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Benessere

Mente in fiore: come il cambio di stagione può aiutarci a ritrovare equilibrio e lucidità

Il cambio di stagione non è solo una questione di guardaroba. La primavera incide sul nostro umore, sui livelli di energia e sulla qualità del sonno. Dopo mesi di letargo fisico e mentale, il corpo reagisce alla luce e al clima più mite con un risveglio complesso: positivo per molti, spiazzante per altri. È il momento giusto per prendersi cura della mente, stabilire nuovi ritmi e abbracciare routine che favoriscano equilibrio e lucidità.

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    La primavera non arriva mai in silenzio. Porta con sé una luce nuova, l’allungarsi delle giornate, il canto degli uccelli al mattino e l’invasione di polline che costringe molti a fare scorta di antistaminici. Ma la vera rivoluzione avviene nella testa, più che nell’aria: il cambio di stagione è un momento delicato anche per il nostro benessere psicologico.

    Dopo mesi passati a convivere con buio, freddo e ritmi rallentati, la mente si trova a fare i conti con una richiesta di accelerazione. Il corpo si sveglia, il metabolismo si riattiva, la serotonina torna a salire con l’aumento delle ore di luce. Tutto bello, in teoria. Ma per molti, il passaggio può essere faticoso, quasi uno stress da risveglio.

    Si chiama infatti disturbo affettivo stagionale (SAD, nella sua sigla inglese), e colpisce soprattutto nei mesi invernali, ma il suo strascico si fa sentire anche in primavera: ansia, irritabilità, insonnia, una certa inquietudine che sembra non avere un motivo preciso.

    Il primo consiglio? Accettare il cambiamento, e non pretendere di cavalcarlo come se fosse una corsa a ostacoli. La natura si risveglia gradualmente, e anche noi dovremmo fare lo stesso. Niente rivoluzioni improvvise, solo piccoli gesti consapevoli.

    Tra le pratiche consigliate dagli esperti per riequilibrare mente e corpo c’è l’esposizione alla luce del giorno nelle prime ore del mattino. Camminare all’aperto, anche solo 20 minuti, regola il ritmo circadiano e favorisce la produzione di serotonina e melatonina. Se poi la passeggiata è in mezzo al verde, meglio ancora: la cosiddetta “forest bathing” (letteralmente, fare il bagno nella foresta) è ormai riconosciuta dalla scienza come un potente antistress.

    Anche l’alimentazione può giocare un ruolo chiave. La primavera è la stagione delle verdure amare e depurative (come carciofi, cicoria, asparagi), che aiutano il fegato e favoriscono la sensazione di leggerezza, non solo fisica. Inserire nella dieta alimenti ricchi di triptofano – come uova, legumi, frutta secca – può aiutare a sostenere l’umore in modo naturale.

    E poi c’è il sonno. Fondamentale non solo per il corpo, ma anche per il pensiero lucido e le emozioni stabili. Con l’allungarsi delle giornate si tende a rimandare il momento del riposo, ma forzare i ritmi può portare a stanchezza cronica. Ristabilire una routine regolare, con orari coerenti e rituali di chiusura della giornata (una tisana, un libro, una luce calda) è il miglior modo per accompagnare la mente nel passaggio.

    Infine, primavera può essere anche il momento per “fare pulizia” mentale: scrivere un diario, mettere in ordine pensieri, desideri e obiettivi. Non per pianificare tutto, ma per tornare in contatto con se stessi. Dopotutto, la primavera è la stagione del seme che rompe la terra: richiede forza, ma regala meraviglia.

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      Benessere

      Il tempo delle pere (spoiler: non si parla di droga)

      Le pere non sono solo dolci e succose: sono anche tra i frutti più salutari, grazie all’alto contenuto di fibre e acqua. Aiutano l’intestino, rallentano l’assorbimento del colesterolo e, con qualche accorgimento, vanno bene anche per chi ha problemi glicemici. Ecco cosa sapere per mangiarle al meglio.

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        No, non è un codice, né un’allusione malandrina: è davvero il tempo delle pere. Quelle vere, quelle da mordere. Frutto simbolo di autunni tranquilli e merende senza sensi di colpa, la pera è uno degli alimenti più consumati in Italia e in Europa. E non solo perché è buona: le sue proprietà nutrizionali la rendono un piccolo alleato della salute.

