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L’oracolo ai giorni nostri si chiama… filtro Instagram! Anche Emma lo usa

La cantante ha simpaticamente condiviso alcuni momenti social con i fan e, grazie ad un filtro Instagram, ha “scoperto” come mai sia ancora single…

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    Giocando con i fan su Instagram, Emma Marrone ha utilizzato una funzione del noto social media per avere delle risposte casuali ad alcune domande. Nello specifico, il questito in questione era appunto il perché lei fosse ancora senza un boyfriend…

    Una situazione apparentemente difficile

    La gag della Marrone, poi naturalmente condivisa con diversi post da svariati utenti, si è conclusa con una risposta incredibile: “Perché il tuo fidanzato non è ancora nato”. L’artista sorridendo non ha mancato di commentare: “Allora sono nella me**a”, facendo riferimento al fatto che, appunto, se il filtro avesse ragione, il futuro fidanzato non esisterebbe ancora!

    In radio ha elencato le coordinate dell’uomo che vorrebbe accanto

    Di recente, durante un’intervista al popolare programma Password dell’emittente Rtl 102.5, aveva dato qualche coordinata su come sarebbe dovuto essere il suo uomo ideale: “Maschio risolto, non narcisista patologico, non egoriferito, non presuntuoso. Deve essere umile, che gli piacciano le cose tranquille e semplici della vita, e soprattutto che gli piaccio solo io”.

    Quello che tutte le donne desiderano

    Adesso sono in tanti a chiedersi se Emma riuscirà o meno nell’impresa, si fa per dire, di trovare la tanto desiderata anima gemella. Indubbiamente, bellezza e ironia non le mancano di certo. Come recita la saggezza popolare… nel momento in cui meno se lo aspetta, la ragazza riuscirà a realizzare anche questo traguardo nella sua vita, certamente movimentata.

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      Tech

      Sky Magnetar, l’aereo ipersonico a idrogeno che promette Londra-New York in 90 minuti: come funziona il progetto e a che punto è

      Il concetto di Vinals è ancora in fase di studio, rappresenta una visione affascinante del futuro dell’aviazione. La combinazione di design all’avanguardia e innovazione tecnica potrebbe portare alla nascita di una nuova era di aerei ipersonici civili, capaci di collegare il mondo con una velocità mai vista prima.

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        Da Londra a New York in appena 90 minuti, contro le circa sette-otto ore di un normale volo di linea. È la promessa dello Sky Magnetar, un avveniristico aereo passeggeri alimentato a idrogeno e concepito per raggiungere velocità ipersoniche. L’idea porta la firma del designer spagnolo Oscar Viñals, autore di numerosi progetti aeronautici futuristici. Il Magnetar, tuttavia, non è un prototipo in fase di collaudo: rimane un progetto concettuale, presentato attraverso elaborazioni digitali e specifiche teoriche.

        Sky Magnetar: velocità fino a Mach 5 e oltre cento passeggeri

        Il progetto originale prevede un velivolo lungo 112 metri, capace di trasportare tra 100 e 120 persone. La velocità indicata è Mach 5, circa 6.000 chilometri orari, anche se il valore effettivo dipende dalla quota e dalla temperatura atmosferica.

        La fusoliera ricorda un missile, con ali fortemente inclinate e superfici anteriori canard pensate per contribuire al controllo aerodinamico. La configurazione dovrebbe permettere al velivolo di operare in condizioni molto diverse da quelle degli aerei commerciali.

        Vista laterale del concept Sky Magnetar e della sua configurazione aerodinamica

        Il motore ibrido dello Sky Magnetar

        La parte più ambiziosa del progetto riguarda la propulsione. Viñals immagina due motori a ciclo combinato, progettati per adattarsi alle diverse fasi del volo, dalle velocità subsoniche fino a quelle ipersoniche.

        Il sistema prevede una configurazione bladeless, con turbine collocate fuori dal corpo principale del motore, oltre a componenti ispirati alla tecnologia ramjet e alla propulsione a razzo. Sono soluzioni ancora da dimostrare nella configurazione proposta.

        Il confronto con i ventilatori senza pale è soltanto visivo: un motore aeronautico capace di funzionare a Mach 5 richiede tecnologie completamente differenti.

