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Cronaca

Cibo da chef, visite private, la premier all’aeroporto. Come mai Chico Forti riceve un trattamento speciale in carcere?

Chico Forti, il detenuto eccellente: tra foto con parlamentari FdI, tour del carcere e “cibo da chef”. La diversità di trattamento e la rivolta del penitenziario.

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    Quando collaboravo con la redazione milanese de La Repubblica – mi hanno sempre detto che non mi si chiedeva un parere ma di dare la notizia rispondendo alle 5 domande: chi, cosa, quando, dove e perché. Punto. Chico Forti, detenuto eccellente, che ha scontato finora 24 anni di carcere negli Stati Uniti perché condannato per omicidio, è rientrato in Italia da pochi giorni.

    Da Verona a Trento, un trasferimento lampo

    Dopo una manciata di ore dal suo arrivo è stato trasferito dal carcere di Verona a quello di Trento per poter visitare la madre. Punto. Questo nonostante la prigione di Trento sia nota da anni per condizioni difficili e per i suicidi di cinque detenuti in soli tre mesi. Eppure Forti sembra poter godere di trattamenti di favore che hanno sollevato indignazione tra i compagni di cella, il personale penitenziario. E non solo.

    Come mai questo trattamento di favore per Chico Forti?

    Dopo il suo arrivo, Forti è stato fotografato in compagnia dell’onorevole Andrea Di Giuseppe di FdI, suscitando lamentele tra gli altri detenuti. Chi gliel’ha fatta la foto visto che i cellulari sono vietati? Forti ha avuto anche modo di descrivere positivamente le condizioni del carcere, menzionando i pasti preparati da uno chef e il tempo passato a giocare con la Playstation. Questo ha provocato proteste tra i detenuti che lamentano un trattamento impari, aggravato dalla visita immediata concessa a Forti per vedere la madre. Mentre altri detenuti da anni attendono simili opportunità e concessioni.

    La reazione dei detenuti e quella della polizia penitenziaria

    I detenuti del carcere di Montorio, che descrivono il penitenziario come un “inferno”, sono indignati dal trattamento speciale riservato a Forti. E non sono i soli. L’associazione “Sbarre di Zucchero” ha riportato lamentele riguardo a questa disparità. Anche i sindacati della polizia penitenziaria hanno espresso disappunto per la foto scattata all’interno del carcere, sottolineando che nessuno dovrebbe avere certi privilegi, nemmeno i parlamentari.

    Reazioni politiche ne abbiamo?

    La cronaca ci obbliga a riportare che la situazione ha generato critiche politiche, con il PD di Verona e sindacati Spp (Sindacato Polizia Penitenziaria) che hanno chiesto un’indagine sull’accaduto. Aldo Di Giacomo, segretario generale dell’Spp, ha dichiarato che il carcere non dovrebbe essere un palcoscenico per celebrità. Inoltre ha richiesto che l’amministrazione penitenziaria assuma responsabilità per mantenere l’integrità e la legalità del sistema.

    Conclusione? Una evidente disparità di trattamento

    Il caso di Chico Forti ha acceso i riflettori sulle disparità nel trattamento dei detenuti in Italia, sollevando questioni sia di equità, sia di giustizia all’interno del sistema carcerario. Le autorità penitenziarie sono chiamate a rispondere alle critiche e a garantire un trattamento equo per tutti i detenuti, indipendentemente dal loro profilo o notorietà.

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      Italia

      Vince Il più bello d’Italia 2026 e dedica il successo alla madre: chi è il ventisettenne laziale Riccardo Sparacciari incoronato ad Alassio

      Il giovane laziale lavora in uno studio di commercialisti a Frascati e ha conquistato il titolo ad Alassio nella finale della 48esima edizione della manifestazione. La storica kermesse registra una novità nel regolamento, estendendo la partecipazione ai concorrenti fino ai 45 anni

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      Vince Il più bello d'Italia 2026 e dedica il successo alla madre: chi è il ventisettenne laziale Riccardo Sparacciari incoronato ad Alassio

        Una decisione presa quasi per sfizio si è trasformata in un’incoronazione sul palco di una delle kermesse di costume e fascino più longeve della penisola. La finale della 48esima edizione del concorso nazionale Il più bello d’Italia, svoltasi nella cornice ligure di Alassio, in provincia di Savona, ha decretato il trionfo di Riccardo Sparacciari, ventisettenne originario del Lazio.

        Il giovane, impegnato nella vita di tutti i giorni come dipendente all’interno di uno studio di commercialisti a Frascati, ha superato la concorrenza di circa venti finalisti giunti da varie regioni d’Italia, tra cui Liguria, Lombardia, Emilia, Toscana, Sicilia, Piemonte e Campania.

