rendono il caso incompatibile con i valori democratici e con le norme italiane contro la propaganda nazifascista. Non è solo una polemica sul personaggio, insomma, ma uno scontro aperto sul limite tra libertà di spettacolo e responsabilità pubblica.

            Gli organizzatori non arretrano

            Dall’altra parte, però, gli organizzatori tengono la linea e difendono la data. Il promoter Victor Jari Milani ribadisce che Kanye West ha confermato la sua presenza all’Hellwatt Festival e parla di uno show destinato a essere unico. Non nega che le parole dell’artista abbiano provocato reazioni legittime, ma ricorda anche le scuse formali arrivate a gennaio, quando Ye avrebbe sostenuto di non essere nazista né antisemita e di soffrire di disturbo bipolare. Lo stesso promoter aggiunge di aver chiesto all’artista di scusarsi anche in Italia. Una posizione che però non placa le contestazioni, anzi. Per molti il punto non è più solo ciò che Kanye ha detto, ma il segnale che verrebbe dato ospitandolo proprio in una città come Reggio Emilia.

            Adesso la domanda è una sola: l’Italia terrà in piedi l’unica grande data europea mentre tutto il resto del continente chiude le porte? Per ora sì. Ma il caso Kanye West a Reggio Emilia è ormai molto più di un concerto: è diventato un test politico, culturale e perfino identitario.

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              Musica

              Shiva a Belve tra lacrime e accuse: “Fedez mi ha danneggiato”, il racconto choc su carcere, sparatoria e vita privata

              Il rapper, primo nella classifica Fimi, si confessa da Francesca Fagnani tra passato difficile, sparatoria, dolore familiare e una stoccata diretta a Fedez. Emozioni forti e parole pesanti.

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                Non è una semplice intervista, è un viaggio dentro una vita che non ha mai conosciuto mezze misure. Shiva arriva a Belve da protagonista, forte del primo posto nella classifica Fimi con il suo ultimo album, ma soprattutto con un bagaglio personale che pesa quanto le sue barre. Davanti a Francesca Fagnani, il rapper si racconta senza filtri, tra successi, errori e ferite ancora aperte.

                Dall’infanzia alla musica: “Non ho mai avuto una ragazza”

                Il punto di partenza è lontano, molto prima del successo. Shiva parla della sua adolescenza, vissuta completamente dentro la musica. “Ho iniziato a 13 anni. L’infanzia è stata completamente dedicata alla musica per me. Non ho mai avuto neanche una ragazza prima…”, racconta con una sincerità disarmante. Una scelta di vita precoce, quasi totalizzante, che ha lasciato poco spazio a tutto il resto, ma che oggi spiega anche la determinazione con cui è riuscito a imporsi nella scena.

                La sparatoria, il carcere e la domanda senza risposta

                Il racconto si fa più teso quando si arriva all’episodio che ha segnato una svolta drammatica. La sparatoria del 2023, l’arresto, la condanna per tentato omicidio e il successivo patteggiamento che gli ha permesso di ottenere una pena ridotta e la libertà con obbligo di firma. Fagnani entra nel merito e pone una domanda diretta: “La pistola non è mai stata trovata, che fine ha fatto?”. Shiva sorride, ma non si sbilancia: “Non ne ho idea”. Una risposta che lascia sospesi, proprio come una vicenda che ancora oggi continua a far discutere.

                Il dolore privato e l’attacco a Fedez

                Il momento più intenso arriva quando Shiva ripercorre la nascita del suo primo figlio, avvenuta mentre era in carcere. “Non mi hanno accettato il permesso. Di solito si accettano anche in casi di reati più gravi”, racconta con voce spezzata. Poi l’immagine che resta: i fuochi d’artificio fuori dal carcere per annunciare la nascita. “Quando li ho sentiti ho pianto tantissimo”. Una scena che racchiude tutto il peso di quel momento, tra gioia e impossibilità di viverlo davvero.

                Accanto a questo, c’è anche il vuoto lasciato dall’assenza del padre. “Nella vita cosa era giusto o sbagliato l’ho dovuto capire da solo. E per capirlo ho dovuto sbagliare”, ammette. Parole che danno il senso di un percorso costruito senza guide, spesso a tentoni.

                E poi arriva la parte più tagliente, quella che accende il gossip. Shiva parla di Fedez, unico tra i rapper a non aderire al movimento #freeshiva. Non usa mezzi termini: “Fedez non si è mai esposto su di me e l’unica volta che lo ha fatto è stato nel momento più critico della mia carriera… Mi ha danneggiato”. Fagnani prova a riportare equilibrio, sottolineando che quelle rime erano comunque dell’artista, ma Shiva non arretra.

                Martedì 21 aprile Belve torna in prima serata su Rai2 con una puntata che promette scintille. Oltre a Shiva, tra gli ospiti anche Brigitte Nielsen ed Elettra Lamborghini. Ma è difficile non pensare che, alla fine, saranno proprio le parole del rapper a far discutere più di tutte.

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