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Cronaca

Il mistero di Elisa Claps e i dubbi della madre: “Chi ha preparato la tomba nella chiesa?”

La madre di Elisa Claps, Filomena Iemma, continua a cercare risposte sull’omicidio della figlia, sperando di scoprire chi ha nascosto il corpo nel sottotetto della chiesa.

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    Elisa Claps scomparve a Potenza il 12 settembre 1993, a soli 16 anni. Il suo corpo fu ritrovato 17 anni dopo, il 17 marzo 2010, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità. Danilo Restivo è stato condannato per l’omicidio di Elisa e di Heather Barnett in Inghilterra, ma la madre di Elisa, Filomena Iemma, è convinta che ci siano ancora molte domande senza risposta.

    I misteri irrisolti

    La voce di Filomena, forte e determinata nonostante i suoi 87 anni, esprime il desiderio di sapere chi ha portato il corpo di Elisa nel sottotetto della chiesa. “L’omicidio non è avvenuto là”, dichiara, aggiungendo che il sottotetto sembra una tomba preparata con cura. C’era persino un buco fatto con un trapano per evitare che si diffondesse cattivo odore.

    Il contesto della scoperta

    Il 12 settembre 1993, poco dopo mezzogiorno, Filomena cercava Elisa mentre il parroco era partito per le cure termali. La chiesa rimase chiusa per diversi giorni. Filomena ritiene che la “tomba” di Elisa sia stata preparata successivamente, approfittando del tempo a disposizione. Il parroco morì nel 2008 e la sua tomba si trova vicino a quella di Elisa.

    Speranze e ricordi

    Filomena ricorda una frase del podcast di Pablo Trincia, “Dove nessuno guarda”: “Se si sciolgono le catene, quanta gente piangerà”. Questa frase rappresenta per lei un’allusione a chi conosce i segreti dell’omicidio. Filomena non cerca vendetta, ma spera che chi conosce la verità trovi il coraggio di parlarne. “Il Padreterno deve far vivere il più a lungo possibile chi si porta dietro questi segreti. Prima o poi qualcuno sentirà la necessità di dire quello che è successo in quella chiesa.”

    La forza di Filomena Iemma

    La forza di Filomena Iemma non si è mai piegata davanti alla tragica perdita della figlia. Anche al telefono, la sua voce trasmette una determinazione incrollabile, una volontà di giustizia che non si è mai sopita. Filomena ha dedicato gran parte della sua vita a cercare la verità sulla scomparsa di Elisa, lottando contro l’indifferenza e l’ostruzionismo.

    Il ruolo della chiesa

    La chiesa della Santissima Trinità, dove è stato ritrovato il corpo di Elisa, è un luogo che avrebbe dovuto rappresentare sicurezza e protezione. Invece, è diventato il teatro di un macabro nascondiglio. Filomena è convinta che più persone siano coinvolte nel nascondere il corpo della figlia e che abbiano avuto il tempo di preparare il sottotetto come una tomba. “Chi ha portato Elisa lì?” si chiede ancora, con la speranza che un giorno emerga la verità.

    La riapertura della chiesa

    Dopo il ritrovamento del corpo nel 2010, la chiesa è stata riaperta solo l’anno scorso. Per Filomena e la sua famiglia, questo ha rappresentato un momento di grande emozione e dolore. La loro battaglia per la giustizia non è ancora finita e la riapertura della chiesa è solo un capitolo di una storia ancora piena di interrogativi.

    Il caso Claps nei media

    Negli ultimi anni, il caso di Elisa Claps ha ricevuto nuova attenzione grazie ai media. La serie “Per Elisa – Il caso Claps” su Netflix e il podcast “Dove nessuno guarda” di Pablo Trincia hanno riportato alla ribalta la storia, mettendo in luce le molte ombre che ancora avvolgono l’omicidio. Per Filomena, queste iniziative rappresentano un modo per mantenere viva la memoria della figlia e continuare a cercare giustizia.

    Un appello per la verità

    Filomena Iemma conclude con un appello: “Io non ci sarò più, ma i fratelli di Elisa, sì. Prima o poi qualcuno sentirà la necessità di dire quello che è successo in quella chiesa.” La sua speranza è che, anche dopo la sua morte, qualcuno tra chi conosce i segreti dell’omicidio di Elisa trovi il coraggio di parlare e portare finalmente alla luce tutta la verità.

