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Tifo dilagante: dal calcio alla politica

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Tifo dilagante: dal calcio alla politica

    C’è un malcostume tutto italiano che parte dal calcio e arriva dritto sino alla politica: il tifo acritico. Niente obiettività, nessuna razionalità. È sempre colpa di qualcun altro, sia il giudice, l’arbitro o l’avversario di turno.


    Un parallelismo quantomeno bizzarro

    Se a fare questo ragionamento è l’allenatore della squadra che ne ha beccati tre, o il segretario di partito che ha preso una batosta elettorale, ci sta, fa parte del gioco e della dialettica. Ma quando lo spettatore o l’elettore non parte in causa, assumono lo stesso atteggiamento, abbiamo un problema.

    Quando “vale tutto”… sono guai

    Perché se nel calcio il tifoso male che vada assiste alla sconfitta della propria squadra, in politica l’affare si complica. Complice l’appiattimento causato dai social, cresce clamorosamente la schiera di quelli che «l’ha detto lui, quindi è vero», dove lui è il leader del proprio partito. Non conta quali nefandezze sostenga, non importa che dica fesserie, chi se ne frega se calpesta ogni logica o buonsenso. E allora via, vale tutto. Eh no, guai a perdere il senso critico. Guai. Ne va della propria dignità ma anche della stessa democrazia. Due più due non fa 5, a prescindere da chi lo dica.

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      Bastian contrari (al buonsenso)

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        Essere contro tutto e tutti, fare sempre il bastian contrario ed ergersi a «voce fuori dal coro» fa figo. E spesso genera personaggi che nel giro di un amen le tv e i giornali con le loro imperdibili analisi. Il problema è quando essendo contro tutto e contro tutti si finisce con l’essere anche contro il buonsenso.

        Tanti, troppi esempi nel quotidiano

        Non serve fare nomi. È evidente. Succede a chi è professore per status, bastian contrario per vocazione, polemico per scelta, ridicolo in conclusione, quando afferma sprezzante che la colpa delle bombe russe su Kiev è della Nato. Un po’ come quando qualche demente si azzarda a dire che la colpa di uno stupro è della donna che lo ha subito, perché vestiva succinta. Bestialità. 

        Una sindrome dilagante

        Ma succede anche al senatore che su temi di importanza globale ha un rigurgito medioevale, e se ne vanta pure, o al commentatore in estasi da presunzione e in cerca di visibilità che costringe gli spettatori a togliere al volume.

        L’importante è apparire “contro”

        Contro tutti, contro tutto. Possibilmente urlando nel tentativo di prevaricare gli altri. Ma fatela finita. Perché essere bastian contrario può andar bene ogni tanto, regalare uno status e magari anche fare figo. Ma in realtà, nella maggior parte dei casi, si diventa soltanto ridicole macchiette.

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          Vade retro Dottor Google!

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            La tecnologia ci ha migliorato la vita? Forse… di sicuro ce l’ha semplificata. Quando vogliamo sapere qualcosa, basta un click ed otteniamo velocemente (beh, a seconda della connessione) la risposta. Ma dovrebbero esserci dei limiti, che invece superiamo con leggerezza, anche in ambiti in cui non dovremmo farlo. E così, sempre più persone hanno deciso di fare a meno del medico. Sembra follia ma si tratta della realtà.

            Alla ricerca sui motori

            Un sintomo, un dolorino, un malessere ed ecco che si chiedono diagnosi, cura e addirittura farmaci da assumere al «dottor Google». Facile, comodo e soprattutto gratuto. Basta un click, e una enorme dose di presunzione, per dare un calcio ad anni di studi, esperimenti e tecnologie (quelle sì) applicate alla medicina.

            La rete che fa la diagnosi

            Secondo gli ultimi dati, circa l’80% delle persone che hanno un problema di salute cerca informazioni inerenti sul Web. E, dato maggiormente inquietante, nel 58% dei casi ci si accontenta della risposta di internet senza nemmeno consultare un medico in carne e ossa. Una vera follia.

            Non si scherza con la salute

            È chiaro che i motori di ricerca mostrino qualsiasi risultato: dalle informazioni potenzialmente utili alle fesserie, per arrivare alle peggiori bufale che, in materia di salute, possono risultare molto pericolose. Del resto, siamo fatti così: presuntuosi e arroganti al limite dell’autolesionismo.

            Presunzione a 1000

            Se ci limitiamo a pensare che saremmo in grado di disegnare un palazzo meglio di Renzo Piano, a guidare la moto meglio di Pecco Bagnaia o a giocare a pallone meglio di Messi, risulteremo un po’ ridicoli ma la cosa finisce lì. Quando però pretendiamo di poter curare noi stessi o qualcun altro senza averne le competenze, allora sì che il gioco diventa pericoloso. Va bene la tecnologia, ma guai a fidarsi del «dottor Google». Con la salute non si scherza. Anche perché la cura per la stupidità non è dietro l’angolo…

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              Il tempo dell’ignavia è finito

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                Ci sono momenti della storia in cui l’ignavia non è ammessa. Momenti in cui bisogna prendere per forza posizione, decidere da quale parte stare. Perché di qua o di là non è la stessa cosa. Nemmeno un po’.

                Pane al pane e vino al vino

                E allora, per chi non l’avesse già fatto prima, per quanti avessero mantenuto dei dubbi e per tutti quelli che la pensavano differentemente, è arrivato il momento di dire le cose come stanno: la Russia di Putin è uno stato terrorista. E chi appoggia il suo regime è complice.

                Un lungo elenco

                Se non fosse stato sufficientemente chiaro con l’inizio della guerra di invasione dell’Ucraina ma anche con l’eliminazione degli avversari politici, le elezioni farsa, gli accordi con i dittatori sparsi per il pianeta e il mandato di cattura per crimini di guerra spiccato dalla Corte Penale Internazionale contro Putin, il raid che l’altro giorno ha distrutto un ospedale pediatrico a Kiev (un ospedale pediatrico!) ha eliminato ogni possibile dubbio.

                L’impellenza di schierarsi

                Adesso basta! Va detto. La Russia di Putin è uno stato terrorista. E non ha nessun titolo per trattare da pari con gli altri Stati democratici. Non è facile dire come ma il mondo libero e civile deve compattarsi contro questo abominio. Adesso basta. Il momento storico impone di schierarsi. O di qua o di là.

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