Politica
Report e Le Iene contro Giuli e Sangiuliano, ma i tanto strombazzati scoop si rivelano una “minestrina riscaldata”
Alla vigilia, Report e Le Iene annunciano scoop esplosivi, ma finiscono per ripetere accuse già note. Tra omissioni, consulenti improbabili e l’ombra di Evola, il Ministero della Cultura si riduce a una commedia triste che non riesce più neppure a indignare.
Tanto tuonò che… non piovve. Chi attendeva il doppio appuntamento di Report e Le Iene con grandi aspettative e secchielli di popcorn, sperando in scoop imperdibili capaci di terremotare nuovamente la compagine di Governo, probabilmente è rimasto deluso. Certo, la trasmissione di Sigfrido Ranucci ha sparato ad alzo zero contro il neo-ministro Alessandro Giuli, accusandolo di vicinanza a posizioni neonaziste e movimenti esoterici. Ne ha passato ai raggi X la formazione in ambienti di estrema destra, per arrivare alle consulenze per la Lega e all’amicizia con Giorgia Meloni.
Giuli non ne esce bene
Il titolare del dicastero di via del Collegio Romano, dal canto suo, non ne è uscito certo bene, finendo per fare la figura del dilettante allo sbaraglio: prima alla direzione del Maxxi – dove ha confessato ai suoi dipendenti di “non sapere nemmeno da dove cominciare a dirigere un museo” – e poi addirittura al Ministero della Cultura, dove è partito con il piede sbagliato nominando capo gabinetto il fedelissimo Francesco Spano. Dimessosi poi dopo neppure quindici giorni – tra gli insulti irripetibili degli immancabili esponenti omofobi di Fratelli d’Italia – per aver confermato al marito avvocato incarichi di consulenza a molti zeri.
Cose risapute
“Giuli negli anni ha dichiarato di essersi profondamente allontanato dalla destra neonazista. Tuttavia – dice Sigfrido Ranucci – ogni tanto nei suoi scritti e discorsi emerge ancora l’eco dell’influenza di Julius Evola, filosofo del nazismo e figura cardine della Scuola di mistica fascista degli anni ’30. Da giovane il neo-ministro ha militato nella formazione neofascista romana Meridiano Zero. E più recentemente, nel 2017, ha realizzato il programma culturale della Lega di Salvini premier: ‘Questa è la cultura di Giuli?’ si chiede Ranucci.” Parole sante: in un Paese civile ce ne sarebbe abbastanza per mandarlo a casa, ma sono cose già sapute e risapute.
La sua gestione del Maxxi
Report passa poi alla sua gestione del Maxxi, inaugurata con una serata “culturale” a dir poco pecoreccia in compagnia di Vittorio Sgarbi e del cantante Morgan, criticata dagli stessi dipendenti del museo per la trivialità del linguaggio e la volgarità degli argomenti trattati. Segue il raffronto dei dati sulle mostre e sui visitatori del museo, che evidenzia un netto calo nel 2023 rispetto all’anno precedente. “Tutte le risorse perse con la diminuzione di biglietti e il crollo degli sponsor sono state ripianate con soldi pubblici”, chiosa Report, aprendo così il capitolo della “gestione allegra” dei fondi statali. Ma anche qui, novità?
Il Marchese del Grillo
Forse la parte più scandalosa è proprio quando, intercettato per strada, Giuli si rifiuta sdegnosamente di chiarire. “No, non devo smentire nessuno. Portatemi le carte, grazie” risponde in modo stizzito all’autore dell’inchiesta Giorgio Mottola, come se rendere conto al popolo fosse un di più e non la sintesi del suo lavoro. Una sorta di Marchese del Grillo rivisitato in chiave moderna.
Taglia e cuci
Alla fine, quello di Report si rivela un taglia e cuci di cose risapute e ampiamente anticipate, da cui emerge il ritratto di un ministro inadeguato e dal passato tutt’altro che cristallino. E di una gestione del Ministero della Cultura – prima con Sangiuliano e ora con Giuli – squallida e dilettantesca, tra favoritismi, saluti romani e intrecci da operetta.
