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Benessere

Basta con la dieta da incubo! Le feste non sono una battaglia contro la bilancia

Natale, Capodanno… e la solita ansia da cibo in più. Ma è davvero necessario privarsi di tutto durante le feste? Una nutrizionista ci svela la verità e ci spiega come goderci le feste senza sensi di colpa.

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    Diete ferree, digiuni e detox: le proposte per “sopravvivere” alle feste natalizie sono infinite. Ma sono davvero utili? Una esperta ci spiega perché è importante smettere di demonizzare il cibo e come godersi le festività senza sensi di colpa.

    Con le feste si scatena l’allarme rosso: diete drastiche, digiuni e detox invadono i nostri social e le nostre riviste preferite, promettendo di farci affrontare i pranzi e i cenoni natalizi senza mettere su un grammo. Ma è davvero necessario privarsi di tutto durante le festività? E soprattutto, è sano sottoporsi a restrizioni alimentari così drastiche?

    Non ha alcun senso pesarsi in questi giorni, perché il peso può fluttuare di molto in base a diversi fattori, come la ritenzione idrica o il contenuto di acqua nei cibi. Fissarsi sulla bilancia durante le feste può solo aumentare l’ansia e il senso di colpa, senza portare a risultati concreti.

    Ma allora, come possiamo affrontare le festività senza sentirci in colpa? Le feste sono un momento per stare insieme ai propri cari e condividere momenti di gioia. Privarsi del piacere di un buon pasto non ha senso.

    Consigli per affrontare le feste in serenità
    Mangia quando hai fame e fermati quando sei sazio.
    Privilegia alimenti freschi e poco lavorati, evitando cibi troppo grassi e zuccherati.
    Concentrati sui sapori e sui profumi del cibo, assaporando ogni morso.
    Fare dei pasti regolari aiuta a mantenere stabile la glicemia e a evitare attacchi di fame.
    Muoversi è importante in ogni periodo dell’anno, ma durante le feste lo è ancora di più.
    Le diete fai da te possono essere pericolose per la salute e compromettere il metabolismo.
    Se esageri un po’, non sentirti in colpa. Goditi le feste e riprendi le tue abitudini sane dopo le vacanze.

    Perché le diete drastiche non funzionano
    Le diete drastiche e i digiuni non solo sono inefficaci nel lungo termine, ma possono anche essere dannosi per la salute. Riducendo drasticamente l’apporto calorico, il corpo entra in modalità di risparmio energetico, rallentando il metabolismo e rendendo più difficile perdere peso. Inoltre, le diete troppo restrittive possono portare a carenze nutrizionali e a disturbi dell’umore. Le feste sono un momento per stare insieme ai propri cari e condividere momenti di gioia. Non rovinarle con ansie e preoccupazioni legate al peso. Seguendo questi semplici consigli, potrai goderti le festività in modo sano e consapevole, senza rinunciare al piacere del cibo

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      Benessere

      Quando l’estate diventa un peso: il parental burnout colpisce i genitori in vacanza

      Il parental burnout, sindrome di esaurimento legata alla genitorialità, trova terreno fertile d’estate: scuole chiuse, figli a casa, costi dei centri estivi e aspettative irrealistiche accendono un malessere che non va sottovalutato.

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      parental burnout

        L’estate è spesso raccontata come il tempo del riposo e della spensieratezza. Ma dietro l’immagine patinata di spiagge, viaggi e tramonti, per molti genitori la stagione calda coincide con un surplus di responsabilità. La chiusura delle scuole e la sospensione delle attività extrascolastiche trasformano le giornate in un puzzle complesso, dove lavoro e gestione familiare si intrecciano senza sosta. È in questo contesto che il parental burnout – esaurimento fisico ed emotivo legato alla genitorialità – tende a manifestarsi con più forza.

        Non si tratta di semplice stanchezza: i sintomi vanno dalla spossatezza cronica all’irritabilità, dal senso di fallimento alla perdita di entusiasmo. Eppure spesso il fenomeno viene sottovalutato, quasi fosse “normale” per un genitore vivere con fatica. La verità è che l’estate, con la promessa di leggerezza che si scontra con la realtà organizzativa, diventa un acceleratore di questo disagio.

        Una recente indagine condotta da UnoBravo, piattaforma italiana di supporto psicologico, conferma il quadro. Oltre la metà dei terapeuti segnala un aumento dei casi di stress genitoriale proprio nei mesi estivi. I più esposti sono i lavoratori senza aiuti esterni (62%), i genitori di bambini sotto i 5 anni (40%) e le famiglie con figli con bisogni speciali (30%). Tra le difficoltà più frequenti emergono la ricerca di equilibrio tra lavoro e figli (73%), i costi elevati di babysitter e centri estivi (67%) e la mancanza di una rete di supporto (40%).

