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Vanessa Incontrada cambia look e sorprende tutti: addio capelli lunghi, il nuovo taglio è un tuffo negli anni Ottanta

A pochi mesi dai 47 anni, Vanessa Incontrada ha deciso di voltare pagina anche davanti allo specchio. Nuovo taglio, frangia a tendina e riflessi dorati per un look che richiama il fascino degli anni Ottanta.

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    Altro che fontana della giovinezza. A volte basta una buona sforbiciata per cambiare volto e umore. Vanessa Incontrada lo sa bene e, alla soglia dei 47 anni, ha deciso di regalarsi un restyling che non è passato inosservato.

    L’attrice e conduttrice, impegnata sul set e costretta a rinunciare a qualche giornata di mare e relax, ha scelto di rinnovare la propria immagine affidandosi alle mani del suo parrucchiere di fiducia. E il risultato finale ha subito conquistato i social.

    Il mistero svelato dopo il video dal parrucchiere

    Nei giorni scorsi Vanessa Incontrada aveva alimentato la curiosità dei follower mostrando alcune immagini direttamente dal salone. Nel video si vedeva la conduttrice tra il lavaggio e le forbici, ma senza mai svelare il risultato finale.

    Una scelta che aveva acceso la curiosità dei fan, lasciati con il fiato sospeso davanti a un restyling annunciato ma ancora misterioso.

    Adesso, però, il segreto è stato finalmente svelato.

    Addio ai capelli lunghi, arriva il bob con frangia

    La rivoluzione parte proprio dai capelli. Vanessa Incontrada ha infatti detto addio alle lunghezze tradizionali scegliendo un bob scalato che arriva appena sopra le spalle.

    Nessuna linea rigida o geometrica, ma un taglio morbido e leggermente spettinato, studiato per alleggerire il volume e regalare movimento alla chioma.

    Il dettaglio più evidente è la frangia a tendina, lasciata aperta sulla fronte con un effetto naturale e sbarazzino che rompe la monotonia e dona un’aria più fresca e contemporanea.

    Riflessi dorati e volumi da anni Ottanta

    La trasformazione non si ferma al taglio. Per accompagnare i nuovi impegni professionali, l’ex volto di Zelig ha deciso di ravvivare anche il colore dei capelli.

    La tradizionale base castana è stata illuminata da riflessi dorati che esaltano i lineamenti e valorizzano la naturale luminosità del viso.

    A completare il restyling ci pensa una piega particolarmente vaporosa, con volumi importanti che richiamano senza troppi giri di parole il fascino degli anni Ottanta e l’atmosfera dei vecchi fotoromanzi.

    Un cambiamento deciso, ma senza stravolgere la sua immagine. Perché Vanessa Incontrada continua a puntare su quello che da sempre è il suo punto di forza: una bellezza autentica, lontana dagli eccessi e capace di rinnovarsi con semplicità.

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      Beauty

      Olio, crema o spray? Come salvare i capelli da mare e piscina, evitando l’effetto paglia

      Quando abbiniamo il calore d’andata dei 35°C all’azione aggressiva di cloro e salsedine, i capelli subiscono un vero e proprio shock strutturale. Usare un termoprotettore generico non basta più: per evitare l’effetto paglia senza appesantire la testa, la scelta della texture (spray, crema o olio) deve essere guidata esclusivamente dalla tipologia del proprio capello. Viaggio scientifico nella scelta della protezione solare capillare perfetta.

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      Mare, piscina e temperature record: a ogni capello il suo termoprotettore estivo

        La fisica del calore: perché serve la termoprotezione anche in spiaggia?

        Siamo abituati a usare il termoprotettore prima di piastra e phon, ma tendiamo a dimenticarlo sotto il sole. Errore chimico: i raggi UVA e UVB, combinati con le temperature estive, degradano la cheratina (la proteina che costituisce la struttura del capello) e ossidano i pigmenti del colore.

        Se a questo aggiungiamo il sale del mare (che prosciuga l’idratazione) o il cloro della piscina (che aggredisce lo stelo), il capello si ritrova letteralmente indifeso. Il termoprotettore estivo agisce creando un film invisibile che scherma i raggi solari e impedisce all’acqua di evaporare, ma per funzionare deve fondersi perfettamente con la fibra capillare.

