Beauty
Wet hair, capelli bagnati, la tendenza di questa estate. Come realizzarla a casa
Al Festival di Cannes, molte celebrità hanno scelto il look wet hair sul tappeto rosso. Questa acconciatura, che simula l’effetto dei capelli bagnati e lucidi, è pratica per chi ha poco tempo per una piega. È ideale per capelli corti, ma può essere adattata anche a capelli di lunghezza media, pettinati all’indietro per creare un finto mullet.
Molte celebrità hanno scelto di sfoggiare il look da effetto bagnato ovvero wet hair sul tappeto rosso. Questa acconciatura simula l’effetto lucido di capelli bagnati, come se fossero appena usciti dall’acqua. È un’opzione vantaggiosa per tutti che non hanno abbastanza tempo per fare una piega di capelli. Giustamente, con questo stile si possono modellare soprattutto i capelli corti. Tuttavia, il wet hair può essere adattato anche a capelli di lunghezza media, pettinati all’indietro creando un finto mullet.

Come ricreare il perfetto effetto bagnato
La sfida principale nel creare un wet hair credibile ed elegante sta nel disciplinare e strutturare i capelli in modo che risultino lucidi al punto giusto, senza apparire grassi o appiccicosi. Per ottenere questo effetto, è meglio evitare l’uso di oli e preferire gel e cere. Il gel è particolarmente indicato per questo stile, preferibilmente uno flessibile e malleabile, che non abbia una tenuta troppo forte e che non si asciughi immediatamente. Questo permette di lavorare i capelli prima che il gel si asciughi completamente, mantenendoli mobili e non troppo rigidi.


Consigli per un wet hair perfetto
Per ottenere un wet hair impeccabile, è importante avere un’idea chiara del risultato desiderato. Applicare il gel sui capelli ancora umidi aiuta a distribuire il prodotto in modo omogeneo, evitando di sovraccaricare alcune zone, cosa che può accadere con i capelli asciutti. Utilizzare un pettine a denti larghi, oltre alle mani, aiuta a ottenere una forma precisa. Una volta applicato il gel, è importante lasciare i capelli immobile finché il prodotto non si è asciugato completamente.

I prodotti che possono servire
Per ottenere un perfetto look wet hair, avrai bisogno di alcuni prodotti e strumenti essenziali:
- Gel o mousse per capelli: Questi prodotti aiutano a creare la texture lucida e bagnata.
- Siero o olio per capelli: Per aggiungere brillantezza e mantenere i capelli idratati.
- Pettine a denti larghi: Per distribuire uniformemente i prodotti.
- Spray fissante: Per mantenere il look in posizione per tutto il giorno.
- Asciugacapelli con diffusore: Facoltativo, per un finish professionale.

Passo per passo: realizzare il look wet hair
- Preparazione dei capelli Inizia con i capelli puliti e leggermente umidi. Se i tuoi capelli sono asciutti, spruzza un po’ di acqua per inumidirli. È importante che i capelli non siano troppo bagnati, ma solo umidi.
- Applicazione del gel o della mousse Prendi una quantità generosa di gel o mousse per capelli e applicala uniformemente sui capelli, dalle radici alle punte. Usa le dita o un pettine a denti larghi per distribuire il prodotto. Se desideri un look più strutturato, opta per un gel forte; per un effetto più morbido, scegli una mousse leggera.
- Aggiunta di siero o olio Per un tocco extra di lucentezza, applica qualche goccia di siero o olio per capelli. Questo passaggio non solo darà un aspetto ancora più bagnato, ma aiuterà anche a mantenere i capelli idratati e sani.
- Creazione dello stile Ora è il momento di modellare i capelli. Puoi pettinare i capelli all’indietro per un look slicked-back, o creare onde e texture per un effetto più naturale. Usa il pettine a denti larghi per perfezionare la forma.
- Asciugatura e fissaggio Se desideri un look duraturo, asciuga i capelli con un asciugacapelli dotato di diffusore, mantenendo il calore al minimo per non alterare l’effetto bagnato. Infine, spruzza un po’ di spray fissante per mantenere tutto in posizione.
Consigli utili da ricordare
- Evita l’eccesso di prodotto: Troppo gel o mousse possono appesantire i capelli. Inizia con una piccola quantità e aggiungi gradualmente.
- Sperimenta con la texture: Non limitarti a un look liscio. Prova a creare onde o riccioli per un effetto diverso.
- Adatta ai tuoi capelli: Ogni tipo di capello risponde in modo diverso ai prodotti. Sperimenta per trovare la combinazione perfetta per te.
Il look wet hair è una tendenza affascinante e relativamente semplice da realizzare a casa con i prodotti giusti e un po’ di pratica. Seguendo questi passaggi, puoi ricreare il sofisticato look wet hair visto sul red carpet di Cannes. Che tu abbia capelli corti o di media lunghezza, questo stile può aggiungere un tocco moderno e glamour alla tua acconciatura, facendoti sentire come una vera star.