Osho consulente
Non manca neppure il tocco surreale quando Ranucci racconta come Osho – nome d’arte di Federico Palmaroli, il vignettista satirico che la destra al governo sembra aver assurto a maître à penser – sia stato nominato “consulente culturale” per la grande mostra sull’arte futurista. Il quadro (e mai termine fu più consono all’argomento) dipinto da Ranucci & C. è quello di una specie di sagra della porchetta, dove basta essere “amico di…” per ottenere lo status di luminare, avere una nomina a consulente e accedere così ai fondi dello Stato.
Le Iene, di male in peggio
A completare il quadro ci pensano Le Iene, che montano uno scoop sulla chiave d’oro da 12mila euro donata dal comune di Pompei a Sangiuliano quando era ministro. E sparita nel nulla. Ma anche qui, niente di nuovo, anzi… tutto è già stato anticipato parola per parola nei giorni scorsi da giornali e agenzie: il gioiello potrebbe essere finito nelle mani di Maria Rosaria Boccia? Saperlo, visto che Gennaro Sangiuliano sbatte in faccia il telefono a chi fa domande scomode e la sua amante-consulente manda a sua volta a quel paese l’inviato di Italia Uno e si rifiuta di parlare.
Il parente povero
Alla fine, il servizio di Alessandro Sortino non riesce neanche a dare un accenno di risposta al mistero e fatica a proporre un qualsiasi spunto nuovo che vada oltre al già trito e ritrito dei giorni scorsi. Una minestrina riscaldata imbarazzante che rivela il peso reale di una trasmissione forse troppo sopravvalutata. Con il malcapitato Sortino, obbligato a metterci la faccia, che finisce per fare la figura del poveraccio che tenta d’imbucarsi alla festa (di Report) per raccoglierne almeno le briciole.
Lo avevamo detto
Il problema, a conti fatti, è proprio quello che noi di LaC avevamo già denunciato alla vigilia: troppe anticipazioni, trailer e indiscrezioni hanno reso la puntata di Report una specie di sonnolento déjà-vu, privo di qualsiasi spunto capace di far saltare i telespettatori sulla sedia. Certo, è un affronto vedere la cultura italiana – patrimonio inestimabile dell’umanità – maltrattata come il concorrente stonato di una puntata della Corrida di Corrado. Ma purtroppo è una storia triste e risaputa. Non certo un’esclusiva da prima pagina.
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Politica
Fabrizio Corona sfida Giorgia Meloni e scende in politica: «Io sono il nuovo Berlusconi». Nasce “Per la Verità” e punta alle elezioni
Immigrazione irregolare, droga e prostituzione legalizzate, stop all’intelligenza artificiale che sostituisce i lavoratori, over 50, giovani, sanità e tasse. Poi l’affondo contro l’esecutivo: «Dio, patria e famiglia? Ha tradito tutto». E nasce King TV, la piattaforma che dovrà rendere Corona indipendente dalle Big Tech.
Alla fine Fabrizio Corona lo ha fatto davvero. Dopo settimane di indiscrezioni, provocazioni, loghi comparsi sulla sua scrivania e un video costruito come una personale riedizione della celebre discesa in campo di Silvio Berlusconi, l’ex re dei paparazzi ha annunciato ufficialmente la nascita del suo movimento politico. Si chiama “Per la Verità” e, almeno nelle intenzioni del fondatore, non vuole essere una trovata pubblicitaria destinata a esaurirsi con la prossima puntata di Falsissimo.
«Non è uno scherzo grottesco, ma è pura realtà», scandisce Corona.
E questa volta non si limita ad annunciare un simbolo o a promettere una futura candidatura. In oltre venti minuti mette insieme una sorta di manifesto politico ancora disordinato, volutamente provocatorio e condito dal consueto linguaggio senza filtri. Dentro c’è praticamente tutto: l’attacco al governo Meloni e ai partiti tradizionali, la guerra alle Big Tech, l’immigrazione, la legalizzazione delle droghe e della prostituzione, la sanità, la scuola, i giovani, gli over 50, le tasse, l’intelligenza artificiale, la Rai, le Ztl e persino un nuovo modello di città.
