Salute
Dolori articolari e quelle false credenze spesso alimentate dalle informazioni non verificate
Dolori articolari, tutto ciò che c’è da sapere (e i falsi miti da sfatare): dall’ernia al disco alla cervicale, dalla protesi all’anca a quella al ginocchio.
I dolori articolari sono una problematica comune che colpisce molte persone, spesso legata a condizioni come l’ernia del disco, la cervicalgia, e la necessità di protesi al ginocchio o all’anca. È uno dei campi della medicina in cui proliferano molti falsi miti, il che può portare a malintesi su diagnosi e trattamenti. La Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot) ha recentemente cercato di fare chiarezza su questi miti.
Perché ci sono tanti equivoci?
La diffusione di false credenze è spesso alimentata dalle informazioni non verificate disponibili su Internet e sui social media, che non sono mediate da professionisti del settore sanitario. Inoltre, la presenza di vari professionisti non medici che trattano problemi ortopedici può contribuire a creare interpretazioni divergenti e spesso erronee, radicate anche in credenze passate ormai superate dalla scienza.
I principali falsi miti in ortopedia
Tac e risonanza magnetica non sono sempre necessarie. Molti pazienti ritengono che esami avanzati siano sempre migliori di una semplice radiografia, ma spesso una radiografia e una visita ortopedica sono sufficienti per diagnosticare condizioni come l’artrosi dell’anca. La risonanza magnetica è utile principalmente per valutare i tessuti molli o per analisi più dettagliate delle articolazioni.
Eccesso di esami e terapie non necessarie
Un approccio corretto prevede di partire da esami di base come la radiografia e procedere con ulteriori accertamenti solo se necessario. Un eccesso di esami può esporre i pazienti a rischi inutili, come un’eccessiva esposizione ai raggi o l’assunzione di troppi farmaci, oltre a incrementare i costi sanitari.
Ernia del disco? Non è sempre da operare
Contrariamente alla credenza comune, non tutte le ernie del disco richiedono un intervento chirurgico. Molte possono essere trattate con approcci conservativi come fisioterapia e cambiamenti nello stile di vita. L’intervento chirurgico è riservato ai casi in cui il dolore e i deficit neurologici persistono e peggiorano.
Cervicale: un termine improprio
Dal punto di vista clinico, non esiste la “cervicale”. Il termine corretto è cervicalgia, che indica il dolore nella regione del collo. È spesso causato da inattività fisica, posture scorrette, eccessivo uso di dispositivi elettronici, traumi o condizioni come l’artrosi.
I nervi non si accavallano
Il dolore improvviso spesso descritto come “nervi che si accavallano” è in realtà causato da contratture muscolari che possono essere trattate con massaggi e terapie decontratturanti.
Protesi al ginocchio e all’anca: non solo per gli anziani
Grazie ai progressi tecnologici, le protesi durano molto più a lungo e possono essere impiantate anche in persone più giovani se necessario. È importante una diagnosi corretta per decidere il momento giusto per l’intervento. Da qualche tempo soprattutto nei casi di consumo della cartilagine prima di pensare alla protesi, che è sempre una operazione invasiva, si stanno applicando nuove metodologie. Come per esempio l’infiltrazione di cellule staminali prese dall’anca del paziente. Il processo prevede una centrifuga del liquido estratto dall’anca e quindi il suo innesto, mediante siringa, direttamente nel ginocchio. Operazione che si può anche effettuare in day hospital senza bisogno di ricovero.
Che relazione c’è tra l’altezza dei tacchi e la salute?
I tacchi alti non fanno sempre male. L’altezza ideale dei tacchi varia da 4 a 5 cm per le donne e di circa 2 cm per gli uomini. Tacchi troppo alti o scarpe piatte possono causare problemi, mentre tacchi moderati possono favorire una buona postura.
Affidarsi sempre a professionisti
Per affrontare i dolori articolari, comunque è sempre consigliabile affidarsi a professionisti medici qualificati e basarsi su informazioni scientificamente corrette. Evitare esami e trattamenti non necessari, comprendere le vere cause dei problemi e seguire un percorso diagnostico strutturato sono passi chiave per una gestione efficace dei dolori articolari.
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Salute
Cosa succede davvero quando si smette di fumare: il corpo cambia prima di quanto pensi
Dai primi minuti senza sigaretta ai benefici che si consolidano negli anni: smettere di fumare avvia una vera e propria rinascita fisica e mentale, anche dopo decenni di dipendenza.