        Dimmi che capello hai, ti dirò che termoprotezione usare

        La regola d’oro dell’estate 2026 è la personalizzazione. Ecco la mappa tricologica per non sbagliare acquisto:

        1. Capelli fini e lisci: la leggerezza dell’Acqua-Spray o della Nebbia Invisibile

        Chi ha i capelli fini sa che l’olio in spiaggia è il nemico numero uno: appesantisce, azzera il volume e fa sembrare la cute sporca dopo mezz’ora.

        • La scelta corretta: Spray a base acquosa o “micro-mists” (nebbie ultra-leggere) privi di oli pesanti, ma ricchi di filtri UV idrosolubili e amminoacidi. Proteggono senza lasciare traccia, mantenendo la chioma fluttuante.

        2. Capelli ricci, crespi o molto secchi: il potere nutriente della Crema o del Latte

        Il capello riccio ha una cuticola naturalmente più aperta, il che lo rende il bersaglio preferito di salsedine e cloro, che lo svuotano in un attimo trasformandolo in un cespuglio indomabile.

        • La scelta corretta: Formule in crema o latte idratante. Contengono filtri solari associati a burro di karitè, pappa reale o agenti umettanti. Vanno applicati generosamente sulle lunghezze per sigillare la forma del riccio e respingere l’acqua clorata della piscina.

        3. Capelli colorati, decolorati o trattati: l’Olio-Gel anti-ossidante

        Il capello trattato chimicamente è già poroso all’origine. Il cloro rischia di far virare il biondo verso il verde, mentre il sole sbiadisce i rossi e i castani nel giro di due weekend.

        • La scelta corretta: Oli protettivi arricchiti con antiossidanti (come la Vitamina E o l’olio di Argan). L’olio è idrofobico: crea una vera e propria barriera impermeabile che impedisce al cloro e al sale di penetrare nella corteccia e “lavare via” il colore. Tip da esperti: applicalo solo su capelli già umidi di acqua dolce per evitare il surriscaldamento della fibra.

        Come applicarlo per massimizzare l’effetto

        La termoprotezione estiva non è un trattamento one-shot. Va applicata circa 20 minuti prima dell’esposizione al sole o del primo tuffo. La vera chiave per farla funzionare, però, è la costanza: lo scudo va riapplicato dopo ogni bagno in mare o in piscina e, in ogni caso, ogni due ore se si rimane a lungo sotto il sole diretto. Solo così la transizione da “sotto l’ombrellone” al rientro in città sarà indolore per la tua chioma.

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          Perché è più facile confidarsi con uno sconosciuto che con gli amici di sempre

          Dal barista al compagno di viaggio, rivelare i segreti più intimi a un perfetto estraneo elimina il peso del giudizio e delle aspettative. Un paradosso moderno che protegge la nostra salute mentale e ci fa sentire liberi.

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          Perché è più facile confidarsi con uno sconosciuto che con gli amici di sempre

            Vi è mai capitato di trovarvi in treno, al bancone di un bar o nella sala d’attesa di un medico e iniziare a parlare con la persona seduta accanto a voi? Spesso, nel giro di pochi minuti, ci si ritrova a raccontare dettagli della propria vita privata, crisi di coppia o paure sul futuro che non si sono mai confessate nemmeno al migliore amico o al partner.

            Questo fenomeno, noto in psicologia come “l’effetto treno” o l’illusione dello sconosciuto, è un paradosso relazionale potentissimo. Raccontare tutto a qualcuno di cui non sappiamo nemmeno il nome risulta incredibilmente più facile, fluido e terapeutico rispetto al farlo con le persone che fanno stabilmente parte della nostra quotidianità.

            La libertà di essere se stessi (senza filtri)

            Ma da dove nasce questa strana spinta emotiva? Gli esperti spiegano che la ragione principale risiede nell’assenza di giudizio. Quando parliamo con un amico o con un familiare, c’è sempre un vissuto comune, un’aspettativa da soddisfare o la paura di deludere le persone che ci amano.

            Con uno sconosciuto tutto questo scompare. Si crea una sorta di “zona franca” emotiva in cui cadono le maschere: non dobbiamo difendere la nostra reputazione e non temiamo le conseguenze a lungo termine di ciò che stiamo rivelando.

