Personaggi
Bernardini De Pace: “Boccia? Un tipo di donna che non difenderei. Vergognosa e insopportabile”
L’avvocata matrimonialista interviene nella trasmissione radiofonica ‘Un giorno da pecora’ sulla vicenda Sangiuliano-Boccia.
L’avvocata matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace ha espresso opinioni molto critiche su Maria Rosaria Boccia durante un’intervista a “Un Giorno da Pecora” su Rai Radio1 condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. La matrimonialista l’ha descritta come “vergognosa e insopportabile“, aggiungendo che rappresenta un tipo di donna che non difenderebbe mai, criticabile sotto vari aspetti. Secondo Bernardini De Pace, Boccia avrebbe cercato di ottenere vantaggi personali attraverso l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, con atteggiamenti definiti manipolatori e subdoli, un approccio che l’avvocata condanna fermamente.
Una visibilità guadagnata a colpi di post
Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo che la vicenda è diventata di dominio pubblico, soprattutto a seguito delle dimissioni del ministro. Boccia ha guadagnato notevole visibilità, passando da essere una figura sconosciuta a una presenza discussa sui social media e nei media tradizionali. La popolarità della signora è aumentata rapidamente, nonostante le polemiche. Maria Rosaria durante le fasi salienti della vicenda era stata criticata in maniera velata anche dal Presidente del Consiglio.
Il successo? Non basta una scorciatoia
Il Presidente Meloni, infatti, durante il Forum di Cernobbio, ha commentato la questione prendendo le distanze dal comportamento della Boccia e sottolineando di avere una visione completamente diversa su come una donna dovrebbe farsi strada nella società. Meloni ha voluto evidenziare che, per lei e per molte donne, il successo si ottiene in modi ben diversi da quelli attribuiti a Boccia.
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Personaggi
Diego Abatantuono e il valore della famiglia: “Ho fatto meno film per godermi i miei figli ed evitare i rimpianti dei grandi del passato”
In un’intervista a La Repubblica, l’attore milanese traccia un bilancio tra affetti e carriera. Tra il rifugio estivo acquistato nell’82 per la sua famiglia, le insidie economiche dei primi successi e il ritorno in sala dal 3 settembre, il punto fermo resta il tempo con i figli
L’estate di Diego Abatantuono ha il sapore dei ricordi di famiglia e della tranquillità della campagna. L’attore milanese trascorre infatti gran parte della bella stagione nella sua dimora situata al confine tra Romagna e Marche, un luogo a cui si sente fortemente legato fin dal momento dell’acquisto. Una scelta azzeccata nel lontano 1982 che ha visto scorrere la vita di ben tre generazioni.
Il rifugio di famiglia acquistato nel 1982
La residenza estiva rappresenta per l’attore un punto di riferimento affettivo imprescindibile. «Sento molto questa casa: ci sono stati i miei genitori, poi i miei figli, adesso ci sono i miei nipoti. L’ho comprata nell’82 e alla fine ci ho azzeccato. È passata tutta la famiglia da qui, tre generazioni, e spero anche quella dopo», racconta Abatantuono sulle pagine de La Repubblica.
La decisione di comprare la struttura arrivò in un momento preciso della sua vita: «L’ho comprata quando pensavo di essersi arricchito un po’ e ho fatto smettere di lavorare i miei. All’inizio erano scettici, poi hanno fatto amicizia. Mio padre si appassionò all’orto». La perdita dei genitori, avvenuta per entrambi all’età di settantatré anni, lascia un vuoto importante, ma l’attore mantiene uno sguardo filosofico sull’esistenza: «Non è proprio una micro sfiga. Però la vita è piena di piccole cose per cui dici: che sfiga, il traffico, il lavoro, la coda. Poi devi guardare dall’altra parte».
Le difficoltà degli esordi e la priorità ai figli
Dal 3 settembre Abatantuono torna sul grande schermo con la pellicola Il malloppo, un titolo che richiama le vicende personali dei suoi primi passi nel mondo dello spettacolo. «Ho iniziato giovane: ero ferrato sul cabaret, ma conoscevo poco il cinema e per nulla Roma. Nel primo periodo di euforia ho fatto dodici film in due anni e commesso errori», ricorda l’artista. In quel periodo emersero amanti amarezze sul piano finanziario: «Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mia madre. Fu difficile».
