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Gossip

Un dialogo non ancora concluso con il padre chef!

Antonino Cannavacciuolo, un nome che brilla nel firmamento della gastronomia italiana, con 3 stelle Michelin all’attivo e una carriera televisiva di grande successo. Ma dietro i riflettori e il clamore, c’è un uomo che trova la sua vera pace nella cucina, il suo regno creativo. Ma lo chef è sempre alla ricerca dell’approvazione paterna.

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    Come Antonino diventa Cannavacciuolo nel mondo
    Nato a Vico Equense nel 1975, ha coltivato la sua passione per la cucina fin da bambino, tra i profumi e i sapori della tradizione campana. Un amore che lo ha portato a intraprendere un percorso professionale di grande dedizione e sacrificio, lavorando in diverse cucine d’Italia e d’Europa.

    Un rapporto speciale di Antonino con il padre esigente
    «Onestamente: Tonino non l’avrei mai voluto chef. Si fa presto a dire figlio d’arte. Quell’arte la conosco bene, sono nato cuoco, ho insegnato anni all’istituto alberghiero di Vico Equense, l’ho provata sulla mia pelle la vita di chi lavora ai fornelli, di come devi rinunciare a tante cose, alla famiglia prima di tutto, e per lui sognavo qualcosa di più comodo. Un bel lavoro da fare dalle nove alle sei, e poi basta, molli tutto e te ne vai a casa tranquillo con le gambe sotto il tavolo. Dentista lo avrebbe voluto sua madre Anna. O qualunque altra cosa»
    . Così dichiara il padre di Antonino, lo chef Andrea Cannavacciuolo.

    Il papà di Antonino, lo chef Andrea Cannavacciuolo

    Il papà di Cannavacciuolo non desiderava che il figlio seguisse le sue orme nella cucina. Sognava per lui un futuro diverso, forse più lontano dai sacrifici e dalle difficoltà del mondo della ristorazione. Nonostante le aspettative paterne, Antonino ha seguito la sua passione e ha intrapreso la carriera di chef, ottenendo un successo straordinario. Ha conquistato le ambite stelle Michelin, diventando uno dei nomi più celebri della cucina italiana.
    Il padre, pur non esprimendolo apertamente, apprezza i successi del figlio e ne va fiero. Lo dimostra il fatto che si vanta di lui con gli altri, anche se mantiene un contegno più riservato nei suoi confronti diretti. Tra padre e figlio si è instaurato un gioco affettuoso. Antonino prepara dei piatti per il padre e gli chiede la sua opinione, cercando un’approvazione che, pur non arrivando esplicitamente, è comunque percepibile nel loro legame profondo.

    “La cucina come rifugio e musa ispiratrice”
    Parole di Antonino che rivelano il suo profondo legame con questo ambiente, non solo come luogo di lavoro, ma come dimensione intima e vitale. In questa dichiarazione emerge anche la tenacia e la disciplina dello chef, che trova la forza di dedicarsi al suo lavoro con entusiasmo anche nelle prime ore del mattino. La cucina diventa così una “palestra per l’anima”, dove corpo e mente si fondono in un’armonia di gesti e sapori.
    «Succede anche a chi ha l’hobby della palestra: si sveglia prima per andarci, dice che una volta lì poi si sente meglio. Ecco, questo a me capita con la cucina: starci non è mai una fatica, io mi diverto. Ci apro la giornata e cerco di rimanerci: è il posto più bello dove io possa stare, dove sono davvero tranquillo. Se mi togli dalla mia cucina io ho finito di vivere».

    Un a veduta di Villa Crespi e a destra lo chef

    La cucina italiana e una critica all’immobilismo
    Lo chef denuncia una certa tendenza in Italia a riposarsi sugli allori, cullandosi sulla presunta superiorità della propria tradizione culinaria. Questo atteggiamento, secondo Cannavacciuolo, rischia di frenare l’innovazione e la crescita del settore. Per Antonino, la cucina non ha confini geografici. Ogni cultura e ogni tradizione culinaria hanno qualcosa da offrire e da insegnare. La vera ricchezza sta nella contaminazione, nello scambio di idee e sapori che permette di creare piatti nuovi e sorprendenti. Lo chef sottolinea che la cucina deve essere prima di tutto una fonte di piacere. Non si tratta di seguire regole rigide o di difendere la purezza di ricette tramandate da generazioni. La sperimentazione e l’innovazione sono strumenti per rendere la cucina ancora più golosa e appagante.
    «La “nostra” cucina non esiste, la cucina è una sola: quella buona. Di certo in Italia abbiamo dei grandissimi prodotti, i migliori, e ogni campanile ha la sua ricetta. Ma la cucina ha sapori e contaminazioni da tutto il mondo».