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      Cronaca Nera

      Garlasco, Chiara Poggi colpita almeno dodici volte: la Procura accusa Sempio e ricostruisce la fuga disperata verso le scale della cantina

      Nell’avviso di chiusura delle indagini i pm descrivono l’aggressione, ipotizzano un approccio sessuale respinto e contestano crudeltà e motivi abietti. Agli atti anche sequestri e intercettazioni.

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      Caso Garlasco, l'intervista ad Andrea Sempio: i chiarimenti sulle telefonate a Chiara Poggi e i dubbi sulle perizie

        Chiara Poggi era ancora in piedi quando il suo assassino ha cominciato a colpirla al volto. Poi è caduta, ha tentato disperatamente di sottrarsi all’aggressione e ha cercato di raggiungere la zona della cantina. Ma l’uomo l’ha raggiunta, ha continuato a infierire sulla sua testa e non si è fermato neppure quando la ragazza aveva ormai perso conoscenza. È la ricostruzione che la Procura di Pavia ha inserito nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio, il 38enne accusato di aver ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, a Garlasco.

        Per i magistrati, l’amico di Marco Poggi, fratello della vittima, avrebbe aggredito la ventiseienne dopo un approccio sessuale respinto. La Procura, guidata da Fabio Napoleone, contesta a Sempio le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti e descrive un’aggressione particolarmente violenta, caratterizzata da almeno dodici lesioni tra cranio e volto. L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta un passaggio decisivo dell’inchiesta bis, ma non costituisce una sentenza: la ricostruzione dei pubblici ministeri dovrà affrontare il contraddittorio con la difesa e l’eventuale vaglio del giudice.

        I primi colpi al volto, la caduta e il tentativo di fuga verso la cantina

        La nuova ricostruzione dell’omicidio segue, secondo la Procura, una sequenza precisa. Dopo una breve colluttazione, l’aggressore avrebbe colpito Chiara «in regione frontale sinistra e zigomatica destra», provocandone la caduta. La ragazza avrebbe cercato di sottrarsi alla violenza, ma l’uomo l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina. In quel punto Chiara avrebbe tentato un’ultima reazione, mettendosi carponi, prima di ricevere almeno altri tre o quattro colpi alla testa.

        Secondo gli inquirenti, questi ulteriori colpi le avrebbero fatto perdere conoscenza. L’aggressore avrebbe quindi spinto il corpo lungo la scala della cantina e avrebbe continuato a colpire la vittima alla nuca almeno quattro o cinque volte, «nonostante la stessa fosse già incosciente». È proprio la prosecuzione dell’aggressione dopo la perdita di conoscenza a costituire uno degli elementi sui quali i magistrati fondano la contestazione della crudeltà. Nell’avviso, la Procura richiama «l’efferatezza dell’azione omicidiaria», sottolineando il numero e la distribuzione delle ferite.

        Almeno dodici lesioni e due possibili orari del delitto

        La ricostruzione degli investigatori individua almeno dodici lesioni tra cranio e volto, distribuite nelle diverse fasi dell’aggressione. La sequenza ipotizzata dai magistrati distingue i primi colpi inferti mentre Chiara era ancora in piedi, quelli successivi alla caduta e le ulteriori percosse che l’assassino avrebbe sferrato quando la vittima aveva già perso i sensi. Un altro elemento riguarda l’orario della morte. Secondo l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, gli accertamenti consentono di individuare due possibili intervalli temporali: tra le 9.12 e le 9.58 oppure tra le 9.58 e le 11.25.

        La distinzione assume particolare importanza perché l’orario dell’omicidio rappresenta uno dei punti centrali dell’intera vicenda giudiziaria. La collocazione temporale dell’aggressione deve infatti confrontarsi con gli spostamenti, le dichiarazioni e gli altri elementi raccolti dagli investigatori. La Procura attribuisce l’omicidio ad Andrea Sempio, ma spetterà all’eventuale processo stabilire se gli elementi acquisiti siano sufficienti a dimostrare questa ricostruzione.