Corona definisce la sua creatura «un movimento liberale antisistema che pone al centro la libertà dell’individuo stesso». Poi avverte il Palazzo che, questa volta, intende misurarsi davvero con i voti: «Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno, perché se mi danno oltre il tre sono cazzi amari per tutti».
«Io sono il nuovo Berlusconi»: la discesa in campo di Fabrizio Corona
Il riferimento a Silvio Berlusconi, evocato già nei giorni precedenti attraverso i social, diventa esplicito durante la puntata.
Corona parte da un ragionamento molto semplice: Berlusconi si presentò agli italiani come l’imprenditore che, dopo aver dimostrato di saper costruire e governare le proprie aziende, avrebbe applicato quelle capacità allo Stato.
«Berlusconi quando è sceso in campo ha detto una cosa che era giusta. Ha fatto l’imprenditore, ha costruito una marea di aziende e siccome è stato capace di costruire le aziende sue, avrebbe saputo gestire l’azienda dello Stato, perché lo Stato è un’azienda».
Poi la frase destinata inevitabilmente a diventare il manifesto della sua personale discesa in campo: «Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo».
Corona accompagna il paragone con una delle sue consuete provocazioni sessuali, quindi torna alla politica e spiega perché, secondo lui, avrebbe le carte in regola per governare: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per fare fare i soldi al nostro Paese».
Il primo terreno sul quale applicare questa filosofia sarebbe il turismo. L’Italia, sostiene, possiede un patrimonio straordinario che non sarebbe riuscita a trasformare in ricchezza: «Abbiamo il Paese più bello del mondo che non viene sfruttato». Un Paese che, aggiunge subito dopo con una formula assai meno istituzionale, «stiamo trasformando in un Paese di merda».
Corona contro il governo Meloni: «Dio, patria e famiglia? Ha tradito tutto»
Il movimento non si colloca né a destra né a sinistra, almeno secondo il suo fondatore. Ma uno dei bersagli principali della prima uscita politica di Corona è inevitabilmente il governo guidato da Giorgia Meloni.
La presidente del Consiglio non viene mai nominata direttamente, ma il riferimento politico è inequivocabile.
«Il governo di destra, quello che ci governa oggi, ha basato tutta la sua campagna elettorale su tre parole: Dio, patria, famiglia», attacca Corona. Poi arriva l’affondo: «E proprio questo ha tradito. Ha tradito la patria, ha tradito Dio […] e la famiglia. Che cosa ha fatto questo governo per la famiglia?».
Non è l’unico passaggio dedicato all’attuale classe dirigente. Corona la attacca persino sul terreno dell’immagine: «Chi c’è al governo oggi non ci rappresenta nemmeno nell’estetica. Hanno un’estetica che non rappresenta la storia del nostro Paese».
E insiste: «Li avete visti in faccia chi governa? Li avete visti come parlano l’italiano? Come si vestono, come si atteggiano? Quello che vi dicono, come vi mentono».
Il giudizio viene poi esteso all’intero sistema politico. Destra, sinistra, centrodestra e centrosinistra, per Corona, sarebbero ormai soltanto etichette svuotate di significato. «Non esistono più i partiti, non esistono più i valori, gli ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, di un centro di una volta».
La politica sarebbe diventata marketing, algoritmi, cellulari e narrazione social. E Corona trova anche una definizione perfetta per la sua requisitoria: «I politici di oggi sono i fuffa guru nuovi che non vendono come farvi guadagnare, ma vi vendono il sogno di un Paese che non esiste».
Immigrazione, Corona usa la ruspa con gli irregolari: «Via dal mio Paese»
È sull’immigrazione che “Per la Verità” assume una posizione che difficilmente potrebbe essere definita progressista.
Corona attacca quello che considera un modello indiscriminato di accoglienza e pronuncia una frase durissima: «Noi non la vogliamo più questa cazzo di integrazione».
