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Cinema

Nomination David di Donatello 2026: lista completa e protagonisti

Tutti i candidati ai David 2026: “Le città di pianura” guida con record di nomination. In lizza la sorpresa Checco Zalone

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    L’Academy del Cinema Italiano ha svelato le carte per la 71ª edizione dei Premi David di Donatello. Le nomination sono state annunciate al Teatro 18 di Cinecittà alla presenza di Williams Di Liberatore direttore Intrattenimento Prime Time; Piera Detassis – presidente e direttrice Artistica Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello; Antonio Saccone – presidente Cinecittà S.p.A; Manuela Cacciamani – amministratore delegato Cinecittà S.p.A; Lucia Borgonzoni – sottosegretario del MiC; Presenti anche i Presidenti di Anica e Agis, soci fondatori, e il consiglio direttivo dell’Accademia del Cinema Italiano

    Incoronano un protagonista assoluto dei Premi David di Donatello 2026: Francesco Sossai. Il suo film, Le città di pianura, domina letteralmente la selezione con una pioggia di candidature che spaziano dalle categorie principali ai riconoscimenti tecnici. Ma la sfida è apertissima: i grandi maestri come Paolo Sorrentino, Mario Martone e Paolo Virzì sono pronti a dare battaglia in una delle edizioni più competitive di sempre.

    Ecco le nomination divise in categorie

    La corsa alla statuetta d’oro dei Premi David di Donatello 2026 vede una concentrazione di talenti straordinaria. Cinque titoli hanno fatto il vuoto, raccogliendo la maggior parte delle preferenze.

    Miglior film

    • Cinque secondi — prodotto da Marco Belardi per Greenboo Production, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Marco Cohen, Daniel Campos Pavoncelli, Alessandro Mascheroni per Indiana Production, Ester Ligori per Motorino Amaranto, in collaborazione con Sky, Playtime — regia di Paolo Virzì
    • Fuori — prodotto da Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri per Indigo Film, con Rai Cinema, Annamaria Morelli per The Apartment società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Toufik Ayadi, Christophe Barral per SRAB Films, Jean Labadie, Alice Labadie per Le Pacte Production in collaborazione con Fremantle — regia di Mario Martone
    • La grazia — prodotto da Annamaria Morelli per The Apartment società del gruppo Fremantle, Paolo Sorrentino per Numero10, Andrea Scrosati per Fremantle e Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli per Piperfilm — regia di Paolo Sorrentino
    • Le assaggiatrici — prodotto da Lionello Cerri e Cristiana Mainardi per Lumière & Co., in collaborazione con Joseph Rouschop per Tarantula (Belgio), Katrin Renz e Stefan Jäger per Tellfilm (Svizzera) — regia di Silvio Soldini
    • Le città di pianura — prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo Film, con Rai Cinema, in collaborazione con Philipp Kreuzer per Maze Pictures, Cecilia Trautvetter — regia di Francesco Sossai

    Miglior regia

    • Mario Martone (Fuori)
    • Gabriele Mainetti (La città proibita)
    • Paolo Sorrentino (La grazia)
    • Silvio Soldini (Le assaggiatrici)
    • Francesco Sossai (Le città di pianura)

    Miglior attore protagonista

    • Valerio Mastandrea (Cinque secondi)
    • Claudio Santamaria (Il nibbio)
    • Toni Servillo (La grazia)
    • Pierpaolo Capovilla (Le città di pianura)
    • Sergio Romano (Le città di pianura)

    Miglior attrice protagonista

    • Valeria Bruni Tedeschi (Duse)
    • Barbara Ronchi (Elisa)
    • Valeria Golino (Fuori)
    • Aurora Quattrocchi (Gioia mia)
    • Anna Ferzetti (La grazia)
    • Tecla Insolia (Primavera)

    Miglior attrice non protagonista

    • Valeria Golino (Breve storia d’amore)
    • Valeria Bruni Tedeschi (Cinque secondi)
    • Barbara Ronchi (Diva Futura)
    • Matilda De Angelis (Fuori)
    • Milvia Marigliano (La grazia)
    • Silvia D’Amico (Tre ciotole)

