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Roblox nel mirino: accuse choc di pedofilia e violenza

Roblox è stato accusato di esporre i minori a contenuti pedopornografici e violenti, secondo un rapporto pubblicato da Hindenburg Research.

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    Roblox, una delle piattaforme di gioco più popolari tra i minori, è finita al centro di un’accusa scioccante. Un recente rapporto pubblicato da Hindenburg Research ha rivelato gravi carenze nella moderazione dei contenuti, esponendo i giovani utenti a pericoli come pedofilia e contenuti violenti. Secondo l’indagine, Roblox sarebbe diventato un “inferno pieno di pedofili“, con gruppi e utenti che scambiano apertamente materiale pedopornografico e sollecitano atti sessuali su minori.

    Un “inferno pieno di pedofili”: le rivelazioni sconvolgenti del rapporto Hindenburg

    Una delle scoperte più inquietanti riguarda un gruppo chiamato “Adult Studios“, con oltre 3.000 membri dediti allo scambio di contenuti pedopornografici. Inoltre, sono stati rinvenuti numerosi account con nomi legati a Jeffrey Epstein e altri username esplicitamente inappropriati.

    Giochi violenti e messaggi pericolosi

    Hindenburg ha anche evidenziato la presenza di giochi violenti accessibili ai bambini, come “Beat Up Homeless Outside 7/11 Simulator” e “Beat Up The Pregnant“, che hanno raccolto milioni di visualizzazioni. E che sono al centro delle accuse di molti genitori e operatori sociali e medici che stanno accusando la piattaforma.

    La difesa dell’azienda e le reazioni degli utenti

    In risposta, Roblox ha difeso la sicurezza della sua piattaforma, affermando che milioni di utenti ogni giorno vivono esperienze positive. Tuttavia, l’azienda non ha affrontato direttamente le accuse specifiche di Hindenburg e ha contestato la neutralità del rapporto, accusando la società di speculazione finanziaria. Il caso apre però interrogativi cruciali sulla responsabilità delle piattaforme online nella protezione dei minori, e la gravità delle accuse potrebbe spingere le autorità a indagini più approfondite.

    Come proteggere i bambini dai pericoli online

    Nel frattempo, genitori ed educatori sono invitati a vigilare con attenzione sull’uso della piattaforma da parte dei minori, valutando i rischi associati a Roblox.

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      A 78 anni fa strage su Fortnite e conquista il Guinness: la «nonna terribile» ha 24mila follower e non molla mai il joystick

      Ha cominciato guardando giocare il nipote, poi ha preso in mano il controller e non si è più fermata. Oggi fa dirette su Twitch, collabora con le star del web ed è entrata nel Guinness World Records

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        C’è chi a 78 anni passa il pomeriggio davanti alla televisione e chi, invece, preferisce armarsi fino ai denti, lanciarsi da un autobus volante su un’isola piena di nemici e cercare di farli fuori uno dopo l’altro. Cath Bowie appartiene decisamente alla seconda categoria. La signora scozzese di Aberdeen è diventata ufficialmente la più anziana streamer donna di Fortnite al mondo, conquistando un posto nel Guinness World Records Gamer’s Edition 2027 e trasformandosi, quasi senza volerlo, in una piccola celebrità internazionale.

        Online la conoscono come «grumpygran1948», più o meno «nonna brontolona 1948», ma dietro quel nickname apparentemente innocuo si nasconde una gamer che su Twitch ha raccolto oltre 24mila follower. Cath trasmette regolarmente le proprie battaglie su Fortnite e davanti allo schermo non sembra avere alcuna intenzione di comportarsi da rispettabile signora della terza età: combatte, spara, corre, costruisce e cerca di sopravvivere esattamente come milioni di ragazzi che potrebbero tranquillamente essere suoi nipoti.

        Tutta colpa del nipote: nel 2017 scopre Fortnite e cambia tutto

        La sua seconda vita digitale comincia nel 2017, quando Cath osserva il nipote alle prese con il videogioco. Invece di limitarsi al classico «ma come fate a stare tutto il giorno davanti a quella roba?», decide di capire che cosa ci trovi di tanto divertente. Prova. E resta folgorata.

        Comincia a giocare ogni giorno, poi arrivano le dirette e progressivamente intorno alla «nonna di Fortnite» nasce una vera comunità. Cath diventa anche un punto di riferimento per i giocatori senior, contribuendo alla nascita di reti dedicate a chi ha qualche decennio in più rispetto al pubblico tradizionale dei videogame ma nessuna intenzione di lasciare controller e cuffie ai ragazzini.

        Da Twitch alle collaborazioni con le star del gaming

        A quel punto la storia della pensionata scozzese che combatte su Fortnite comincia a diventare troppo irresistibile per rimanere confinata nella sua cameretta. Nel 2024 Cath gioca in streaming con SypherPK, uno dei creator più conosciuti dell’universo Fortnite, e quelle dirette raggiungono centinaia di migliaia di visualizzazioni.