Subito dopo, però, precisa la propria posizione distinguendo nettamente tra immigrazione regolare e clandestinità: «Via gli immigrati che non sono regolari, che violano il concetto di legge, che non possono stare secondo la legge all’interno di questo Paese. Basta applicare la legge».
Per Corona chi possiede competenze, lavora ed è regolarmente in Italia deve invece essere accolto. Fa gli esempi di un ingegnere indiano, un medico egiziano e un cuoco senegalese, poi cita il proprio autista e le collaboratrici domestiche filippine: «Ben vengano a lavorare, a sporcarsi le mani».
Il criterio, insomma, dovrebbe essere estremamente semplice: ingresso e permanenza per chi rispetta le regole e contribuisce alla società, espulsione per chi è irregolare o delinque.
Droga e prostituzione legalizzate: il programma libertario di “Per la Verità”
Se sull’immigrazione Corona utilizza argomenti che potrebbero piacere a una parte della destra, pochi minuti dopo sposta il suo movimento su posizioni decisamente libertarie.
La prostituzione, secondo lui, dovrebbe diventare un’attività legale, regolamentata e tassata: «Vogliamo che la prostituzione diventi un business che faccia guadagnare lo Stato come in Svizzera».
Ancora più radicale la proposta sulle sostanze stupefacenti: «La droga legalizziamola tutta e guadagniamoci esattamente come si fa per i farmaci».
È probabilmente il punto che rende più evidente la natura politicamente ibrida del progetto. Corona pesca contemporaneamente da mondi molto diversi, rifiutando esplicitamente la tradizionale collocazione destra-sinistra.
Giovani e intelligenza artificiale: «Non stiamo facendo un cazzo»
Il tema sul quale Corona insiste maggiormente è però quello delle nuove generazioni.
«Che cosa stiamo facendo per i nostri giovani? Cosa stiamo facendo per la nuova classe dirigente?», domanda. La risposta arriva immediatamente: «Un cazzo, un cazzo, un cazzo. Niente».
Corona descrive una generazione costretta a studiare per decenni per poi entrare in un mercato del lavoro nel quale rischia di essere sostituita da chatbot e sistemi di intelligenza artificiale.
Ed è proprio sull’IA che arriva una delle prime proposte concrete attribuite al nuovo movimento: «L’uso dell’intelligenza artificiale è il primo provvedimento che un movimento Per la Verità, che significa libertà, deve sostenere».
L’obiettivo dichiarato è «impedire che l’intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro».
Corona prevede inoltre un futuro nel quale l’IA potrebbe trasformarsi in un gigantesco moltiplicatore delle disuguaglianze. I figli delle famiglie meno abbienti, sostiene, potrebbero ritrovarsi a studiare davanti a un tablet con un avatar al posto dell’insegnante, mentre i ricchi continueranno a permettersi tutor umani altamente qualificati.
Il risultato sarebbe «un dislivello totale tra i ricchi che arriveranno sempre più in alto e i poveri che scenderanno sempre più in basso».
La guerra alle Big Tech: «Siamo comandati da un cazzo di algoritmo»
È qui che la politica si salda perfettamente con la storia personale di Corona e con quanto accaduto negli ultimi mesi a Falsissimo.
Meta, Google, YouTube e le altre grandi piattaforme vengono dipinte come un potere sovranazionale capace di decidere chi può parlare, cosa può essere pubblicato e perfino quale pezzo della vita digitale di una persona possa continuare a esistere.
«Siamo comandati da un cazzo di algoritmo», tuona Corona.
Il fondatore di Falsissimo ricorda i profili social che gli sono stati chiusi e le puntate rimosse dalle piattaforme, citando i casi Signorini, Bova e Rodriguez. La sua tesi è che affidare interamente informazione, identità e attività economica alle Big Tech significhi consegnare a società private un potere enorme sulla libertà individuale.
Corona arriva a definire Falsissimo «un impero editoriale di libertà, di espressione, free speech».
Da qui nasce la seconda gamba del progetto politico.