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Bellezza
Caschetto Giapponese, il taglio minimal che sta conquistando la Primavera 2026: preciso, lucido e super chic
Direttamente dalle passerelle Primavera/Estate 2026 arriva il Japanese Bob, il caschetto geometrico e ultra ordinato che promette di diventare il taglio simbolo della bella stagione. Perfetto sui capelli lisci, valorizza lineamenti e collo con un’eleganza essenziale.
Minimalista, lucidissimo e apparentemente semplicissimo. Eppure il nuovo taglio capelli che sta dominando la Primavera/Estate 2026 è tutto tranne che banale. Si chiama Japanese Bob, oppure più semplicemente Caschetto Giapponese, ed è il look che sta facendo impazzire passerelle, hairstylist e social.
L’ispirazione arriva chiaramente dall’estetica orientale: linee pulite, precisione quasi geometrica e nessun eccesso. Dimenticate il bob spettinato, vaporoso o volutamente messy che ha dominato negli ultimi anni. Qui la parola chiave è controllo.
Il Japanese Bob sfiora appena il mento, ha rigorosamente la riga centrale e presenta punte dritte leggermente rivolte verso l’interno. Il risultato finale deve apparire lucido, setoso e quasi architettonico, come se ogni ciocca fosse stata posizionata con il righello.
Perché il caschetto giapponese piace così tanto
Il successo del Japanese Bob nasce proprio dalla sua eleganza essenziale. In un momento in cui moda e beauty stanno tornando verso silhouette più pulite e raffinate, questo caschetto sembra incarnare perfettamente il nuovo gusto contemporaneo.
A differenza del classico bob francese, più morbido e voluminoso, il caschetto giapponese punta tutto sulla precisione. Non deve esserci movimento casuale, né volume eccessivo. Ogni dettaglio contribuisce a creare un effetto sofisticato ma estremamente moderno.
Il taglio si presta particolarmente bene ai visi ovali e a chi desidera valorizzare la geometria del volto, magari bilanciando una fronte ampia o mettendo in evidenza zigomi e mascella. Anche il collo diventa protagonista, perché resta completamente scoperto, contribuendo a dare al look un’eleganza molto femminile.
Più complicato, invece, l’effetto sui visi già molto rotondi, che potrebbero essere ulteriormente ammorbiditi dalla piega interna del caschetto.
Il taglio perfetto per capelli lisci e lucidissimi
Il Japanese Bob dà il meglio di sé sui capelli lisci. L’effetto finale deve essere impeccabile, senza crespo, senza sbavature e soprattutto senza doppie punte visibili. Proprio per questo richiede una manutenzione piuttosto costante.
Piastra, spray disciplinanti e prodotti lucidanti diventano quasi indispensabili per mantenere quella silhouette netta e compatta che rende il taglio così riconoscibile. Chi ha capelli mossi o ricci può comunque reinterpretarlo in chiave più personale, magari aggiungendo volume o texture, ma l’anima originale del Japanese Bob resta rigorosamente sleek.
Naturalmente non esistono regole assolute nell’hairstyling. Ed è proprio qui che entrano in gioco ciuffi, mini frange e dettagli personalizzati, capaci di trasformare completamente il risultato finale e adattare il taglio a ogni volto.
Una cosa però sembra già certa: il caschetto giapponese è destinato a diventare uno dei look più richiesti nei saloni nei prossimi mesi.
Benessere
Non riesci a dormire? La colpa potrebbe essere dello specchio in camera: l’errore che fanno quasi tutti
Chi soffre d’insonnia spesso accusa stress o caffè, ma il problema potrebbe nascondersi nella disposizione della camera da letto. Gli esperti spiegano perché lo specchio davanti al letto può tenere il cervello in costante stato di allerta.
Chi soffre di insonnia lo sa bene: quando il sonno non arriva, ogni notte può trasformarsi in una battaglia infinita fatta di occhi spalancati, pensieri che corrono e ore che sembrano non passare mai. Spesso si dà la colpa allo stress, all’ansia o all’eccesso di caffeina. Ma secondo alcuni esperti del sonno, il problema potrebbe nascondersi in un dettaglio molto più banale e inaspettato: lo specchio in camera da letto.
A lanciare l’allarme è Charli Davies, secondo cui uno specchio posizionato nel punto sbagliato della stanza potrebbe interferire seriamente con la qualità del riposo.
Il motivo è legato soprattutto alla continua stimolazione visiva. Gli specchi riflettono luce, movimenti e cambiamenti dell’ambiente circostante, mantenendo il cervello in uno stato di attenzione anche quando dovrebbe invece rilassarsi completamente.
Perché lo specchio davanti al letto è un problema
Molte persone utilizzano gli specchi per rendere la camera più luminosa o visivamente più ampia. Una scelta estetica molto comune che, però, potrebbe avere conseguenze inattese sul sonno.