    Villa Crespi e i format televisivi
    Nel 1999, insieme alla moglie Cinzia Primatesta, ha preso le redini di Villa Crespi, una dimora storica in stile moresco situata sul lago d’Orta. Qui, la sua arte culinaria ha raggiunto vette altissime, conquistando ben tre stelle Michelin, un traguardo ambitissimo che lo consacra come uno dei più grandi chef d’Italia.

    Sperimentare e creare
    Ma Cannavacciuolo non si è fermato qui. La sua personalità vulcanica e il suo talento comunicativo lo hanno portato a conquistare anche il pubblico televisivo. Programmi come MasterChef Italia e Cucine da incubo lo hanno reso un volto familiare nelle case degli italiani, apprezzato per la sua professionalità, la sua severità ma anche per la sua umanità e il suo immenso amore per la cucina.
    «Cucine da incubo è un programma a cui sono molto legato perché l’obiettivo è rendere felici le persone. Spesso, quando riparto, la gente piange: questo dà l’idea di quanto mi dedichi, anima e corpo al risollevare un ristorante in un momento di difficoltà. Ogni volta ci passo tre giorni e sono sempre tre giorni di fatica di lavoro».

    Lo chef in cucina con i suoi collaboratori e a destra un ambiente di Villa Crespi

    «Io non ho la bacchetta magica. Ma se dopo tutto non cambiano le abitudini, è chiaro che i tre giorni non bastano. Quello che so è che io torno sempre a casa con la coscienza a posto, oltre che distrutto, perché so che ho dato mentalmente e fisicamente tutto quello che avevo».

    «Se mi togli dalla mia cucina io ho finito di vivere»
    Per Antonino, la cucina è un laboratorio in continua evoluzione, dove l’ingegno e la curiosità dello chef si mescolano alla qualità degli ingredienti e alle tecniche acquisite nel corso degli anni. Questo approccio gli permette di dare vita a piatti nuovi e sorprendenti, che conquistano i palati dei suoi clienti e lo consacrano come uno dei più grandi chef d’Italia.
    «In cucina, con gli chef che lavorano come me, cerchiamo sempre di inventare cose nuove, sperimenti e vedi se nasce qualcosa…per questo faccio di tutto per esserci, anche quando registro. Ogni volta che posso torno a Villa Crespi e questa è la mia fortuna, quello che ci ha portato alla terza stella. Il mio primo obiettivo era, è e sarà sempre la cucina».

    Cannavacciuolo e il suo percorso verso l’eccellenza, talento, fatica e momenti di crisi
    Cannavacciuolo racconta un percorso professionale intenso, costellato di successi ma anche di difficoltà e momenti di sconforto. Nato in una famiglia di chef, Cannavacciuolo si è immerso nel mondo della cucina fin da piccolo. Lavorare in cucine stellate sin da giovane gli ha permesso di acquisire esperienza e competenze preziose, ma anche di confrontarsi con alti standard e con la dura realtà del lavoro in un ambiente professionale di alto livello.
    L’incontro con Gualtiero Marchesi è stato un punto di svolta fondamentale nella sua carriera. La consulenza dello chef stellato ha aperto gli occhi di Cannavacciuolo sulla vastità e complessità del mondo dell’alta cucina, facendogli comprendere la differenza tra un buon ristorante e un ristorante stellato. Questo confronto lo ha spinto a rimettersi in discussione e ad impegnarsi ancora di più per migliorare le sue capacità.
    «Ho avuto la fortuna e la sfortuna al tempo stesso di avere un papà chef, così sono entrato da subito in cucine 5 stelle. Grazie a una consulenza di Marchesi nel ristorante in cui lavoravo ho capito cosa fosse il mondo stellato: fino a quel momento pensavo di essere bravo, invece di colpo sono passato dalle medie all’università».
    «In quel periodo avevo perso in poco tempo 15 chili: ero arrivato a pesare 78 chili per la concentrazione che davo al lavoro. Quando tornavo a casa leggevo libri di cucina, ero dedito al cento per cento. Poi, verso la fine degli Anni 90, ci sono stati due anni di continui sbagli».