Nasce King TV: Corona si costruisce anche il suo social network
“Per la Verità” non avrà soltanto pagine Instagram e canali social tradizionali. Corona annuncia la creazione di una propria piattaforma, King TV, sulla quale intende trasferire i suoi contenuti e costruire un social network indipendente.
«Il primo passo per la creazione di questo movimento è l’apertura di una piattaforma, di una piattaforma libera», annuncia. «La pago io. Io la costruisco e ci metto i miei contenuti. E col cazzo che me li chiudono questi contenuti».
Sulla piattaforma dovrebbero essere caricate anche le puntate eliminate altrove. E Corona promette agli utenti un vero social con storie, feed, commenti, messaggi diretti, condivisioni e salvataggi.
«Qui non ti cancello niente», assicura.
Invita inoltre altri creator a utilizzarlo gratuitamente: «Se volete partecipare a questa piattaforma, venite, è gratuito, vi ospito».
E anticipa già il contenuto con cui intende lanciarla: la parte finale del racconto dedicato a Belen Rodriguez e quello che definisce «il faccia a faccia».
L’attacco alla Rai: «Pagata con i nostri soldi»
Nella requisitoria contro il sistema finisce inevitabilmente anche la Rai. E qui Corona torna a usare il lanciafiamme.
«Pensate alla Rai, pagata coi nostri soldi, ce lo prendono dalla bolletta», esordisce. Poi parla di «persone del circolino inserite lì per rapporti politici, amico di quello, amico di quello».
Seguono accuse pesantissime, comprese allusioni a rapporti personali e sessuali che, secondo Corona, influenzerebbero carriere e distribuzione degli spazi. Sono affermazioni del fondatore di Falsissimo, delle quali non vengono forniti nella puntata elementi che consentano di considerarle fatti accertati.
Corona parla inoltre di «programmi di merda che non servono a un cazzo», «notizie filtrate» e di un servizio pubblico incapace, a suo giudizio, di offrire ai cittadini l’informazione per la quale pagano.
Tasse, sanità, Ztl, over 50: nel programma di Corona entra di tutto
La bordata contro lo Stato è altrettanto brutale. «Lo Stato è peggio di un cravattaro di Tor Bella Monaca: ti succhia il 70% dei tuoi guadagni per non darti niente», sostiene Corona.
Attacca le liste d’attesa della sanità pubblica raccontando di avere incontrato al parco un’anziana malata di tumore che, secondo il suo racconto, non avrebbe avuto il denaro necessario per rivolgersi alla sanità privata e avrebbe ricevuto un appuntamento dopo nove mesi.
Poi passa al costo della benzina e alle Ztl, con un attacco particolare al sistema delle multe di Milano.
C’è spazio anche per gli over 50, che Corona considera una risorsa espulsa troppo facilmente dal mercato del lavoro. Arriva a proporre «l’obbligo alle aziende di assumere degli over 50».
E chiede interventi anche per i padri separati che, sostiene, dopo la fine di un matrimonio possono perdere casa e stabilità economica fino a ritrovarsi a vivere in automobile.
«Dobbiamo ripartire dalla bellezza»: la guerra ai grattacieli e al cemento
Dentro questo sorprendente primo manifesto entra persino l’urbanistica.
«Dobbiamo ripartire dalla bellezza», dice Corona. Poi attacca le città trasformate dal cemento, i grandi interventi immobiliari e quelli che definisce «grattacieli a forma di banana col logo dell’assicurazione».
«I bambini non possono più giocare in cortile. I nostri spazi non sono più nostri, sono di qualche fondo che controlla il potere. Dove sono gli alberi? Dov’è il verde?».
La fotografia che ne ricava è una delle immagini più efficaci dell’intera puntata: «Siamo come detenuti in grandissime scatole di design».
Corona vuole entrare nel sistema per diventare «la spina nel fianco del potere»
Alla fine tutti i fili vengono annodati.
Falsissimo sarà il megafono. King TV dovrebbe diventare la piattaforma indipendente. Il nuovo social dovrà creare la comunità. “Per la Verità” sarà il movimento destinato, almeno nelle intenzioni di Corona, a portare quella comunità dentro le urne.