        L’ipotesi dell’approccio sessuale respinto

        Nell’avviso di conclusione delle indagini, i pubblici ministeri indicano anche quello che ritengono il possibile movente dell’aggressione: Chiara avrebbe respinto un approccio sessuale di Sempio, provocando la reazione violenta che, secondo l’accusa, avrebbe portato all’omicidio. È una delle novità più rilevanti della ricostruzione investigativa, perché collega la dinamica del delitto a un preciso rapporto tra la vittima e l’indagato.

        I magistrati contestano a Sempio i motivi abietti, oltre alla crudeltà, e collocano l’ipotizzato rifiuto all’origine dell’aggressione. La ricostruzione del movente resta tuttavia una tesi accusatoria. Gli investigatori dovranno dimostrare non soltanto che l’approccio sia effettivamente avvenuto, ma anche che abbia provocato la reazione omicida attribuita al 38enne.

        Quaderni, agende, telefoni e hard disk: i sequestri dell’inchiesta bis

        Accanto alla ricostruzione dell’aggressione, le carte dell’indagine documentano un’attività investigativa estremamente estesa. I carabinieri hanno esaminato telefoni, computer, pendrive, hard disk, DVD, fotografie, quaderni, agende, taccuini e fogli manoscritti riconducibili a Sempio e ad altre persone coinvolte negli accertamenti. Gli investigatori hanno catalogato almeno quindici tra agende, quaderni e taccuini attribuiti direttamente all’indagato, oltre a fogli strappati e annotazioni conservate nel corso degli anni. Tra questi compare un manoscritto che comincia con le parole «libero di» e termina con un riferimento al «bel c*lo». Gli investigatori hanno evidenziato il passaggio tra i materiali ritenuti significativi per approfondire la personalità dell’indagato.

        Agli atti figurerebbero anche ricerche informatiche relative a omicidi, decapitazioni e predatori sessuali, oltre a materiali intimi che, secondo l’ipotesi investigativa, Sempio avrebbe sottratto dai telefoni di alcune amiche. Un altro appunto contiene la frase «Ho sognato di accoltellare qualcuno». Anche in questo caso, però, occorre distinguere il contenuto degli scritti personali da eventuali comportamenti realmente accertati: annotazioni, fantasie e ricerche non costituiscono automaticamente prove di un omicidio.

        Le intercettazioni in auto: Sempio parlava da solo dei video intimi di Chiara

        Un capitolo particolarmente delicato riguarda le conversazioni captate nell’automobile di Andrea Sempio attraverso una microspia che gli investigatori hanno installato durante l’ultima fase dell’inchiesta. Secondo le anticipazioni sugli atti, il 38enne avrebbe pronunciato alcune frasi mentre guidava da solo, facendo riferimento ai video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, a telefonate precedenti all’omicidio e all’ipotizzato approccio sessuale respinto dalla vittima.

        Si tratterebbe di conversazioni in parte ancora inedite, caratterizzate da espressioni frammentarie e talvolta difficili da interpretare. La Procura ritiene che questi passaggi possano contribuire alla ricostruzione del rapporto tra Sempio e Chiara. Il contenuto integrale delle registrazioni e il contesto nel quale l’indagato ha pronunciato le frasi saranno determinanti per comprenderne il significato. Una dichiarazione isolata, soprattutto quando presenta formulazioni ambigue, può infatti assumere interpretazioni differenti.

        Marco Poggi e le dichiarazioni agli investigatori

        Le carte dell’inchiesta dedicano attenzione anche a Marco Poggi, fratello di Chiara e amico di gioventù di Sempio. Secondo le anticipazioni dell’informativa, gli investigatori descrivono Marco come «ostile» e impegnato in una «costante difesa d’ufficio di Andrea Sempio». Gli attribuiscono inoltre alcune variazioni nelle dichiarazioni sulla frequentazione della casa e sui video intimi di Chiara e Alberto Stasi.

        Durante l’interrogatorio del 20 maggio 2025, Marco avrebbe manifestato apertamente il proprio disagio per le domande degli investigatori. «Io capisco che fate il vostro lavoro», afferma, aggiungendo: «però in questa situazione mi state influenzando». In un altro passaggio dichiara: «non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive … omissis…non riesco neanche a finire la frase».

