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Cronaca

Duomo gremito per Papa Francesco, Delpini: “Un profeta che ha invocato la pace, disturbando i potenti”

Migliaia di fedeli alla messa in suffragio celebrata da monsignor Delpini: “Non una commemorazione, ma una preghiera per chi ha camminato con i poveri e parlato contro i potenti”

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    Una folla silenziosa, densa di commozione, ha riempito il Duomo di Milano per salutare, in una preghiera collettiva, Papa Francesco. A celebrare la messa in suffragio è stato l’arcivescovo della città, monsignor Mario Delpini, che ha preferito abbandonare il testo preparato per parlare a braccio, affidandosi all’istinto di chi conosce il sentimento comune di dolore e gratitudine.

    “Papa Francesco è stato un profeta”, ha detto Delpini, “un cristiano che ha fatto Pasqua. Fastidioso e irritante per chi non voleva ascoltare, ostinato nella sua richiesta di pace, capace di disturbare i potenti del mondo in nome dei poveri e degli ultimi”.

    È stato un discorso intenso, quello dell’arcivescovo, pronunciato davanti a un Duomo gremito di volti commossi. Nei primi banchi, tra le autorità, sedevano il governatore lombardo Attilio Fontana, il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e il questore Bruno Megale. Ma in chiesa, soprattutto, c’era la gente: fedeli, cittadini, giovani e anziani. Un popolo raccolto non per commemorare, come Delpini ha subito precisato, “ma per rispondere all’invito che Papa Francesco ci ha rivolto più spesso: pregare per lui”.

    Nel corso della celebrazione è stato utilizzato il calice che Bergoglio aveva donato al cardinale Angelo Scola nel 2017, durante la sua visita pastorale a Milano. Un gesto simbolico che ha reso ancora più forte il legame tra il Papa argentino e la diocesi ambrosiana.

    Delpini ha parlato di Francesco come di un uomo che non ha avuto paura di disturbare: “Chi fa Pasqua porta un annuncio che scuote: prende la parola senza essere autorizzato dalle autorità costituite, annuncia la risurrezione, chiede la conversione, si fa portatore di uno stile di vita che rompe gli schemi. E per questo è fastidioso, mette a disagio”. La sua voce, ha ricordato Delpini, si è fatta sentire “ostinatamente” anche quando il mondo sembrava sordo, chiedendo la pace mentre infuriavano le guerre.

    Non è mancata una riflessione sul rischio che, nella morte di una figura tanto discussa quanto amata, ognuno cerchi di appropriarsene: “In questi giorni si dice molto”, ha ammesso l’arcivescovo, “ma noi non siamo qui per analizzare il suo pontificato. Siamo qui per pregare, per ringraziare Dio di avercelo donato”.

    Durante l’omelia, Delpini ha anche ricordato come Papa Francesco abbia scelto sempre i poveri, come si sia schierato apertamente contro l’indifferenza globale, disturbando chi avrebbe preferito un messaggio più accomodante. “Un cristiano che ha fatto Pasqua”, ha ripetuto, “è uno che cammina nella gioia e nella paura, nella tenerezza e nella forza, portando un annuncio scomodo”.

    L’omaggio a Francesco non si è limitato alla messa. La Curia ha infatti reso noto che sabato monsignor Delpini e il vescovo ausiliare monsignor Giuseppe Vegezzi parteciperanno ai funerali del pontefice a Roma, accompagnando anche un pellegrinaggio già organizzato da oltre 7 mila ragazzi degli oratori milanesi, inizialmente previsto per la canonizzazione di Carlo Acutis, rinviata a data da destinarsi proprio a causa della morte del Papa.

    Mentre il Duomo si svuotava lentamente, sotto il suono solenne dell’organo, restava nell’aria il senso di un’eredità viva, fatta di parole che continueranno a turbare, ispirare, inquietare. Come deve essere l’eredità di un vero profeta.