        Il problema del calore a velocità ipersoniche

        Rendering dello Sky Magnetar con i sistemi propulsivi integrati nella fusoliera

        A Mach 5, l’attrito e la compressione dell’aria producono temperature elevatissime. Per affrontarle, il Magnetar dovrebbe utilizzare materiali compositi resistenti al calore e un sistema di raffreddamento attivo.

        L’idrogeno avrebbe una doppia funzione: alimentare i motori e contribuire a raffreddare alcune componenti. Il progetto prevede anche magneti superconduttori, la cui integrazione in un propulsore di questo tipo rappresenta un’ulteriore difficoltà ingegneristica.

        Cabina senza finestrini tradizionali

        Concept degli interni di un aereo ipersonico con schermi panoramici

        La cabina immaginata da Viñals ospiterebbe fino a 120 passeggeri. Al posto dei grandi finestrini tradizionali, il progetto prevede piccoli oblò e schermi capaci di riprodurre il panorama esterno.

        La scelta è legata alle condizioni di volo previste, con quote elevate e sollecitazioni termiche e strutturali ben superiori a quelle degli attuali aerei di linea.

        Sky Magnetar, a che punto è il progetto?

        Il progetto pubblicato da Viñals nel 2023 continua a circolare come esempio di aviazione futuristica, ma non risultano annunci pubblici verificabili di un prototipo funzionante, voli sperimentali o una produzione programmata.

        Anche la sostenibilità resta da dimostrare. L’idrogeno non produce anidride carbonica durante la combustione, ma la sua produzione può generare emissioni. Inoltre, alle alte temperature dei motori possono formarsi ossidi di azoto, mentre le emissioni di vapore acqueo in quota richiedono valutazioni specifiche.

        La ricerca sul trasporto ipersonico procede, ma trasformare lo Sky Magnetar in un aereo passeggeri richiederebbe di risolvere problemi di propulsione, raffreddamento, sicurezza e costi operativi. I 90 minuti tra Londra e New York rimangono, per il momento, un obiettivo di progetto.

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          Tech

          Smartphone e radiazioni, quali cellulari ne emettono di più? Ecco cosa significa il valore SAR e come controllare il proprio telefono

          L’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni ha raccolto dati sugli smartphone che emettono più e meno radiazioni. A che posto è il tuo?

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          Smartphone e radiazioni

            Lo smartphone vive accanto a noi: lo teniamo in tasca, lo appoggiamo sul comodino e lo portiamo all’orecchio per telefonare. Lo smartphone è diventato un compagno inseparabile, ma quanto sappiamo delle onde elettromagnetiche che emette? Per valutare l’energia assorbita dal corpo esiste un parametro chiamato SAR, utilizzato per verificare il rispetto dei limiti previsti dalle normative. Conoscerlo permette di confrontare i dispositivi senza lasciarsi condizionare da classifiche allarmistiche.

            Radiazioni smartphone: che cos’è il valore SAR

            SAR significa Specific Absorption Rate, ovvero tasso di assorbimento specifico. Indica la quantità di energia elettromagnetica assorbita dai tessuti corporei nell’unità di tempo, espressa in watt per chilogrammo.

            I telefoni utilizzano onde a radiofrequenza per comunicare con le antenne della rete mobile. Si tratta di radiazioni non ionizzanti, differenti dai raggi X, che possiedono energia sufficiente a ionizzare la materia.

            L’effetto fisico accertato dell’esposizione a radiofrequenze sufficientemente intense è il riscaldamento dei tessuti. I limiti normativi sono progettati per prevenire effetti dannosi dovuti a un’esposizione eccessiva.

            Quali sono i limiti SAR in Europa?

            Per i dispositivi commercializzati nell’Unione europea, i valori di riferimento sono 2 W/kg per testa e tronco, calcolati su 10 grammi di tessuto, e 4 W/kg per gli arti.

            Un telefono che rispetta questi limiti soddisfa i requisiti previsti per l’esposizione alle radiofrequenze nelle condizioni di prova stabilite.

            L’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni, noto come BfS, considera particolarmente contenuti i valori SAR alla testa non superiori a 0,6 W/kg. Questa soglia rappresenta un criterio prudenziale di classificazione, non il confine tra un telefono sicuro e uno pericoloso.

            Salute: cosa sappiamo davvero dei rischi?