        Le sue parole mostrano la difficoltà del confronto investigativo, ma non dimostrano di per sé che Marco abbia mentito o cercato di ostacolare l’inchiesta. La valutazione delle eventuali contraddizioni richiede il confronto completo tra le dichiarazioni rese nelle diverse occasioni.

        L’agenda del 2006-2007 e gli appunti sull’omicidio di Chiara

        Tra i materiali acquisiti dagli investigatori compare anche un’agenda risalente al 2006-2007, con «appunti sull’omicidio di Chiara Poggi» attribuiti alla nonna di Mattia Capra, un altro nome preso in esame nell’ambito degli approfondimenti investigativi. L’elenco dei sequestri comprende inoltre vecchi cellulari, supporti informatici, fotografie, archivi digitali e copie forensi di account Gmail, Facebook, Instagram e servizi cloud.

        Gli investigatori hanno repertato anche una fotografia di Andrea Sempio con i capelli lunghi, pubblicata nelle ore successive all’omicidio, oltre a numerosi file audio e video dedicati al caso Garlasco. Nel materiale figurano anche manoscritti e testi musicali appartenuti a un amico di Sempio morto suicida. Un altro documento riguarda una nota del Nucleo investigativo di Milano del luglio 2020, sulla quale compare un appunto manoscritto: «Già stato audito ma i carabinieri si sono dimenticati di chiedere a Sempio dove fosse la mattina dell’omicidio». Il riferimento evidenzia l’attenzione degli investigatori per le dichiarazioni rese da Sempio e per la ricostruzione dei suoi movimenti nella mattina del 13 agosto 2007.

        La Procura punta al processo: la nuova ricostruzione del delitto di Garlasco

        Con l’avviso di conclusione delle indagini, la Procura di Pavia formalizza una ricostruzione accusatoria che attribuisce ad Andrea Sempio l’aggressione e l’omicidio di Chiara Poggi. Il documento mette insieme la dinamica dei colpi, l’ipotesi dell’approccio sessuale respinto, le aggravanti contestate e gli elementi raccolti attraverso sequestri, analisi informatiche e intercettazioni.

        Il passaggio successivo potrà essere la richiesta di rinvio a giudizio, dopo gli adempimenti e le eventuali iniziative difensive previsti dalla legge. La chiusura delle indagini non determina automaticamente l’apertura del processo né anticipa una decisione sulla colpevolezza. Al centro dell’inchiesta resta la ricostruzione degli ultimi istanti di vita di Chiara: una ragazza di ventisei anni che, secondo la nuova ipotesi dei magistrati, avrebbe cercato di difendersi e di fuggire mentre il suo aggressore continuava a colpirla.

        Diciannove anni dopo il delitto, la Procura indica un nuovo presunto responsabile e descrive una sequenza di violenze che considera compatibile con le lesioni della vittima. Sarà il confronto giudiziario a stabilire se questa ricostruzione possa reggere alla verifica delle prove.

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          Mondo

          Miranda Kerr, 550 milioni con il marito per cancellare i debiti medici di 261mila persone: dal gossip con Bieber alla maxi donazione

          La supermodella e il marito Evan Spiegel, amministratore delegato di Snapchat, hanno destinato oltre 550 milioni di dollari ai debiti sanitari di più di 261mila persone. E riaffiora il gossip su Orlando Bloom e Justin Bieber.

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          Miranda Kerr, 550 milioni con il marito per cancellare i debiti medici di 261mila persone: dal gossip con Bieber alla maxi donazione

            Oltre 550 milioni di dollari per cancellare i debiti medici di più di 261mila persone. La protagonista di questa gigantesca operazione filantropica è Miranda Kerr, ex angelo di Victoria’s Secret, che insieme al marito Evan Spiegel, fondatore e amministratore delegato di Snapchat, ha deciso di utilizzare una parte della propria fortuna per aiutare migliaia di americani schiacciati dalle spese sanitarie. Una notizia che riporta sotto i riflettori la supermodella australiana, un tempo protagonista delle cronache rosa per il matrimonio con Orlando Bloom e per le indiscrezioni su un presunto tradimento con Justin Bieber.