    Miglior attore non protagonista

    • Francesco Gheghi (40 secondi)
    • Vinicio Marchioni (Ammazzare stanca – autobiografia di un assassino)
    • Fausto Russo Alesi (Duse)
    • Roberto Citran (Le città di pianura)
    • Andrea Pennacchi (Le città di pianura)
    • Lino Musella (Nonostante)

    Miglior sceneggiatura originale

    • Cinque secondi: Francesco Bruni, Carlo Virzì, Paolo Virzì
    • Duse: Letizia Russo, Guido Silei, Pietro Marcello
    • Gioia mia: Margherita Spampinato
    • La grazia: Paolo Sorrentino
    • Le città di pianura: Francesco Sossai, Adriano Candiago

    Miglior sceneggiatura non originale

    • 40 secondi: Vincenzo Alfieri, Giuseppe G. Stasi
    • Elisa: Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella
    • Fuori: Mario Martone, Ippolita Di Majo
    • Le assaggiatrici: Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia
    • Primavera: Ludovica Rampoldi

    Miglior produttore

    • Duse: Carlo Degli Esposti, Nicola Serra, Marco Grifoni (Palomar), Benedetta Cappon (Avventurosa), con Rai Cinema, Piperfilm, Alexandra Henochsberg, Pierre-François Piet (Ad Vitam Films)
    • Gioia mia: Benedetta Scagnelli, Alessio Pasqua, Gianluca Arcopinto, Claudio Cofrancesco (Yagi Media), Paolo Butini, Ivan Caso, Filippo Barracco
    • Le assaggiatrici: Lionello Cerri e Cristiana Mainardi (Lumière & Co.), Joseph Rouschop (Tarantula), Katrin Renz e Stefan Jäger (Tellfilm)
    • Le città di pianura: Marta Donzelli e Gregorio Paonessa (Vivo Film), con Rai Cinema, Philipp Kreuzer (Maze Pictures), Cecilia Trautvetter
    • Un film fatto per bene: Andrea Occhipinti (Lucky Red), Marco Alessi (Dugong Films), Beatrice Bulgari (Eolo Film Productions)

    Non mancano i colpi di scena nelle categorie musicali e nei premi dedicati agli esordienti.

    Miglior esordio alla regia

    • Ludovica Rampoldi (Breve storia d’amore)
    • Margherita Spampinato (Gioia mia)
    • Greta Scarano (La vita da grandi)
    • Alissa Jung (Paternal leave)
    • Alberto Palmiero (Tienimi presente)

    Miglior canzone originale

    • Arrivederci tristezza — Brunori Sas
    • La prostata enflamada — musica e testi di Luca Medici (Checco Zalone), Antonio Iammarino; interpretata da Checco Zalone
    • Follemente — musica, testi e interpretazione di Levante
    • Ti — musica, testi e interpretazione di Krano (Le città di pianura)
    • Vaster than empires — musica di Trent Reznor & Atticus Ross, testi di William Burroughs; interpretata da Caetano Veloso (Queer)

    Miglior compositore

    • Franco Amurri (La città proibita)
    • Mauro Pagani (Le assaggiatrici)
    • Krano (Le città di pianura)
    • Fabio Massimo Capogrosso (Primavera)
    • Trent Reznor & Atticus Ross (Queer)

    I premi tecnici: Casting, fotografia, Montaggio e VFX

    • Miglior casting 40 secondi — Marco Matteo Donat-Cattin, Federica Baglioni; Gioia mia — Margherita Spampinato, Giulia Tarquini; La grazia — Anna Maria Sambucco, Massimo Appolloni; Le assaggiatrici — Laura Muccino, Liza Stutzky; Le città di pianura — Adriano Candiago.
    • Miglior autore della fotografia: Marco Graziaplena (Duse); Paolo Carnera (La città proibita); Daria D’antonio (La grazia); Renato Berta (Le assaggiatrici); Massimiliano Kuveiller (Le città di pianura).
    • Miglior montaggio: Vincenzo Alfieri (40 secondi); Jacopo Quadri (Fuori); Giogiò Franchini (Il maestro); Francesco Di Stefano (La città proibita); Cristiano Travaglioli (La grazia); Paolo Cottignola (Le città di pianura).
    • Migliori effetti visivi – VFX: Itaca – Il ritorno (Gaia Bussolati, Enrico Bernocchi); La città proibita (Stefano Leoni, Andrea Lo Priore); La grazia (Rodolfo Migliari, Lena Di Gennaro); La valle dei sorrisi (Giuseppe Squillaci, Daniele Mischianti); Queer (Marco Fiorani Parenzi, Virginia Cefaly).
    • Miglior suono: FuoriLa città proibitaLe assaggiatriciLe città di pianuraPrimavera (vedasi dettagli tecnici nel bando ufficiale).

