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Vacanze: come idratare il viso durante i viaggi in aereo

Durante i voli aerei, l’idratazione della pelle diventa una necessità cruciale a causa delle condizioni ambientali uniche all’interno della cabina. L’aria pressurizzata e a bassa umidità presente negli aerei può causare una rapida perdita di umidità dalla pelle, portando a secchezza, irritazione e una sensazione di tensione. Questa mancanza di umidità può essere particolarmente problematica per chi ha già la pelle secca o sensibile.

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    L’ambiente pressurizzato di un aereo, combinato con l’aria ricircolata, contribuisce a ridurre i livelli di umidità fino al 20%, molto inferiore rispetto a un ambiente normale. Questa drastica diminuzione dell’umidità può indebolire la barriera cutanea, rendendo la pelle più suscettibile ai danni e alla disidratazione.

    Per contrastare questi effetti, è essenziale adottare misure specifiche per mantenere la pelle del viso ben idratata durante il volo. L’applicazione di una crema idratante ricca in ingredienti come l’acido ialuronico, la glicerina e le ceramidi può aiutare a trattenere l’umidità e rafforzare la barriera cutanea. Inoltre, l’uso di uno spray idratante può fornire un sollievo immediato e mantenere la pelle fresca durante il volo.

    Bere molta acqua è un altro passaggio fondamentale per mantenere l’idratazione interna, che si riflette anche sulla salute della pelle. Evitare bevande alcoliche e caffeinate, che possono contribuire ulteriormente alla disidratazione, è altrettanto importante.

    In sintesi, mantenere la pelle ben idratata durante i voli aerei è essenziale per prevenire la secchezza e l’irritazione. Adottare una routine di cura della pelle mirata, insieme a una corretta idratazione interna, può aiutare a mantenere la pelle sana e radiosa, anche nelle condizioni ambientali sfidanti di un aereo.

    Foto cover credit: Beauty Vogue

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      Bellezza

      Belén Rodriguez racconta la caduta dei capelli dopo i farmaci: il trattamento scelto per far ricrescere la chioma

      Belén Rodriguez torna a parlare apertamente del periodo difficile vissuto negli ultimi anni e rivela di avere perso parte dei capelli a causa dei farmaci assunti. Per contrastare il problema ha scelto un trattamento tricologico non invasivo, documentando l’esperienza sui social.

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        Belén Rodriguez continua a raccontare con grande sincerità il percorso affrontato negli ultimi anni. La showgirl argentina, che in più occasioni ha parlato delle difficoltà vissute e del periodo complesso attraversato, ha spiegato ai follower di avere dovuto fare i conti anche con un effetto collaterale delle terapie farmacologiche: la caduta dei capelli.

        Belén: «Ho perso un po’ di capelli per colpa dei farmaci»

        Attraverso i social, Belén ha raccontato il motivo della sua trasferta a Roma.

        «Siccome per colpa di determinati farmaci che ho dovuto assumere negli ultimi anni ho perso un po’ di capelli, sono venuta a Roma per fare questo trattamento. Ora non prendo nessun farmaco perché non ne ho più bisogno e questo è quanto», ha spiegato la conduttrice.

        Parole con cui ha confermato di avere concluso il percorso terapeutico e di volersi concentrare adesso sul recupero degli effetti lasciati da quel periodo.

        Il trattamento scelto contro la caduta dei capelli

        Per affrontare il problema, Belén si è rivolta alla dottoressa Chiara Insalaco, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva e tricologia.

        La showgirl ha scelto di sottoporsi al Tricopat, un trattamento non invasivo pensato per contrastare diverse forme di alopecia, comprese quelle associate a stress, terapie farmacologiche o predisposizione genetica.

        Nelle immagini condivise sui social appare distesa sul lettino mentre la specialista utilizza uno strumento dotato di luce rossa, concentrando il trattamento soprattutto nella zona delle tempie, dove la perdita dei capelli è risultata più evidente.

        Come funziona il Tricopat

        La procedura prevede l’applicazione di uno speciale gel medicamentoso sulla zona interessata.