            La cifra impressiona, soprattutto per il numero delle persone coinvolte. Negli Stati Uniti, dove anche un ricovero o un intervento chirurgico possono generare fatture difficili da sostenere, i debiti sanitari rappresentano un problema economico per milioni di famiglie. Kerr e Spiegel hanno scelto di intervenire proprio su questo fronte, contribuendo a eliminare obbligazioni finanziarie che pesavano sui bilanci di oltre 261mila persone.

            Miranda Kerr ed Evan Spiegel, una fortuna al servizio di migliaia di famiglie

            Evan Spiegel è uno degli imprenditori più conosciuti della Silicon Valley. Cofondatore di Snapchat e amministratore delegato della società Snap Inc., ha costruito la propria fortuna grazie a una piattaforma che ha trasformato il modo di comunicare di milioni di utenti, soprattutto tra i più giovani.

            Miranda Kerr, dal canto suo, ha raggiunto la notorietà internazionale grazie alla carriera di modella, diventando uno dei volti più riconoscibili di Victoria’s Secret e costruendo successivamente una propria attività imprenditoriale nel settore della bellezza.

            La coppia ha deciso di destinare risorse considerevoli alla cancellazione dei debiti medici, intervenendo su un problema che negli Stati Uniti può avere conseguenze pesantissime anche per persone che lavorano e dispongono di un reddito regolare.

            È importante distinguere, però, tra il valore nominale dei debiti cancellati e il denaro effettivamente impiegato nell’operazione. I crediti sanitari possono infatti essere acquistati a prezzi molto inferiori rispetto al loro valore originario. I 550 milioni di dollari rappresentano quindi il valore dei debiti eliminati, una cifra che non coincide necessariamente con l’esborso sostenuto dai benefattori.

            Dal matrimonio con Orlando Bloom al gossip con Justin Bieber

            Prima di diventare la moglie di uno dei protagonisti dell’industria tecnologica americana, Miranda Kerr aveva occupato per anni le pagine dei giornali di gossip per la relazione con Orlando Bloom, l’attore britannico celebre per Il Signore degli Anelli e Pirati dei Caraibi.

            I due si erano sposati nel 2010 e dal matrimonio era nato il figlio Flynn. La loro separazione, annunciata nel 2013, aveva sorpreso molti ammiratori, anche perché la coppia aveva sempre cercato di mantenere un’immagine di grande affiatamento.

            A rendere ancora più movimentate le cronache sentimentali dell’epoca erano arrivate le indiscrezioni su Justin Bieber. Il cantante canadese e la modella erano finiti al centro di voci su un presunto flirt nato durante una festa legata a Victoria’s Secret, alimentando i sospetti di un tradimento ai danni di Bloom.

            Le indiscrezioni non hanno mai trovato una conferma definitiva, ma il gossip aveva assunto proporzioni internazionali, soprattutto dopo il celebre scontro tra Orlando Bloom e Justin Bieber a Ibiza nel 2014. Un episodio che aveva trasformato le voci su una possibile rivalità sentimentale in uno dei casi più chiacchierati dello spettacolo.

            Il matrimonio con il miliardario di Snapchat

            Dopo la fine del matrimonio con Bloom, Miranda Kerr ha iniziato una nuova relazione con Evan Spiegel, più giovane di lei di sette anni. I due si sono sposati nel 2017, scegliendo una cerimonia privata, lontana dalle grandi celebrazioni mondane che spesso accompagnano i matrimoni delle celebrità.

            La loro unione ha segnato anche un cambiamento nell’immagine pubblica della modella, sempre più concentrata sulla famiglia, sulle attività imprenditoriali e sui progetti filantropici. Kerr e Spiegel hanno costruito una famiglia numerosa e condividono iniziative benefiche che riguardano soprattutto l’istruzione e il sostegno alle comunità.

            La cancellazione dei debiti medici rappresenta uno degli interventi più significativi associati alla loro attività filantropica, non soltanto per il valore economico complessivo, ma per la quantità di persone che possono beneficiare dell’iniziativa.

            Oltre 261mila persone liberate dai debiti sanitari

            La scelta della coppia richiama l’attenzione su una delle contraddizioni più discusse del sistema sanitario americano: il rischio che una malattia si trasformi anche in una crisi finanziaria. Per molte famiglie, le spese mediche non coperte dalle assicurazioni possono accumularsi fino a compromettere la possibilità di pagare l’affitto, ottenere finanziamenti o affrontare altre necessità quotidiane.