    La sicurezza in cucina
    Già all’età di 23 anni, al timone di Villa Crespi con un team di 15 persone, Cannavacciuolo dimostrava una sicurezza e una consapevolezza non comuni. Era consapevole delle sue capacità e aveva la stoffa per guidare una brigata e portare avanti un’impresa ambiziosa. Il mondo della televisione, pur con tutto il suo fascino, ha rappresentato per lui un territorio inesplorato, ricco di incognite. La sua inesperienza iniziale era naturale e ha generato dubbi e incertezze. Nonostante le paure iniziali, Cannavacciuolo ha dimostrato di possedere doti preziose che gli hanno permesso di superare le difficoltà e affermarsi anche come personaggio televisivo. La sua capacità di comunicare, la sua leadership e la sua naturalezza di fronte alle telecamere, lo hanno reso uno dei volti più amati del pubblico italiano.


    Il valore del servizio
    La sua esperienza gli ha insegnato l’importanza di un servizio eccellente, capace di valorizzare al meglio il lavoro in cucina e di creare un’esperienza indimenticabile per il cliente. Un principio che applica con rigore sia a Villa Crespi che nei suoi altri ristoranti.

    Effetti della popolarità, tra crescita e coerenza
    È innegabile che la fama raggiunta con la televisione abbia avuto un impatto significativo sulla vita di Antonino Cannavacciuolo. Lui stesso lo ammette: “È cambiata”. Ma questa trasformazione non ha snaturato la sua essenza né deviato il suo percorso. Cannavacciuolo aveva già le idee chiare sul suo futuro: la sua passione per la cucina e la sua visione imprenditoriale erano già ben definite. La televisione ha amplificato la sua voce e la sua immagine, ma non ha creato qualcosa dal nulla.

    Due immagini del programma “Cucine da incubo”

    Un rapporto speciale di Antonino con il padre esigente
    Il papà di Cannavacciuolo non desiderava che il figlio seguisse le sue orme nella cucina. Sognava per lui un futuro diverso, forse più lontano dai sacrifici e dalle difficoltà del mondo della ristorazione. Nonostante le aspettative paterne, Antonino ha seguito la sua passione e ha intrapreso la carriera di chef, ottenendo un successo straordinario. Ha conquistato le ambite stelle Michelin, diventando uno dei nomi più celebri della cucina italiana.
    Il padre, pur non esprimendolo apertamente, apprezza i successi del figlio e ne va fiero. Lo dimostra il fatto che si vanta di lui con gli altri, anche se mantiene un contegno più riservato nei suoi confronti diretti. Tra padre e figlio si è instaurato un gioco affettuoso. Antonino prepara dei piatti per il padre e gli chiede la sua opinione, cercando un’approvazione che, pur non arrivando esplicitamente, è comunque percepibile nel loro legame profondo.

    In fondo, Antonino rimane fedele a se stesso e ai suoi valori. La popolarità gli ha dato nuove opportunità, ma non lo ha reso qualcun altro. La sua dedizione alla cucina, la sua attenzione alla qualità e il suo rispetto per il lavoro rimangono i capisaldi della sua filosofia.

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      Gossip

      Stefano De Martino rompe con Ignazio Moser dopo le rivelazioni su Belen: «Ha tagliato tutti i ponti»

      Secondo Gabriele Parpiglia, il conduttore avrebbe chiuso ogni rapporto con l’ex marito di Cecilia Rodriguez dopo il caos scatenato da Falsissimo. Intanto Belen replica alle accuse sul presunto rapporto con Moser: «Non esiste una prova, si parla del nulla».

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        Il terremoto provocato dalle ultime puntate di Falsissimo continua a scuotere il clan Rodriguez e questa volta a entrare nella storia è Stefano De Martino. Secondo quanto rivelato da Gabriele Parpiglia, il conduttore avrebbe infatti deciso di rompere definitivamente con Ignazio Moser, con il quale per anni aveva avuto un rapporto di amicizia.

        Una decisione che arriverebbe dopo le pesantissime indiscrezioni lanciate da Fabrizio Corona sul presunto rapporto tra Belen Rodriguez e Moser, ex marito di Cecilia Rodriguez. Ricostruzioni che Belen ha respinto pubblicamente e sulle quali, al momento, non risultano conferme dei diretti interessati.