        Successivamente viene utilizzato un dispositivo che combina onde d’urto, LED e ionoforesi. Le onde favoriscono la vascolarizzazione del cuoio capelluto, mentre la luce e la ionoforesi aiutano i principi attivi a penetrare in profondità.

        Ogni seduta dura circa venti minuti. Generalmente il primo ciclo comprende quattro trattamenti distanziati di circa tre settimane, al termine dei quali viene valutata la risposta del paziente per decidere come proseguire.

        Quanto costa la terapia

        Il costo indicativo di una seduta è di circa 300 euro.

        Dopo il ciclo iniziale vengono normalmente programmati richiami periodici, prima ogni tre mesi e successivamente con sedute di mantenimento annuali.

        Secondo le informazioni diffuse dagli specialisti, il trattamento non garantisce risultati permanenti, ma può contribuire a rallentare la caduta dei capelli, aumentare lo spessore del fusto e stimolare la ricrescita.

        Per Belén Rodriguez rappresenta un nuovo passo verso il recupero del benessere, dopo un periodo difficile che la showgirl ha scelto di raccontare con sempre maggiore trasparenza ai propri follower.

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          Bellezza

          Lo zucchero che ci fa invecchiare prima del tempo: cos’è la glicazione e perché distrugge il collagene della pelle accelerando la ruga

          L’accumulo di zuccheri nel sangue non influisce solo sul peso, ma innesca un processo chimico irreversibile chiamato glicazione. Gli esperti analizzano come le molecole sgradevoli irrigidiscano le fibre elastiche della pelle, lasciandola spenta, fragile e segnata.

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          Lo zucchero che ci fa invecchiare prima del tempo: cos'è la glicazione e perché distrugge il collagene della pelle accelerando la ruga

            Il nemico invisibile dell’impalcatura cutanea

            Quando si parla di invecchiamento precoce della pelle, l’attenzione della skincare si concentra quasi sempre sui raggi ultravioletti, sull’inquinamento atmosferico e sullo stress psicofisico. Esiste tuttavia un fattore interno silenzioso che agisce direttamente sulle strutture portanti del viso, danneggiandole dall’interno: l’assunzione eccessiva di zuccheri raffinati. La cute deve la sua compattezza, la tonicità e l’aspetto turgido a una fitta rete di sostegno situata nel derma, composta prevalentemente da fibre di collagene ed elastina. Quando l’alimentazione quotidiana registra picchi glicemici frequenti, le molecole di glucosio circolanti nel sangue iniziano a legarsi in modo disordinato alle proteine, avviando un processo di degradazione strutturale che la medicina estetica definisce glicazione.

            Il meccanismo molecolare che spezza le fibre

            Questo cortocircuito biologico trasforma le proteine vitali della pelle in strutture rigide e disfunzionali. Il legame tra zuccheri e amminoacidi genera elementi complessi noti in ambito scientifico con l’acronimo di AGEs (Advanced Glycation End-products).

            “Il processo di glicazione modifica irrimediabilmente la natura del collagene, che perde la sua naturale elasticità e la capacità di trattenere l’acqua nei tessuti”, spiegano gli specialisti della Dermatological Research Society nelle loro pubblicazioni sulla biochimica cutanea. “Le fibre, da flessibili e resilienti, diventano rigide, fragili e incapaci di rigenerarsi. Questo fenomeno si manifesta all’esterno con una perdita di tono marcata, la comparsa di rughe profonde e un colorito giallastro e spento, tipico della cute danneggiata dagli AGEs”.

            Questo danno strutturale indebolisce il supporto dell’epidermide, rendendo la pelle molto più vulnerabile all’azione della forza di gravità e alla formazione di solchi d’espressione permanenti.

