Cronaca
La foto falsa, l’IA e il corto circuito istituzionale: così la Polizia ha alimentato il complotto dopo gli scontri di Torino
Un’immagine generata con l’intelligenza artificiale, diffusa senza avvertenze dagli account ufficiali, ha innescato una teoria del complotto sugli scontri di Torino e sugli agenti feriti. Un caso che solleva interrogativi pesanti sulla comunicazione istituzionale, sulla manipolazione emotiva delle immagini e sull’uso irresponsabile dell’IA da parte dello Stato.
Ci sono vicende che, più delle violenze di piazza, raccontano lo stato di salute di un Paese. Quella degli scontri di Torino, scoppiati al termine della manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, è una di queste. Non solo per la brutalità delle immagini che mostrano un agente a terra colpito con calci e martellate, ma per ciò che è accaduto dopo. Per il modo in cui la comunicazione istituzionale ha trasformato un fatto grave in un pasticcio clamoroso, alimentando proprio quella sfiducia che dice di voler combattere.
Sabato 31 gennaio, a Torino, migliaia di persone hanno sfilato in una manifestazione inizialmente pacifica a sostegno di Askatasuna, storico centro sociale sgomberato lo scorso dicembre dopo trent’anni di attività nello stabile di corso Regina Margherita 47. Nel tardo pomeriggio, però, una frangia del corteo si è staccata e ha dato vita a violenti scontri con le forze dell’ordine. Petardi, fumogeni e bombe carta contro la Polizia; lacrimogeni e idranti in risposta. Il bilancio finale parla di oltre cento agenti feriti e di decine di manifestanti contusi.
In questo scenario emerge un video destinato a diventare iconico. Le immagini mostrano un poliziotto solo, a terra, senza casco né maschera antigas, colpito ripetutamente da un gruppo di persone incappucciate. Pugni, calci, colpi inferti anche alla testa. Poi l’arrivo di un collega, che lo protegge con lo scudo mentre i manifestanti arretrano. Un filmato duro, senza ambiguità, pubblicato da Torino Oggi e rilanciato immediatamente da tutte le principali testate nazionali.
Il video finisce anche sui profili social dei vertici politici. Lo condividono il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Parte l’indagine della Procura di Torino, arrivano tre arresti. I due agenti protagonisti del video vengono ricoverati all’ospedale Molinette: Alessandro Calista, l’agente colpito a terra, con una prognosi di venti giorni; Lorenzo Virgulti, intervenuto in suo soccorso, con trenta giorni. Il giorno dopo le dimissioni e la visita istituzionale della premier in corsia, documentata con foto e video ufficiali.
Sembrerebbe una vicenda lineare. Non lo è.
Dal 2 febbraio, sui social – in particolare su X – prende corpo una teoria del complotto che mette in dubbio la veridicità delle ferite riportate da Calista. Una narrazione tossica, che arriva a insinuare che il pestaggio sarebbe stato enfatizzato o addirittura simulato. Il perno dell’accusa è grottesco quanto rivelatore: un confronto tra due immagini ufficiali, una diffusa dalla Polizia e una pubblicata dalla presidente del Consiglio, che mostrerebbero una presunta incongruenza nei capelli dell’agente.
Nella foto dell’abbraccio tra i due poliziotti, Calista – ripreso di spalle – sembrerebbe avere i capelli più lunghi sulla nuca. Nell’immagine scattata in ospedale, invece, la stessa zona appare rasata. Da qui l’accusa: non poteva essere ferito, avrebbe avuto persino il tempo di andare dal barbiere. Una tesi assurda, facilmente smontabile guardando con attenzione il video originale dell’aggressione, dove si vede chiaramente che Calista ha già i capelli rasati.
Eppure la teoria del complotto attecchisce. Perché? Perché a generarla non è stata una fake news qualsiasi, ma un errore gravissimo di fonte istituzionale. La foto che mostra Calista con i capelli apparentemente non rasati non è una fotografia reale. È un’immagine alterata, generata o pesantemente ritoccata con l’intelligenza artificiale.
Il 1° febbraio, la Polizia di Stato pubblica sui propri profili social un post di solidarietà agli agenti feriti. L’immagine scelta è proprio quella dell’abbraccio tra Virgulti e Calista. Ma basta osservarla con attenzione per cogliere una serie di anomalie tipiche delle immagini IA: scritte senza senso sul casco, la parola “Polizia” deformata sul corpetto, errori nelle proporzioni, dettagli che non tornano.
Non solo. Nella foto diffusa ufficialmente, Virgulti appare senza maschera antigas, senza scudo, con baffi che non ha. Nel video reale, invece, l’agente indossa la maschera, impugna lo scudo e porta la barba. Anche l’ambiente è sbagliato: sampietrini inesistenti, una cancellata che si interrompe nel nulla, una volante sullo sfondo che nel luogo reale non c’era. Geolocalizzando il punto dell’aggressione, si scopre che la strada è asfaltata e che la recinzione è completamente diversa.