Secondo gli esperti, il problema nasce soprattutto quando lo specchio si trova di fronte al letto. Durante la notte può riflettere fari delle auto, lampioni esterni, movimenti improvvisi o persino le prime luci dell’alba. Piccoli stimoli che il cervello continua inconsciamente a registrare anche durante il riposo.
Il risultato è una sensazione costante di allerta che rende più difficile addormentarsi o mantenere un sonno profondo e continuo. In pratica, il cervello non riesce mai davvero a “spegnersi”.
Ed è proprio per questo che la camera da letto dovrebbe diventare una sorta di santuario del relax: ordinata, tranquilla e con meno stimoli possibili.
Dove mettere lo specchio per dormire meglio
La buona notizia è che non serve eliminare completamente gli specchi dalla stanza. Basta semplicemente scegliere una posizione più strategica.
Secondo i consigli degli esperti, lo specchio non dovrebbe mai essere collocato direttamente davanti al letto. Molto meglio sistemarlo lateralmente oppure in diagonale verso un angolo opposto della camera, così da limitare i riflessi diretti di luce e movimento.
Anche la dimensione conta. Uno specchio a mezzo busto, per esempio, riduce notevolmente l’effetto riflettente rispetto a quelli a tutta parete. Inoltre sarebbe preferibile evitare di posizionarlo davanti a finestre troppo luminose o zone particolarmente trafficate all’esterno.
L’obiettivo è trasformare lo specchio in un elemento decorativo capace di amplificare la luce naturale senza disturbare il riposo. Perché a volte, dietro una notte insonne, può nascondersi un dettaglio molto più semplice di quanto immaginiamo.
Benessere
A che ora bisognerebbe cenare davvero? La scienza spiega perché mangiare tardi rovina sonno e metabolismo
Dagli studi sul digiuno intermittente alle abitudini delle “zone blu”: ecco perché cenare troppo tardi può disturbare il sonno e rallentare il metabolismo.
La domanda sembra semplice ma scatena discussioni infinite in ogni famiglia: qual è l’orario giusto per cenare? C’è chi mangia alle 19 in punto e chi apre il frigorifero alle 22.30 senza alcun senso di colpa. Eppure la scienza, negli ultimi anni, ha iniziato a dare una risposta abbastanza chiara: l’orario della cena conta moltissimo.
Non solo per la digestione, ma anche per il sonno, il metabolismo e perfino la salute cardiovascolare.
Perché l’orario della cena è così importante
Il punto centrale riguarda il nostro orologio biologico, cioè quel sistema interno che regola sonno, fame, energia e metabolismo durante la giornata.
Secondo Valter Longo, direttore del Longevity Institute dell’Università della California del Sud, l’ideale sarebbe terminare la cena almeno tre ore prima di andare a dormire.
Questo permetterebbe all’organismo di completare la digestione senza interferire con i ritmi naturali del corpo. Al contrario, mangiare troppo tardi costringe l’organismo a lavorare mentre dovrebbe prepararsi al riposo.
Cosa succede se si cena troppo tardi
Secondo gli studi citati dagli esperti, cenare a ridosso del sonno può provocare diversi effetti negativi.
La digestione rallenta, il sonno diventa meno profondo e aumentano i rischi legati a problemi metabolici e cardiovascolari. In pratica il corpo si ritrova contemporaneamente a digerire e a cercare di addormentarsi, creando uno squilibrio che può influire sulla qualità del riposo.
E infatti molte persone che soffrono di sonno agitato o reflusso gastrico spesso hanno anche l’abitudine di cenare molto tardi.
Il legame con il digiuno intermittente
A rafforzare questa teoria ci sono anche gli studi di Adam Collins, professore di nutrizione all’Università del Surrey, che collega direttamente l’orario della cena ai benefici del digiuno intermittente.
Secondo Collins, lasciare trascorrere circa 12 ore tra la cena e la colazione successiva aiuterebbe il corpo a bruciare meglio i grassi e a riattivare i meccanismi naturali di regolazione metabolica.
In pratica, se si cena presto e si fa colazione il mattino seguente senza spuntini notturni, il corpo avrebbe il tempo di “resettarsi” in modo più efficace.
Il segreto delle zone blu
Non è un caso, spiegano gli studiosi, che nelle cosiddette “zone blu” — le aree del pianeta dove la popolazione vive più a lungo — la cena venga consumata generalmente presto e in modo molto leggero.
In questi luoghi il pasto serale raramente è abbondante o tardivo. Una differenza culturale che potrebbe avere effetti concreti sulla longevità e sul benessere generale.
Le regole consigliate dagli esperti
Secondo gli studiosi, per migliorare sonno e salute basterebbero alcune abitudini molto semplici: cenare almeno tre ore prima di dormire, preferire pasti leggeri nelle ore serali, evitare snack notturni e mantenere un digiuno di circa 12 ore tra cena e colazione.
Tradotto nella vita reale: meno frigorifero aperto a mezzanotte davanti alla televisione e più attenzione ai ritmi naturali del corpo.
Perché a quanto pare non conta soltanto cosa mangiamo. Conta anche quando lo facciamo.
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