    Estetica e Design: Scenografia, Costumi, Trucco e Acconciature

    • Scenografia: DuseLa città proibitaLa graziaLe assaggiatriciLe città di pianura.
    • Costumi: Duse (Ursula Patzak); La città proibita (Susanna Mastroianni); La grazia (Carlo Poggioli); Le assaggiatrici (Marina Roberti); Primavera (Maria Rita Barbera, Gaia Calderone).
    • Trucco: Maurizio Fazzini (Duse); Paola Gattabrusi (La grazia); Esmé Sciaroni (Le assaggiatrici); Vincenzo Mastrantonio (Primavera); Fernanda Perez (Queer).
    • Acconciatura: Marco Perna (Fuori); Teresa Di Serio (Il maestro); Samankta Mura (Le assaggiatrici); Marta Iacoponi (Primavera); Massimo Gattabrusi (Queer).

    Documentari, Corti e Cinema Internazionale: lo sguardo oltre il confine

    • Miglior film internazionale: Io sono ancora qui (Walter Salles); La voce di Hind Rajab (Kaouther Ben Hania); The Brutalist (Brady Corbet); Un semplice incidente (Jafar Panahi); Una battaglia dopo l’altra (Paul Thomas Anderson).
    • Miglior film documentario: Bobò (Pippo Delbono); Ferdinando Scianna (Roberto Andò); Roberto Rossellini (Ilaria De Laurentis); Sotto le nuvole (Gianfranco Rosi); Toni, mio padre (Anna Negri).
    • Miglior cortometraggio: AstronautaCiao, VarsaviaEveryday in GazaFesta in famigliaTempi supplementari.
    • David giovani: 40 secondiLa graziaLe assaggiatriciLe città di pianuraPer te.
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      Cinema

      Emerald Fennell taglia le ascelle di Margot Robbie da “Cime Tempestose”: il rimpianto che sta facendo discutere

      All’Hay Festival, Emerald Fennell ha rivelato di essersi pentita di aver eliminato una sequenza di “Cime Tempestose” in cui Margot Robbie appariva con le ascelle non depilate. Una scelta che, secondo molti, non avrebbe cambiato poi molto il film.

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        Ogni regista ha il proprio grande rimpianto. Una scena tagliata, un dialogo eliminato, una scelta narrativa ripensata troppo tardi. Nel caso di Emerald Fennell, il cruccio riguarda una parte molto specifica del corpo di Margot Robbie.

        Parlando all’Hay Festival, la regista ha raccontato che una delle sequenze eliminate dal montaggio finale della sua versione di Cime Tempestose mostrava l’attrice con le ascelle non depilate.

        Una scelta che, nelle intenzioni della regista, avrebbe contribuito a restituire una rappresentazione più autentica e storicamente corretta del corpo femminile nell’epoca in cui è ambientata la storia.

        Il realismo storico passa dalle ascelle

        Secondo Fennell, quella scena possedeva un valore simbolico preciso. Mostrare un dettaglio normalmente escluso dall’immaginario cinematografico contemporaneo avrebbe aiutato a ricordare al pubblico quanto siano cambiate nel tempo le convenzioni estetiche legate al corpo femminile.

        Una riflessione interessante, soprattutto in un momento storico in cui il cinema cerca sempre più spesso di mettere in discussione gli standard di bellezza tradizionali.

        Il rimpianto della regista

        La regista ha spiegato di considerare quella eliminazione uno dei suoi piccoli rimpianti artistici. Evidentemente riteneva che quel dettaglio contribuisse alla costruzione del personaggio e dell’atmosfera generale del film.

        Ma qui arriva la parte più divertente della vicenda.

