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Come vedono i gatti? Cinque curiosità sui felini e sul loro modo di vedere la vita!
Scopri il misterioso mondo della visione felina mentre esploriamo le dieci curiosità più affascinanti sui gatti. Dall’intrigante modo in cui percepiscono i colori alla loro straordinaria capacità di vedere al buio, sveleremo i segreti dietro gli occhi affilati dei nostri amici pelosi. Accompagnaci in un viaggio attraverso la vista dei gatti e scopri perché il loro mondo è così unico e affascinante.
Come e quanto possano vedere i gatti sono questioni da sempre al centro di interesse. Molti scienziati e proprietari di animali domestici non solo si sono interrogati su quanto sia incredibile la loro visione notturna, ma si è spesso discusso se i gatti possano vedere o meno i colori. Un’opinione comune sostiene, infatti, che i gatti vivano un’esistenza esclusivamente monocromatica. Ma qual è la verità? I gatti sono daltonici o riescono ad apprezzare un arcobaleno di sfumature proprio come noi?
Come funziona la visione dei colori
Grazie ad approfondite ricerche sull’argomento, sappiamo che i gatti effettivamente vedono i colori, ma non nello stesso modo in cui li percepiscono gli esseri umani. La loro vista non è così vivida e non si estende quanto quella umana, ma la loro vista è comunque superiore alla nostra grazie alla capacità superiore di vedere al buio.
Come fanno i gatti a vedere i colori?
Il modo in cui i gatti vedono i colori è il risultato della struttura dei loro occhi. La retina è composta da due tipi principali di cellule: i bastoncelli, responsabili della visione notturna, e i coni, che consentono la visione diurna e la percezione dei colori. Tuttavia, il motivo per cui la gamma di colori dei gatti è limitata rispetto a quella degli esseri umani è perché non hanno tanti coni quanto noi: in realtà, noi ne abbiamo 10 volte di più! Al contrario, i gatti hanno una quantità maggiore di bastoncelli rispetto a noi, che è ciò che permette loro di vedere meglio di notte. I gatti sono daltonici?
Quali colori possono vedere i gatti?
Quali colori esatti i gatti possano effettivamente vedere è ancora oggetto di dibattito. I due coni di rilevamento del colore negli occhi dei felini domestici consentono loro di vedere le lunghezze d’onda della luce blu-viola e giallo-verde, ma non rosso-arancione. Analogamente ai cani, quindi, i gatti vedono principalmente le cose in sfumature di giallo, grigio e blu, ma alcuni ricercatori pensano che i gatti possano notare anche alcune sfumature di verde.
Perché i gatti non vedono il rosso?
Il daltonismo non ha nulla a che fare con la capacità di vedere, ma si riferisce alla capacità (o alla mancanza) di distinguere i colori. Non è raro che una persona non sia in grado di distinguere il colore rosso dal colore verde. Altre persone hanno difficoltà, dopo un infortunio o una malattia agli occhi, a notare le sfumature dei colori o a confrontare i colori. Ciò è dovuto al daltonismo. I gatti non hanno solitamente una simile carenza a carico dell’occhio stesso, ma – a differenza degli esseri umani che hanno tre coni, quindi possono rilevare l’intero spettro della luce – hanno solo due coni, il che limita il range dei colori che vedono.
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Cane in auto sotto il sole: perché bastano pochi minuti per trasformare l’abitacolo in una trappola mortale
Molti proprietari pensano che lasciare il cane in macchina per “solo cinque minuti” non sia un problema. In realtà, con il caldo, la temperatura all’interno dell’auto può salire rapidamente fino a livelli pericolosi. Ecco cosa dice la scienza, quando è vietato farlo e quali alternative adottare.
Una distrazione che può costare la vita
Con l’arrivo della bella stagione si ripresenta ogni anno lo stesso scenario: un cane lasciato in auto mentre il proprietario entra in un negozio, fa una commissione o si assenta per qualche minuto. Un gesto che può sembrare innocuo ma che, secondo veterinari e associazioni animaliste, rappresenta uno dei principali rischi estivi per gli animali domestici.
Il motivo è semplice. L’abitacolo di un’automobile funziona come una serra. Anche quando la temperatura esterna non appare particolarmente elevata, il sole che colpisce carrozzeria e vetri provoca un rapido aumento del calore all’interno del veicolo.
Secondo numerosi studi sul microclima delle automobili, in una giornata con 25 gradi all’esterno la temperatura interna può superare i 40 gradi in meno di mezz’ora. Con temperature superiori ai 30 gradi il rischio diventa ancora più elevato.
Perché i cani soffrono il caldo più degli esseri umani
A differenza delle persone, i cani non regolano la temperatura corporea attraverso la sudorazione diffusa sulla pelle. Il loro principale meccanismo di raffreddamento è l’ansimare.
Quando l’aria all’interno dell’auto diventa troppo calda, questo sistema non riesce più a dissipare il calore accumulato dall’organismo. La temperatura corporea può così aumentare rapidamente fino a provocare un colpo di calore, una condizione medica che richiede un intervento urgente.
