Gossip
Un dialogo non ancora concluso con il padre chef!
Antonino Cannavacciuolo, un nome che brilla nel firmamento della gastronomia italiana, con 3 stelle Michelin all’attivo e una carriera televisiva di grande successo. Ma dietro i riflettori e il clamore, c’è un uomo che trova la sua vera pace nella cucina, il suo regno creativo. Ma lo chef è sempre alla ricerca dell’approvazione paterna.

Come Antonino diventa Cannavacciuolo nel mondo
Nato a Vico Equense nel 1975, ha coltivato la sua passione per la cucina fin da bambino, tra i profumi e i sapori della tradizione campana. Un amore che lo ha portato a intraprendere un percorso professionale di grande dedizione e sacrificio, lavorando in diverse cucine d’Italia e d’Europa.
Un rapporto speciale di Antonino con il padre esigente
«Onestamente: Tonino non l’avrei mai voluto chef. Si fa presto a dire figlio d’arte. Quell’arte la conosco bene, sono nato cuoco, ho insegnato anni all’istituto alberghiero di Vico Equense, l’ho provata sulla mia pelle la vita di chi lavora ai fornelli, di come devi rinunciare a tante cose, alla famiglia prima di tutto, e per lui sognavo qualcosa di più comodo. Un bel lavoro da fare dalle nove alle sei, e poi basta, molli tutto e te ne vai a casa tranquillo con le gambe sotto il tavolo. Dentista lo avrebbe voluto sua madre Anna. O qualunque altra cosa». Così dichiara il padre di Antonino, lo chef Andrea Cannavacciuolo.

Il papà di Antonino, lo chef Andrea Cannavacciuolo
Il papà di Cannavacciuolo non desiderava che il figlio seguisse le sue orme nella cucina. Sognava per lui un futuro diverso, forse più lontano dai sacrifici e dalle difficoltà del mondo della ristorazione. Nonostante le aspettative paterne, Antonino ha seguito la sua passione e ha intrapreso la carriera di chef, ottenendo un successo straordinario. Ha conquistato le ambite stelle Michelin, diventando uno dei nomi più celebri della cucina italiana.
Il padre, pur non esprimendolo apertamente, apprezza i successi del figlio e ne va fiero. Lo dimostra il fatto che si vanta di lui con gli altri, anche se mantiene un contegno più riservato nei suoi confronti diretti. Tra padre e figlio si è instaurato un gioco affettuoso. Antonino prepara dei piatti per il padre e gli chiede la sua opinione, cercando un’approvazione che, pur non arrivando esplicitamente, è comunque percepibile nel loro legame profondo.
“La cucina come rifugio e musa ispiratrice”
Parole di Antonino che rivelano il suo profondo legame con questo ambiente, non solo come luogo di lavoro, ma come dimensione intima e vitale. In questa dichiarazione emerge anche la tenacia e la disciplina dello chef, che trova la forza di dedicarsi al suo lavoro con entusiasmo anche nelle prime ore del mattino. La cucina diventa così una “palestra per l’anima”, dove corpo e mente si fondono in un’armonia di gesti e sapori.
«Succede anche a chi ha l’hobby della palestra: si sveglia prima per andarci, dice che una volta lì poi si sente meglio. Ecco, questo a me capita con la cucina: starci non è mai una fatica, io mi diverto. Ci apro la giornata e cerco di rimanerci: è il posto più bello dove io possa stare, dove sono davvero tranquillo. Se mi togli dalla mia cucina io ho finito di vivere».


Un a veduta di Villa Crespi e a destra lo chef
La cucina italiana e una critica all’immobilismo
Lo chef denuncia una certa tendenza in Italia a riposarsi sugli allori, cullandosi sulla presunta superiorità della propria tradizione culinaria. Questo atteggiamento, secondo Cannavacciuolo, rischia di frenare l’innovazione e la crescita del settore. Per Antonino, la cucina non ha confini geografici. Ogni cultura e ogni tradizione culinaria hanno qualcosa da offrire e da insegnare. La vera ricchezza sta nella contaminazione, nello scambio di idee e sapori che permette di creare piatti nuovi e sorprendenti. Lo chef sottolinea che la cucina deve essere prima di tutto una fonte di piacere. Non si tratta di seguire regole rigide o di difendere la purezza di ricette tramandate da generazioni. La sperimentazione e l’innovazione sono strumenti per rendere la cucina ancora più golosa e appagante.
