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Cronaca

Vuoi vivere in un faro? Ecco i bandi del Ministero della Difesa

Finora, Difesa Servizi ha riqualificato 33 immobili, con un valore concessorio di 1,4 milioni di euro, grazie a investimenti privati. Questi progetti rappresentano un’importante occasione per coniugare valorizzazione economica, recupero storico e sviluppo sostenibile del patrimonio nazionale.

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    La Difesa Servizi, società del Ministero della Difesa incaricata di gestire e valorizzare il patrimonio immobiliare del ministero, ha annunciato la disponibilità di 33 nuovi immobili che saranno concessi in affitto per un massimo di 50 anni. Gli immobili, che includono ville storiche, ex caserme, fari e altri edifici di rilevanza storica, sono distribuiti in diverse città e località italiane. E inoltre rappresentano un’opportunità per investitori interessati alla loro riqualificazione e valorizzazione economica.

    Lo Stato vuole fare cassa

    Tra i beni più significativi figurano il castello di Carlo V a Capua e un vasto centro logistico a Roma. Gli immobili sono suddivisi in quattro gruppi, a seconda delle loro potenzialità di riqualificazione. Si va dalle strutture turistico-ricettive agli idroscali, dai complessi sportivi e ricreativi alle aree logistiche. Il valore di mercato complessivo è stimato a oltre 240 milioni di euro.

    I bandi del Ministero

    Inoltre, sono stati aperti due bandi specifici: uno per la riqualificazione di tre fari, tra cui quello di Punta Polveraia all’Isola d’Elba, e un altro, in fase di elaborazione, per l’installazione di impianti fotovoltaici su siti militari. Finora, Difesa Servizi ha riqualificato 33 immobili, con un valore concessorio di 1,4 milioni di euro, grazie a investimenti privati.

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      Cronaca Nera

      Omicidio Pier Paolo Pasolini: la Procura di Roma riapre il caso a 51 anni dal delitto con un nuovo testimone e prove inedite

      A 51 anni esatti dalla tragica morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine sull’omicidio del grande intellettuale e regista italiano. La svolta arriva in seguito all’istanza presentata nel novembre 2025 e integrata nel maggio 2026 dall’avvocato Stefano Maccioni.

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      Omicidio Pier Paolo Pasolini: la Procura di Roma riapre il caso a 51 anni dal delitto con un nuovo testimone e prove inedite

        Pier Paolo Pasolini, la procura di Roma apre una nuova indagine: «Ci sono elementi inediti». La svolta a 51 anni dalla morte. Una decisione che riporta al centro dell’attenzione uno dei casi più complessi e dibattuti della storia repubblicana, su cui continuano a pesare zone d’ombra mai del tutto chiarite a livello giudiziario. L’iniziativa della Procura capitolina riaccende le speranze di ricostruire in modo cristallino quanto accaduto all’Idroscalo di Ostia.

        Il nuovo esposto e le evidenze presentate dalla difesa

        La riapertura del caso nasce dall’intenso lavoro svolto dal legale Stefano Maccioni, autore del nuovo esposto. «La nuova istanza presentata nel mese di novembre 2025 e poi integrata nel mese di maggio 2026 si basa su nuovi elementi raccolti da questa difesa», ha spiegato l’avvocato. Un lavoro di ricostruzione meticoloso che supera i precedenti rigetti e offre spunti d’indagine ritenuti meritevoli di verifica immediata. Il legale non ha nascosto la propria soddisfazione per la scelta della magistratura di tornare a indagare sulle dinamiche che portarono all’uccisione del poeta.

        Il testimone mai ascoltato e il riesame dei filmati d’epoca

        Tra le principali novità che hanno spinto la Procura ad avviare le nuove verifiche c’è la presenza di un testimone inedito, mai ascoltato dagli investigatori nei decenni passati. La sua testimonianza potrebbe fornire indicazioni cruciali sulla presenza di altre persone sul luogo del delitto, smentendo la ricostruzione che vedeva l’allora diciassettenne Pino Pelosi agire in totale solitudine.