Spegnere l’ultima sigaretta non è solo una decisione simbolica, ma l’inizio di una trasformazione profonda per l’organismo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, smettere di fumare in qualsiasi momento della vita riduce significativamente il rischio di malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. E i benefici iniziano molto prima di quanto si immagini.
Le prime ore: il corpo reagisce subito
Già dopo 20 minuti dall’ultima sigaretta, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa iniziano a normalizzarsi. Entro 8 ore, i livelli di monossido di carbonio nel sangue diminuiscono, permettendo all’ossigeno di tornare a circolare in modo più efficiente. Dopo 24 ore, il rischio di infarto comincia a ridursi.
I primi giorni: arrivano le difficoltà, ma anche i primi miglioramenti
Tra le 48 e le 72 ore può comparire l’astinenza: irritabilità, mal di testa, insonnia e desiderio intenso di nicotina. È una fase delicata, ma temporanea. In parallelo, i polmoni iniziano a liberarsi dal muco e le terminazioni nervose recuperano gradualmente olfatto e gusto, rendendo i sapori più intensi.
Dalle settimane ai mesi: respirare diventa più facile
Dopo 2-12 settimane migliora la circolazione sanguigna e aumenta la capacità polmonare. Salire le scale o camminare a passo sostenuto richiede meno sforzo. Tosse e fiato corto diminuiscono, mentre il sistema immunitario diventa più efficiente nel contrastare infezioni respiratorie.
I benefici a lungo termine
Dopo un anno senza fumo, il rischio di malattia coronarica si riduce di circa il 50%. Dopo 5 anni diminuisce sensibilmente il rischio di ictus e alcuni tumori. A 10 anni, la probabilità di sviluppare un cancro ai polmoni si dimezza rispetto a chi continua a fumare. Anche pelle, denti e capelli mostrano miglioramenti evidenti, grazie a una migliore ossigenazione dei tessuti.
Mente e qualità della vita
Contrariamente a un luogo comune diffuso, smettere di fumare non peggiora l’umore nel lungo periodo. Studi clinici dimostrano che ansia e stress tendono a ridursi dopo i primi mesi, con un miglioramento generale del benessere psicologico e dell’autostima.
Non è mai troppo tardi
Che si smetta a 30 o a 60 anni, il corpo risponde positivamente. Ogni sigaretta evitata è un passo verso una vita più lunga e più sana. Con il supporto di medici, centri antifumo e terapie mirate, dire addio al fumo non è solo possibile: è un investimento concreto sul proprio futuro.
Salute
Rimettersi in forma dopo le feste, un passo alla volta: camminare per vivere più a lungo
Non servono allenamenti estremi: secondo gli esperti bastano tempi e ritmi accessibili a tutti per rimettere in moto il corpo e ridurre il rischio di molte malattie.
Dopo le feste, tra pranzi abbondanti e qualche giornata trascorsa più sul divano che all’aria aperta, il desiderio di rimettersi in forma è comune a molti. La buona notizia è che non occorrono palestre affollate o programmi intensivi: camminare resta una delle strategie più semplici, economiche e scientificamente supportate per tornare a stare bene e, soprattutto, per vivere più a lungo.
Negli ultimi anni numerosi studi epidemiologici hanno confermato il legame tra camminata regolare e riduzione della mortalità precoce. Gli esperti concordano su un punto chiave: muoversi ogni giorno, anche con un’attività moderata, è molto più efficace che concentrarsi su sforzi intensi ma sporadici.
Quanti minuti al giorno fanno davvero la differenza
Secondo le indicazioni di organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità e di molte società scientifiche europee e americane, l’obiettivo minimo per un adulto sano è di 150 minuti di attività fisica moderata a settimana. Tradotto in pratica, significa circa 30 minuti di camminata al giorno, a passo sostenuto.
Tuttavia, ricerche più recenti suggeriscono che i benefici aumentano con il tempo dedicato al movimento. Studi osservazionali su ampie fasce di popolazione indicano che camminare tra i 45 e i 60 minuti al giorno è associato a un ulteriore calo del rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e declino cognitivo. Anche in termini di longevità, chi mantiene questa abitudine mostra un’aspettativa di vita più lunga rispetto ai soggetti sedentari.
Un altro parametro spesso citato è quello dei passi giornalieri. Gli esperti oggi concordano che non esiste una soglia magica valida per tutti, ma che tra i 7.000 e gli 8.000 passi al giorno siano sufficienti per ottenere benefici significativi sulla salute, soprattutto nelle persone di mezza età e negli anziani.