        La sua popolarità finisce anche per attirare i grandi marchi. Nell’ottobre dello stesso anno viene scelta come volto promozionale per il lancio di Brännboll, la collezione di mobili e accessori dedicati al gaming di Ikea. Non esattamente il destino che ci si aspetterebbe per una signora nata nel 1948.

        Ora arriva anche il Guinness: a 78 anni Cath non vuole smettere

        Il riconoscimento del Guinness World Records completa una trasformazione cominciata quasi per gioco davanti alla console del nipote: da curiosa spettatrice a streamer conosciuta in tutto il mondo. E Cath Bowie non sembra affatto intenzionata ad appendere il joystick al chiodo.

        Anzi, il suo messaggio è diventato proprio questo: l’età non dovrebbe impedire a nessuno di provare qualcosa di nuovo, soprattutto quando si parla di tecnologia. Nel suo caso il consiglio è stato preso parecchio sul serio: a 78 anni non soltanto gioca ancora a Fortnite, ma può vantarsi di essere entrata nel Guinness mentre migliaia di follower aspettano di vederla tornare online. E qualche ragazzino eliminato da «grumpygran1948», probabilmente, starà ancora cercando di capire come sia potuto succedere.

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          Il Rapture che non rapisce: su TikTok in migliaia attendevano Gesù il 17 settembre, ma non è arrivato!

          Addii in diretta, gatti con caschi d’alluminio e fedeli pronti a regalare i propri beni: il “rapimento dei credenti” promesso dai TikToker è passato senza ascensioni, ma con molti furbetti che hanno approfittato delle generose svendite apocalittiche.

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            «È il mio ultimo video. Ci vediamo tra le nuvole, fratelli e sorelle». Con queste parole una donna in lacrime ha salutato TikTok convinta che il 17 e il 18 settembre 2026 sarebbero stati i giorni del “Rapture”: l’ascensione in cielo dei veri credenti, lasciando sulla Terra gli infedeli. A diffondere la data era stato un pastore americano, ma a trasformarla in un fenomeno globale ci ha pensato il web.

            Con l’hashtag #rapture sono fioccati centinaia di migliaia di video. Alcuni registravano veri addii premortem, altri piangevano pensando agli ultimi momenti con i figli. Una ragazza spiegava con serietà: «Se ti svegli nel tuo letto vuol dire che sei stato lasciato indietro. Non sei stato un bravo cristiano».

            Accanto a chi ci credeva davvero, il solito circo digitale. Un milione di like per la clip di una giovane che infila un casco di alluminio al suo gatto “per prepararlo al viaggio”. Altri hanno trasformato la profezia in occasione di shopping low cost: convinti di ascendere, diversi fedeli hanno lasciato mobili, abiti e oggetti davanti alla porta. E c’è chi si è filmato mentre raccoglieva lampade e specchi abbandonati, ringraziando sottovoce per il “dono celeste”.

            La dottrina del Rapture non è nuova. Affonda le sue radici nell’Ottocento, nelle visioni mistiche di Margaret MacDonald e negli scritti del predicatore John Nelson Darby, poi diffusi nei pulpiti evangelici e nella saga Left Behind. Ma mai prima d’ora era stata trasformata in trend social globale, con countdown apocalittici e scenette da reality.

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              Rita De Crescenzo e la scimmietta Mimì, Scanzi la massacra in tv: «Povera, deve stare tutta la vita con una come lei»

              «Ogni volta che la ascolto mi sembra di sentire Schopenhauer», ironizza il giornalista, che attacca anche il fenomeno social De Crescenzo: «È la prova che si può avere successo senza avere mezza dote». Lei reagisce: «Tu stai sempre contro di me». E sulla docuserie assicura: «Nessun finanziamento del ministero della Cultura».

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              de Crescenzo e Scanzi

                Rita De Crescenzo arriva in televisione per raccontare la sua nuova vita a Sharm el Sheikh, ma alla fine la vera protagonista diventa Mimì, la scimmietta che la regina napoletana di TikTok vorrebbe portare con sé in Italia.

                E soprattutto arriva Andrea Scanzi.

                Il giornalista ascolta per buona parte dell’intervista della De Crescenzo a È sempre Cartabianca, poi entra in scena e trasforma il salotto di Bianca Berlinguer in un ring. Prima ironizza sulla tiktoker, poi attacca frontalmente il fenomeno che rappresenta e infine si infuria quando vede le immagini della scimmietta.

                La De Crescenzo non resta naturalmente in silenzio. Mostra documenti, passaporto e libretto delle vaccinazioni di Mimì e accusa Scanzi di avercela sempre con lei.