        Come spiega la biologa nutrizionista Martina Donegani, “le pere sono molto ricche di acqua, ne contengono oltre l’80%, quindi sono idratanti per l’organismo, supportano la diuresi e la regolarità intestinale grazie al loro contenuto di fibre, presenti soprattutto nella buccia”. Sì, la buccia si può mangiare, purché la pera sia ben lavata e, meglio ancora, biologica.

        Le fibre, spiega Donegani, sono importanti non solo per l’intestino: quelle solubili “modulano l’assorbimento degli zuccheri e rallentano quello del colesterolo”. Le varietà dalla buccia rossa o più scura, inoltre, sono più ricche di antiossidanti e polifenoli, utili per combattere lo stress ossidativo. Non male per un frutto spesso sottovalutato.

        E le calorie? “Le pere forniscono circa 35 calorie per 100 grammi – precisa la dottoressa – e contengono 8,8 grammi di zuccheri per etto. Praticamente non contengono grassi né proteine, il che le rende ideali come spuntino, anche quotidiano”. Una pera pesa tra i 150 e i 170 grammi: insomma, una merenda leggera, gustosa e saziante.

        Attenzione però, come sempre, alla varietà nella dieta: “Le quantità giornaliere consigliate sono quelle tipiche della frutta: due o tre porzioni al giorno, ma è importante variare”, ricorda Donegani. Anche perché le pere, come la maggior parte dei frutti, contengono zuccheri naturali, che vanno gestiti con intelligenza, soprattutto in caso di problemi glicemici.

        Per chi ha una sensibilità particolare alla glicemia, l’abbinamento è la chiave: “Meglio accompagnare la pera con una fonte di proteine o di grassi buoni – suggerisce la nutrizionista – ad esempio con una manciata di mandorle o qualche noce. Questo permette di rallentare l’assorbimento degli zuccheri e rendere lo spuntino ancora più equilibrato”.

        In sintesi? Le pere si meritano il loro spazio nel frigo e sulla tavola. Fanno bene, sono versatili (provatele anche in insalata o cotte con un filo di miele), e possono essere consumate ogni giorno. Basta scegliere quelle giuste, lavarle bene e magari abbinarle a qualcosa di croccante. L’importante è non cadere nel solito errore: ignorarle perché troppo semplici.

        Perché a volte, nella semplicità, si nasconde il meglio. E le pere, a quanto pare, ne sono la prova più dolce.

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          Benessere

          Clima pazzo, corpo stressato: tra giornate estive e grandinate, ecco perché ci sentiamo spossati

          L’alternanza di giornate quasi estive e improvvisi ritorni del freddo, pioggia e grandine inclusi, sta mettendo a dura prova non solo gli armadi ma anche il nostro equilibrio fisico e mentale. E i meteopatici lo sentono più degli altri.

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            Un giorno stai in maniche corte a goderti il sole come fosse luglio. Quello dopo, ti svegli con il cielo plumbeo, il vento tagliente e l’ombrello in mano, mentre la grandine imbianca marciapiedi e parabrezza. Se ti senti spossato, nervoso, insonne o perennemente raffreddato, sappi che non sei solo. La colpa è del clima impazzito di questa primavera 2025, un’altalena di temperature che confonde il meteo, il guardaroba e soprattutto l’organismo.

            Il corpo non fa in tempo ad adattarsi
            Il nostro corpo è progettato per adattarsi ai cambiamenti stagionali graduali. Primavera ed estate non dovrebbero essere un interruttore on/off. Ma quest’anno, lo sbalzo è continuo: si passa da massime di 28 gradi a piogge torrenziali nel giro di ventiquattr’ore. Il risultato? Il sistema immunitario si affatica, la circolazione si scompensa e il ritmo sonno-veglia salta come una puntina sul vinile.

            Gli esperti parlano di “stress termico”, una condizione in cui il nostro organismo si trova in costante stato di allerta per adattarsi alle escursioni climatiche. Con conseguenze ben visibili: mal di testa, pressione ballerina, irritabilità, affaticamento cronico. Il corpo non sa più se deve raffreddarsi o riscaldarsi. E il cervello, di riflesso, va in tilt.