Il dato più grave arriva però dopo. Quella stessa immagine IA viene trasmessa dall’ufficio stampa della Polizia all’ANSA e inserita nei circuiti delle agenzie fotografiche, senza alcuna indicazione che si tratti di un contenuto generato digitalmente. I media la riprendono e la pubblicano come se fosse reale. Un cortocircuito informativo totale.
Non è chiaro se la Polizia abbia creato direttamente l’immagine o se l’abbia recuperata online credendola autentica. Quello che è certo è che un’istituzione dello Stato ha diffuso materiale manipolato per rendere più “pulita” e più emotiva una scena reale. Un’operazione che, invece di rafforzare la credibilità delle forze dell’ordine, l’ha minata.
Attraverso ricerche inverse, si scopre che già la sera del 31 gennaio circolavano sui social versioni IA della scena, più o meno fedeli al video originale. Una di queste, pubblicata alle 21:17 su Facebook, presenta già scritte senza senso e dettagli alterati, ma mantiene elementi reali come lo scudo, la maschera antigas e lo sfondo corretto. La versione successiva, condivisa il 1° febbraio dal profilo ufficiale della Polizia penitenziaria, elimina progressivamente gli elementi autentici, fino ad arrivare all’immagine “definitiva” diffusa dalla Polizia di Stato.
È qui che il racconto deraglia.
Nel tentativo di costruire un’immagine simbolica, potente, emotivamente efficace, l’istituzione ha finito per manipolare la realtà. E quella manipolazione, una volta scoperta, è diventata l’arma perfetta per chi voleva negare la violenza subita dagli agenti.
Il paradosso è evidente: una foto falsa, diffusa per rafforzare una verità, viene usata per negarla. La responsabilità non è di chi, in malafede, costruisce teorie complottiste. È di chi, con leggerezza imperdonabile, ha fornito loro il materiale per farlo.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale rende sempre più labile il confine tra vero e verosimile, le istituzioni dovrebbero essere l’ultimo baluardo della trasparenza. Invece, in questo caso, hanno scelto la scorciatoia emotiva. E hanno perso il controllo del racconto.
Non è un dettaglio tecnico. È una questione politica, culturale e democratica. Se lo Stato altera le immagini, anche “a fin di bene”, perde autorità morale. E quando la fiducia si rompe, non bastano le smentite, le conferenze stampa o le visite istituzionali in ospedale a ricomporla.
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Politica
Francesca Pascale shock: “Mi dichiarai io a Berlusconi”, confessioni su amore, bisessualità e amici spariti
“Ti desidero”, così Francesca Pascale conquistò Silvio Berlusconi. Poi la rivelazione sulla bisessualità e il retroscena più amaro: “Dopo di lui sono spariti tutti”
Francesca Pascale torna a parlare e lo fa senza filtri, con un racconto che mescola passione, coraggio e una punta di amarezza. Ospite di Non lo faccio per moda, per la prima volta svela un dettaglio che ribalta la narrazione più diffusa sulla sua relazione con Silvio Berlusconi: a fare il primo passo fu lei.
“Ti desidero”: la dichiarazione che cambiò tutto
Pascale racconta il momento senza giri di parole: “Ti desidero”, gli disse. Una frase diretta, che spiazzò lo stesso Berlusconi, il quale rispose con ironia: “Potrò essere tuo nonno”. Ma lei non arretrò. Da lì nasce una relazione che per anni ha occupato le cronache tra politica e spettacolo, diventando una delle storie più chiacchierate del Paese.
La bisessualità raccontata senza paura
Altro passaggio chiave dell’intervista riguarda la sua identità. Pascale spiega di aver messo subito le cose in chiaro: “La mia bisessualità è stata la prima cosa che gli ho detto”. E, a sorpresa, racconta che Berlusconi accolse la rivelazione con serenità, addirittura con entusiasmo. Un dettaglio che restituisce un lato meno raccontato del rapporto tra i due.
Dopo Berlusconi, il vuoto
Il tono cambia quando si arriva al presente. Dopo la fine della relazione, Pascale racconta di aver vissuto una sorta di desertificazione sociale: “Dopo la fine della nostra storia sono spariti tutti”. Una frase che pesa più di molte altre, perché sposta il racconto dal piano sentimentale a quello umano, mostrando il prezzo pagato una volta spenti i riflettori.
Tra dichiarazioni forti e confessioni personali, Francesca Pascale riscrive la sua versione della storia. E lo fa con la stessa determinazione con cui, anni fa, decise di non fare un passo indietro.
Cronaca
Garlasco, Giletti accende lo scontro in tv: dubbi su Sempio e caos in studio, volano accuse in diretta
Tra dubbi sul rapporto tra Marco Poggi e Andrea Sempio e un acceso confronto in studio, il caso Garlasco torna al centro con uno scontro televisivo che divide pubblico e commentatori
Il caso Garlasco torna a far discutere, e lo fa ancora una volta attraverso la televisione. Stavolta al centro c’è Massimo Giletti, che durante la sua trasmissione ha espresso un dubbio destinato a far rumore: il contatto telefonico tra Marco Poggi, fratello di Chiara, e Andrea Sempio, nuovo indagato. Un elemento che, secondo il conduttore, meriterebbe maggiore prudenza. “Direi: scusa Andrea, per un po’ non ti chiamo, almeno fino al processo che chiarirà”, ha detto, riaccendendo inevitabilmente il dibattito.
