Salute
Da “farmaco miracoloso” a caso globale: il racconto di Kris Jenner riaccende il dibattito sui rischi dell’Ozempic usato per dimagrire
La manager del clan Kardashian ha raccontato di aver interrotto il trattamento per gli effetti collaterali: nausea, spossatezza e difficoltà a lavorare. Intanto cresce il confronto medico sull’uso improprio dei farmaci a base di semaglutide
Il farmaco diventato simbolo di Hollywood
Negli ultimi due anni il nome Ozempic è uscito dagli ambulatori diabetologici per entrare nel lessico della cultura pop. Nato come medicinale destinato ai pazienti con diabete di tipo 2, il farmaco a base di semaglutide è diventato uno dei prodotti più discussi del mondo dello spettacolo grazie alla sua capacità di favorire una rapida perdita di peso.
A riaccendere il dibattito internazionale è stata ora Kris Jenner, manager e madre del celebre clan Kardashian-Jenner, che durante il podcast “SheMD” ha raccontato pubblicamente la propria esperienza negativa con il trattamento.
“Mi sentivo debilitata”: il racconto della manager
Secondo quanto riferito nel podcast, Jenner avrebbe provato il farmaco prima ancora che diventasse un fenomeno mediatico. L’esperienza, però, non sarebbe stata positiva. La 74enne ha spiegato di aver sofferto di nausea persistente, forte stanchezza e una generale sensazione di debolezza che avrebbe inciso persino sulla sua capacità di lavorare.
Sintomi simili rientrano tra gli effetti collaterali già documentati della semaglutide, soprattutto nelle prime fasi del trattamento. Gli specialisti ricordano infatti che nausea, disturbi gastrointestinali, vomito e perdita di appetito sono reazioni note e riportate anche nei fogli illustrativi ufficiali dei medicinali appartenenti a questa categoria.
Cos’è davvero l’Ozempic
Ozempic è un farmaco sviluppato per aiutare il controllo della glicemia nei pazienti diabetici. La semaglutide appartiene alla classe degli agonisti del recettore GLP-1, sostanze che imitano un ormone coinvolto nella regolazione dell’appetito e dell’insulina.
La perdita di peso osservata in molti pazienti ha però trasformato rapidamente il medicinale in un fenomeno globale, alimentando un utilizzo “off-label”, cioè al di fuori delle indicazioni terapeutiche principali.
Il boom delle celebrità e il caso social
Negli Stati Uniti il farmaco è stato associato a numerose celebrità, anche se molte non hanno mai confermato l’utilizzo. Sui social network il termine “Ozempic body” è diventato virale, contribuendo alla diffusione dell’idea di un dimagrimento rapido e quasi immediato.
Questo fenomeno ha generato forti critiche da parte di medici e nutrizionisti, preoccupati per il rischio che il farmaco venga percepito come una scorciatoia estetica piuttosto che come una terapia medica destinata a casi specifici.
Gli effetti collaterali che preoccupano i medici
Gli esperti sottolineano che la semaglutide non è priva di rischi. Oltre ai disturbi digestivi più comuni, alcuni studi hanno segnalato possibili complicazioni gastrointestinali più severe in soggetti predisposti. In molti casi, inoltre, la rapida perdita di peso può causare una riduzione del volume del viso, fenomeno ribattezzato online “Ozempic face”.
Va però precisato che non tutti i pazienti sperimentano effetti gravi e che il trattamento, se correttamente prescritto e monitorato, può risultare efficace in contesti clinici ben definiti, soprattutto nei casi di obesità associata a patologie metaboliche.
Anche in Italia cresce il dibattito
Negli ultimi mesi il tema è arrivato anche in Italia. Diversi personaggi pubblici si sono trovati a smentire presunti utilizzi del farmaco dopo cambiamenti fisici evidenti. Parallelamente, alcune associazioni mediche hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di evitare l’autoprescrizione o l’uso non controllato.
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha più volte ricordato che questi medicinali devono essere utilizzati esclusivamente sotto controllo medico.
Il peso della cultura estetica
Il caso di Kris Jenner riflette anche un fenomeno culturale più ampio. Nel mondo dello spettacolo e dei social media la pressione sull’immagine resta altissima, alimentando il ricorso a soluzioni rapide per modificare il corpo.
Molti psicologi parlano ormai di una nuova ossessione collettiva per la magrezza “istantanea”, amplificata da filtri digitali, confronti continui online e standard estetici spesso irrealistici.
La salute oltre la velocità
Gli specialisti continuano a ribadire un concetto fondamentale: dimagrire troppo rapidamente non equivale necessariamente a stare meglio. Alimentazione equilibrata, attività fisica e monitoraggio medico restano gli strumenti più sicuri e sostenibili nel lungo periodo.
Il racconto della manager americana, al di là della notorietà del personaggio, ha riportato al centro proprio questo tema: il confine sottile tra ricerca estetica e tutela della salute.