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      Italia

      Lunedì da binario… morto: sciopero Trenord, pendolari lombardi pronti alla maratona tra app, coincidenze e caffè doppio

      Ventiquattro ore di agitazione sindacale mettono a rischio la circolazione ferroviaria in Lombardia. Corse cancellate, fasce garantite e bus per Malpensa: ecco tutto quello che c’è da sapere per evitare di trasformare il tragitto casa-lavoro in un’odissea.

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      Lunedì da binario… morto: sciopero Trenord, pendolari lombardi pronti alla maratona tra app, coincidenze e caffè doppio

        Per i pendolari lombardi l’allerta è già scattata. Quella sensazione sottile, a metà tra l’ansia e il presentimento, che compare quando si sente pronunciare la frase “sciopero nazionale del trasporto ferroviario”. Una sorta di sesto senso sviluppato dopo anni passati a decifrare tabelloni luminosi e annunci incomprensibili gracchiati dagli altoparlanti.

        Da domenica sera scatterà infatti uno sciopero nazionale di 24 ore che coinvolgerà Trenord, con possibili ripercussioni su gran parte della circolazione ferroviaria in Lombardia e nei collegamenti con Milano. L’agitazione, proclamata dal sindacato USB, prenderà il via alle 21 di domenica 17 maggio e si concluderà alle 20.59 di lunedì 18 maggio.

        Tradotto dal burocratese ferroviario: se lunedì mattina avete un appuntamento importante, una riunione decisiva o semplicemente volete arrivare in ufficio senza sembrare reduci dalla Parigi-Dakar, conviene organizzarsi per tempo.

        Come da prassi, non tutti i convogli saranno cancellati. Trenord ha confermato che domenica sera circoleranno regolarmente i treni con partenza prevista entro le 21 e arrivo a destinazione entro le 22. Per la giornata di lunedì saranno invece attive le consuete fasce di garanzia, quelle a cui i pendolari si aggrappano con la stessa fiducia con cui si controlla il meteo prima di un matrimonio all’aperto: dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21.

        In queste finestre viaggeranno i convogli inseriti nell’elenco dei servizi minimi essenziali. Una lista preziosa, quasi mistica, che molti consulteranno con la stessa concentrazione riservata alle estrazioni del Superenalotto.

        Capitolo a parte per chi deve raggiungere l’aeroporto di Malpensa. In caso di cancellazione dei collegamenti ferroviari aeroportuali, sono previsti autobus sostitutivi senza fermate intermedie tra Milano Cadorna e Malpensa Aeroporto per la linea dedicata, con partenza da via Paleocapa. Previsto anche il servizio alternativo sulla tratta Stabio-Malpensa.

        Per chi viaggia verso l’aeroporto il consiglio è semplice: partire con largo anticipo. Quando c’è uno sciopero, infatti, il concetto di “arrivo puntuale” entra in una dimensione filosofica tutta sua.

        L’azienda invita inoltre a controllare costantemente aggiornamenti e variazioni attraverso sito, app ufficiale, monitor di stazione e annunci audio. Una raccomandazione sensata, anche se ogni pendolare sa bene che il vero sport nazionale, in questi casi, resta interpretare in tempo reale messaggi come “il treno è soppresso” quando sei già sulla banchina con cappuccino ancora bollente in mano.

        Lo sciopero riaccende inevitabilmente il dibattito sul trasporto regionale lombardo, croce e delizia di centinaia di migliaia di persone. Da una parte il diritto dei lavoratori alla protesta, dall’altra l’esasperazione di utenti che spesso vivono i disagi come una tassa non dichiarata sulla mobilità quotidiana.

        Nel frattempo, lunedì mattina, in molte stazioni lombarde andrà in scena il solito rituale collettivo: occhi fissi sui display, smartphone stretti tra le mani e quella domanda universale che rimbalzerà da un binario all’altro.

