Cronaca
Con Airbnb il Colosseo si trasforma in un’arena stile Disneyland. E scoppia la polemica
Per secoli il Colosseo è stato teatro di epiche battaglie, ospitando i leggendari gladiatori. Ora, per la prima volta in quasi 2.000 anni, l’iconica arena torna al suo scopo originale di sede di spettacoli, invitando guerrieri audaci a mettere piede al suo interno. Un’iniziativa in collaborazione con Airbnb che ha scatenato polemiche ed indignazione. Vi raccontiamo il motivo.
Mentre esce nelle sale italiane il sequel de Il gladiatore, sempre firmato dal regista Ridley Scott, la sponsorizzazione della società Airbnb che mette in palio la possibilità di travestirsi da gladiatore al Colosseo di Roma indigna… e non poco. Oltretutto non è l’unica scelta controversa della società da 12 milioni di visitatori.
Il governo viene tirato in ballo
La polemica su questa iniziativa coinvolge naturalmente l’amministrazione Meloni, per taluni poco avvezza a gestire le incombenze relativa alle complesse decisioni culturali necessarie ad un paese che vede nell’arte e nella storia una parte fondamentale della sua identità. In ballo c’è naturalmente la nostra immagine, sia in patria ed anche all’estero, quella dei suoi beni archeologici, dei suoi monumenti più iconici e dei suoi musei ricchi di tesori.
Il turismo sempre più selvaggio nella città eterna
La sponsorizzazione della piattaforma di Airbnb a vantaggio dell’ente che gestisce il Colosseo – chiamato Parco del Colosseo – vale circa un milione di euro, vere e proprie “briciole” per il colosso delle case in affitto. Roma, soprattutto negli ultimi anni, vive un assalto turistico poco sostenibile e Airbnb sta diventando in città più un problema che un’opportunità. La notizia che Airbnb sia sponsor del monumento più visitato e per certi versi banalizzato della città rappresenta già un paradosso. Se a questo si aggiunge che Airbnb utilizzi il sito per un progetto di gamificazione e mercificazione esperienziale è sicuramente ancor più bizzarro.
Come funziona l’iniziativa
Si tratta di una specie di lotteria che solo 16 clienti di Airbnb potranno vincere, partecipando sulla piattaforma a partire dal 27 novembre. I prescelti otterranno la possibilità, a maggio 2025, di accedere all’interno dell’arena, inscenando combattimenti vestiti da antichi romani. Un’operazione in stile Disleyland che davvero stride con l’importanza storico.culturale del monumento.
Un simbolo trasformato in un luna park
Mentre le associazioni capitoline dedite alla rievocazione storica vicine a esponenti di Fratelli d’Italia si fregano le mani, l’opposizione grida allo scandalo: il Colosseo trasformato in triste parco a tema con finti combattimenti, banchetti con cibo antico romano e passerelle promozionali per lanciare il nuovo film di Ridley Scott.
Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla
E’ l’ennesima iniziativa ad alto tasso di tristezza che evidentemente necessita ad alcuni governanti, imponendo nei luoghi più sacri della cultura logiche che con l’arte non c’entrano davvero nulla. Come Gennaro Sangiuliano che pretendeva a tutti i costi una mostra sul Futurismo, con l’intenzione di riscattare questo movimento artistico dai vari pregiudizi… ignorando però che il suo sdoganamento è avvenuto da almeno 50 anni, ad opera – udite udite – di critici e storici di sinistra!
Qualche idea più nobile non ce l’abbiamo?
E se invece di queste iniziative di cattivo gusto si lavorasse ad infrastrutture più nobili Il simbolo della romanità nel mondo potrebbe trasformarsi dell’arena che potrebbe diventare – come già a Verona – in un palcoscenico per rappresentazioni musicali e teatrali di eccellenza, come già da qualcuno proposto.
Che amarezza…
Invece, in perfetto stile medio-italiano, tra qualche giorno ci si potrà prenotare sulla pagina di Airbnb dedicata all’iniziativa per partecipare al concorso. I vincitori si potranno recare il prossimo maggio a Roma (a loro spese…) e, all’interno del Colosseo sceglieranno scudi e armature per abbigliarsi e mettere in scena il finto combattimento dopo aver mangiato uva, melograni, noci e mandorle.
Un’occhiata ai numeri per tirare le somme
Il colosso Airbnb solo in Italia maneggia 7,5 miliardi di euro ogni anno. La casa Paramount ha speso oltre 300 milioni di dollari per produrre Gladiator 2 che verrà pubblicizzato grazie al Colosseo. E chi gestisce l’anfiteatro che cosa ricava? Un milione di euro. Che nella Capitale non basta neanche per acquistare un appartamentino in centro. Una riflessione che può apparire uno “schiaffo alla miseria”… ma che rappresenta una concreta verità. Alla fine chi ci guadagna sono sempre gli altri.
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Italia
Malattia e controlli Inps: il medico fiscale bussa più spesso (e conviene non farsi trovare sotto l’ombrellone)
Nuove regole, controlli più rapidi e una piattaforma digitale che semplifica le richieste dei datori di lavoro. Il sistema delle visite fiscali si aggiorna e ricorda a tutti una verità antica: dichiararsi malati non significa sparire dal radar.