            L’eliminazione di questi debiti permette ai beneficiari di alleggerire una pressione economica che può durare anni. Non significa necessariamente ricevere denaro direttamente, ma vedere cancellato un obbligo di pagamento che continuava a gravare sulla propria situazione finanziaria.

            Per Miranda Kerr, che per anni ha fatto parlare soprattutto per le passerelle, i matrimoni e le vicende sentimentali, la notizia segna un ritorno sulle pagine dei giornali per ragioni molto diverse. Dal presunto flirt con Justin Bieber alla cancellazione di oltre mezzo miliardo di dollari di debiti sanitari, la supermodella australiana continua a far parlare di sé, questa volta per un’iniziativa che coinvolge concretamente la vita di centinaia di migliaia di persone.

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              Cronaca Nera

              Giallo della ricina a Pietracatella: escluse due persone dai sospetti, scattano le analisi sui dispositivi di Gianni Di Vita

              L’inchiesta della Procura di Larino sul decesso di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo un pasto festivo, prosegue a carico di ignoti ma registra l’esclusione di due figure dalla cerchia dei sospettati: Alice Di Vita, sorella di Sara, e il marito di un’amica di famiglia che lavora come tecnico di laboratorio in un istituto agrario.

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                L’inchiesta sulle due donne morte per avvelenamento da ricina a Pietracatella prosegue. Non ci sono ancora indagati, ma la Procura di Larino avrebbe escluso dai sospettati due persone. Si tratta di Alice Di Vita, sorella di Sara e figlia di Antonella Di Ielsi, e del marito dell’amica di Gianni Di Vita, che lavora come tecnico di laboratorio in un istituto agrario. Un passaggio significativo all’interno di un’indagine complessa per duplice omicidio premeditato condotta contro ignoti. La novità è stata svelata durante la trasmissione televisiva Dentro La Notizia, la rubrica condotta da Gianluigi Nuzzi in onda su Canale 5.

                L’esclusione dai sospetti e le tappe del giallo di Pietracatella

                L’esclusione dalla cerchia delle persone attenzionate riguarda Alice Di Vita, sorella della giovanissima vittima, e il tecnico impiegato nell’istituto agrario di Riccia, coniuge di un’amica d’infanzia di Gianni Di Vita. Il caso risale ai tragici eventi avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre 2025 nel comune in provincia di Campobasso, quando Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia quindicenne Sara Di Vita persero la vita a seguito di un gravissimo malore accusato dopo un pasto consumato in famiglia.

                Le autopsie e gli esami tossicologici dell’Istituto Maugeri di Pavia hanno confermato l’intossicazione acuta da ricina. Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime che aveva condiviso la tavola, risultò negativo ai test e riportò soltanto sintomi lievi.

                Gli accertamenti informatici e la ricerca della seconda figura

                Parallelamente all’esclusione dei due profili, le attività investigative hanno registrato un’accelerazione sul fronte delle analisi tecnologiche. Presso gli uffici della Questura di Campobasso sono cominciate le operazioni di estrapolazione e analisi dei dati contenuti nei dispositivi sequestrati negli studi professionali di Gianni Di Vita, situati a Campobasso e Pietracatella. Sotto la lente degli informatici sono finiti computer, hard disk, chiavette USB e uno smartphone.

                Nel contempo, la Procura di Larino avrebbe raccolto elementi su una seconda donna potenzialmente legata alle dinamiche della vicenda, la cui identità resta sotto il massimo riserbo.

                L’attesa per i dati del laboratorio di Berlino sui 131 reperti

                Il fascicolo investigativo resta attualmente aperto contro ignoti, in attesa di risposte scientifiche fondamentali. Gli inquirenti attendono gli esiti delle analisi affidate al Robert Koch Institute di Berlino, incaricato di esaminare i campioni alimentari e 131 reperti prelevati all’interno dell’abitazione della famiglia Di Vita.

                Secondo le stime della Procura, le risposte ufficiali degli esperti tedeschi non giungeranno prima della fine dell’anno, momento in cui si proverà a ricostruire l’esatta modalità di introduzione del veleno nell’abitazione.

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