        “Ma questo passa davvero, o è già sparito pure lui?”

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          Cronaca

          Maldive, la missione impossibile dei sub: riprendono le ricerche nella grotta di Alimathà dopo la tragedia

          Dopo lo stop seguito alla morte di un militare maldiviano impegnato nei soccorsi, un team internazionale di specialisti si prepara a tornare sott’acqua. Sullo sfondo restano i dubbi sulle immersioni oltre i limiti consentiti e un’inchiesta che prova a fare chiarezza.

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          Maldive, la missione impossibile dei sub: riprendono le ricerche nella grotta di Alimathà dopo la tragedia

            Le Maldive, nell’immaginario collettivo, evocano acque turchesi, sabbia finissima e immersioni da sogno. Ma proprio sotto quella superficie da brochure turistica, in queste ore si sta consumando una vicenda drammatica che ha trasformato uno dei luoghi più ambiti dagli appassionati di diving in un teatro di operazioni delicate e ad altissimo rischio.

            Domani mattina, condizioni meteo permettendo, un team di tre sub-speleologi finlandesi specializzati nelle immersioni tecniche tenterà una nuova discesa nella grotta di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, per recuperare i corpi dei quattro subacquei italiani ancora dispersi. Una missione che riprende dopo la sospensione imposta da un’ulteriore tragedia. La morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhee, membro delle Forze di Difesa Nazionali maldiviane, deceduto durante le operazioni di ricerca. Le prime informazioni indicano come causa probabile la malattia da decompressione, uno dei rischi più temuti da chi opera a profondità estreme.

            Sul posto è arrivata la squadra di specialisti legata a Dan Europe, organizzazione internazionale di riferimento per la sicurezza subacquea. Si tratta di professionisti abituati a muoversi in ambienti complessi, dove orientamento, pressione e visibilità trasformano ogni metro in una sfida.

            Nel frattempo, mentre i venti turisti italiani che si trovavano a bordo dell’imbarcazione Duke of York hanno lasciato Malé per rientrare in Italia, l’attenzione delle autorità si concentra sulle possibili irregolarità che avrebbero preceduto l’immersione.

            Secondo gli accertamenti preliminari, sarebbe stata aperta un’indagine per verificare il superamento del limite operativo dei 30 metri previsto per quel tipo di attività. Un dettaglio tecnico solo in apparenza marginale: nel mondo subacqueo quei metri in più possono fare la differenza tra un’escursione controllata e una situazione potenzialmente irreversibile.

            Contestualmente, sarebbe stata revocata la licenza operativa alla Duke of York, provvedimento che alimenta interrogativi sulla gestione dell’uscita e sulle eventuali responsabilità organizzative.

            La dinamica precisa resta ancora da chiarire. Gli investigatori dovranno stabilire se vi siano state sottovalutazioni, errori procedurali o condizioni impreviste capaci di trasformare una normale immersione esplorativa in un dramma.

            Per ora, il bilancio è pesantissimo. È stato recuperato soltanto il corpo di Gianluca Benedetti, mentre risultano ancora dispersi Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri.

            Tra gli addetti ai lavori circola un’amara battuta: “In mare il problema non è mai scendere, ma tornare su”. Una frase pronunciata spesso con leggerezza nei diving center, ma che in queste ore assume il peso severo di una lezione.

            Perché il mare, anche quando ha i colori di un sogno tropicale, resta un ambiente che pretende rispetto assoluto. E ogni immersione, anche in quello che sembra il paradiso terrestre, porta con sé una regola non scritta: la natura concede spettacolo, mai distrazioni.

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              Cronaca

              Salvini attacca le seconde generazioni, ma il Sindaco lo gela: «A bloccare l’attentatore sono stati due egiziani»

              Tra la solidarietà di Mattarella e i tweet di fuoco, il dibattito sull’integrazione si infiamma. Ma a fermare l’attentatore col coltello è stata una task force improvvisata di modenesi e immigrati.