                Il risultato è uno dei battibecchi televisivi più surreali degli ultimi tempi.

                Scanzi contro Rita De Crescenzo: «Mi sembra di sentire Schopenhauer»

                La tiktoker racconta la propria nuova vita egiziana e le attività commerciali avviate a Sharm el Sheikh. Nel frattempo Scanzi ascolta.

                E quando prende la parola parte subito in quarta.

                L’ironia è feroce: «Ogni volta che la ascolto mi sembra di sentire Schopenhauer».

                Ma la questione diventa rapidamente più seria. Per Scanzi il successo della De Crescenzo rappresenta perfettamente il meccanismo attraverso il quale funzionano oggi molte piattaforme social.

                «Rita è la prova che i social servono come evasione», sostiene, arrivando poi alla bordata: «È la prova vivente che si ha successo quando non si ha mezza dote. I social allo stato attuale premiano quelli che non sanno fare niente. Quelli estremi, buffi, eccessivi».

                Le riconosce però una capacità: quella di trasformare la propria popolarità in denaro. «È bravissima a fatturare», concede, aggiungendo subito di fare fatica a considerare il suo successo «un segnale positivo della società».

                Insomma, carezze poche.

                Rita De Crescenzo reagisce: «Alla gente piaccio»

                La tiktoker non sembra particolarmente impressionata.

                Quando Antonello Piroso sposta il discorso sul pubblico che segue personaggi come lei, sostenendo che tutto ruoti attorno a visualizzazioni e follower, la risposta arriva immediatamente: «A voi può non piacere, ma alla gente piaccio».

                Ed è difficile contestarle almeno il dato di partenza: il fenomeno Rita De Crescenzo esiste proprio perché centinaia di migliaia di persone guardano, commentano e condividono quello che fa.

                Savino Balzano prende parzialmente le sue difese: se ha successo sui social, osserva, non può certo essere considerata responsabile del fatto che il pubblico la segua. E nella vita serve anche leggerezza.

                Scanzi, però, non sembra esattamente conquistato dall’argomento.

                La scimmietta Mimì scatena il caos: «Quelle immagini sono raccapriccianti»

                Poi arriva lei: Mimì.

                Rita De Crescenzo ha preso con sé una scimmietta e vorrebbe riuscire a portarla in Italia. Quando in trasmissione compaiono le immagini dell’animale, Scanzi cambia immediatamente tono.

                «Ho trovato le immagini della scimmietta raccapriccianti», attacca.

                La De Crescenzo reagisce: «Tu stai sempre contro di me».

                «No, io sto dalla parte degli animali», replica lui.

                A quel punto Rita estrae quella che considera la prova definitiva: i documenti di Mimì. Mostra davanti alle telecamere il passaporto dell’animale e il libretto delle vaccinazioni.

                «Guarda che tengo, guarda», insiste.

                Ma il passaporto di Mimì non commuove minimamente Scanzi.

                «Ma quale vaccino, lasci la scimmia nel suo habitat»

                Il giornalista non discute soltanto delle carte. Contesta proprio l’idea di tenere una scimmia come animale da compagnia.

                «La scimmia non ci può stare in Italia, ma quale vaccino. La lasci nel suo habitat», sbotta.

                Poi la stoccata finale, quella destinata inevitabilmente a diventare virale: «Pensi che fortuna quella scimmia che deve stare tutta la vita con uno come lei».

                A quel punto passaporti, vaccinazioni e buone intenzioni finiscono quasi in secondo piano.

                Le norme italiane sulla detenzione dei primati rendono comunque molto complicato il progetto di portare Mimì nel nostro Paese. E quindi la tiktoker potrebbe scoprire che, al di là delle bordate di Scanzi, il problema più difficile da superare non si trova nello studio televisivo.

                Rita De Crescenzo, la docuserie e il mistero sul ministero

                Durante l’intervista si parla anche della docuserie dedicata alla vita della De Crescenzo, progetto sul quale la diretta interessata continua però a mantenere il mistero.

                «Non posso rispondere su questo. Ci sarà una sorpresa, ma più di questo io non so niente», dice.

                Molto più categorica quando entra in gioco la voce di possibili finanziamenti pubblici al progetto. Rita smentisce senza esitazioni: «Il ministero della Cultura? Non lo conosco nemmeno, non è vero niente che sono stata finanziata».

                Ma alla fine della serata persino la docuserie viene oscurata dalla piccola Mimì.

                Rita mostra il passaporto. Scanzi invoca la libertà della scimmia. Lei lo accusa di essere sempre contro di lei. Lui replica di essere soltanto dalla parte degli animali.

                E Mimì, inconsapevole protagonista dello scontro, riesce nell’impresa di mettere Rita De Crescenzo e Andrea Scanzi ancora più lontani di quanto fossero prima.

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