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Pasqua 2026, quando cade e perché cambia ogni anno: storia, significato e tradizioni di una festa antichissima

Tra riti antichi, simboli di rinascita e tavole imbandite, la Pasqua continua a essere una festa che unisce fede e tradizione, segnando ogni anno il passaggio verso la primavera.

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Pasqua 2026, quando cade e perché cambia ogni anno: storia, significato e tradizioni di una festa antichissima

    Quando si festeggia la Pasqua nel 2026

    Nel 2026 la Pasqua cade domenica 5 aprile, mentre il lunedì dell’Angelo, comunemente chiamato Pasquetta, sarà il 6 aprile.

    La particolarità di questa ricorrenza è che non ha una data fissa. La Pasqua cristiana viene infatti celebrata la prima domenica dopo la prima luna piena successiva all’equinozio di primavera (fissato convenzionalmente al 21 marzo). Questo sistema di calcolo, stabilito nei primi secoli del cristianesimo, spiega perché la festa possa cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile.

    Le origini tra religione e antiche tradizioni

    La Pasqua è la festività più importante per i cristiani perché celebra la resurrezione di Gesù Cristo, evento centrale della fede cristiana.

    Le sue radici, tuttavia, affondano anche in tradizioni più antiche. Il nome stesso deriva dall’ebraico “Pesach”, la Pasqua ebraica, che ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto.

    Nel corso dei secoli, la festa cristiana si è sovrapposta a riti primaverili legati alla rinascita della natura. Non a caso molti simboli pasquali – come l’uovo – rappresentano la vita che rinasce.

    I simboli della Pasqua

    Tra i simboli più diffusi c’è proprio l’uovo, emblema universale di rinascita e fertilità. In epoca moderna si è trasformato nelle celebri uova di cioccolato, spesso arricchite da sorprese, amate soprattutto dai bambini.

    Altro simbolo importante è l’agnello, che richiama sia la tradizione ebraica sia il sacrificio di Cristo nella simbologia cristiana.

    Anche la colomba ha un ruolo centrale, sia come dolce tipico italiano sia come simbolo di pace e rinnovamento.

    Le tradizioni in Italia

    In Italia la Pasqua è un momento che unisce religione, famiglia e gastronomia. Le celebrazioni religiose iniziano con la Settimana Santa, che comprende riti suggestivi come le processioni del Venerdì Santo, molto sentite soprattutto nel Sud.

    Dal punto di vista culinario, ogni regione ha le sue specialità. Oltre alla colomba pasquale, sono diffusi piatti a base di uova, torte salate e preparazioni tradizionali come la pastiera napoletana o la torta pasqualina ligure.

    Il giorno di Pasquetta è invece dedicato alle gite all’aperto, ai picnic e ai momenti conviviali con amici e parenti, approfittando dell’arrivo della primavera.

    Una festa che guarda alla rinascita

    Al di là del significato religioso, la Pasqua è diventata nel tempo anche una celebrazione universale della rinascita. Cade infatti in un periodo dell’anno in cui la natura si risveglia e le giornate si allungano.

    È proprio questo legame tra tradizione, spiritualità e stagionalità a rendere la Pasqua una delle festività più sentite, capace di unire culture e generazioni diverse.

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      Quando il mare si sveglia di notte: la magia serale dell’Acquario di Genova tra cene al tramonto e tariffe speciali

      Il percorso di visita serale si arricchisce con la cena sulla tolda della Nave Blu per ammirare il Porto Antico al calar del sole. Fino al 15 agosto è prevista un’offerta dedicata alle famiglie con menu ragazzo in omaggio.

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      Quando il mare si sveglia di notte: la magia serale dell'Acquario di Genova tra cene al tramonto e tariffe speciali

        Fino al 31 agosto l’Acquario di Genova prolunga l’orario di apertura fino alle ore 22:00, con ultimo ingresso fissato alle ore 20:00, per offrire al pubblico un’esperienza straordinaria: una visita serale a una speciale tariffa che può essere abbinata alla cena al tramonto nella suggestiva cornice della tolda della Nave Blu.