«Per cambiare, per cercare la verità insieme bisogna dare fastidio, bisogna rischiare, bisogna essere sovversivi come una spina nel fianco di qualsiasi forma di potere», proclama.
Corona sostiene che Falsissimo sia già stato «la spina nel fianco dell’informazione». Adesso vuole alzare la posta: «Voglio dare fastidio non all’informazione, ma al potere e voglio entrare dentro il potere».
Nel mirino mette contemporaneamente politica, televisione e giustizia, promettendo di occuparsi anche della condizione dei detenuti. Poi si rivolge direttamente alla sua platea: «Se voi seguendo il mio movimento mi aiutate, gli facciamo il culo a questi potenti del cazzo».
Prima di chiudere invita i presenti ad accendere i cellulari. «Questa roba qua entrerà nella storia», dice.
Poi trasforma lo studio di Falsissimo nel primo comizio di “Per la Verità”. Il pubblico ripete insieme a lui lo slogan: «Noi siamo Per la Verità. Noi siamo Per la Verità».
Che Corona riesca davvero a trasformare milioni di visualizzazioni in milioni di voti è tutto da vedere. Costruire un partito significa organizzazione, candidati, territori, regole, firme e una classe dirigente che oggi ancora non esiste. Ma dopo questa puntata una cosa è certa: Fabrizio Corona non sta più soltanto giocando a fare politica. Ha annunciato di voler entrare nel Palazzo, ha scelto il nome, ha abbozzato il programma, ha indicato i nemici e soprattutto possiede già qualcosa che molti aspiranti leader inseguono per anni senza trovarlo: un pubblico enorme al quale parlare direttamente.
Ora resta da capire quanti di quei follower siano disposti a diventare elettori.
Politica
Fabrizio Corona scende in politica: stasera annuncia il suo partito a Falsissimo. E un sondaggio lo dà già all’11%
Corona cita apertamente Silvio Berlusconi e trasforma Falsissimo nella sua piattaforma politica. Il nome non sarà «Prima i Giovani». E una rilevazione realizzata nei mesi scorsi attribuiva a un suo eventuale partito un potenziale dell’11%.
Fabrizio Corona scende in politica. E naturalmente lo fa a modo suo. Niente conferenza stampa, niente palco di partito, niente intervista televisiva. L’annuncio dovrebbe arrivare questa sera alle 21 durante la nuova puntata di Falsissimo, il format con cui negli ultimi mesi ha messo a ferro e fuoco il mondo dello spettacolo italiano.
Questa volta, però, Corona punta direttamente alla politica.
L’ex re dei paparazzi presenterà il suo progetto politico e lo farà dopo aver disseminato indizi piuttosto espliciti sui social. Il più clamoroso è un video nel quale ripropone la celebre discesa in campo di Silvio Berlusconi, quasi a voler rivendicare una filiazione comunicativa dal Cavaliere.
E c’è già un primo dato destinato a far discutere: secondo un sondaggio realizzato nei mesi scorsi dall’Osservatorio Delphi, un ipotetico partito guidato da Corona avrebbe potuto raccogliere l’11% dei consensi.
Corona come Berlusconi: la nuova «discesa in campo»
L’operazione comunicativa non sembra casuale. Nel 1994 Berlusconi entrò nelle case degli italiani attraverso una videocassetta distribuita alle televisioni. Corona prova oggi a fare qualcosa di concettualmente simile utilizzando gli strumenti del 2026: YouTube, Instagram e milioni di visualizzazioni.
Nessun intermediario e nessun giornalista a porre domande. Corona parla direttamente al suo pubblico, esattamente come ha fatto attraverso Falsissimo durante le sue campagne contro alcuni dei personaggi più potenti della televisione italiana.
Il video nel quale interpreta Berlusconi sembra dunque molto più di una semplice parodia. È la dichiarazione del modello scelto per il lancio della nuova avventura.