Per generazioni di italiani, la visita fiscale ha rappresentato una figura quasi mitologica. Un’entità misteriosa capace di materializzarsi puntualmente nel momento peggiore: mentre si è sotto la doccia, si dorme profondamente o – nel peggiore dei casi – si è usciti “solo cinque minuti” per comprare il pane.
Ora il sistema di controllo delle assenze per malattia entra in una nuova fase, con procedure più snelle e una maggiore digitalizzazione che punta a rendere i controlli più efficienti.
Una delle novità più rilevanti riguarda l’uniformità delle fasce di reperibilità tra lavoratori pubblici e privati. Dopo gli interventi giurisprudenziali degli ultimi anni, oggi il riferimento operativo adottato dall’INPS prevede finestre comuni: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.
Tradotto: se siete in malattia, in quelle fasce dovete essere reperibili presso il domicilio comunicato, compresi sabati, domeniche e festivi, salvo casi di esonero previsti dalla normativa (ad esempio per patologie gravi o situazioni specifiche certificate).
Insomma, l’influenza non concede weekend lunghi.
Sul fronte tecnologico, il processo si fa sempre più digitale. Le richieste di visita medica di controllo da parte dei datori di lavoro possono avvenire attraverso strumenti telematici integrati nella pubblica amministrazione digitale, con procedure più rapide e automatizzate.
In pratica, il vecchio fax ha ormai la stessa utilità di un gettone telefonico.
Anche i numeri raccontano un sistema in movimento. I dati periodicamente pubblicati dall’INPS mostrano milioni di certificati di malattia trasmessi ogni anno, con una quota prevalente proveniente dal settore privato. Le visite fiscali domiciliari restano uno strumento centrale per la verifica.
Ed è qui che entra in scena il protagonista più temuto del rapporto tra dipendente e divano: il medico fiscale.
Il suo arrivo continua a generare una forma di adrenalina tutta italiana. Nessuno sente il campanello con la stessa intensità di chi è in malattia alle 10:37 del mattino.
La procedura resta rigorosa. Il medico curante invia il certificato telematicamente all’INPS, mentre il lavoratore deve assicurarsi che il datore di lavoro riceva correttamente il numero di protocollo.
Se durante la fascia di reperibilità il controllo non va a buon fine e l’assenza non è adeguatamente giustificata, possono scattare conseguenze economiche: dalla decurtazione dell’indennità fino a ulteriori contestazioni disciplinari nei casi più gravi.
Questo non significa che chi è malato debba vivere in arresti domiciliari. Sono consentite uscite motivate e documentabili, come visite mediche o necessità urgenti, purché giustificate.
Il punto è semplice: il sistema punta a contrastare gli abusi, non a complicare la vita di chi sta realmente male.
Certo, per chi fantasticava sul classico “ponte creativo” con certificato strategico, i tempi si fanno più complicati.
Oggi il medico fiscale potrebbe arrivare con la precisione di una notifica push.
E conviene decisamente rispondere al campanello prima che lo faccia il vicino curioso.
Mondo
Lo sceneggiatore dei Simpson che “previde” Trump si candida alla Casa Bianca: «Sono un profeta, posso fare il politico»
Vestito da mago, lo sceneggiatore premio Emmy attacca Trump, Vance e l’establishment politico americano prima di svelare la sua candidatura. E il web impazzisce per il nuovo “profeta” della politica Usa.
Se c’è qualcuno che può vantarsi di aver azzeccato una delle previsioni più clamorose della cultura pop moderna, quello è Dan Greaney. Lo sceneggiatore de I Simpson che firmò il celebre episodio “Bart to the Future”, nel quale compariva una versione futuristica degli Stati Uniti guidata da Donald Trump, ha deciso di fare un passo ulteriore: candidarsi davvero alla Casa Bianca.
Greaney, vincitore di quattro Emmy Award e figura storica del team creativo della serie animata più famosa del mondo, ha annunciato la propria intenzione di partecipare alle elezioni presidenziali del 2028 con un video pubblicato sui social che mescola satira, provocazione e messaggio politico.
Dal mago dei Simpson alla corsa per la Casa Bianca
Nel filmato, diventato rapidamente virale, Dan Greaney appare inizialmente travestito da mago. Una scelta tutt’altro che casuale. Lo sceneggiatore gioca infatti con la fama di “profeta” che lo accompagna da anni grazie alla celebre previsione della futura presidenza di Donald Trump.
«Sono un profeta autoproclamato», afferma con tono ironico prima di lanciarsi in una dura critica all’attuale panorama politico americano. Nel mirino finiscono Trump, il vicepresidente J. D. Vance, i grandi miliardari e quella che definisce una classe politica troppo interessata al proprio potere.
Secondo Greaney, una parte consistente dell’establishment avrebbe perso di vista le esigenze dei cittadini comuni, privilegiando interessi economici e personali.