        De Martino, però, avrebbe scelto di tirarsi completamente fuori dalla vicenda e di chiudere ogni rapporto con Ignazio.

        Stefano De Martino e Ignazio Moser, amicizia finita

        Secondo Parpiglia, tra De Martino e Moser si sarebbe consumata una frattura ormai insanabile.

        I due si conoscono da anni e in passato sono stati fotografati insieme in diverse occasioni tra vacanze, serate ed eventi. Un’amicizia favorita inevitabilmente anche dai legami familiari: Stefano è stato sposato con Belen, mentre Ignazio ha sposato Cecilia Rodriguez.

        Una famiglia allargata nella quale, almeno per un periodo, i rapporti sembravano essere rimasti buoni anche dopo la fine del matrimonio tra De Martino e Belen.

        Adesso lo scenario sarebbe completamente cambiato. Dopo l’esplosione del caso Corona, Stefano avrebbe deciso di tagliare i ponti con Moser e prendere le distanze da tutta la vicenda.

        Né De Martino né Ignazio hanno però confermato pubblicamente la rottura. Per il momento, quindi, il retroscena resta un’indiscrezione attribuita a Parpiglia.

        Le accuse di Corona su Belen e Ignazio Moser

        A far esplodere tutto sono state le dichiarazioni di Fabrizio Corona. In una puntata di Falsissimo, l’ex re dei paparazzi ha sostenuto che tra Belen Rodriguez e Ignazio Moser ci sarebbe stato in passato un rapporto più intimo di quanto pubblicamente conosciuto.

        Un’accusa particolarmente esplosiva considerando che Moser è stato il marito di Cecilia Rodriguez, sorella minore di Belen.

        Corona ha inserito il presunto retroscena nel lungo racconto dedicato alla famiglia Rodriguez e alla fine del matrimonio tra Cecilia e Ignazio, sollevando inevitabilmente un’ondata di commenti sui social.

        Belen, dopo giorni di indiscrezioni, ha deciso di rispondere.

        Belen rompe il silenzio: «Non esiste una prova»

        La showgirl argentina è intervenuta direttamente sui social dopo che un utente le aveva contestato il presunto rapporto con il marito della sorella.

        La risposta è stata secca: «Non esiste una prova, si parla del nulla».

        Poche parole con le quali Belen ha quindi respinto la ricostruzione circolata dopo Falsissimo. Nessuna lunga spiegazione e nessun racconto della propria versione dei fatti: semplicemente la contestazione dell’assenza di prove a sostegno delle accuse.

        Anche Ignazio Moser non ha confermato quanto raccontato da Corona.

        Il caso, tuttavia, continua ad allargarsi proprio perché alle indiscrezioni sul presunto rapporto con Belen si aggiungono adesso quelle sulla fine dell’amicizia con Stefano De Martino.

        Stefano sarebbe rimasto vicino a Belen

        C’è poi un ultimo retroscena. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, De Martino sarebbe rimasto vicino all’ex moglie dopo il clamore mediatico provocato dalle rivelazioni di Corona.

        Un sostegno soprattutto personale e morale in un momento particolarmente complicato per Belen, finita nuovamente al centro del gossip insieme alla sorella Cecilia e all’ex cognato.

        Anche in questo caso, però, non esistono dichiarazioni pubbliche di Stefano. Il conduttore ha scelto finora il silenzio e non ha commentato né le affermazioni di Corona né quelle riguardanti il suo presunto litigio con Moser.

        Se il retroscena di Parpiglia fosse confermato, una conseguenza concreta ci sarebbe già stata: l’amicizia tra Stefano De Martino e Ignazio Moser sarebbe arrivata al capolinea.

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          Gossip

          Juliana Moreira col pancione, ma è tutto uno scherzo: Edoardo Stoppa svela la finta gravidanza e sui social scoppia la polemica

          Una foto della showgirl aveva fatto pensare all’arrivo di un altro bambino dopo Lua Sophie e Sol Gabriel. Poi il marito ha confessato: «Ragazzi… era uno scherzo! Scusate…»

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            Juliana Moreira col pancione? Per qualche ora sembrava che in casa Juliana Moreira ed Edoardo Stoppa fosse in arrivo la cicogna. A mettere in moto la macchina del gossip è stata proprio la showgirl brasiliana, pubblicando sui social una fotografia nella quale sfoggiava un pancione praticamente inequivocabile.