I sintomi iniziali comprendono respirazione accelerata, agitazione, salivazione eccessiva e debolezza. Nei casi più gravi possono comparire vomito, perdita di coscienza, collasso cardiovascolare e danni permanenti agli organi interni.
Le razze brachicefale, come bulldog, carlini e boxer, sono particolarmente vulnerabili, così come i cuccioli, gli animali anziani e quelli affetti da patologie cardiache o respiratorie.
Abbassare i finestrini non basta
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che lasciare un piccolo spiraglio ai finestrini renda sicura la permanenza del cane in auto.
Gli esperti smentiscono questa convinzione. Una lieve apertura dei vetri non impedisce infatti all’abitacolo di surriscaldarsi rapidamente. Anche parcheggiare all’ombra può essere una soluzione solo temporanea: con il passare del tempo il sole si sposta e l’ombra può scomparire.
Per questo le principali organizzazioni veterinarie consigliano di non lasciare mai un animale in macchina durante le giornate calde, neppure per pochi minuti.
Esistono situazioni in cui si può fare?
In linea generale, lasciare il cane in auto può essere considerato accettabile soltanto quando le temperature sono basse o miti, il veicolo è ben ventilato e l’assenza del proprietario è estremamente breve.
Negli ultimi anni alcune auto elettriche hanno introdotto sistemi di climatizzazione che restano attivi anche a motore spento. Tuttavia, gli esperti raccomandano comunque prudenza, poiché un malfunzionamento del sistema potrebbe trasformare rapidamente la situazione in un’emergenza.
La regola più sicura resta una sola: se non è possibile portare il cane con sé, è preferibile lasciarlo a casa.
Cosa fare se non esistono alternative
Può capitare di dover viaggiare con il proprio animale e trovarsi costretti a una breve sosta. In questi casi è importante pianificare in anticipo.
Meglio scegliere aree attrezzate dove l’animale possa scendere dall’auto, assicurarsi che abbia sempre acqua fresca a disposizione e privilegiare gli spostamenti nelle ore meno calde della giornata. Durante i viaggi lunghi è consigliabile effettuare soste frequenti per consentire al cane di muoversi e raffreddarsi.
Se si vede un cane in difficoltà
Di fronte a un animale chiuso in un’auto surriscaldata e visibilmente sofferente è opportuno agire rapidamente. Il primo passo è cercare il proprietario nelle vicinanze e contattare le forze dell’ordine o la polizia locale.
Ogni situazione va valutata con attenzione, ma il fattore tempo è spesso decisivo: un colpo di calore può svilupparsi in pochi minuti.
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Genitori e figli, umani e cani: come la tua infanzia influenza il modo in cui educhi il tuo pet
Uno studio delle Università di Stirling e Glasgow svela la trasmissione intergenerazionale dei metodi educativi da umani a quattrozampe. L’approccio autoritario fallisce sempre, ma viziare Fido rischia di togliergli l’autostima.
Guardate il vostro cane mentre ignora beatamente i vostri comandi sul divano o mentre vi implora per l’ennesimo biscottino fuori orario. Prima di dare la colpa al suo carattere ribelle, provate a fare un viaggio nel tempo e a ripensare alla vostra infanzia. Il modo in cui vostra madre e vostro padre vi hanno educato, infatti, potrebbe essere lo specchio esatto di come oggi voi state crescendo il vostro quattrozampe.
A rivelare questo insolito “passaggio di testimone” emotivo è una ricerca intitolata “Trasmissione intergenerazionale degli stili genitoriali umani alle relazioni uomo-cane”, condotta dai ricercatori delle università scozzesi di Stirling e Glasgow e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Animals. Gli studiosi hanno preso in esame un campione di 391 proprietari di cani, scoprendo che tendiamo a comportarci con Fido replicando quasi fedelmente i modelli familiari che abbiamo vissuto sulla nostra pelle.
I quattro profili: tu che “genitore” sei per il tuo cane?
La psicologia umana riconosce da tempo quattro stili educativi fondamentali. La novità della ricerca è che questi identikit si adattano perfettamente anche al rapporto uomo-animale:
- L’Autorevole (Il modello ideale): È il giusto mezzo. C’è molto affetto (alta reattività) ma anche regole chiare (alta esigenza). Si comunica, si monitora e si cresce insieme.
- L’autoritario (Il tiranno): Regole rigide, imposizioni coatte, punizioni e nessuna spiegazione. C’è pochissima attenzione ai bisogni emotivi del cane.
- Il permissivo (L’amico complice): Tantissimo amore e calore, ma totale incapacità di dare una direzione, dei limiti o una struttura comportamentale.
- Il non coinvolto (Il distaccato): Il livello minimo di sforzo. Poche regole, ma anche pochissimo affetto.
La trappola del permissivismo: l’ansia e i chili di troppo
I dati emersi dalle interviste parlano chiaro: lo stile permissivo è quello che si tramanda con maggiore facilità di generazione in generazione. Chi è cresciuto con genitori molto tolleranti tende a viziare il proprio cane. Ma attenzione, perché fare gli “amici” di Fido non è sempre un bene per lui.