«La “nostra” cucina non esiste, la cucina è una sola: quella buona. Di certo in Italia abbiamo dei grandissimi prodotti, i migliori, e ogni campanile ha la sua ricetta. Ma la cucina ha sapori e contaminazioni da tutto il mondo».
Villa Crespi e i format televisivi
Nel 1999, insieme alla moglie Cinzia Primatesta, ha preso le redini di Villa Crespi, una dimora storica in stile moresco situata sul lago d’Orta. Qui, la sua arte culinaria ha raggiunto vette altissime, conquistando ben tre stelle Michelin, un traguardo ambitissimo che lo consacra come uno dei più grandi chef d’Italia.
Sperimentare e creare
Ma Cannavacciuolo non si è fermato qui. La sua personalità vulcanica e il suo talento comunicativo lo hanno portato a conquistare anche il pubblico televisivo. Programmi come MasterChef Italia e Cucine da incubo lo hanno reso un volto familiare nelle case degli italiani, apprezzato per la sua professionalità, la sua severità ma anche per la sua umanità e il suo immenso amore per la cucina.
«Cucine da incubo è un programma a cui sono molto legato perché l’obiettivo è rendere felici le persone. Spesso, quando riparto, la gente piange: questo dà l’idea di quanto mi dedichi, anima e corpo al risollevare un ristorante in un momento di difficoltà. Ogni volta ci passo tre giorni e sono sempre tre giorni di fatica di lavoro».


Lo chef in cucina con i suoi collaboratori e a destra un ambiente di Villa Crespi
«Io non ho la bacchetta magica. Ma se dopo tutto non cambiano le abitudini, è chiaro che i tre giorni non bastano. Quello che so è che io torno sempre a casa con la coscienza a posto, oltre che distrutto, perché so che ho dato mentalmente e fisicamente tutto quello che avevo».
«Se mi togli dalla mia cucina io ho finito di vivere»
Per Antonino, la cucina è un laboratorio in continua evoluzione, dove l’ingegno e la curiosità dello chef si mescolano alla qualità degli ingredienti e alle tecniche acquisite nel corso degli anni. Questo approccio gli permette di dare vita a piatti nuovi e sorprendenti, che conquistano i palati dei suoi clienti e lo consacrano come uno dei più grandi chef d’Italia.
«In cucina, con gli chef che lavorano come me, cerchiamo sempre di inventare cose nuove, sperimenti e vedi se nasce qualcosa…per questo faccio di tutto per esserci, anche quando registro. Ogni volta che posso torno a Villa Crespi e questa è la mia fortuna, quello che ci ha portato alla terza stella. Il mio primo obiettivo era, è e sarà sempre la cucina».
Cannavacciuolo e il suo percorso verso l’eccellenza, talento, fatica e momenti di crisi
Cannavacciuolo racconta un percorso professionale intenso, costellato di successi ma anche di difficoltà e momenti di sconforto. Nato in una famiglia di chef, Cannavacciuolo si è immerso nel mondo della cucina fin da piccolo. Lavorare in cucine stellate sin da giovane gli ha permesso di acquisire esperienza e competenze preziose, ma anche di confrontarsi con alti standard e con la dura realtà del lavoro in un ambiente professionale di alto livello.
L’incontro con Gualtiero Marchesi è stato un punto di svolta fondamentale nella sua carriera. La consulenza dello chef stellato ha aperto gli occhi di Cannavacciuolo sulla vastità e complessità del mondo dell’alta cucina, facendogli comprendere la differenza tra un buon ristorante e un ristorante stellato. Questo confronto lo ha spinto a rimettersi in discussione e ad impegnarsi ancora di più per migliorare le sue capacità.
«Ho avuto la fortuna e la sfortuna al tempo stesso di avere un papà chef, così sono entrato da subito in cucine 5 stelle. Grazie a una consulenza di Marchesi nel ristorante in cui lavoravo ho capito cosa fosse il mondo stellato: fino a quel momento pensavo di essere bravo, invece di colpo sono passato dalle medie all’università».
«In quel periodo avevo perso in poco tempo 15 chili: ero arrivato a pesare 78 chili per la concentrazione che davo al lavoro. Quando tornavo a casa leggevo libri di cucina, ero dedito al cento per cento. Poi, verso la fine degli Anni 90, ci sono stati due anni di continui sbagli».