            Le ricerche scientifiche hanno esaminato a lungo i possibili effetti delle radiofrequenze sulla salute. Alle esposizioni inferiori ai limiti raccomandati, non sono stati dimostrati effetti sanitari dannosi causati dall’uso ordinario dei telefoni cellulari.

            La ricerca continua comunque a studiare le conseguenze delle esposizioni prolungate. Inoltre, un valore SAR più elevato non significa automaticamente che il dispositivo provochi maggiori rischi.

            Il SAR dichiarato viene misurato in condizioni standardizzate, mentre l’esposizione effettiva dipende anche dalla distanza dal corpo, dalla qualità del segnale e dalle modalità di utilizzo.

            Come controllare il SAR del proprio smartphone

            Per conoscere il valore SAR del proprio telefono è possibile consultare la documentazione del produttore, le informazioni tecniche del dispositivo oppure la banca dati pubblica del BfS tedesco.

            È importante cercare il modello esatto, perché dispositivi appartenenti alla stessa famiglia possono presentare valori differenti.

            Chi desidera ridurre ulteriormente l’esposizione può utilizzare il vivavoce o gli auricolari, evitare chiamate prolungate con il telefono appoggiato all’orecchio e preferire zone con una buona copertura di rete.

            Non serve quindi rinunciare allo smartphone. La scelta più utile è conoscere i dati, comprendere il significato dei limiti e adottare comportamenti ragionevoli, senza confondere le radiazioni dei cellulari con quelle ionizzanti.

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              Tech

              Dalla plastica al cibo, la scoperta che potrebbe rivoluzionare il futuro: i batteri trasformano i rifiuti in proteine, ma è davvero sicuro?

              Le biotecnologie aprono la strada a nuove possibilità per affrontare alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo: liberarsi della plastica.

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                La plastica è uno dei materiali più diffusi al mondo e rappresenta una grave minaccia per l’ambiente. Lo sappiamo bene che tonnellate di rifiuti ogni anno finiscono negli oceani e nelle discariche. Una sorprendente innovazione potrebbe trasformare questo problema in una risorsa. Ovvero? L’idea è quella di utilizzare la plastica come fonte di cibo. Un concetto, che sembra fantascientifico. Ma che sarebbe possibile grazie alla biotecnologia avanzata e potrebbe offrire una soluzione sia per la gestione dei rifiuti sia per la sicurezza alimentare globale. Vediamo come.

                Come funziona la trasformazione plastica-cibo

                Il processo di conversione della plastica in cibo inizia con la scomposizione chimica del materiale. Ad esempio, il polietilene tereftalato (PET), comunemente usato nelle bottiglie di plastica, può essere degradato in componenti organici più semplici grazie a sostanze chimiche come l’idrossido di ammonio. Questo processo rompe i legami chimici della plastica, rendendola assimilabile per specifici batteri.

                La conversione dei batteri

                I batteri selezionati sono in grado di nutrirsi di queste sostanze derivate dalla plastica e, durante il processo digestivo, le convertono in macronutrienti come proteine, carboidrati e grassi. Questi nutrienti possono poi essere estratti e purificati per creare una polvere proteica, potenzialmente utile per l’alimentazione umana.

                Idea innovativa ma complessa

                Sebbene l’idea di mangiare cibo derivato dalla plastica possa sembrare poco appetibile, va ricordato che molti degli alimenti che consumiamo come yogurt e formaggio, sono prodotti proprio con l’aiuto di batteri e microrganismi. In questo caso, il processo sarebbe simile, ma con un obiettivo aggiuntivo ovvero ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti plastici.

                Con un’occhio alla sicurezza alimentare

                Alcuni gruppi di ricerca, sostenuti da agenzie come la DARPA negli Stati Uniti, stanno testando queste tecnologie. I risultati preliminari sono promettenti. Ma restano molte sfide da affrontare, soprattutto in termini di sicurezza alimentare. I test attualmente in corso sono fondamentali per garantire che questi alimenti siano sicuri per il consumo umano.

                La plastica tra utopia e realtà

                La possibilità di trasformare la plastica in cibo potrebbe rappresentare una svolta epocale nella gestione dei rifiuti e nella sicurezza alimentare, soprattutto in situazioni di emergenza globale. Tuttavia, prima che questa tecnologia diventi ampiamente utilizzata, sarà necessario superare ostacoli tecnici e normativi, garantendo la sicurezza e la sostenibilità di questo nuovo tipo di alimentazione.

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