Un dettaglio è già stato chiarito: il partito non dovrebbe chiamarsi «Prima i Giovani», nome circolato dopo che un logo con quella scritta era stato intravisto sulla scrivania di Corona. Si sarebbe trattato soltanto di una delle prove realizzate in vista del progetto.
Il sondaggio choc: un partito di Corona all’11%
Poi c’è il numero che rischia di trasformare una provocazione in qualcosa che i partiti potrebbero essere costretti almeno a osservare: 11%.
È il risultato attribuito a un eventuale partito di Corona da una rilevazione dell’Osservatorio Delphi realizzata in collaborazione con Piave Digital Agency e commissionata lo scorso febbraio.
Il dato va letto con prudenza: riguardava un’ipotesi sottoposta agli intervistati quando il partito ancora non esisteva e non rappresenta quindi una previsione elettorale sulla formazione che Corona annuncerà questa sera.
Ma l’11% resta una cifra impressionante. Se anche soltanto una parte di quel potenziale riuscisse a trasformarsi in consenso reale, Corona smetterebbe immediatamente di essere una semplice curiosità mediatica per diventare una variabile politica.
Da Signorini e Belen alla guerra con i Berlusconi
Anche le battaglie condotte negli ultimi mesi attraverso Falsissimo assumono, alla luce dell’annuncio, una prospettiva diversa.
Corona ha costruito un pubblico enorme partendo dal gossip, colpendo personaggi come Alfonso Signorini e Belen Rodriguez e scontrandosi frontalmente con il sistema televisivo.
Il bersaglio politico della sua narrazione sembrano però essere soprattutto Pier Silvio e Marina Berlusconi, indicati come i potenti contro i quali combattere. Una contrapposizione che ricorda proprio uno degli elementi fondamentali della comunicazione politica di Silvio Berlusconi: individuare un avversario facilmente riconoscibile attorno al quale compattare il proprio pubblico.
Corona sostiene da tempo di essere vittima di tentativi di censura attraverso richieste di risarcimento, azioni giudiziarie e rimozioni dei suoi contenuti. Dall’altra parte ci sono procedimenti e controversie giudiziarie nelle quali saranno i tribunali a stabilire diritti e responsabilità.
Adesso quella battaglia potrebbe diventare parte integrante della sua proposta politica.
Falsissimo diventa il trampolino per il partito
La domanda è quanto del pubblico di Falsissimo possa davvero trasformarsi in elettorato.
Milioni di visualizzazioni non equivalgono automaticamente a milioni di voti e il passaggio dalla popolarità digitale alla costruzione di un partito richiede candidati, organizzazione territoriale, programma, firme e una struttura capace di affrontare una campagna elettorale.
Ma Corona parte da qualcosa che molte nuove formazioni politiche non hanno: un’enorme macchina comunicativa già funzionante e un pubblico che non ha bisogno di essere conquistato attraverso i media tradizionali.
Questa sera sapremo nome, simbolo e probabilmente qualcosa in più sul progetto.
Dopo mesi trascorsi a terremotare televisione e gossip, Fabrizio Corona prova dunque il salto più grosso: trasformare Falsissimo in una discesa in campo e i follower in elettori.
E quell’11%, per quanto soltanto potenziale, è un numero che da domani potrebbe far drizzare le antenne a parecchi partiti.
Politica
Fedez prepara la bomba che può travolgere Conte: Beppe Grillo torna a parlare, cosa succederà il 21 settembre (VIDEO)
Dopo la battaglia sul simbolo e gli attacchi contro la trasformazione del Movimento guidato da Giuseppe Conte, Grillo torna a parlare pubblicamente. E lo fa nel momento più delicato per il campo largo.
Preparate i popcorn, perché Beppe Grillo torna davanti alle telecamere e ha scelto un palcoscenico tutt’altro che casuale. Il fondatore del Movimento 5 Stelle sarà ospite il prossimo 21 settembre di Pulp Podcast, la trasmissione condotta da Fedez e Davide Marra.
L’annuncio è arrivato direttamente da Fedez, che ha pubblicato una fotografia insieme a Grillo e Marra. Uno scatto sufficiente a scatenare immediatamente la politica e soprattutto il popolo pentastellato. Perché dietro l’apparizione del comico genovese aleggia una domanda: che cosa dirà di Giuseppe Conte e del Movimento che un tempo era la sua creatura?