La sicurezza in cucina
Già all’età di 23 anni, al timone di Villa Crespi con un team di 15 persone, Cannavacciuolo dimostrava una sicurezza e una consapevolezza non comuni. Era consapevole delle sue capacità e aveva la stoffa per guidare una brigata e portare avanti un’impresa ambiziosa. Il mondo della televisione, pur con tutto il suo fascino, ha rappresentato per lui un territorio inesplorato, ricco di incognite. La sua inesperienza iniziale era naturale e ha generato dubbi e incertezze. Nonostante le paure iniziali, Cannavacciuolo ha dimostrato di possedere doti preziose che gli hanno permesso di superare le difficoltà e affermarsi anche come personaggio televisivo. La sua capacità di comunicare, la sua leadership e la sua naturalezza di fronte alle telecamere, lo hanno reso uno dei volti più amati del pubblico italiano.

Il valore del servizio
La sua esperienza gli ha insegnato l’importanza di un servizio eccellente, capace di valorizzare al meglio il lavoro in cucina e di creare un’esperienza indimenticabile per il cliente. Un principio che applica con rigore sia a Villa Crespi che nei suoi altri ristoranti.
Effetti della popolarità, tra crescita e coerenza
È innegabile che la fama raggiunta con la televisione abbia avuto un impatto significativo sulla vita di Antonino Cannavacciuolo. Lui stesso lo ammette: “È cambiata”. Ma questa trasformazione non ha snaturato la sua essenza né deviato il suo percorso. Cannavacciuolo aveva già le idee chiare sul suo futuro: la sua passione per la cucina e la sua visione imprenditoriale erano già ben definite. La televisione ha amplificato la sua voce e la sua immagine, ma non ha creato qualcosa dal nulla.


Due immagini del programma “Cucine da incubo”
Un rapporto speciale di Antonino con il padre esigente
Il papà di Cannavacciuolo non desiderava che il figlio seguisse le sue orme nella cucina. Sognava per lui un futuro diverso, forse più lontano dai sacrifici e dalle difficoltà del mondo della ristorazione. Nonostante le aspettative paterne, Antonino ha seguito la sua passione e ha intrapreso la carriera di chef, ottenendo un successo straordinario. Ha conquistato le ambite stelle Michelin, diventando uno dei nomi più celebri della cucina italiana.
Il padre, pur non esprimendolo apertamente, apprezza i successi del figlio e ne va fiero. Lo dimostra il fatto che si vanta di lui con gli altri, anche se mantiene un contegno più riservato nei suoi confronti diretti. Tra padre e figlio si è instaurato un gioco affettuoso. Antonino prepara dei piatti per il padre e gli chiede la sua opinione, cercando un’approvazione che, pur non arrivando esplicitamente, è comunque percepibile nel loro legame profondo.
In fondo, Antonino rimane fedele a se stesso e ai suoi valori. La popolarità gli ha dato nuove opportunità, ma non lo ha reso qualcun altro. La sua dedizione alla cucina, la sua attenzione alla qualità e il suo rispetto per il lavoro rimangono i capisaldi della sua filosofia.
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Reali
Il principe William voleva Taylor Swift tutta per sé: nel selfie con George e Charlotte non c’era posto per il fidanzato Travis Kelce
Il selfie di Taylor Swift con il principe William e i piccoli George e Charlotte aveva conquistato il web nel 2024. Ora emerge un particolare curioso: secondo le indiscrezioni, il futuro re avrebbe preferito che Travis Kelce, fidanzato della popstar, non comparisse nello scatto.
Il principe William voleva una fotografia con Taylor Swift, ma senza Travis Kelce. Dietro uno dei selfie reali più celebri del 2024 spunta un retroscena che riguarda proprio il fidanzato della popstar americana. Lo scatto con il futuro re d’Inghilterra e i suoi figli, George e Charlotte, aveva fatto il giro del mondo, conquistando milioni di fan della cantante e appassionati delle vicende della famiglia reale britannica. Quello che non tutti sapevano, però, è che William avrebbe espresso una preferenza precisa sulla composizione della fotografia.
William, Taylor Swift e il selfie diventato virale
L’incontro risale al giugno 2024, quando il principe William aveva accompagnato George e Charlotte al concerto londinese di Taylor Swift, durante l’Eras Tour. Un’occasione speciale, coincisa con il quarantaduesimo compleanno dell’erede al trono, che aveva regalato alla famiglia reale un momento decisamente lontano dalla rigidità del protocollo.
La fotografia con la cantante aveva immediatamente attirato l’attenzione del pubblico, anche per l’entusiasmo dei due giovani principi. William, del resto, non aveva nascosto il proprio divertimento durante il concerto, lasciandosi andare persino a qualche passo di danza.