            Terzo figlio in arrivo? Tutto sembrava portare in quella direzione. Juliana e l’ex inviato di Striscia la Notizia, sposati dal 2017, sono già genitori di Lua Sophie e Sol Gabriel e l’immagine aveva immediatamente fatto pensare che la famiglia fosse pronta ad allargarsi.

            Sembrava, appunto.

            Perché poche ore dopo è arrivato Edoardo Stoppa a sgonfiare il pancione. Letteralmente.

            Juliana Moreira mostra il pancione e parte il toto-gravidanza

            Nessun annuncio ufficiale e nessuna frase del tipo «siamo felicissimi di comunicarvi che…». Non ce n’era bisogno: Juliana si è mostrata con una pancia da gravidanza avanzata e i follower hanno fatto due più due.

            La foto ha cominciato a circolare, sono partite le congratulazioni e per qualche ora il terzo figlio della coppia è praticamente esistito nell’immaginario social.

            Del resto Moreira e Stoppa sono una delle coppie più longeve dello spettacolo italiano. Insieme dal 2007, si sono sposati nel 2017 e hanno avuto Lua Sophie nel 2011 e Sol Gabriel nel 2016. Un nuovo bebè, dunque, non sarebbe sembrato neppure uno scenario così improbabile.

            Ma il pancione aveva un piccolo problema: era finto.

            Edoardo Stoppa confessa: «Ragazzi, era uno scherzo»

            A mettere fine al piccolo giallo è stato direttamente Edoardo Stoppa.

            «Ragazzi… era uno scherzo! Scusate…», ha scritto il marito della showgirl poche ore dopo.

            Fine della gravidanza più veloce della storia del gossip: Juliana Moreira non è incinta, Lua Sophie e Sol Gabriel non stanno per avere un fratellino o una sorellina e nessuna culla dovrà essere recuperata dalla soffitta.

            Il pancione faceva semplicemente parte di una gag e la coppia si è divertita per qualche ora a lasciare che amici e follower credessero all’arrivo del terzo figlio.

            Juliana Moreira non è incinta: la gag riesce alla perfezione

            Bisogna riconoscere che lo scherzo ha funzionato. La fotografia era abbastanza credibile da far partire immediatamente il toto-gravidanza e Stoppa ha lasciato trascorrere il tempo necessario prima di confessare tutto.

            Dunque ricapitoliamo per chi si fosse perso qualche puntata: nessuna gravidanza, nessun terzo figlio e nessun fiocco da appendere alla porta.

            Soltanto Juliana Moreira con un pancione finto, Edoardo Stoppa che si gode per qualche ora lo scherzo e una piccola invasione di congratulazioni premature.

            La cicogna può tranquillamente cambiare indirizzo.

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              Me contro Te, il matrimonio è finto ma il conto è vero: Luì e Sofì vendono ai bambini le loro nozze-show, tra biglietti fino a 250 euro e merchandising

              Biglietti fino a 250 euro per incontrare gli “sposi”, merchandising, veli, bacchette e magliette: Luigi Calagna e Sofia Scalia trasformano una finta cerimonia nuziale in uno spettacolo a pagamento per migliaia di piccoli fan

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                C’è qualcosa di profondamente stonato nel mettere in scena un matrimonio finto davanti a migliaia di bambini che lo credono vero e chiedere ai loro genitori di pagare per assistervi. Se poi il biglietto parte da 48 euro, può salire fino a 84 e per avvicinarsi agli “sposi” attraverso un meet&greet bisogna arrivare a 250 euro, ai quali aggiungere il costo dell’ingresso, la favola comincia ad assomigliare parecchio a un registratore di cassa.

                I protagonisti sono Luì e Sofì, alias Luigi Calagna e Sofia Scalia, i Me contro Te, fenomeno dell’intrattenimento per bambini costruito attraverso YouTube e diventato negli anni un impero fatto di film, libri, canzoni, spettacoli e merchandising.

                All’Unipol Dome di Milano hanno portato l’ultimo capitolo della loro storia: il matrimonio. Peccato che le nozze siano una messinscena. Gli adulti lo sanno. I bambini, volutamente, no.