        L’emozione del vincitore e la dedica alla famiglia

        Dopo aver indossato la fascia del vincitore, Sparacciari non ha nascosto la propria sorpresa per un traguardo inatteso, tracciando un parallelo con nomi altisonanti del mondo dello spettacolo italiano che lo hanno preceduto nell’albo d’oro della manifestazione.

        «Avevo deciso di partecipare per gioco e ora mi ritrovo ad indossare una fascia importante che, in passato, avevano vinto attori diventati poi famosi come Ettore Bassi e Gabriel Garko», ha dichiarato l’incoronato dopo la vittoria.

        Subito dopo la proclamazione, il ventisettenne ha voluto indirizzare un pensiero speciale alle proprie origini e agli affetti personali, mantenendo i piedi per terra riguardo alle prospettive professionali nello show business: «Dedico la vittoria a mia mamma, a lei devo tutto. Che cosa mi riserva il futuro non lo so, ma sono davvero senza parole e ringrazio tutti».

        La rivoluzione del regolamento e l’apertura agli over 35

        Ideato quasi mezzo secolo fa dai fratelli Antonio e Silvio Fasano, lo storico concorso di bellezza maschile ha introdotto per l’edizione 2026 un cambiamento sostanziale nella struttura della competizione. Per la prima volta dalla sua fondazione, l’organizzazione ha scelto di ampliare la platea dei candidati ammessi.

        A spiegare le motivazioni del nuovo corso è stato Silvio Fasano direttamente dal palco dell’evento: «L’edizione 2026 ha portato con sé un’autentica rivoluzione regolamentare: per la prima volta nella storia del concorso i criteri di partecipazione si allargano alla fascia d’età compresa tra i 35 e i 45 anni. Una svolta storica che intende valorizzare una bellezza più matura e consapevole, dimostrando che il carisma non ha data di scadenza».

        Le istituzioni a sostegno della manifestazione ad Alassio

        L’evento conclusivo ha registrato una folta cornice di pubblico e si è avvalso del patrocinio e del sostegno congiunto di diversi enti territoriali: il Comune di Alassio, la Regione Liguria, la Provincia di Savona e l’ente di promozione turistica Visit Alassio, a testimonianza del legame profondo tra la kermesse di bellezza e la promozione del territorio ligure.

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          Cronaca

          Arrestato Jacques Moretti, il proprietario del Constellation di Crans-Montana: l’accusa è di violenze sulla moglie Jessica ricoverata dopo l’aggressione

          Il gestore del locale distrutto nell’incendio del 1° gennaio 2026 è stato fermato dalla polizia svizzera con l’accusa di aver aggredito la consorte Jessica, finita in ospedale. I due imprenditori figurano tra i sedici imputati dell’inchiesta per la tragedia costata 41 vittime

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          Arrestato Jacques Moretti, il proprietario del Constellation di Crans-Montana: l'accusa è di violenze sulla moglie Jessica ricoverata dopo l'aggressione

            I riflettori della giustizia svizzera tornano a posarsi sulla figura di Jacques Moretti, proprietario del discobar Le Constellation di Crans-Montana. L’imprenditore è stato arrestato dalle autorità locali con la grave accusa di aver commesso violenze fisiche ai danni della moglie, Jessica Moretti.

            L’episodio, reso noto dalle emittenti televisive elvetiche Léman Bleu e Rts, si sarebbe consumato nel corso della notte compresa tra l’11 e il 12 agosto. A seguito delle percosse subite, la donna ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari ed è stata ricoverata in ospedale.

            Le posizioni giudiziarie per la strage di Capodanno

            I coniugi Moretti rappresentano i volti principali della drammatica inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura del Canton Vallese a seguito del devastante rogo del 1° gennaio 2026. L’incendio, sviluppatosi all’interno del locale Le Constellation durante i festeggiamenti per il nuovo anno, ha provocato un bilancio tragico: 41 morti e 115 feriti.

            I due gestori figurano attualmente nel registro degli indagati insieme ad altre quattordici persone, portando a sedici il numero complessivo degli imputati nell’ambito dell’indagine cantonale. Le accuse formulate dagli inquirenti nei confronti di Jacques e Jessica Moretti sono estremamente serie: omicidio colposo, incendio doloso e lesioni personali gravi per negligenza.