        L’istanza si avvale inoltre di una rielaborazione tecnica dei dati e dell’analisi di immagini storiche del telegiornale Rai dell’epoca. L’incrocio di questi dettagli suggerisce il coinvolgimento di un gruppo di persone nella violenta aggressione subita dall’intellettuale.

        La ricerca della verità storica e giudiziaria a mezzo secolo dal delitto

        La decisione di procedere con nuovi accertamenti riapre la strada alla ricerca di una verità completa su una pagina drammatica della cultura italiana. A distanza di oltre mezzo secolo, gli inquirenti dovranno valutare se gli elementi emersi siano in grado di portare a un’effettiva riabilitazione della memoria di Pasolini e all’individuazione delle responsabilità rimaste coperte dal tempo. I prossimi passaggi investigativi serviranno a vagliare l’attendibilità delle dichiarazioni e l’efficacia delle analisi scientifiche depositate dagli avvocati.

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          Cronaca Nera

          Garlasco, la lettera di Andrea Sempio sul no alla perizia psichiatrica: «Mai avute alterazioni», ma esplode il caso dei video

          Durante la puntata di Quarto Grado di venerdì 30 ottobre, è stata mostrata la lettera datata 4/9/2026 inviata da Andrea Sempio, indagato nel caso del delitto di Garlasco, al perito della Procura Roberto Catanesi.

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            È arrivata in tv la lettera con cui Andrea Sempio, indagato nel caso del delitto di Garlasco, ha riferito a Roberto Catanesi i motivi per cui ha deciso di non sottoporsi alla perizia psichiatrica. Nella missiva, Sempio ha spiegato di non aver “mai ravvisato l’esigenza” di ricorrere a una valutazione specialistica di questo tipo.

            La lettera di Andrea Sempio indirizzata a Roberto Catanesi, lunga “una ventina di righe” e datata 4/9/2026, è stata mostrata nel corso della puntata di venerdì 30 ottobre di Quarto Grado. Nel testo si legge: “Non ho mai ravvisato l’esigenza di ricorrere a una valutazione specialistica di natura psichiatrica”. E poi: “Non ho mai, inoltre, riferito né sperimentato condizioni di alterazione dello stato psicofisico o del funzionamento mentale”. Roberto Catanesi è il medico a cui la Procura ha affidato la perizia psichiatrica di Andrea Sempio nell’ambito delle indagini sul delitto di Garlasco.

            Le valutazioni della psicologa e la reazione della famiglia Poggi

            Dopo aver mostrato la lettera in tv e in riferimento anche ad alcuni video contenenti riflessioni di Andrea Sempio sulle donne e lo stupro, il conduttore Gianluigi Nuzzi ha chiesto a Paolo Reale, consulente tecnico e perito di parte civile per la famiglia Poggi nel delitto di Garlasco, nonché cugino della vittima Chiara Poggi: “Voi familiari cosa pensate? Ha ragione Catanesi o ha ragione Sempio?”. Paolo Reale, ospite in studio, ha commentato: “Io non riesco a esprimermi sui contenuti psicologici. Sicuramente è deprecabile quello che abbiamo sentito dire, ne prendiamo tutti le distanze”. L’ingegnere ha poi aggiunto: “C’è un aspetto che deve essere in qualche modo ricondotto a quella scena del crimine e io questo collegamento non riesco comunque a vederlo. Nessuno in 20 anni ha descritto questa scena come un’aggressione di natura sessuale”.

            La psicologa Gabriella Marano ha analizzato in tv i video di Andrea Sempio sulle donne e lo stupro. La sua riflessione: “Sicuramente si individuano degli interessi sessuali atipici. Quando Sempio parla dello stupro e delle conseguenze di come la donna lo vive, c’è una normalizzazione della violenza delle donne. C’è un’ossessione sessuale verso la figura femminile”.

            La ferma posizione dell’avvocata Angela Taccia in difesa di Sempio

            Anche Angela Taccia, avvocata di Andrea Sempio nel caso del delitto di Garlasco, era tra gli ospiti in studio che hanno commentato i filmati del suo assistito. In un passaggio del suo intervento, la legale ha dichiarato: “Voglio ribadire per la centesima volta che tutta questa parte personologica non ha alcun valore probante relativamente all’inchiesta e all’omicidio di Chiara Poggi nel 2007”.