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              Salvini attacca le seconde generazioni, ma il Sindaco lo gela: «A bloccare l’attentatore sono stati due egiziani»

                Se c’è una cosa che la politica italiana sa fare meglio di un calcolo economico, è trasformare un dramma di cronaca in un gigantesco talk show a cielo aperto. Non sono passate nemmeno ventiquattr’ore dal folle sabato low-cost di Salim El Koudri sulla via Emilia, e mentre i medici cercano di salvare le gambe ai feriti, a Roma e dintorni si è già aperta la fiera del tweet più veloce del West.

                La giornata si è aperta con il dovuto protocollo istituzionale. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sollevato la cornetta per chiamare il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, esprimendo la vicinanza della nazione e chiedendo esplicitamente di ringraziare quei passanti che hanno placcato l’attentatore come fossimo al Sei Nazioni di rugby. Sulla stessa linea di cordoglio e fermezza si sono schierate la premier Giorgia Meloni (“il responsabile risponda fino in fondo”) e la segretaria del PD Elly Schlein, passate direttamente al telefono col primo cittadino.

                Poi, però, è arrivato il momento dei social.

                Il Tweet-Lanciafiamme di Salvini

                A rompere la tregua istituzionale ci ha pensato il vicepremier Matteo Salvini, che ha preso lo smartphone e ha fatto quello che gli riesce meglio: l’identikit politico del criminale. «Salim El Koudri. Questo il nome del criminale di “seconda generazione”», ha tuonato il leader della Lega, sentenziando che nelle città italiane «l’integrazione è fallita» e che storie come questa dimostrano che lo “Ius Soli” è un’utopia ideologica. La ricetta della Lega? Via il permesso di soggiorno a chi delinque (anche se Salim, ironia della sorte, la cittadinanza italiana ce l’ha già per nascita a Seriate, rendendo il “via” un filino complesso da attuare).

                Dall’opposizione, Giuseppe Conte ha liquidato il gesto come “aggressione ignobile” e Matteo Renzi si è detto “sconvolto”, facendo notare che un film del genere, in Italia, non si era ancora mai visto.

                Il Contropiede del Sindaco: Gli Eroi non hanno il Passaporto

                Mentre la bolla dei social network già invocava le ruspe e le barricate, a riportare tutti sulla terraferma ci ha pensato il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, con una dichiarazione che ha letteralmente scombinato i piani degli esperti di propaganda.

                Nel condannare lo “sciacallaggio” web, Mezzetti ha svelato un dettaglio tutt’altro che trascurabile sulla “task force” di passanti che ha inseguito e atterrato Salim mentre agitava il coltello:

                «Di quei quattro cittadini che lo hanno inseguito e immobilizzato, due sono di origine straniera, sono egiziani. Ne sono sopraggiunti altri in aiuto, sempre di origini straniere».

                In pratica, mentre la politica litigava sul fatto che gli stranieri di seconda generazione integrati male distruggono le città, sono stati degli stranieri (probabilmente di prima generazione e integrati benissimo) a salvare i modenesi dall’italiano Salim. Un cortocircuito logico che ha lasciato temporaneamente senza parole i tastieristi dell’odio.

                La Benedizione della Curia

                A chiudere il cerchio, cercando di riportare un po’ di pace civile in una città decisamente sotto shock, è intervenuto l’arcivescovo di Modena, monsignor Erio Castellucci. La Chiesa si stringe alle vittime e invita a sostenere chi crede nella pace civile.

                La morale della domenica? Se Salim voleva scatenare una guerra di civiltà a bordo della sua utilitaria usata, è riuscito solo a scatenare la solita, italianissima rissa politica. Con l’unica differenza che, stavolta, a dare lezioni di senso della comunità a tutta l’aula parlamentare sono stati un paio di ragazzi egiziani con un ottimo tempismo e zero tempo da perdere su X.

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