Se orientarsi nel business fu complicato, la priorità rimase sempre la sfera affettiva. «Il vero malloppo della mia vita è la mia famiglia», dichiara con fermezza. Frequentando i colleghi illustri del passato, l’attore colse un insegnamento decisivo: «Ho avuto la fortuna di frequentare i grandi attori di un’altra epoca, da Tognazzi a Gassman, e quando chiedevo loro quale rimpianto avessero, la risposta era quasi sempre: “Sono stato troppo poco con i miei figli”. Sentendo tutto questo ho cercato di organizzare la mia vita in modo diverso: scegliendo posti dove potessi stare con i miei figli, lavorando un po’ meno, cercando tempo per loro. Arrivavo perfino a dire: “Invece di fare i compiti, giochiamo alla PlayStation, facciamo un torneo”. Se poi non prendevano il massimo a scuola andava bene lo stesso».
I grandi incontri del cinema e i progetti futuri
La carriera di Abatantuono è segnata da collaborazioni storiche con registi del calibro di Comencini, Risi, Scola e Pupi Avati. Con quest’ultimo l’intesa nacque per un puro caso fortuito: «Mi telefonò e mi propose Regalo di Natale. Poi mi raccontò che prima aveva chiamato Lino Banfi, che aveva rifiutato. Quindi fu un bel colpo di fortuna per me, e forse anche per Pupi, non so». Altrettanto decisivo fu il suo intuito per Marrakech Express: «Avevo 20 film alle spalle, e per Salvatores era il primo vero film di cinema. Il produttore pensava a un regista spagnolo, dissi “perché uno spagnolo? Gabriele è bravo”».
Guardando avanti, le idee per il futuro non mancano. Insieme all’amico Alessandro Genovesi, l’attore sta valutando la realizzazione di un documentario on the road con partenza da Milano. Inoltre ammette di voler tornare sul palco teatrale a quarant’anni di distanza dal debutto per instaurare un dialogo diretto e aperto con gli spettatori su temi come cinema, vita, mondo e libertà, mantenendo costante la passione di piantare nuovi alberi.
Personaggi
Monica Bellucci tra i ricordi in Umbria e la svolta nei ruoli al cinema: “Da madre valuto con attenzione i film dopo Irréversible”
Conquistato il Pardo per la migliore interpretazione al Festival di Locarno con il film Ketticè, la diva di Città di Castello si racconta a La Repubblica. Dalla scelta delle pellicole dopo la maternità fino alla ricetta per sconfiggere la piaga dei femminicidi con l’empatia
Fresca del prestigioso trionfo al Festival del Cinema di Locarno, dove ha conquistato il Pardo come miglior interprete femminile per la sua prova nel film Ketticè di Giovanni Tortorici, Monica Bellucci si è concessa una lunga e intensa intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica. Tra le memorie degli anni scolastici trascorsi a metà tra la sua Umbria e le passerelle di Firenze, Milano e Parigi — contesti in cui ha ammesso che «i professori storcevano il naso, però mi facevano rientrare» — e l’attaccamento indissolubile verso le proprie radici, l’attrice ha ripercorso una vita intera vissuta sotto i riflettori ma con i piedi ben saldi a terra. Della sua giovinezza itinerante ricorda quel contrasto che oggi osserva con tenerezza, ribadendo con orgoglio: «Torno in Umbria e può capitarmi di rivedere le persone con cui sono andata a scuola. Sono legatissima anche a Roma e alle mie amiche romane. Sono sempre rimasta profondamente legata all’Italia, come le mie figlie».
La maternità e il cambiamento nelle scelte dei ruoli sul set
Guardando al suo percorso cinematografico, la diva originaria di Città di Castello riflette apertamente su come sia cambiato il suo approccio ai set nel corso degli anni, ammettendo che «quando hai figli ti poni molti problemi e anche la scelta dei personaggi cambia». Riferendosi a pellicole cult e drammatiche del passato come Irréversible, spiega che oggi interpretare ruoli analoghi «sarebbe complicato, e non solo perché non ho più l’età per quel ruolo. Da giovani si possiede una libertà diversa. Continuo a fare film forti ma ora sto un po’ più attenta».
Un senso di rispetto e libertà che riflette integralmente anche nel rapporto con le figlie Deva e Léonie. Interrogata su come reagirebbe se a Deva venisse proposto un ruolo estremo, l’attrice chiarisce la sua posizione: «La lascerei libera. Ha quasi ventidue anni e fa le proprie scelte».