        Anche la letteratura scientifica internazionale fotografa la stessa tendenza. Uno studio pubblicato nel 2024 su BMC Public Health individua tre fattori chiave del burnout genitoriale: perfezionismo, eccessivo senso di responsabilità e sovraccarico logistico. Caratteristiche che, nei mesi estivi, si amplificano: molti genitori entrano in una modalità di “iper-presenza”. Cercando di organizzare ogni dettaglio delle vacanze, garantire benessere ai figli e mantenere al contempo il passo con le proprie attività.

        La pressione non arriva solo dall’esterno, dai social o dai modelli culturali, ma anche dall’interno: il timore di “non fare abbastanza” spinge mamme e papà a vivere l’estate come una performance continua. Non sorprende, quindi, che ricerche dell’Ohio State University College of Nursing abbiano messo in luce come i genitori più inclini al controllo e al perfezionismo siano anche quelli più soggetti a stress, irritabilità e distacco emotivo dai figli.

        Le madri risultano particolarmente vulnerabili: su di loro continua a gravare la quota maggiore di gestione domestica e familiare, oltre a un carico di aspettative culturali spesso silenziose. Diversi studi dimostrano che riportano livelli più alti di esaurimento emotivo e, nei casi più gravi, perdita di significato nel ruolo genitoriale.

        Come uscirne? Il primo passo è riconoscere il parental burnout come condizione reale, non come debolezza personale. Ridurre le aspettative, accettare giornate imperfette, chiedere aiuto e ritagliarsi spazi di cura individuale sono strategie concrete. L’estate non deve diventare una corsa a ostacoli: lasciare che i figli si annoino, o concedersi una pausa, non significa fallire.

        E se il peso sembra insostenibile, rivolgersi a un professionista è fondamentale. Il parental burnout non si risolve da solo, ma può trasformarsi in un’occasione per ridefinire ritmi, ruoli e priorità. Perché a volte, per essere davvero presenti, serve prima di tutto imparare a fermarsi.

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          Benessere

          Pesce e mercurio: come proteggere la salute senza rinunciare ai benefici

          Ricco di proteine e omega-3, il pesce resta un alimento fondamentale per una dieta equilibrata. Ma la presenza di mercurio in alcune varietà obbliga a fare scelte consapevoli: ecco quali pesci preferire e come ridurre i rischi.

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          pesce

            Il pesce è considerato uno degli alimenti più preziosi per la salute: fonte di proteine di alta qualità, vitamine e soprattutto acidi grassi omega-3, fondamentali per il benessere del cuore e del cervello. Tuttavia, negli ultimi anni si è acceso un campanello d’allarme: la presenza di mercurio in alcune specie ittiche.

            Un recente documento del Consiglio Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA), in linea con gli avvertimenti già lanciati dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), invita i consumatori a un approccio più prudente, soprattutto nel caso di donne in gravidanza, bambini e anziani.

            Il tema non è nuovo: nel 2022 l’Unione Europea ha aggiornato i limiti massimi consentiti di mercurio nel pesce con il Regolamento (UE) 2022/617, segno della crescente attenzione verso i rischi collegati a questo metallo pesante.

            I pesci più a rischio

            La presenza di mercurio non è uguale in tutte le specie. I livelli più alti si registrano nei grandi predatori marini, come pesce spada, tonno (soprattutto pinna gialla e rossa), squalo e marlin. Questi animali si trovano in cima alla catena alimentare e accumulano mercurio nutrendosi di altri pesci più piccoli, in un processo chiamato bioaccumulazione. Inoltre, la loro lunga aspettativa di vita favorisce un accumulo maggiore.

            Diversa la situazione per pesci di piccola e media taglia, come sardine, alici, sgombri, trote, orate e spigole, che tendono a contenere quantità molto più basse di mercurio.

            Le categorie più vulnerabili

            Secondo le autorità sanitarie, le persone più a rischio sono:

            • Donne incinte e in allattamento, perché il mercurio può attraversare la placenta e influenzare lo sviluppo neurologico del feto.
            • Bambini, il cui sistema nervoso è ancora in formazione.
            • Anziani, che possono risentire dell’accumulo a lungo termine di metalli pesanti.

            Per questi gruppi, le raccomandazioni sono più stringenti: meglio ridurre o evitare i pesci ad alto contenuto di mercurio.