Il dubbio di Giletti e il ritorno del caso mediatico
Le parole del giornalista si inseriscono in un contesto già delicato, dove ogni dettaglio viene analizzato e discusso pubblicamente. Il riferimento al DNA trovato sulle dita della vittima aggiunge ulteriore tensione a una vicenda che da anni divide opinione pubblica e commentatori. Il risultato è immediato: il caso Garlasco torna al centro della scena mediatica, tra chi condivide i dubbi espressi e chi invece invita alla massima cautela.
Scontro in studio: accuse e repliche senza filtri
Ma è in studio che la situazione esplode davvero. Il confronto tra gli ospiti si trasforma rapidamente in uno scontro acceso. Ilenia Petracalvina contesta duramente le posizioni emerse, arrivando a rivolgersi all’avvocato De Rensis con parole pesanti: “Lei è disonesto”. Una frase che accende ulteriormente il clima, portando alla replica immediata: “Questo è il modo in cui viene trattato chi si permette di stare dalla parte di Stasi”. Un botta e risposta che trasforma il dibattito in uno spettacolo ad alta tensione.
Tra informazione e spettacolo: il ruolo della tv
L’episodio riapre anche una riflessione più ampia sul modo in cui la televisione affronta casi giudiziari così delicati. Da un lato il diritto di cronaca e il confronto tra opinioni diverse, dall’altro il rischio che il dibattito scivoli in uno scontro personale. E intanto resta sullo sfondo un’altra domanda, che riguarda le scelte editoriali: perché chiudere programmi capaci di ottenere ascolti importanti e generare dibattito? Una questione che continua a circolare tra addetti ai lavori e pubblico, senza una risposta definitiva.
Il caso Garlasco, ancora una volta, dimostra di non essere solo una vicenda giudiziaria, ma anche un terreno su cui si misura il rapporto tra informazione, opinione e spettacolo.
Politica
Boschi dimentica Berruti e si mostra innamorata: baci e coccole con Vaccarella dopo lo scoop su Hunziker
Dopo le foto di Giulio Berruti con Michelle Hunziker, l’ex compagna Maria Elena Boschi risponde a modo suo: sorrisi, baci e complicità con il nuovo fidanzato Roberto Vaccarella, in una giornata che sa di rivincita sentimentale.
Altro che silenzio stampa. Maria Elena Boschi sceglie la strada opposta e, a pochi giorni dallo scoop sulla nuova relazione tra Giulio Berruti e Michelle Hunziker, si fa vedere più serena – e più innamorata – che mai. Scenario: Capalbio, atmosfera rilassata, ma messaggio chiarissimo.
La risposta della Boschi allo scoop su Berruti
La notizia della nuova coppia formata da Giulio Berruti e Michelle Hunziker ha fatto rumore, soprattutto per chi conosce la lunga relazione tra l’attore e l’ex ministra, durata cinque anni e finita improvvisamente alla fine dell’estate 2025. Ma se qualcuno si aspettava una reazione fredda o defilata, è rimasto deluso. Boschi si mostra in pubblico con Roberto Vaccarella, avvocato romano dal profilo solido e ben inserito negli ambienti che contano, e lo fa senza alcuna intenzione di nascondersi.

Baci, complicità e un messaggio neanche troppo velato
Al Carmen Bay, ristorante affacciato sulla spiaggia di Macchiatonda, la scena è tutta per loro. Sguardi intensi, sorrisi continui e un’intimità che non passa inosservata. Lei si lascia imboccare, poi ricambia con un bacio sulla guancia, in un gioco di tenerezze che sembra quasi studiato per essere visto. “Un surplus di affetto”, racconta chi ha assistito alla scena, come se ci fosse la volontà di sottolineare quanto questa nuova storia sia importante. Coincidenze? Forse. Oppure una risposta elegante – ma neanche troppo – al passato che torna sotto i riflettori.

Chi è Roberto Vaccarella, il nuovo amore
Vaccarella non è un volto noto al grande pubblico, ma negli ambienti giusti il suo nome pesa. Avvocato romano, legato indirettamente al mondo dello sport attraverso rapporti familiari, rappresenta una figura lontana dal glamour televisivo ma solida e concreta. Accanto a lui, Boschi appare rilassata, quasi diversa rispetto alle ultime apparizioni pubbliche. Meno politica, più donna.

Tra passato e presente, la partita è aperta
La sensazione è che questa non sia solo una semplice uscita romantica, ma una vera e propria presa di posizione. Da una parte Berruti che riparte con Hunziker, dall’altra Boschi che rilancia con una storia altrettanto intensa. Nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna polemica. Solo immagini, gesti e un linguaggio silenzioso ma chiarissimo. E in questa partita a distanza, fatta di sorrisi e fotografie, nessuno sembra avere intenzione di restare indietro.
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