L’attacco alla politica americana
Il messaggio del creatore televisivo non si limita alla satira. Nel video emerge una critica piuttosto netta verso entrambi gli schieramenti politici. Greaney sostiene che il governo dovrebbe tornare a lavorare per tutti gli americani e rilancia temi come responsabilità pubblica, democrazia e prosperità condivisa.
Per alcuni minuti finge persino di non possedere i requisiti necessari per una candidatura presidenziale. Poi arriva il colpo di scena. Ricorda di aver frequentato giurisprudenza, di essersi laureato e di aver superato l’esame di abilitazione.
«Aspettate un momento… sono un avvocato!», esclama prima di abbandonare il costume da mago.
Un repubblicano progressista contro Trump
A quel punto Dan Greaney si presenta in giacca e cravatta e assume il tono di un vero candidato alla presidenza. La definizione scelta per la propria collocazione politica è destinata a far discutere: “repubblicano progressista”.
Lo sceneggiatore richiama figure storiche come Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt, proponendo una visione che punta a recuperare, a suo dire, il concetto di “America per tutti”.
Resta da capire quanto ci sia di serio e quanto di provocazione in questa candidatura. Del resto, parliamo dell’uomo che ha contribuito a scrivere una delle serie satiriche più influenti della storia della televisione. Ma una cosa è certa: dopo aver visto trasformarsi in realtà una delle sue battute più celebri, molti americani potrebbero aver imparato a non sottovalutare troppo le intuizioni di Dan Greaney.
Cronaca Nera
Garlasco, la chiavetta Usb e i video segreti di Chiara Poggi: perché la frase di Sempio ora spaventa gli inquirenti
Secondo la Procura di Pavia, Andrea Sempio avrebbe mostrato di conoscere un dettaglio mai reso pubblico: il trasferimento di file privati da un computer a una chiavetta Usb. Una circostanza che, insieme ad altre frasi registrate e a ricerche sul Dna, alimenta il nuovo fronte investigativo sul delitto di Garlasco.
Nel nuovo terremoto investigativo sul delitto di Chiara Poggi emerge ora un dettaglio che gli inquirenti considerano potenzialmente decisivo. Al centro della nuova consulenza tecnica depositata dalla Procura di Pavia ci sarebbero alcuni video intimi di Chiara Poggi e di Alberto Stasi contenuti, secondo gli esperti, in una cartella protetta da password chiamata “Albert.zip”. Quei file, stando alla relazione firmata dal consulente Paolo Del Checco, sarebbero stati copiati e trasferiti su una memoria esterna Usb.
Fin qui un dettaglio tecnico. Ma è ciò che sarebbe accaduto dopo ad aver acceso l’attenzione dei magistrati. Durante un’intercettazione ambientale nell’auto di Andrea Sempio, l’uomo avrebbe pronunciato una frase ritenuta dagli investigatori estremamente delicata: «Ce l’ho dentro la penna». Per la Procura, quel riferimento alla chiavetta Usb potrebbe dimostrare una conoscenza di particolari mai diffusi pubblicamente.
Secondo l’accusa, infatti, Sempio non avrebbe potuto sapere dello spostamento dei video su una memoria esterna senza un coinvolgimento diretto o comunque senza avere avuto accesso a informazioni rimaste riservate per anni.
Le altre intercettazioni e le ricerche sul Dna
Le cimici installate nell’auto dell’indagato avrebbero registrato anche altri passaggi considerati inquietanti dagli investigatori. In uno sfogo solitario, riportato negli atti, Sempio avrebbe pronunciato la frase: «Lì c’era sangue quando me ne sono andato». Parole che, inevitabilmente, stanno alimentando nuove interpretazioni investigative attorno al delitto di Garlasco.
Non solo. Secondo quanto emerso dalle indagini, i Carabinieri di Milano avrebbero trovato sul suo hard disk anche alcune ricerche relative al Dna mitocondriale effettuate proprio durante il periodo delle perizie legate al processo d’appello bis contro Alberto Stasi. Per i magistrati Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, questi elementi indicherebbero un interesse ritenuto anomalo verso dettagli tecnici e investigativi del caso.
Il nuovo filone investigativo punta proprio su questo: verificare se Andrea Sempio potesse conoscere elementi rimasti fuori dal circuito mediatico e mai divulgati ufficialmente.
La difesa: «Parlava di un podcast»
La linea difensiva dei legali di Sempio, però, è completamente diversa. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia respingono ogni interpretazione accusatoria delle intercettazioni e sostengono che il loro assistito stesse semplicemente commentando ad alta voce contenuti ascoltati in quel momento.
Secondo la difesa, Sempio avrebbe ascoltato podcast, trasmissioni televisive o approfondimenti dedicati al delitto di Garlasco e le sue frasi sarebbero soltanto riflessioni sconnesse, estrapolate dal contesto. I legali starebbero infatti cercando di recuperare proprio il materiale audio ascoltato dall’uomo il 14 aprile 2025 per dimostrare che non si trattasse di confessioni o ammissioni indirette.
Resta però il fatto che il caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a produrre nuovi dettagli, nuovi sospetti e nuovi interrogativi destinati ad alimentare ancora il dibattito giudiziario e mediatico.
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