Travis Kelce escluso dalla fotografia reale?
Secondo il nuovo retroscena, il principe avrebbe voluto immortalare l’incontro esclusivamente con Taylor Swift, senza includere Travis Kelce nella fotografia insieme ai figli. Una preferenza che avrebbe riguardato la composizione dello scatto, anche se non emergono elementi sufficienti per attribuirle motivazioni particolari.
Il giocatore di football americano, compagno della cantante, era comunque presente all’incontro e aveva condiviso un’altra fotografia con William, George e Charlotte. Nessuna esclusione dall’evento, dunque, ma una presunta richiesta relativa a uno specifico selfie.
Il curioso retroscena dietro l’incontro
La vicenda aggiunge un dettaglio inaspettato a uno degli incontri più commentati tra la monarchia britannica e il mondo della musica pop. William, che raramente mostra un lato così informale della propria vita familiare, aveva regalato ai figli una serata indimenticabile.
Rimane da chiarire perché il principe avrebbe preferito una fotografia senza Kelce. Il retroscena, per ora, racconta una scelta fotografica piuttosto che un dissapore tra il futuro sovrano e il campione americano.
Gossip
Stefano De Martino, da ballerino di Amici a re della Rai e di Sanremo: «Mi ero montato la testa». E su Belén rivela come la conquistò
Il ragazzo che sognava di vivere di danza è diventato uno dei volti di punta della televisione italiana. Tra il successo di Affari tuoi, la guida di Sanremo, gli errori di gioventù e l’amore con Belén Rodriguez, Stefano De Martino racconta una carriera che nessuno avrebbe immaginato.
Da ballerino di Amici a padrone di casa di Affari tuoi, fino alla conduzione e alla direzione artistica del Festival di Sanremo. La parabola televisiva di Stefano De Martino sembra una di quelle storie che, raccontate all’inizio, nessuno avrebbe preso troppo sul serio. E invece il ragazzo napoletano che sognava di guadagnarsi da vivere ballando è diventato uno dei protagonisti della Rai, raccogliendo un’eredità televisiva che appartiene tradizionalmente ai grandi nomi dell’intrattenimento italiano.
Il passaggio più significativo porta la firma di Carlo Conti, che gli ha consegnato simbolicamente il testimone del Festival di Sanremo. Non soltanto la conduzione, ma anche la direzione artistica della manifestazione: una responsabilità che segna la definitiva trasformazione di De Martino da giovane promessa a figura centrale della televisione pubblica.
E pensare che, agli inizi, rischiava di perdere la testa per molto meno.
«Ad Amici mi ero montato la testa»: la confessione di Stefano De Martino
Il primo grande incontro con la popolarità arriva nel 2009, quando Stefano entra nella scuola di Amici di Maria De Filippi. È giovane, bello, sa ballare e conquista rapidamente l’attenzione del pubblico. Il successo arriva all’improvviso, insieme agli autografi, ai complimenti e alla sensazione di essere diventato qualcuno.
Un’esperienza che, come ha raccontato ripercorrendo la propria carriera, gli fa perdere per qualche tempo il senso delle proporzioni.
«In quel periodo ho avuto su me stesso pensieri fuori misura», ha ammesso, riconoscendo quanto fosse facile lasciarsi abbagliare dalla notorietà.
La cura arriva lontano dalle telecamere italiane. Stefano parte per New York, entra in una compagnia di danza e scopre che la popolarità conquistata in televisione, dall’altra parte dell’oceano, non vale praticamente nulla.
«Ero l’italiano che si distingueva perché non sapeva parlare bene l’inglese. È stato prezioso per ridimensionarmi».
Una lezione importante: il talento deve fare i conti con il lavoro, la disciplina e la capacità di ricominciare da zero.
Maria De Filippi, la donna che gli ha insegnato la televisione
Se Amici gli apre le porte della notorietà, è Maria De Filippi a diventare il suo principale punto di riferimento professionale.
De Martino osserva il modo in cui la conduttrice costruisce le trasmissioni, gestisce i protagonisti e governa i tempi televisivi. Quello che inizialmente sembra un mondo lontanissimo dalla danza comincia ad affascinarlo.
«Televisivamente parlando mi sento suo figlio», ha dichiarato, riconoscendo il ruolo fondamentale della conduttrice nella propria formazione.
La svolta arriva quando comprende che il suo futuro non deve necessariamente coincidere con quello del ballerino. Può stare davanti alle telecamere senza danzare, intrattenere senza esibirsi e costruire uno stile personale.