            Angela Taccia ha poi aggiunto: “A oggi, ahimè, si parla di questo forse perché ancora la Procura di Pavia non ha collocato in modo cristallino Sempio sulla scena del crimine. Altrimenti, parleremo di altre cose molto più importanti e giuridiche. Tutto questo attiene alla sfera privata del nostro cliente”.

            Il dibattito sui confini tra vita privata ed edizioni dell’inchiesta

            La vicenda continua così a dividere l’opinione pubblica, mantenendo al centro del dibattito mediatico il limite tra gli aspetti caratteriali e gli elementi strettamente probatori raccolti dagli inquirenti. La posizione della difesa punta a riposizionare l’attenzione sulle evidenze scientifiche e sulla ricostruzione dei fatti accaduti nel 2007. Le prossime mosse della Procura di Pavia chiariranno se gli elementi personologici emersi possano trovare un effettivo riscontro nello sviluppo del procedimento giudiziario.

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              Cronaca Nera

              Garlasco, Chiara Poggi colpita almeno dodici volte: la Procura accusa Sempio e ricostruisce la fuga disperata verso le scale della cantina

              Nell’avviso di chiusura delle indagini i pm descrivono l’aggressione, ipotizzano un approccio sessuale respinto e contestano crudeltà e motivi abietti. Agli atti anche sequestri e intercettazioni.

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              Caso Garlasco, l'intervista ad Andrea Sempio: i chiarimenti sulle telefonate a Chiara Poggi e i dubbi sulle perizie

                Chiara Poggi era ancora in piedi quando il suo assassino ha cominciato a colpirla al volto. Poi è caduta, ha tentato disperatamente di sottrarsi all’aggressione e ha cercato di raggiungere la zona della cantina. Ma l’uomo l’ha raggiunta, ha continuato a infierire sulla sua testa e non si è fermato neppure quando la ragazza aveva ormai perso conoscenza. È la ricostruzione che la Procura di Pavia ha inserito nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio, il 38enne accusato di aver ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, a Garlasco.

                Per i magistrati, l’amico di Marco Poggi, fratello della vittima, avrebbe aggredito la ventiseienne dopo un approccio sessuale respinto. La Procura, guidata da Fabio Napoleone, contesta a Sempio le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti e descrive un’aggressione particolarmente violenta, caratterizzata da almeno dodici lesioni tra cranio e volto. L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta un passaggio decisivo dell’inchiesta bis, ma non costituisce una sentenza: la ricostruzione dei pubblici ministeri dovrà affrontare il contraddittorio con la difesa e l’eventuale vaglio del giudice.

                I primi colpi al volto, la caduta e il tentativo di fuga verso la cantina

                La nuova ricostruzione dell’omicidio segue, secondo la Procura, una sequenza precisa. Dopo una breve colluttazione, l’aggressore avrebbe colpito Chiara «in regione frontale sinistra e zigomatica destra», provocandone la caduta. La ragazza avrebbe cercato di sottrarsi alla violenza, ma l’uomo l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina. In quel punto Chiara avrebbe tentato un’ultima reazione, mettendosi carponi, prima di ricevere almeno altri tre o quattro colpi alla testa.

                Secondo gli inquirenti, questi ulteriori colpi le avrebbero fatto perdere conoscenza. L’aggressore avrebbe quindi spinto il corpo lungo la scala della cantina e avrebbe continuato a colpire la vittima alla nuca almeno quattro o cinque volte, «nonostante la stessa fosse già incosciente». È proprio la prosecuzione dell’aggressione dopo la perdita di conoscenza a costituire uno degli elementi sui quali i magistrati fondano la contestazione della crudeltà. Nell’avviso, la Procura richiama «l’efferatezza dell’azione omicidiaria», sottolineando il numero e la distribuzione delle ferite.