La sfera sentimentale e il congedo da Tim Burton
Spazio anche alla vita privata e alla fine della storia d’amore con il regista statunitense Tim Burton, durata dal 2022 al 2025. Con la consapevolezza di chi ha vissuto grandi passioni, l’artista affronta la conclusione della relazione con una riflessione pacata: «Ognuno riprende il proprio cammino».
L’attrice ha poi approfondito la sua visione dei legami affettivi: «Nell’amicizia come in amore ci sono strade che si incontrano e restano unite per tantissimo tempo, magari per sempre. Altre fanno un tratto insieme e poi ciascuno riprende il proprio cammino. È la vita».
L’analisi sociale sui femminicidi e la proposta dell’empatia
L’intervista si tinge di toni profondamente attuali e civili quando la riflessione si sposta sulla piaga sociale dei femminicidi e sul ruolo della donna nella società contemporanea. Ricordando i personaggi intensi e segnati dalla violenza portati sul grande schermo in opere come Malèna o La passione di Cristo, la Bellucci precisa di non aver provato sulla propria pelle quelle dinamiche nella vita reale: «Nella mia vita, per fortuna, non ho vissuto sulla mia pelle quella violenza», pur riconoscendo che la parità e l’uguaglianza sociale rimangono traguardi lontani.
Puntando il dito contro i limiti del mondo attuale, l’attrice lancia un monito severo: «L’evoluzione tecnologica avanza a passi incredibili, mentre umanamente siamo ancora all’età della pietra». Per invertire la rotta ed estirpare la violenza alla radice, la proposta della diva punta direttamente al sistema educativo: «Forse servirebbe più educazione civica. Accanto a matematica e storia bisognerebbe insegnare l’empatia, in famiglia e a scuola. Dove non c’è empatia c’è un mondo che fa paura».
Personaggi
Ghali e Valeria Marini, incontro «stellare» in Sardegna: abbracci e sintonia social, mentre ad Alghero impazza il matrimonio vip
Ghali e Valeria Marini si abbracciano e conquistano Instagram con un’accoppiata decisamente inattesa. Intanto ad Alghero il matrimonio di Marco Sanna e Maurizio Pagani richiama Alessia Fabiani, Claudia Peroni, Hafsia Herzi e Florence Ordesh.
Vacanze stellari in Sardegna, e questa volta l’aggettivo è d’obbligo. Ghali, cantante amatissimo anche da quella parte di pubblico che frequenta più volentieri i salotti culturali che quelli del gossip, ha incrociato Valeria Marini, regina indiscussa del trash catodico. Due mondi apparentemente lontanissimi, riuniti per una sera in un locale dell’isola e immediatamente consegnati ai social.
A raccontare l’incontro è stata proprio Marini, pubblicando sul suo profilo Instagram una fotografia nella quale i due si abbracciano. La didascalia non poteva che essere perfettamente marinesca: «Sintonia stellare».
Ghali e Valeria Marini, l’abbraccio che non ti aspetti
Da una parte Ghali, con la sua musica, l’impegno sociale e un pubblico trasversale che negli anni lo ha portato ben oltre i confini del rap. Dall’altra Valeria Marini, che da decenni ha trasformato le «stelle» nel proprio marchio di fabbrica televisivo e social.
In Sardegna le due traiettorie si sono incrociate. Nessun progetto annunciato e nessuna collaborazione all’orizzonte: semplicemente un incontro estivo diventato irresistibile proprio per l’improbabilità della coppia. E Marini, naturalmente, non se lo è lasciato sfuggire.
Ad Alghero il matrimonio di Marco Sanna e Maurizio Pagani
Ma la Sardegna di fine agosto non vive soltanto di «sintonie stellari». Ad Alghero si sono celebrati anche i festeggiamenti per il matrimonio di Marco Sanna e Maurizio Pagani, che hanno richiamato sull’isola un nutrito gruppo di amici e personaggi dello spettacolo.
Tra gli ospiti sono arrivate Alessia Fabiani e Claudia Peroni, insieme all’attrice corsa Hafsia Herzi e a Florence Ordesh. Una festa che, dopo la cerimonia, ha rapidamente alzato i giri.
Madame Betty accende il dj set e si tira fino all’after hours
A occuparsi della musica è stata Madame Betty, alias Roberta Torres, protagonista di un dj set scatenato che ha accompagnato gli invitati fino a notte inoltrata.
E quando la festa ufficiale è terminata, per qualcuno la serata è semplicemente continuata con l’after hours. Perché nell’estate sarda delle celebrità possono cambiare musica, generazioni e protagonisti, ma una regola sembra resistere: andare a dormire presto non è contemplato.
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