Il passaggio non è immediato. Stefano sperimenta, studia, affronta programmi differenti e trova progressivamente un linguaggio televisivo fatto di ironia, spontaneità e capacità di dialogare con persone comuni.
Da Stasera tutto è possibile ad Affari tuoi: nasce il nuovo volto della Rai
La consacrazione passa attraverso Stasera tutto è possibile, programma che gli permette di mostrare una qualità decisiva: sa divertirsi e far divertire, senza bisogno di atteggiarsi a presentatore impeccabile.
La sua conduzione punta sulla complicità con gli ospiti, sull’improvvisazione e su una leggerezza che non diventa mai disinteresse per il programma.
Poi arriva Affari tuoi, il gioco dei pacchi di Rai 1, che aveva già contribuito alla popolarità di conduttori come Paolo Bonolis, Flavio Insinna e Amadeus.
Per De Martino è una prova particolarmente impegnativa. Deve raccogliere l’eredità di un programma amatissimo, mantenere l’attenzione del pubblico e trovare un equilibrio tra suspense, emozione e intrattenimento.
Il risultato consolida la sua posizione nel palinsesto della rete ammiraglia. Non è più soltanto l’ex ballerino che ha imparato a presentare: è un conduttore al quale la Rai affida uno dei suoi appuntamenti più importanti.
Sanremo, il salto definitivo: conduttore e direttore artistico
L’investitura per Sanremo 2027 rappresenta il coronamento di questo percorso. Carlo Conti annuncia personalmente il passaggio di consegne, affidandogli sia la conduzione sia la direzione artistica della manifestazione.
Per De Martino, che aveva parlato del Festival come di un traguardo da raggiungere senza fretta, è il riconoscimento di una crescita professionale costruita attraverso esperienze molto diverse.
«È un onore vero, un gesto di generosità non scontata che ricorderò per sempre», commenta dopo l’annuncio.
Poi aggiunge una frase che racconta bene il suo atteggiamento davanti alla nuova responsabilità: «Ora testa bassa e pedalare».
Il compito, del resto, va molto oltre la presentazione delle canzoni. La direzione artistica comporta scelte musicali, costruzione dello spettacolo e responsabilità sull’identità complessiva del Festival.
Una sfida considerevole per chi ha iniziato la carriera davanti alle telecamere indossando i panni del ballerino.
Belén Rodriguez e Fabrizio Corona: «In teoria non c’era gara»
Accanto alla carriera televisiva, la vita sentimentale di Stefano De Martino ha occupato per anni le pagine della cronaca rosa. Soprattutto per la relazione con Belén Rodriguez, una delle storie d’amore più seguite dello spettacolo italiano.
Quando si incontrano, Stefano ha 22 anni e Belén 27. Lei è già una celebrità affermata ed è stata legata a Fabrizio Corona, personaggio che appartiene a un universo mediatico molto diverso da quello del giovane ballerino.
«Penso che tanti uomini, dopo, abbiano cominciato a sentirmi vicino perché in fondo io ce l’avevo fatta con mezzi limitati. Lei stava con Fabrizio Corona, un’altra generazione, un’altra vita: in teoria non c’era gara».
Eppure Stefano riesce a conquistarla. Il segreto? Niente strategie elaborate, almeno secondo il suo racconto. È sufficiente ballare insieme.
«Ballare insieme ha subito accorciato le distanze. È un peccato che oggi più nessuno balli un lento: sterno contro sterno, cuore contro cuore; si risparmia un sacco di tempo, l’invito a cena, l’approccio con il cuore in gola…».
Un corteggiamento che sembra uscito da una commedia romantica e che porta al matrimonio nel 2013 e alla nascita del figlio Santiago.
La fine dell’amore con Belén e il rapporto con Santiago
La relazione tra Stefano e Belén attraversa separazioni, riavvicinamenti e momenti di grande esposizione mediatica, fino alla rottura definitiva.
De Martino ha raccontato quella storia senza rinnegare i sentimenti vissuti.
«Gli amori si compiono. O si resiste al tempo con affanno, o si ha il coraggio di dire che è stato molto bello. L’unico amore eterno è quello tra genitori e figli».
Una riflessione che sposta l’attenzione su Santiago, il legame più importante nato dalla relazione con la showgirl argentina.
Stefano ha descritto il proprio ruolo di padre come quello di un uomo che deve conciliare gli impegni professionali con il desiderio di trascorrere tempo di qualità insieme al figlio.