                Almeno dodici lesioni e due possibili orari del delitto

                La ricostruzione degli investigatori individua almeno dodici lesioni tra cranio e volto, distribuite nelle diverse fasi dell’aggressione. La sequenza ipotizzata dai magistrati distingue i primi colpi inferti mentre Chiara era ancora in piedi, quelli successivi alla caduta e le ulteriori percosse che l’assassino avrebbe sferrato quando la vittima aveva già perso i sensi. Un altro elemento riguarda l’orario della morte. Secondo l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, gli accertamenti consentono di individuare due possibili intervalli temporali: tra le 9.12 e le 9.58 oppure tra le 9.58 e le 11.25.

                La distinzione assume particolare importanza perché l’orario dell’omicidio rappresenta uno dei punti centrali dell’intera vicenda giudiziaria. La collocazione temporale dell’aggressione deve infatti confrontarsi con gli spostamenti, le dichiarazioni e gli altri elementi raccolti dagli investigatori. La Procura attribuisce l’omicidio ad Andrea Sempio, ma spetterà all’eventuale processo stabilire se gli elementi acquisiti siano sufficienti a dimostrare questa ricostruzione.

                L’ipotesi dell’approccio sessuale respinto

                Nell’avviso di conclusione delle indagini, i pubblici ministeri indicano anche quello che ritengono il possibile movente dell’aggressione: Chiara avrebbe respinto un approccio sessuale di Sempio, provocando la reazione violenta che, secondo l’accusa, avrebbe portato all’omicidio. È una delle novità più rilevanti della ricostruzione investigativa, perché collega la dinamica del delitto a un preciso rapporto tra la vittima e l’indagato.

                I magistrati contestano a Sempio i motivi abietti, oltre alla crudeltà, e collocano l’ipotizzato rifiuto all’origine dell’aggressione. La ricostruzione del movente resta tuttavia una tesi accusatoria. Gli investigatori dovranno dimostrare non soltanto che l’approccio sia effettivamente avvenuto, ma anche che abbia provocato la reazione omicida attribuita al 38enne.

                Quaderni, agende, telefoni e hard disk: i sequestri dell’inchiesta bis

                Accanto alla ricostruzione dell’aggressione, le carte dell’indagine documentano un’attività investigativa estremamente estesa. I carabinieri hanno esaminato telefoni, computer, pendrive, hard disk, DVD, fotografie, quaderni, agende, taccuini e fogli manoscritti riconducibili a Sempio e ad altre persone coinvolte negli accertamenti. Gli investigatori hanno catalogato almeno quindici tra agende, quaderni e taccuini attribuiti direttamente all’indagato, oltre a fogli strappati e annotazioni conservate nel corso degli anni. Tra questi compare un manoscritto che comincia con le parole «libero di» e termina con un riferimento al «bel c*lo». Gli investigatori hanno evidenziato il passaggio tra i materiali ritenuti significativi per approfondire la personalità dell’indagato.

                Agli atti figurerebbero anche ricerche informatiche relative a omicidi, decapitazioni e predatori sessuali, oltre a materiali intimi che, secondo l’ipotesi investigativa, Sempio avrebbe sottratto dai telefoni di alcune amiche. Un altro appunto contiene la frase «Ho sognato di accoltellare qualcuno». Anche in questo caso, però, occorre distinguere il contenuto degli scritti personali da eventuali comportamenti realmente accertati: annotazioni, fantasie e ricerche non costituiscono automaticamente prove di un omicidio.

                Le intercettazioni in auto: Sempio parlava da solo dei video intimi di Chiara

                Un capitolo particolarmente delicato riguarda le conversazioni captate nell’automobile di Andrea Sempio attraverso una microspia che gli investigatori hanno installato durante l’ultima fase dell’inchiesta. Secondo le anticipazioni sugli atti, il 38enne avrebbe pronunciato alcune frasi mentre guidava da solo, facendo riferimento ai video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, a telefonate precedenti all’omicidio e all’ipotizzato approccio sessuale respinto dalla vittima.