Il momento scelto per tornare a parlare è esplosivo. Grillo e Conte sono ormai protagonisti di uno scontro che ha superato da tempo il terreno politico e si è trasferito anche nelle aule giudiziarie.
Grillo da Fedez: il precedente che agita Giuseppe Conte
Ad aprile Grillo ha avviato un procedimento civile contro Conte nella battaglia per nome e simbolo del Movimento 5 Stelle. A fine luglio, dopo il rinvio dell’udienza, il fondatore era tornato alla carica dal suo blog con parole durissime.
«Il Movimento ha perso la sua diversità. I rivoluzionari hanno scoperto i palazzi», aveva scritto, mettendo sotto accusa la trasformazione della forza politica nata insieme a Gianroberto Casaleggio.
Adesso arriva il ritorno in pubblico. E soprattutto arriva senza la mediazione di uno studio televisivo politico tradizionale: Grillo ha scelto il podcast di Fedez, dove una conversazione lunga e senza gli schemi dei talk potrebbe consentirgli di affrontare liberamente anche i conti rimasti aperti con Conte.
Non è stato anticipato il contenuto della puntata. Il passato recente, però, rende inevitabile l’attesa per quello che Grillo potrebbe dire sulla sua ex creatura politica.
Perché la scelta di Fedez non è affatto casuale
C’è poi un particolare che rende l’incontro ancora più curioso. Fedez ha incrociato la storia del Movimento 5 Stelle molto prima di diventare uno dei protagonisti assoluti del mondo dei podcast.
Nel 2014 il rapper pubblicò “Non sono partito”, brano legato alla stagione del M5S delle origini. Sono trascorsi più di dieci anni e nel frattempo è cambiato praticamente tutto.
Il Movimento delle piazze, dei V-Day e della battaglia contro i partiti tradizionali è diventato una forza politica strutturata, guidata da un ex presidente del Consiglio e impegnata nella costruzione di un’alleanza con il centrosinistra.
Ed è esattamente questa metamorfosi che Grillo contesta.
Il ritorno accanto a Fedez assume così anche un valore simbolico: due protagonisti di quella stagione si ritrovano mentre il Movimento fondato da Grillo ha ormai un’identità profondamente diversa.
Grillo può far saltare i piani del campo largo?
La data del 21 settembre rende l’appuntamento ancora più delicato. Giuseppe Conte è impegnato nel confronto con gli alleati del campo largo, tra programmi, equilibri politici e soprattutto la questione della futura leadership della coalizione.
Una nuova offensiva di Grillo potrebbe quindi arrivare nel momento meno comodo possibile.
Basterebbe che il fondatore riprendesse davanti ai microfoni di Fedez alcune delle accuse lanciate negli ultimi mesi per riaprire pubblicamente la guerra interna. E se decidesse di raccontare retroscena inediti della rottura con Conte, la puntata potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più pesante di una semplice intervista.
Sui social la fotografia pubblicata da Pulp Podcast ha già acceso le aspettative. C’è chi immagina rivelazioni capaci di terremotare il Movimento e chi aspetta semplicemente di capire quanto Grillo abbia ancora voglia di combattere la sua ultima battaglia politica.
Il 21 settembre tutti gli occhi saranno su Beppe Grillo
Una cosa è certa: Grillo non ha scelto un momento qualsiasi per tornare a parlare. La battaglia sul simbolo resta aperta, i rapporti con Conte sono ai minimi e il Movimento 5 Stelle sta cercando di definire il proprio ruolo nello schieramento progressista.
In mezzo a tutto questo, il fondatore ricompare accanto a Fedez.
Il contenuto dell’intervista rimane ancora segreto. Ma conoscendo ciò che Grillo ha scritto soltanto poche settimane fa, a Giuseppe Conte difficilmente sarà sfuggita la data: 21 settembre.
E questa volta Beppe avrà davanti un microfono.
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