            Le strategie cosmetiche e alimentari per rallentare il processo

            Invertire completamente la glicazione è complesso poiché i legami proteici avanzati sono difficili da spezzare, ma è possibile adottare precise contromisure per prevenirne la formazione e proteggere le riserve di collagene intatte. Sul fronte nutrizionale, la riduzione degli zuccheri semplici e l’integrazione di alimenti ricchi di antiossidanti naturali aiutano a contenere i picchi di glucosio nel sangue. Nel campo della cosmetica avanzata, i formulatori raccomandano l’uso costante di principi attivi antiglicazione come la carnosina, la niacinamide e la vitamina C ad alta concentrazione. Questi ingredienti agiscono come uno scudo chimico, intercettando le molecole di zucchero prima che si leghino al collagene e stimolando contestualmente la sintesi di nuove fibre elastiche nel derma.

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              L’ossessione per i sieri viso che sta rovinando la pelle: il pericolo del fai-da-te chimico che distrugge la barriera cutanea

              La corsa all’acquisto dell’ultimo principio attivo virale sui social genera la sindrome da pelle sovra-trattata. Gli esperti spiegano come la combinazione errata di molecole aggressive causi dermatiti e alteri per mesi il film idrolipidico cellulare.

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              L’ossessione per i sieri viso che sta rovinando la pelle: il pericolo del fai-da-te chimico che distrugge la barriera cutanea

                La trappola dell’iper-informazione cosmetica

                Il mercato della bellezza ha vissuto una metamorfosi radicale, trasformando i consumatori da semplici acquirenti a veri e propri esperti di chimica applicata. Questo fenomeno, battezzato a livello internazionale come skintellectualism, spinge le persone a studiare le formulazioni, a ricercare le percentuali esatte di attivi e a strutturare routine quotidiane multistrato incredibilmente complesse. La promessa di una pelle perfetta e radiosa spinge all’acquisto compulsivo di sieri all’acido glicolico, tonici salicilici e creme al retinolo. Tuttavia, questa competenza superficiale priva di una guida medica si sta rivelando un’arma a doppio taglio, spostando il focus dalla salute dermatologica a una sperimentazione continua che spesso supera le capacità di tolleranza fisiologica del tessuto cutaneo.

                Anatomia di una barriera cutanea compromessa

                Il danno principale di questa tendenza si focalizza sullo strato corneo, la parte più esterna dell’epidermide che funge da vero e proprio scudo protettivo contro gli agenti esterni e impedisce la perdita di acqua transedermica. Quando si sovrappongono troppe sostanze esfolianti, questo scudo si incrina inevitabilmente.

                “L’uso contemporaneo o troppo ravvicinato di acidi AHA, BHA e retinoidi altera il pH cutaneo e rimuove i lipidi essenziali che tengono unite le cellule epidermiche”, spiegano i dermatologi dell’osservatorio della Skin Health Alliance nei loro periodici report clinici. “I pazienti arrivano in studio con pelle arrossata, che tira, lucida ma disidratata, e con una forte sensibilità a prodotti precedentemente tollerati. Questa infiammazione cronica non solo non migliora l’aspetto del viso, ma accelera i processi di invecchiamento e può scatenare sfoghi acneici da barriera compromessa”.

                Il cortocircuito risiede nel non comprendere che la pelle non è una tela inerte su cui stratificare acidi a piacimento, ma un organo vivo dotato di precisi meccanismi di autoregolazione che mal sopportano l’iper-esfoliazione continua indotta dai trend digitali.

                La strategia del minimalismo terapeutico

                Ripristinare l’equilibrio perduto richiede un immediato cambio di rotta, abbandonando le routine complesse a favore di quello che i cosmetologi definiscono skin fasting o minimalismo cutaneo. Il primo passo terapeutico prevede la sospensione totale di ogni forma di acido, peeling o derivato della vitamina A per almeno tre o quattro settimane, il tempo standard necessario al turnover cellulare per rigenerare lo strato corneo. La cura quotidiana deve ridursi a tre passaggi essenziali e delicati: una detersione per affinità non schiumogena, l’applicazione di creme barriera ricche di ceramidi, colesterolo e acidi grassi per ricostruire il cemento intercellulare, e una protezione solare ad ampio spettro per schermare i tessuti resi vulnerabili dal fai-da-te chimico.

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