            I tre motivi biologici e psicologici del fenomeno:

            • Il fattore “Tabula Rasa”: Chi non ci conosce non ha pregiudizi su di noi. Non conosce i nostri errori passati, i nostri difetti o la nostra storia familiare. Questo ci permette di raccontare un evento partendo da zero, con la certezza di essere ascoltati per quello che siamo in quel preciso istante.
            • L’effetto “Usa e Getta” della relazione: Sapere che, con ogni probabilità, non vedremo mai più quella persona riduce a zero l’ansia sociale. Le nostre confidenze svaniranno nel momento stesso in cui uno dei due scenderà alla fermata successiva, senza il rischio che il segreto venga usato contro di noi in futuro.
            • Il bisogno di una prospettiva neutrale: Amici e parenti tendono a schierarsi, a dare consigli protettivi o a farsi influenzare dal proprio affetto. Uno sconosciuto offre invece uno sguardo esterno, un feedback disinteressato e pulito che spesso aiuta a vedere i problemi sotto una luce totalmente nuova.

            Un toccasana contro la solitudine moderna

            In una società sempre più connessa digitalmente ma isolata dal punto di vista umano, riscoprire il valore delle micro-interazioni casuali è diventato fondamentale. Diversi studi sociologici confermano che scambiare due chiacchiere autentiche con un passante aumenta i livelli di felicità e abbatte il senso di solitudine urbana.

            Aprirsi a un estraneo non significa quindi sminuire i propri legami affettivi storici, ma riconoscere la bellezza di una connessione umana spontanea, temporanea e priva di sovrastrutture. La prossima volta che vi sentirete un peso sul cuore, non temete di attaccare bottone con il vostro vicino di posto: quel perfetto sconosciuto potrebbe essere lo specchio di cui avevate bisogno per guardarvi dentro.

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              Zanzare all’attacco: come difendersi senza impazzire (né riempirsi di spray)

              Non bastano più i soliti zampironi e le piante sul balcone: per combattere le zanzare servono strategia, costanza e qualche accorgimento meno noto. Dalla scelta del repellente ai trucchi per rendere inospitale il giardino, ecco tutto quello che può funzionare davvero

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                Le senti arrivare prima ancora di vederle. Un ronzio sottile, fastidioso, che annuncia l’arrivo di notti insonni e giornate passate a grattarsi. Le zanzare, nemico giurato dell’estate, sono tornate — e quest’anno più agguerrite che mai. Colpa del clima impazzito, dei ristagni d’acqua, della vegetazione urbana sempre più fitta. E no, non basta chiudere le finestre o piazzare una citronella in salotto.

                Il primo alleato resta la prevenzione ambientale. Svuotare sottovasi, coprire i bidoni, controllare tombini e pozzetti: ogni goccia stagnante può trasformarsi in una nursery per larve. Se avete un giardino, usate i larvicidi biologici nei punti critici: sono efficaci e non nocivi per altri animali.

                Dentro casa, le zanzariere restano la barriera più sicura e meno tossica. Ma non sempre bastano. Le alternative? Diffusori elettrici, ma con attenzione a dove li si posiziona (vicino ai letti, mai a contatto con pelle o cibo), oppure lampade UV che attirano e fulminano le zanzare: efficaci, silenziose e perfette per balconi e verande.

                Capitolo repellenti. Gli spray classici funzionano, ma attenzione alla percentuale di principio attivo: il DEET è efficace, ma va usato con cautela, soprattutto sui bambini. In alternativa ci sono formule con icaridina o olio di eucalipto citrato, meno aggressive e con buona tenuta.

                E poi ci sono i vecchi rimedi della nonna, che tornano di moda in chiave green: gerani, lavanda, menta e basilico da tenere sui davanzali o in terrazza; olio essenziale di citronella da diffondere con un bruciaessenze. Non fanno miracoli, ma aiutano.

                Se siete bersagli privilegiati, potete provare con i braccialetti repellenti, oppure installare un trappolatore a CO₂ in giardino: attirano le zanzare con il respiro finto di un essere umano, le catturano e le disattivano. Sono costosi, ma nei luoghi infestati possono fare la differenza.

                Infine, un consiglio spesso trascurato: i vestiti. Colori chiari, tessuti leggeri ma coprenti, e via libera al lino o al cotone traspirante. Le zanzare amano il nero, il rosso e la pelle esposta.

                E quando tutto fallisce? Un bel ventilatore potente può tenere lontane le più temerarie. Perché no, le zanzare non sono ninja: con l’aria in faccia, semplicemente non riescono a volare.

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