            Meteopatia: quando il tempo comanda l’umore
            Chi è più sensibile di altri – i cosiddetti meteopatici – in questo periodo vive una piccola odissea. L’umore segue le nuvole, la voglia di fare scompare sotto la pioggia, mentre l’ansia aumenta al primo tuono. L’oscillazione atmosferica colpisce la serotonina e la melatonina, ormoni che regolano il benessere e il sonno. Così ci si ritrova a dormire male e a svegliarsi peggio, con la sensazione di non avere mai energie a sufficienza.

            E non è suggestione: studi scientifici confermano il legame tra le condizioni meteorologiche estreme e i disturbi del tono dell’umore. In particolare, sono le persone ansiose, depresse o soggette a stress a soffrirne di più.

            I rimedi per sopravvivere al meteo altalenante
            Non possiamo controllare il tempo, ma possiamo aiutare il nostro corpo a reagire meglio. Prima regola: idratarsi molto, perché il caldo improvviso disidrata senza accorgersene. Poi, cercare una routine regolare per i pasti e il sonno, anche se fuori cambia tutto. Una passeggiata alla luce naturale – anche tra una pioggia e l’altra – aiuta a ristabilire il ritmo circadiano.

            Anche l’alimentazione gioca un ruolo chiave: privilegiare frutta e verdura di stagione, ricche di vitamine e antiossidanti, può rafforzare il sistema immunitario. Infine, se proprio ci si sente scarichi, meglio non colpevolizzarsi: a volte basta un po’ di dolcezza con se stessi per attraversare indenni anche la primavera più pazza di sempre.

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              Respiro, sole e silenzio: lo yoga al parco è il detox mentale di cui non sapevi di aver bisogno

              Dal centro città ai giardini di quartiere, sempre più persone scelgono lo yoga al parco. A guidare la scelta non è solo la voglia di muoversi, ma il bisogno di uscire dalla bolla digitale, rieducare il respiro e ritrovare un punto fermo nella testa, prima ancora che nel corpo.

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                Chi pratica yoga lo sa: la primavera non si nota dai fiori, ma dal tappetino che torna a toccare l’erba. Bastano un angolo d’ombra, un po’ di silenzio e una guida che sappia più ascoltare che parlare. Il resto lo fa il corpo. O, meglio ancora, la testa.

                Nelle grandi città i corsi di yoga al parco sono già ripartiti. C’è chi si alza all’alba per una sequenza al sole e chi preferisce il tramonto. C’è chi viene per sciogliere la schiena e chi, semplicemente, per fermare il rumore di fondo. Perché non è solo fitness. È una forma di igiene mentale, un modo per ricordarsi che esiste anche un modo lento, fluido, non competitivo di stare in mezzo al mondo.

                Lo yoga all’aperto modifica la percezione dello spazio. La testa si apre come il torace in un’inspirazione profonda. Il cielo è il soffitto, i rumori della città diventano parte della pratica. Non c’è controllo, e non c’è filtro. Si impara ad accettare il cane che abbaia, il bambino che urla, la brezza che sposta il tappetino. Anche questo è allenamento.

                Per molti è la prima vera esperienza di contatto tra corpo e natura dopo mesi passati al chiuso: in ufficio, in palestra, dentro lo schermo. Uscire, spogliarsi della musica in cuffia, dei video su YouTube, delle app guidate. Ritrovare il gesto essenziale. Non serve molto: una sequenza di Hatha dolce, qualche minuto di respiro consapevole, un insegnante che suggerisce, ma non impone.

                I benefici? Più mentali che fisici. Aumenta la concentrazione, migliora la qualità del sonno, si attenua l’ansia. E chi non si sente “bravo abbastanza per fare yoga” scopre che non esiste una prestazione, ma solo un ascolto.

                In primavera i corsi al parco si moltiplicano. Alcuni sono gratuiti, altri a offerta libera. Alcuni improvvisati, altri proposti da centri e scuole che si trasferiscono nei giardini pubblici per portare la pratica fuori dalle sale chiuse. Nessun dress code, niente performance, nessuna foto. Solo respiro, aria e il tempo che torna a dilatarsi.

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