        Sarebbe cambiato davvero qualcosa?

        La domanda che molti si stanno facendo è piuttosto semplice: davvero una scena con le ascelle non depilate di Margot Robbie avrebbe modificato in maniera significativa la percezione del film?

        Probabilmente no.

        Per quanto il dettaglio possa avere una sua valenza storica o simbolica, è difficile immaginare folle di spettatori uscire dalla sala commentando l’audacia rivoluzionaria di quelle ascelle ottocentesche.

        Anzi, conoscendo il pubblico contemporaneo, è molto più probabile che la discussione si sarebbe limitata a qualche giorno di polemiche sui social prima di essere rapidamente sostituita da un nuovo dibattito.

        Le ossessioni del cinema moderno

        La vicenda racconta comunque qualcosa di curioso sul cinema contemporaneo: spesso autori e spettatori finiscono per attribuire un peso enorme a dettagli che, una volta sullo schermo, passano quasi inosservati.

        Emerald Fennell continuerà probabilmente a pensare a quella scena perduta. Gli spettatori, invece, forse non si sarebbero nemmeno accorti della differenza.

        E chissà, magari proprio questo è il vero dramma di ogni regista: sapere che il dettaglio che ti toglie il sonno è spesso quello che il pubblico nota meno.

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          Cinema

          Da 700 mila dollari a 70 milioni: il miracolo horror di “Obsession” lancia anche Inde Navarrette

          Costato appena 700 mila dollari, “Obsession” avrebbe già incassato quasi 70 milioni nel mondo. Tra i protagonisti del successo c’è anche Inde Navarrette, volto noto ai fan di “Tredici”.

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            Hollywood passa anni a spendere centinaia di milioni di dollari per costruire blockbuster che spesso faticano a rientrare delle spese. Poi arriva un piccolo film horror indipendente, girato con un budget che molte produzioni spendono in catering, e manda all’aria tutte le regole del mercato.

            È il caso di “Obsession”, pellicola horror che si sta trasformando in uno dei fenomeni cinematografici più sorprendenti degli ultimi tempi. Secondo i dati diffusi in queste ore, il film sarebbe costato appena 700 mila dollari ma avrebbe già raccolto quasi 70 milioni di dollari al botteghino internazionale nel giro di pochi giorni.

            Numeri che fanno girare la testa e che stanno attirando l’attenzione di tutta l’industria cinematografica.

            Un successo che nessuno si aspettava

            La storia del cinema è piena di horror a basso costo capaci di trasformarsi in miniere d’oro. Da “The Blair Witch Project” a “Paranormal Activity”, il genere ha spesso dimostrato di saper aggirare la logica dei grandi investimenti.

            Ma i numeri attribuiti a “Obsession” sono particolarmente impressionanti proprio per la velocità con cui il film avrebbe conquistato il pubblico.

            Il passaparola, i social e la curiosità degli spettatori sembrano aver fatto il resto.

            Chi è Inde Navarrette

            Tra i protagonisti di questo successo troviamo anche Inde Navarrette, un volto che al grande pubblico potrebbe non risultare immediatamente familiare ma che gli appassionati di serie tv conoscono già piuttosto bene.

            L’attrice ha infatti interpretato Estela de la Cruz nella serie Netflix Tredici, titolo conosciuto a livello internazionale anche come “13 Reasons Why” e prodotto da Selena Gomez.

            Un ruolo che le aveva garantito una buona visibilità presso il pubblico più giovane.

            Dalle serie tv all’horror da record

            Nel 2019 Navarrette aveva inoltre interpretato Veronica nella sitcom “Denton’s Death Date”, continuando un percorso professionale costruito soprattutto tra televisione e streaming.

            Ora però il successo di “Obsession” potrebbe rappresentare un punto di svolta decisivo per la sua carriera.

            Perché Hollywood ama una cosa più di qualsiasi altra: le storie di successo inattese. E un film da 700 mila dollari che ne incassa quasi 70 milioni è esattamente il tipo di favola che produttori e studios adorano raccontare.

            Resta da vedere se il fenomeno continuerà nelle prossime settimane. Ma una cosa è certa: se questi numeri verranno confermati, “Obsession” sarà ricordato come uno dei casi più clamorosi dell’anno.