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Salute
Ti senti costantemente svuotato? I 5 sintomi invisibili che rivelano una depressione nascente e come imparare a riconoscerli subito
La depressione non si manifesta sempre con lacrime o profonda tristezza. Spesso agisce in modo sottile, nascondendosi dietro disturbi del sonno, irritabilità, cali di concentrazione e dolori fisici. Gli esperti della salute mentale indicano come interpretare questi 5 campanelli d’allarme.
Vivere a ritmi frenetici, rincorrere le scadenze e sentirsi esausti a fine giornata è diventata la normalità per milioni di persone. Spesso giustifichiamo il calo di energie, la perdita di entusiasmo o l’irritabilità addossando la colpa al lavoro o allo stress stagionale. Tuttavia, la psicologia clinica e la psichiatria evidenziano come la depressione non si presenti sempre nella sua forma più ovvia, ossia con una tristezza manifesta o l’impossibilità di alzarsi dal letto. Esiste una forma strisciante e meno evidente, talvolta definita “depressione ad alto funzionamento”, che permette di svolgere le attività quotidiane ma consuma le energie dall’interno.
1. Stanchezza cronica e dolori fisici senza causa apparente
Il primo segnale sottovalutato riguarda il corpo. Quando la sofferenza emotiva non trova sfogo, si somatizza. Chi vive una depressione non diagnosticata sperimenta frequentemente una sensazione di sfinimento costante, che non scompare nemmeno dopo molte ore di riposo. A questo si accompagnano spesso dolori muscolari diffusi, emicranie frequenti e disturbi gastrointestinali per i quali gli accertamenti medici non riscontrano alcuna causa organica.
2. Irritabilità improvvisa e rabbia al posto della tristezza
Contrariamente allo stereotipo che associa la depressione esclusivamente al pianto o all’apatia, in molti casi il sintomo primario è l’irritabilità. Piccoli imprevisti, contrattempi insignificanti o banali discussioni scatenano reazioni di rabbia sproporzionate. Un’insofferenza costante verso gli altri e verso l’ambiente circostante nasconde spesso un senso di sopraffazione interiore che la persona non riesce a gestire in altro modo.
3. Anedonia e perdita di concentrazione sul lavoro
Un altro campanello d’allarme fondamentale è l’anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere per le attività che un tempo appassionavano. Hobbistica, sport, uscite con gli amici o momenti di relax diventano compiti gravosi da portare a termine a fatica. A questo si affianca una spiccata difficoltà a mantenere la concentrazione: la mente appare annebbiata, prendere anche piccole decisioni diventa complesso e la produttività subisce un drastico calo.
4. Alterazioni del sonno e modifiche dell’appetito
I disturbi dei ritmi circadiani rappresentano uno dei principali indicatori diagnostici. Si manifestano con insonnia iniziale, risvegli precoci nel corso della notte con impossibilità di riaddormentarsi, o al contrario con l’ipersonnia, ossia il bisogno compulsivo di dormire per fuggire dalla realtà. Parallelamente si riscontrano variazioni significative dell’appetito: una perdita improvvisa di interesse per il cibo o, al contrario, la ricerca compulsiva di zuccheri e carboidrati come meccanismo di compensazione emotiva.
5. Isolamento sociale sfumato ed evitamento
Infine, l’isolamento non avviene sempre in modo drastico. Si declina in una progressiva riduzione dei contatti: si inventano scuse per declinare inviti, si risponde ai messaggi con ritardo e si riduce al minimo l’interazione umana per conservare le scarse energie rimaste. Riconoscere l’insieme di questi segnali costituisce il primo passo fondamentale per rompere la spirale del silenzio e rivolgersi a un professionista della salute mentale.
Salute
La masticazione consapevole è l’abitudine gratuita che sconfigge il gonfiore addominale: la guida per dire addio alla pancia gonfia dopo i pasti
Masticare poco e ingoiare in fretta trasforma il pasto in un’origine costante di aerofagia, meteorismo e pesantezza. Gli esperti di nutrizione e salute digestiva rivelano il potere della masticazione lenta per riattivare gli enzimi e ridurre il carico sullo stomaco.
La fretta a tavola e l’origine del gonfiore
Nella frenesia della vita moderna, la pausa pranzo si trasforma frequentemente in una corsa contro il tempo in cui il cibo viene consumato distrettamente e a grande velocità. Questo atteggiamento, apparentemente innocuo, rappresenta una delle cause primarie dei disturbi gastrointestinali più diffusi nella popolazione. Quando si ingoiano bocconi troppo grandi e poco frantumati, il sistema digerente si trova costretto a compiere uno sforzo supplementare eccezionale. L’ingestione rapida comporta inoltre l’introduzione involontaria di considerevoli quantità di aria, un fenomeno noto come aerofagia, che si accumula direttamente nello stomaco e nell’intestino. Il risultato immediato di questa abitudine è la sensazione di addome teso, dolore sordo, pesantezza diffusa e rigonfiamento persistente già a pochi minuti dalla conclusione del pasto.
La prima digestione e la risposta degli enzimi
Rallentare il ritmo della consumazione e dedicare il giusto tempo alla masticazione costituisce un intervento terapeutico naturale e del tutto privo di costi. La bocca non serve solo a tritare il cibo, ma rappresenta la vera e propria prima fase del processo digestivo.