            I precedenti penali e i trascorsi in Francia

            La figura di Jacques Moretti era già finita al centro di pesanti rivelazioni giornalistiche ed investigative nelle ore immediatamente successive al disastro di Capodanno. Come emerso nei primi giorni di gennaio, l’uomo vantava già una serie di trascorsi penali rilevanti sul territorio francese.

            Secondo indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Le Parisien, una ventina di anni fa Moretti era finito in carcere in Savoia per reati che spaziavano dalla truffa al rapimento, fino allo sfruttamento della prostituzione.

            Il passato criminale e le valutazioni della polizia

            Nonostante i pesanti precedenti emersi negli archivi giudiziari d’oltralpe, il profilo dell’uomo sembrava essersi stabilizzato negli ultimi anni. Una fonte di polizia sentita proprio da Le Parisien aveva infatti affermato che ormai Moretti si era liberato dello «spettro della criminalità organizzata».

            L’arresto eseguito ad agosto per le presunte aggressioni in ambito familiare aggiunge ora un nuovo capitolo giudiziario a carico dell’imprenditore, la cui posizione rimane centrale nell’istruttoria condotta dalla Magistratura del Vallese per far luce sulle responsabilità della tragedia del Constellation.

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              Cose dell'altro mondo

              Adottano una bambina di 12 anni, ma scoprono che è una donna di 38: per 15 anni avrebbe ingannato famiglie e benefattori

              A Joinville una coppia l’aveva accolta in casa credendo che fosse una dodicenne di nome Gabriele. Un parente si è insospettito e alcune ricerche online hanno fatto emergere la sua vera identità.

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                L’avevano accolta in casa convinti di avere davanti una bambina di 12 anni bisognosa di una famiglia. Per 14 mesi l’hanno conosciuta come Gabriele, senza immaginare che dietro quella voce infantile e quell’identità si nascondesse in realtà una donna adulta. La vicenda arriva dal Brasile e ha come protagonista Amanda Maria Souza de Oliveira, accusata di essersi finta per anni una minorenne per conquistare la fiducia di famiglie e benefattori.

                La donna è stata arrestata dalla polizia nella casa della famiglia che l’aveva accolta a Joinville, nello Stato di Santa Catarina. Quando gli agenti si sono presentati alla porta, la madre adottiva avrebbe reagito incredula: «Deve esserci un errore». La risposta dei poliziotti è stata lapidaria: «Amanda, lo show è finito».

                La voce da bambina e la vera identità di Amanda

                A quel punto sarebbe caduto anche uno degli elementi centrali della messinscena. Per oltre un anno Amanda avrebbe modificato la propria voce per sembrare molto più giovane. Davanti agli agenti avrebbe invece parlato con il suo tono naturale chiedendo: «Devo venire con voi?».

                Secondo la ricostruzione, il caso di Joinville non sarebbe stato isolato. Per oltre 15 anni la donna si sarebbe presentata in diverse occasioni come una bambina. Quando qualcuno cominciava a nutrire sospetti sulla sua identità, avrebbe fatto perdere le proprie tracce per ricomparire altrove con una nuova storia.

                Adottano una “bambina”, un parente scopre l’inganno

                A Joinville Amanda era riuscita a conquistare la fiducia di una coppia raccontando di avere un padre violento. Avrebbe anche convinto la famiglia a non formalizzare l’adozione sostenendo che, attraverso i documenti, l’uomo avrebbe potuto rintracciarla.

                Dopo alcuni mesi, però, un parente della coppia ha iniziato a dubitare della storia. Alcune ricerche online hanno permesso di risalire alla vera identità della presunta dodicenne. La famiglia ha quindi allertato la polizia, che è intervenuta nell’abitazione.

                La condanna per frode e falsa identità

                Amanda Maria Souza de Oliveira è stata processata e condannata nello Stato di Santa Catarina, mentre contestazioni per presunte frodi sarebbero emerse anche nello Stato del Paraná. Per la frode la pena indicata è di un anno, sei mesi e dieci giorni di reclusione; per falsa identità, quattro mesi e diciotto giorni.

                La donna ha ammesso di essersi inventata l’identità di una bambina, ma contesta di aver agito per ottenere vantaggi economici. «Ho mentito e ingannato persone, ma non volevo truffare nessuno. C’era un vuoto in me, un bisogno di affetto», ha dichiarato. Anche il suo avvocato Lucio Sousa sostiene che non esistano prove di benefici finanziari ottenuti attraverso l’inganno.

                Nel procedimento i legali hanno chiesto anche una perizia psichiatrica. Secondo la legale Sarita de Paiva, Amanda le avrebbe spiegato che presentandosi come una donna adulta nessuno si sarebbe preoccupato di lei.

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