            Controlli e casi recenti

            In Italia la sicurezza alimentare è garantita da un sistema di controlli rigorosi, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Tuttavia, episodi di superamento dei limiti non mancano: negli ultimi anni alcuni lotti di pesce spada sono stati ritirati dal mercato per valori oltre la norma.

            Un’indagine condotta da Altroconsumo ha inoltre confermato che specie di grossa taglia vendute sul mercato nazionale possono talvolta presentare concentrazioni superiori ai limiti fissati dalla legge.

            Come consumare pesce in sicurezza

            Nonostante le preoccupazioni, gli esperti sono concordi: il pesce non deve essere eliminato dalla dieta. È sufficiente adottare alcune semplici accortezze:

            • Variare le scelte, privilegiando pesci piccoli e medi.
            • Limitare il consumo dei grandi predatori, evitando di mangiarli con frequenza.
            • Informarsi sulla provenienza e scegliere prodotti da filiere controllate.
            • Considerare l’acquacoltura sostenibile, che può ridurre i rischi di contaminazione.

            In conclusione, il pesce rimane un alleato della salute, ma come spesso accade la chiave è l’equilibrio. Con scelte consapevoli e informate è possibile continuare a godere dei suoi benefici, riducendo al minimo i rischi legati al mercurio.

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              Benessere

              Cambio di stagione ed emicrania: perché aumentano gli attacchi e come ridurli

              Il passaggio dall’estate all’autunno e poi dall’inverno alla primavera non mette alla prova solo l’umore, ma anche la salute neurologica. Gli sbalzi di temperatura e di pressione atmosferica sono tra i fattori che più spesso innescano le crisi di emicrania.

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              Cambio di stagione ed emicrania: perché aumentano gli attacchi e come ridurli

                Stanchezza, mal di testa improvvisi e cali di concentrazione. Sono molti a sperimentare un peggioramento dei sintomi emicranici durante i cambi di stagione. Secondo la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), le variazioni meteorologiche – soprattutto la pressione barometrica e l’umidità – possono influenzare i meccanismi vascolari e neurologici che scatenano il dolore. Non è un caso se proprio in questi periodi dell’anno aumentano gli accessi ai centri specializzati in cefalee.

                Perché il meteo influisce sul cervello

                La relazione tra clima ed emicrania è stata oggetto di diverse ricerche. Uno studio pubblicato su Neurology ha evidenziato come i rapidi cali di pressione atmosferica possano alterare l’equilibrio dei neurotrasmettitori, facilitando l’insorgenza dell’attacco. Anche la variazione della durata della luce diurna, che regola la produzione di melatonina, può disturbare i ritmi circadiani e rendere più vulnerabili ai mal di testa.

                Chi rischia di più

                A soffrire maggiormente sono le persone già predisposte: chi ha familiarità per emicrania, chi soffre di cefalea cronica o chi è particolarmente sensibile agli stimoli esterni. Le donne, a causa delle oscillazioni ormonali, hanno statisticamente un rischio triplo rispetto agli uomini. Inoltre, chi svolge lavori irregolari, con turni notturni o poco sonno, tende ad avere attacchi più frequenti.

                Prevenire con piccoli gesti quotidiani

                Gli esperti consigliano di non sottovalutare i primi campanelli d’allarme e di adottare alcune strategie preventive:

                • Regolarità del sonno: andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora riduce lo stress biologico.
                • Alimentazione equilibrata: evitare digiuni prolungati, abuso di caffeina e alcol, eccesso di cibi ricchi di conservanti e glutammato.
                • Idratazione costante: la disidratazione è uno dei più comuni fattori scatenanti.
                • Attività fisica moderata: sport come camminata veloce, yoga o nuoto aiutano a stabilizzare i livelli di serotonina.
                • Gestione dello stress: tecniche di rilassamento, meditazione e respirazione possono attenuare l’intensità degli attacchi.

                Quando serve il medico

                Se il mal di testa diventa frequente o invalidante, è fondamentale rivolgersi a un centro cefalee. Le terapie oggi disponibili spaziano dai farmaci specifici per l’attacco acuto (triptani) a trattamenti preventivi più moderni, come gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, che hanno ridotto significativamente gli accessi in pronto soccorso per emicrania grave.

                Un approccio personalizzato

                Gli specialisti sottolineano che non esiste una cura valida per tutti: l’approccio deve essere costruito su misura, combinando farmaci, igiene di vita e, in alcuni casi, fisioterapia o supporto psicologico. La prevenzione resta l’arma principale per affrontare con serenità i mesi di transizione climatica.

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