        I visitatori vivono un viaggio alla scoperta degli ecosistemi acquatici del pianeta. Vasca dopo vasca, l’esperienza permette di osservare il comportamento serale degli animali e scoprire tante curiosità sulle specie ospitate.

        Tra meraviglia e tutela: un tuffo nella biodiversità

        In linea con la mission dell’Acquario – «Avvicinare alla natura e promuovere la salvaguardia degli ambienti acquatici attraverso attività di educazione, conservazione e ricerca» –, il percorso si configura come un momento di forte sensibilizzazione. È l’occasione per conoscere i progetti di ricerca e conservazione a tutela della biodiversità in cui la struttura è costantemente impegnata, traducendo la meraviglia della visita in un messaggio di responsabilità verso il pianeta.

        Orari, biglietti e tariffe dedicate

        I biglietti per le visite serali – ingresso ogni mezz’ora in orario 18:00-20:00 – sono disponibili fino al 31 agosto alle tariffe speciali di 29 euro per gli adulti e 19 euro per i 4-12 anni e possono essere acquistati presso la biglietteria dell’Acquario di Genova o sul sito www.acquariodigenova.it.

        La suggestione del Porto Antico dalla Nave Blu

        È possibile proseguire la serata in Acquario con una cena sulla tolda della Nave Blu. Un momento pensato per godersi il fresco della sera circondati dal panorama unico e suggestivo della città e del Porto Antico. Fino al 15 agosto le famiglie che scelgono di fermarsi a cena possono usufruire di un menù ragazzo gratuito per ogni menù adulto acquistato.

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          Le piante che sopravvivono anche con 40 gradi sul balcone: le varietà più resistenti al caldo e al sole dell’estate

          Lavanda, rosmarino, lantana e non solo. Se il balcone è esposto al sole per gran parte della giornata, scegliere le piante giuste permette di avere fioriture spettacolari anche durante le estati più torride.

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            Con le estati sempre più calde, mantenere un balcone verde sembra diventata una missione impossibile. Foglie bruciate, terriccio secco dopo poche ore e fiori che appassiscono rapidamente sono ormai un problema comune in molte città italiane.

            La soluzione, però, non è innaffiare continuamente. Molto più importante è scegliere le specie giuste. Esistono infatti piante che, grazie alla loro origine mediterranea o desertica, riescono a sopportare temperature vicine ai 40 gradi, sole diretto e lunghi periodi di siccità senza perdere il loro fascino.

            Lavanda, rosmarino e lantana: le regine dell’estate

            La lavanda è una delle protagoniste assolute dei balconi estivi. Ama il sole pieno, teme i ristagni d’acqua e, una volta ben radicata, riesce a superare senza problemi anche le giornate più torride. In cambio regala una lunga fioritura profumata e attira api e farfalle.

            Accanto a lei trova spazio il rosmarino, che oltre a essere decorativo offre foglie sempre verdi e un aroma perfetto per la cucina. Resiste molto bene al caldo e richiede irrigazioni moderate.

            Tra le piante da fiore più spettacolari spicca invece la lantana, capace di produrre infiorescenze dai colori vivacissimi per tutta l’estate. Sopporta sole intenso, alte temperature e necessita di poca manutenzione.

            Ulivo, gerani e piante grasse: quando il caldo non fa paura

            Se lo spazio lo consente, un piccolo ulivo in vaso rappresenta una delle scelte migliori. Simbolo del Mediterraneo, affronta senza difficoltà il sole cocente e dona immediatamente un’atmosfera elegante a terrazzi e balconi.

            Anche i gerani, da sempre protagonisti delle estati italiane, continuano a essere una soluzione vincente. Con qualche annaffiatura regolare e la rimozione dei fiori secchi mantengono una fioritura abbondante fino all’autunno.

            Per chi ha poco tempo restano imbattibili le piante succulente, come Echeveria, Sedum, Aloe e Agave. Accumulano acqua nelle foglie e resistono per giorni senza irrigazione, rendendole perfette anche per chi parte spesso nei weekend.

            Non è solo questione di specie: conta anche il vaso

            Anche la pianta più resistente può soffrire se coltivata nel contenitore sbagliato.