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              Cinema

              Brad Pitt confessa il suo inferno: “Ero a terra, gli Alcolisti Anonimi mi hanno salvato la vita”

              Brad Pitt racconta la dipendenza dall’alcol e il ruolo decisivo degli Alcolisti Anonimi: “Quelle persone erano sincere, vulnerabili, vere. Mi hanno cambiato”.

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                Per anni Brad Pitt è stato l’uomo che sembrava avere tutto: fama mondiale, bellezza, Oscar, soldi, successo. Poi improvvisamente il crollo. E oggi, per la prima volta in modo così diretto e senza filtri, l’attore americano racconta il momento in cui ha toccato il fondo e come gli Alcolisti Anonimi siano riusciti a salvarlo.

                “Ero letteralmente a terra, completamente disperato”. Parole pesantissime, soprattutto perché pronunciate da una delle più grandi star del pianeta. Un uomo abituato per decenni a nascondere fragilità dietro il mito hollywoodiano del sex symbol invincibile.

                Brad Pitt e il periodo più buio della sua vita

                L’attore ha spiegato di aver attraversato una fase devastante, segnata da dipendenza, isolamento emotivo e perdita di controllo. Un periodo che molti collegano agli anni successivi alla separazione da Angelina Jolie e alla lunga battaglia familiare che ne è seguita.

                Ma il punto più forte del suo racconto non è soltanto la caduta. È il modo in cui descrive la rinascita.

                Secondo Pitt, ciò che lo ha colpito entrando alle riunioni degli Alcolisti Anonimi è stata soprattutto “la sincerità cruda e contagiosa” delle persone presenti in quelle stanze. Nessuna maschera, nessuna recita, nessun personaggio da difendere.

                “Da timido a dipendente dalle riunioni”

                Brad Pitt ha raccontato di essere arrivato agli incontri quasi con vergogna, chiuso in sé stesso e diffidente. Poi qualcosa è cambiato.

                “Da timido a completamente dipendente dalle riunioni”, ha confessato. Un passaggio che descrive perfettamente il peso che quel percorso ha avuto nella sua vita.

                Per una superstar mondiale abituata ai red carpet, agli hotel di lusso e alla protezione costante dell’immagine pubblica, ritrovarsi seduto in una stanza ad ascoltare sconosciuti parlare delle proprie fragilità è stato uno shock emotivo enorme.

                Una confessione che colpisce Hollywood

                La sincerità di Pitt ha colpito profondamente anche perché Hollywood, storicamente, ha sempre costruito miti perfetti, quasi invulnerabili. E invece oggi uno degli uomini più famosi del mondo ammette apertamente di essersi sentito distrutto.

                È proprio questo a rendere la sua testimonianza così potente: il fatto che non parli da divo irraggiungibile, ma da uomo che ha perso equilibrio, lucidità e forza.

                La dipendenza raccontata senza vergogna

                Le parole dell’attore stanno facendo il giro del mondo anche per un altro motivo: contribuiscono a cambiare il modo in cui vengono percepite dipendenze, terapia e percorsi di recupero.

                Per anni ammettere pubblicamente di frequentare gli Alcolisti Anonimi veniva vissuto quasi come uno stigma. Oggi invece una figura gigantesca come Brad Pitt racconta quel percorso senza imbarazzo, anzi attribuendogli il merito di avergli restituito una direzione.

                E forse è proprio questo il punto più importante della sua confessione: trasformare qualcosa che molti vivono nel silenzio e nella vergogna in un’esperienza profondamente umana.

                Un Brad Pitt diverso da quello di sempre

                Negli ultimi anni Pitt è apparso sempre più distante dall’immagine patinata costruita negli anni Novanta e Duemila. Più riflessivo, più fragile, più disposto a raccontare anche le crepe.

                E oggi, con questa confessione, sembra definitivamente caduta la barriera tra la leggenda hollywoodiana e l’uomo reale.

                Perché dietro il volto perfetto di Fight Club, Ocean’s Eleven e C’era una volta a… Hollywood, Brad Pitt ha mostrato qualcosa che il pubblico vede raramente nelle star: la paura di non riuscire più a rialzarsi.

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