“La masticazione prolungata attiva la secrezione della saliva, ricca di ptialina e lipasi, due enzimi fondamentali per iniziare la scissione chimica dei carboidrati e dei grassi già all’interno del cavo orale”, spiegano i gastroenterologi dell’osservatorio della Gastrointestinal Health Foundation nei loro report sulla prevenzione dei disturbi digestivi. “Quando il cibo arriva nello stomaco sotto forma di una poltiglia omogenea ed emulsionata, i succhi gastrici possono attaccarlo in modo rapido ed efficace. Masticare ogni boccone tra le venti e le trenta volte previene i processi fermentativi intestinali responsabili della formazione di gas e del conseguente gonfiore addominale”.
La scomposizione ottimale degli alimenti protegge le pareti dello stomaco e favorisce un assorbimento più fluido dei nutrienti lungo tutto il tratto intestinale.
Come allenare la mente a mangiare con lentezza
Trasformare la masticazione consapevole in un’abitudine automatica richiede un piccolo allenamento quotidiano volto a scardinare automatismi radicati. Un ottimo metodo pratico consiste nel posare le posate sul tavolo tra un boccone e l’altro, evitando di preparare la forchettata successiva mentre si sta ancora consumando quella precedente. I nutrizionisti raccomandano inoltre di eliminare le fonti di distrazione digitale, come smartphone e televisori accesi, che riducono l’attenzione visiva sui volumi del cibo e accelerano involontariamente il ritmo della deglutizione. Prestare attenzione ai sapori, alle consistenze e ai profumi delle pietanze non solo protegge la salute dell’addome, ma favorisce il tempestivo invio dei segnali di sazietà al cervello, aiutando a regolare in modo naturale l’apporto calorico complessivo.
Salute
Soffri di pressione alta? Attento a cosa versi nel bicchiere: le bevande insospettabili da evitare subito per proteggere il cuore
Quando si parla di ipertensione la prima regola riguarda il taglio del sodio nel piatto. Tuttavia, cardiologi e nutrizionisti mettono in guardia da un pericolo strisciante: alcune bevande molto diffuse possono provocare picchi pressori e compromettere la salute cardiaca.
Chi convive con l’ipertensione arteriosa sa bene quanto sia fondamentale prestare attenzione a ciò che si porta a tavola. La prima raccomandazione dei medici riguarda quasi sempre la riduzione del sale da cucina e l’eliminazione dei cibi ad alto contenuto di sodio. Esiste però un fattore spesso trascurato che gioca un ruolo decisivo nei valori pressori quotidiani: le bevande. Ciò che versiamo nel bicchiere può contenere sostanze in grado di restringere i vasi sanguigni o provocare ritenzione idrica, vanificando spesso gli sforzi alimentari o l’efficacia delle terapie farmacologiche.
Le bevande zuccherate e gassate: il pericolo invisibile
Al primo posto tra i liquidi da limitare drasticamente figurano le bevande zuccherate, come aranciate, colate, tè freddi industriali e succhi di frutta confezionati. Ricche di zuccheri aggiunti e sciroppo di fruttosio, queste bevande favoriscono l’aumento di peso e l’insorgenza della sindrome metabolica.
Studi della comunità scientifica evidenziano come un consumo eccessivo di fruttosio stimoli la produzione di acido urico, sostanza che riduce la presenza di ossido nitrico nei vasi sanguigni, impedendone la naturale dilatazione e provocando un innalzamento costante della pressione arteriosa.
Alcol, energy drink e troppi caffè: i principali stimolanti
L’alcol rappresenta un altro nemico primario per le arterie. L’assunzione costante o abbondante di superalcolici, vino e birra stimola il sistema nervoso simpatico, aumentando la frequenza cardiaca e la vasocostrizione. Anche chi consuma alcolici in modo occasionale può registrare picchi temporanei ma significativi della pressione.
Massima cautela va riservata anche agli energy drink e all’eccesso di caffeina. L’alta concentrazione di taurina, guaranà e caffeina presente nelle bevande energizzanti provoca un’immediata risposta adrenergica, pericolosa per chi soffre già di ipertensione. Se un consumo moderato di caffè (una o due tazzine al giorno) è tollerato nella maggior parte dei casi, l’abuso prolungato determina un irrigidimento parietale dei vasi.
Cosa bere per proteggere l’apparato cardiovascolare
Ridurre le bevande dannose non significa rinunciare al piacere di dissetarsi. La scelta migliore e più sicura rimane l’acqua oligominerale a basso contenuto di sodio, fondamentale per favorire la diuresi ed eliminare i liquidi in eccesso.
Tra le alternative salutari figurano le tisane e gli infusi non zuccherati, in particolare l’infuso di karkadè (ibisco) e il tè verde, ricchi di antiossidanti e polifenoli con un leggero effetto ipotensivo naturale. Anche i frullati preparati in casa con verdure a foglia verde e frutta fresca rappresentano una valida opzione per fare il pieno di potassio, minerale chiave nel contrastare l’azione del sodio.
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