                Si tratterebbe di conversazioni in parte ancora inedite, caratterizzate da espressioni frammentarie e talvolta difficili da interpretare. La Procura ritiene che questi passaggi possano contribuire alla ricostruzione del rapporto tra Sempio e Chiara. Il contenuto integrale delle registrazioni e il contesto nel quale l’indagato ha pronunciato le frasi saranno determinanti per comprenderne il significato. Una dichiarazione isolata, soprattutto quando presenta formulazioni ambigue, può infatti assumere interpretazioni differenti.

                Marco Poggi e le dichiarazioni agli investigatori

                Le carte dell’inchiesta dedicano attenzione anche a Marco Poggi, fratello di Chiara e amico di gioventù di Sempio. Secondo le anticipazioni dell’informativa, gli investigatori descrivono Marco come «ostile» e impegnato in una «costante difesa d’ufficio di Andrea Sempio». Gli attribuiscono inoltre alcune variazioni nelle dichiarazioni sulla frequentazione della casa e sui video intimi di Chiara e Alberto Stasi.

                Durante l’interrogatorio del 20 maggio 2025, Marco avrebbe manifestato apertamente il proprio disagio per le domande degli investigatori. «Io capisco che fate il vostro lavoro», afferma, aggiungendo: «però in questa situazione mi state influenzando». In un altro passaggio dichiara: «non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive … omissis…non riesco neanche a finire la frase».

                Le sue parole mostrano la difficoltà del confronto investigativo, ma non dimostrano di per sé che Marco abbia mentito o cercato di ostacolare l’inchiesta. La valutazione delle eventuali contraddizioni richiede il confronto completo tra le dichiarazioni rese nelle diverse occasioni.

                L’agenda del 2006-2007 e gli appunti sull’omicidio di Chiara

                Tra i materiali acquisiti dagli investigatori compare anche un’agenda risalente al 2006-2007, con «appunti sull’omicidio di Chiara Poggi» attribuiti alla nonna di Mattia Capra, un altro nome preso in esame nell’ambito degli approfondimenti investigativi. L’elenco dei sequestri comprende inoltre vecchi cellulari, supporti informatici, fotografie, archivi digitali e copie forensi di account Gmail, Facebook, Instagram e servizi cloud.

                Gli investigatori hanno repertato anche una fotografia di Andrea Sempio con i capelli lunghi, pubblicata nelle ore successive all’omicidio, oltre a numerosi file audio e video dedicati al caso Garlasco. Nel materiale figurano anche manoscritti e testi musicali appartenuti a un amico di Sempio morto suicida. Un altro documento riguarda una nota del Nucleo investigativo di Milano del luglio 2020, sulla quale compare un appunto manoscritto: «Già stato audito ma i carabinieri si sono dimenticati di chiedere a Sempio dove fosse la mattina dell’omicidio». Il riferimento evidenzia l’attenzione degli investigatori per le dichiarazioni rese da Sempio e per la ricostruzione dei suoi movimenti nella mattina del 13 agosto 2007.

                La Procura punta al processo: la nuova ricostruzione del delitto di Garlasco

                Con l’avviso di conclusione delle indagini, la Procura di Pavia formalizza una ricostruzione accusatoria che attribuisce ad Andrea Sempio l’aggressione e l’omicidio di Chiara Poggi. Il documento mette insieme la dinamica dei colpi, l’ipotesi dell’approccio sessuale respinto, le aggravanti contestate e gli elementi raccolti attraverso sequestri, analisi informatiche e intercettazioni.

                Il passaggio successivo potrà essere la richiesta di rinvio a giudizio, dopo gli adempimenti e le eventuali iniziative difensive previsti dalla legge. La chiusura delle indagini non determina automaticamente l’apertura del processo né anticipa una decisione sulla colpevolezza. Al centro dell’inchiesta resta la ricostruzione degli ultimi istanti di vita di Chiara: una ragazza di ventisei anni che, secondo la nuova ipotesi dei magistrati, avrebbe cercato di difendersi e di fuggire mentre il suo aggressore continuava a colpirla.

                Diciannove anni dopo il delitto, la Procura indica un nuovo presunto responsabile e descrive una sequenza di violenze che considera compatibile con le lesioni della vittima. Sarà il confronto giudiziario a stabilire se questa ricostruzione possa reggere alla verifica delle prove.

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