Perché camminare funziona
La camminata stimola il sistema cardiovascolare senza sovraccaricare le articolazioni, migliora la sensibilità all’insulina, aiuta a controllare il peso e riduce i livelli di stress. Inoltre, praticata all’aperto, favorisce anche il benessere mentale, grazie all’esposizione alla luce naturale e alla riduzione dei livelli di cortisolo.
Dopo un periodo di eccessi alimentari, camminare aiuta anche a riattivare il metabolismo in modo graduale, evitando traumi o infortuni tipici di riprese troppo brusche dell’attività fisica.
Come ripartire dopo le feste
Il consiglio degli specialisti è di iniziare in modo progressivo. Se 30 minuti consecutivi sembrano troppi, si può dividere la camminata in due o tre sessioni più brevi durante la giornata. L’importante è la costanza. Un passo leggermente più veloce del normale, che permetta di parlare ma non di cantare, è considerato ideale per ottenere benefici cardiovascolari.
Rimettersi in forma dopo le feste non significa punirsi, ma riprendere buone abitudini. Camminare ogni giorno è un gesto semplice che, nel tempo, può trasformarsi in uno degli alleati più potenti della salute e della longevità.
Salute
Piatti in ammollo nel lavandino: un’abitudine comune che può mettere a rischio la salute
Lasciare stoviglie sporche immerse nell’acqua sembra una soluzione pratica, ma può favorire la proliferazione di batteri e contaminazioni domestiche.
Lasciare piatti, bicchieri e posate in ammollo nel lavandino è un gesto quotidiano per molte persone: si rimanda il lavaggio, si pensa di ammorbidire lo sporco o semplicemente si aspetta di avere tempo. Tuttavia, quella che appare come una soluzione comoda può trasformarsi in un potenziale rischio per la salute, soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario.
Un ambiente ideale per batteri e muffe
Il lavandino della cucina è uno dei punti più contaminati della casa. Quando i piatti sporchi restano immersi in acqua tiepida o a temperatura ambiente, si crea un contesto perfetto per la moltiplicazione di batteri, come Escherichia coli, Salmonella e Staphylococcus aureus, spesso presenti nei residui di cibo. L’umidità costante e la presenza di sostanze organiche accelerano la crescita microbica già dopo poche ore.
Secondo gli esperti di igiene domestica, l’ammollo prolungato non “neutralizza” i germi, ma al contrario li aiuta a diffondersi, formando veri e propri biofilm sulle superfici delle stoviglie, più difficili da eliminare con un semplice risciacquo.
Il rischio di contaminazione incrociata
Un altro problema riguarda la contaminazione incrociata. Se nello stesso lavandino finiscono piatti usati per carne cruda, uova o pesce insieme ad altre stoviglie, i microrganismi possono trasferirsi facilmente da un oggetto all’altro. Questo aumenta il rischio che batteri potenzialmente patogeni arrivino su piatti o posate che verranno poi utilizzati per alimenti pronti al consumo.
Il rischio è ancora maggiore se l’acqua dell’ammollo viene riutilizzata o se le stoviglie non vengono lavate subito con acqua calda e detergente adeguato.
Cattivi odori, insetti e scarichi ostruiti
Lasciare piatti sporchi nel lavandino favorisce anche la formazione di cattivi odori, dovuti alla decomposizione dei residui alimentari. Inoltre, l’umidità e il cibo attirano insetti come moscerini e scarafaggi, che possono diventare veicoli di ulteriori contaminazioni.
Non va poi sottovalutato il rischio per gli scarichi: grassi e residui che si staccano durante l’ammollo possono accumularsi nelle tubature, causando ostruzioni e favorendo la proliferazione di batteri anche all’interno delle canalizzazioni.
Ammollo sì, ma con criterio
Gli esperti non demonizzano del tutto l’ammollo, purché sia breve e mirato. Può essere utile per pentole incrostate o teglie molto sporche, ma dovrebbe durare il minimo indispensabile e avvenire preferibilmente con acqua calda e detergente. Subito dopo, è fondamentale procedere al lavaggio accurato e all’asciugatura.
Per le stoviglie di uso quotidiano, la soluzione migliore resta lavarle subito dopo i pasti, evitando accumuli nel lavandino.
Una questione di igiene quotidiana
In cucina, piccoli gesti fanno una grande differenza. Ridurre il tempo in cui i piatti restano sporchi e bagnati aiuta a mantenere un ambiente più sano, limitando la diffusione di germi e proteggendo la salute di tutta la famiglia. A volte, ciò che sembra una scorciatoia domestica può trasformarsi in un’abitudine da rivedere.
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