Non soltanto regali o vacanze, ma esperienze condivise, viaggi, musei e ricordi da costruire. Ha raccontato anche di voler insegnare a Santiago il valore del denaro e dell’attesa, evitando che cresca pensando di poter ottenere tutto immediatamente.
Stefano De Martino e il segreto di una carriera che sembrava impossibile
La trasformazione di De Martino racconta anche un cambiamento della televisione italiana. Un artista nato in un talent show può costruire una carriera autonoma, affrancarsi dall’immagine degli esordi e conquistare la fiducia di una platea molto più ampia.
Il suo percorso non cancella la danza, ma la trasforma in una parte della propria identità. Il ballerino rimane nella postura, nella naturalezza davanti alle telecamere, nel rapporto con il palcoscenico. Il conduttore, invece, cresce attraverso l’esperienza e la capacità di ascoltare.
E c’è una curiosa ironia nella sua storia: il ragazzo che ad Amici rischiava di montarsi la testa per qualche complimento è arrivato a guidare il Festival di Sanremo, uno dei palcoscenici più prestigiosi e impegnativi della televisione italiana.
Questa volta, però, sa bene che gli applausi rappresentano soltanto una parte del lavoro.
Speciale Grande Fratello
Grande Fratello Vip, Selvaggia Lucarelli boccia Piera Meloni e Roncaccia: lei promette di «sciogliersi», ma lui guarda già da un’altra parte
Selvaggia Lucarelli definisce noiosa l’amicizia speciale tra Piera Meloni e Roncaccia. Lei, a rischio eliminazione, annuncia un patto con se stessa: se resterà nella Casa, potrebbe finalmente lasciarsi andare. Peccato che lui, nel frattempo, sembri più interessato alla Morello e alle sue pose.
Al Grande Fratello Vip l’amore può aspettare, soprattutto quando incombe un’eliminazione. Piera Meloni, dopo la stroncatura di Selvaggia Lucarelli sulla sua amicizia speciale con Roncaccia, sembra pronta a rivedere la strategia sentimentale. L’opinionista aveva definito noioso il rapporto tra i due concorrenti e adesso Piera lascia intendere che qualcosa potrebbe cambiare. Ma soltanto a una condizione: superare indenne la prossima puntata. Roncaccia, intanto, sembra avere pensieri decisamente meno romantici.
Selvaggia Lucarelli boccia la coppia Meloni-Roncaccia
Durante la scorsa puntata, Selvaggia Lucarelli non aveva mostrato particolare entusiasmo per il rapporto tra Piera Meloni e Roncaccia, giudicando noiosa la loro amicizia speciale. Una valutazione poco incoraggiante per due concorrenti che, almeno sulla carta, potrebbero rappresentare una delle possibili trame sentimentali del reality.
Piera sembra aver recepito il messaggio e adesso parla di un patto che potrebbe modificare gli equilibri del rapporto, anche se tiene a precisare di averlo stretto esclusivamente con se stessa.
Piera Meloni: «Se non esco venerdì potrei sciogliermi»
«Per adesso ho fatto un patto», annuncia la concorrente, prima di chiarire: «Un patto con me stessa, non con lui. Se non esco venerdì potrei sciogliermi un attimo, sciogliere la riserva. Perché non ha senso sciogliermi adesso. Vedremo che cosa succederà».
Insomma, il possibile disgelo sentimentale dipende dalla permanenza nella Casa. Prima bisogna superare il televoto, poi eventualmente si potrà parlare di sentimenti. Una dichiarazione che, dopo le critiche di Lucarelli, rischia inevitabilmente di alimentare i sospetti di chi considera certe dinamiche romantiche funzionali soprattutto alla sopravvivenza nel gioco.
Roncaccia guarda la Morello: «Me sa che mi devo cambiá»
Mentre Piera riflette sull’opportunità di lasciarsi andare, Roncaccia sembra distratto da tutt’altro. Il concorrente, infatti, commenta la posizione assunta da un’altra inquilina con una battuta che non brilla esattamente per romanticismo: «Guarda la Morello tutto piegata indietro, me sa che mi devo cambiá».
Una frase che stride con le aspettative sentimentali alimentate da Piera. Lei valuta se sciogliere finalmente le riserve, lui osserva la Morello e scherza sulla necessità di cambiarsi. Se l’obiettivo era convincere Selvaggia Lucarelli che tra i due stia nascendo una storia appassionante, per il momento il risultato appare piuttosto incerto.
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