                Ed è precisamente questo a rendere l’operazione difficile da liquidare come un semplice spettacolo.

                Il matrimonio dei Me contro Te è finto, il conto per i genitori è verissimo

                Circa 6mila spettatori paganti, in larghissima parte bambini accompagnati da genitori e nonni, hanno assistito alla cerimonia. Tutto studiato nei dettagli: abito da sposa, velo chilometrico, serenata, maestro di cerimonie, fedi portate sul palco dai bambini, damigelle, testimoni commossi, dichiarazioni d’amore e lacrime.

                Una rappresentazione costruita per sembrare vera proprio agli occhi del pubblico più piccolo.

                Il problema non è che Luì e Sofì organizzino uno show. Fanno spettacolo, è il loro mestiere e nessuno pretende che lavorino gratis. Il problema nasce quando la finzione commerciale sfrutta deliberatamente la difficoltà dei bambini più piccoli nel separare il personaggio dalla persona e lo spettacolo dalla realtà.

                Perché qui il prodotto venduto non è soltanto una canzone o uno spettacolo teatrale. È la possibilità di “partecipare al matrimonio” dei propri idoli.

                E naturalmente esistono diversi livelli di partecipazione. Chi paga di più si avvicina di più. Fino al meet&greet da 250 euro con “pass laminato” e merchandising esclusivo. Il principio educativo involontariamente impartito ai bambini è piuttosto semplice: anche nella favola, il posto vicino ai protagonisti dipende da quanto possono spendere mamma e papà.

                Veli, bacchette e magliette: la favola passa dalla cassa

                Una volta dentro, il matrimonio continua nei punti vendita. Cerchietto luminoso con velo a 20 euro, fascetta “The Wedding” a 10, maglietta a 35, oltre alle immancabili bacchette luminose. Secondo il racconto della giornata, i primi duemila pezzi sarebbero andati rapidamente esauriti.

                Ed è qui che l’operazione mostra tutta la sua straordinaria efficacia commerciale.

                I Me contro Te non vendono semplicemente oggetti ai bambini: hanno costruito negli anni un universo nel quale milioni di piccoli spettatori seguono Luì e Sofì come se fossero persone di famiglia. Conoscono la loro storia, ricordano il loro primo bacio, partecipano alle loro avventure e aspettano gli eventi della coppia.

                Adesso possono persino partecipare alle nozze.

                Finte.

                Ma pagando soldi veri.

                Il meccanismo è impeccabile dal punto di vista del marketing e proprio per questo lascia parecchio perplessi. Un adulto davanti a un’operazione del genere possiede tutti gli strumenti per capire dove finisce la narrazione e dove comincia il commercio. Un bambino di sei o sette anni no.

                E costruire una gigantesca operazione commerciale precisamente su quella differenza significa scegliere consapevolmente il pubblico più facile da conquistare e, soprattutto, quello che non possiede una carta di credito ma dispone di uno strumento persino più efficace: un genitore al quale chiedere insistentemente di comprare.

                Luì e Sofì, quando l’amore diventa merchandising

                I numeri spiegano perché la macchina non si fermi: milioni di follower sui social, oltre sette milioni di iscritti su YouTube, film capaci di conquistare il botteghino e un marchio che da oltre dieci anni accompagna generazioni di bambini.

                Luigi Calagna e Sofia Scalia hanno costruito tutto questo partendo nel 2014 da una cameretta di Partinico. Un successo imprenditoriale indiscutibile. Ma proprio le dimensioni raggiunte dal fenomeno rendono impossibile continuare a raccontarlo come il gioco innocente di due ragazzi che accendono una telecamera.

                Oggi Me contro Te è un’azienda dell’immaginario infantile. E quando si lavora sull’immaginario dei bambini qualche responsabilità in più dovrebbe esistere.

                Nessuno contesta i film, gli spettacoli, i giocattoli o le magliette. Ma trasformare persino un matrimonio inesistente in un evento emozionale a pagamento, lasciando che migliaia di bambini credano di assistere davvero alle nozze dei propri idoli, significa spingere la monetizzazione parecchio oltre.

                Le lacrime dei piccoli sono autentiche. L’emozione è autentica. I soldi consegnati alla cassa dai genitori sono autentici.

                Solo il matrimonio è finto.

                E forse questa è la fotografia più precisa dell’intera operazione.

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