            I vasi in terracotta aiutano il terreno a respirare meglio rispetto a quelli in plastica, mentre uno strato di argilla espansa sul fondo favorisce il drenaggio ed evita ristagni che potrebbero danneggiare le radici.

            Anche una leggera pacciamatura con corteccia o lapillo vulcanico contribuisce a mantenere il terreno fresco più a lungo, limitando l’evaporazione durante le ore più calde.

            I tre errori che fanno morire le piante anche se resistono al caldo

            Molti pensano che, con temperature elevate, sia necessario annaffiare continuamente. In realtà irrigazioni frequenti e superficiali favoriscono radici deboli.

            Molto meglio bagnare abbondantemente il terreno la mattina presto o dopo il tramonto, lasciando poi asciugare leggermente il substrato prima dell’intervento successivo.

            Un altro errore consiste nel bagnare foglie e fiori nelle ore centrali della giornata: le gocce d’acqua possono aumentare lo stress della pianta e favorire scottature.

            Infine, attenzione ai sottovasi pieni d’acqua. Se per alcune ore possono offrire un piccolo aiuto durante le giornate più torride, lasciarli costantemente pieni favorisce marciumi radicali e compromette la salute della pianta.

            Con la scelta delle specie giuste e qualche semplice accorgimento, anche un balcone esposto al sole tutto il giorno può trasformarsi in un piccolo giardino mediterraneo, ricco di colori, profumi e fioriture che resistono senza paura alle estati più calde.

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              Frutti di bosco, quali raccogliere in estate e dove trovarli: la guida per riconoscerli senza rischi

              Passeggiare nei boschi alla ricerca di piccoli frutti è una tradizione che unisce natura e gastronomia. Ma serve attenzione: non tutte le bacche sono commestibili e la raccolta richiede alcune semplici regole.

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                L’estate è la stagione ideale per i frutti di bosco. Profumati, ricchi di vitamine e antiossidanti, sono protagonisti di marmellate, dolci, macedonie e dessert, ma anche di escursioni tra montagne e colline. Tra giugno e settembre molti boschi italiani si trasformano in una vera dispensa naturale, offrendo raccolti spontanei a chi conosce il territorio e rispetta l’ambiente.

                Prima di riempire il cestino, però, è fondamentale sapere riconoscere le specie commestibili ed evitare di raccogliere bacche di cui non si è assolutamente certi.

                Quali sono di stagione

                Tra luglio e agosto si trovano soprattutto mirtilli neri, diffusi sulle Alpi e sugli Appennini oltre gli 800-1.000 metri di quota. Nello stesso periodo maturano i lamponi selvatici, che prediligono i margini dei boschi e le radure soleggiate.

                L’estate è anche il momento delle more di rovo, facilmente riconoscibili lungo sentieri, siepi e campagne, mentre il ribes rosso viene coltivato soprattutto nei frutteti di montagna. In alcune zone alpine si possono incontrare anche i mirtilli rossi, generalmente più tardivi.

                Dove trovarli e come raccoglierli

                I frutti di bosco crescono soprattutto nelle aree montane e collinari del Nord Italia e lungo l’Appennino, ma molte aziende agricole organizzano anche la raccolta diretta nei propri campi.

                Per non danneggiare le piante è consigliabile raccogliere i frutti delicatamente con le dita, evitando di strapparne i rami. Meglio utilizzare un cestino di vimini, che favorisce la circolazione dell’aria, piuttosto che sacchetti di plastica, nei quali la frutta tende a schiacciarsi rapidamente.

                Prima di partire è sempre opportuno informarsi sulle norme locali: in molte regioni esistono limiti quantitativi giornalieri per la raccolta spontanea.

                Attenzione alle bacche tossiche

                Mai raccogliere o consumare bacche che non si conoscono perfettamente. Alcune specie spontanee, come quelle del belladonna o del dafne, possono essere altamente tossiche e, a un occhio inesperto, ricordare i frutti commestibili.

                Se si hanno dubbi è meglio acquistare i frutti di bosco presso produttori locali o nei mercati contadini, dove si trovano prodotti freschi, di stagione e raccolti poche ore prima.

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