I ricercatori hanno dimostrato che i cani cresciuti da umani permissivi mostrano un’eccessiva dipendenza (ricerca di prossimità) e vanno in ansia non appena si presenta una situazione minacciosa. Non solo: questo approccio è statisticamente associato al sovrappeso nei cani, causato da un eccesso di cibo usato come surrogato dell’educazione.
«Un accudimento esasperato e privo di coerenza impedisce al cane di sviluppare la propria autostima, la propria autonomia e l’efficacia nel muoversi nel mondo», spiegano gli esperti nel testo della ricerca.
Il fallimento del pugno di ferro
Se il permissivismo crea cani insicuri e “mammoni”, l’approccio autoritario fa ancora peggio. Lo studio conferma che l’uso della forza e della gerarchia rigida rovina il legame tra le due specie. Proprio come accade nei bambini, i cani sottoposti a metodi autoritari sviluppano gravi problemi comportamentali e disadattamento emotivo.
La chiave di volta, dunque, resta lo stile autorevole: fermo ma empatico. I risultati di questa ricerca aprono ora le porte a una rivoluzione nel mondo della cinofilia. Nei futuri percorsi di riabilitazione comportamentale, gli educatori non dovranno più studiare solo la psicologia del cane, ma fare un piccolo “terzo grado” anche al passato del padrone. Per guarire i traumi di Fido, insomma, bisognerà prima capire come siamo stati cresciuti noi.
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Sos zecche: cosa fare se ne trovi una sul tuo cane o gatto
Con il rialzo delle temperature torna l’incubo dei parassiti. Ma attenzione ai rimedi della nonna: soffocare l’insetto con alcol o grassi aumenta il rischio di infezioni gravi. Ecco come muoversi passo dopo passo.
Basta una passeggiata nell’erba alta o un giro in giardino per fare il brutto incontro. Al ritorno a casa, accarezzando il cane o il gatto, le dita intercettano quella minuscola e fastidiosa pallina dura: una zecca. La prima reazione è spesso un misto di disgusto e panico, seguita dal tentativo di rimuoverla il prima possibile.
Proprio in questo momento, però, si rischia di commettere l’errore più grande, dettato da vecchie credenze popolari che la medicina veterinaria ha ormai ampiamente smentito. Vediamo cosa dice la scienza su come gestire l’emergenza in modo sicuro.
Il grande errore: mai usare olio, alcol o smalto per unghie
Il mito più duro a morire suggerisce di cospargere la zecca con olio d’oliva, alcol, burro o persino smalto per le unghie per “soffocarla” e costringerla a staccarsi da sola. Niente di più sbagliato e pericoloso.
Il fatto verificato: Quando la zecca si sente soffocare dall’olio o viene irritata dall’alcol, entra in uno stato di forte stress. Per tutta risposta, rigurgita il contenuto del suo stomaco direttamente nel sangue dell’animale. Questo rigurgito aumenta esponenzialmente il rischio di trasmettere agenti patogeni pericolosi, come i batteri responsabili della Malattia di Lyme o dell’Ehrlichiosi.
Come si toglie davvero una zecca?
La rimozione deve essere esclusivamente meccanica e tempestiva. Gli studi veterinari confermano che una zecca impiega solitamente dalle 24 o 48 ore dal morso prima di poter trasmettere eventuali infezioni. Agire subito fa la differenza.
Ecco i passaggi corretti approvati dai professionisti:
- Usa lo strumento giusto: Procurati una pinzetta specifica per zecche (a forma di gancio o di “piede di porco”), facilmente reperibile in farmacia o nei negozi di animali. In alternativa, vanno bene delle normali pinzette a punta sottile.
- Afferra alla base: Posiziona la pinzetta il più vicino possibile alla pelle dell’animale, afferrando la zecca per la “testa” (il rostro) e non per il corpo gonfio, per evitare di schiacciarla.
- Il movimento corretto: Tira verso l’alto con una frazione costante e decisa. Se usi i ganci appositi, effettua un leggero movimento di rotazione (come per svitare). Non strattonare.
- Disinfetta alla fine: Solo dopo aver rimosso la zecca puoi disinfettare la cute del cane o del gatto con un prodotto analcolico.
E se la testa resta dentro?
Può capitare che il rostro della zecca si spezzi e rimanga sottopelle, apparendo come un puntino nero. Niente panico: non è la testa a camminare o a deporre uova nel corpo dell’animale (un’altra leggenda metropolitana). Il corpo del cane o del gatto tenderà a espellerlo da solo nei giorni successivi, come se fosse una spina. L’importante è tenere la zona pulita e monitorata.
Cosa fare nei giorni successivi?
Una volta rimossa, la zecca va eliminata (il metodo migliore è bruciarla o chiuderla in un nastro adesivo e gettarla, mai schiacciarla con le mani per evitare contagi personali).
Per le tre settimane successive, è fondamentale osservare l’animale. Se la zona del morso si arrossa vistosamente, o se il cane o il gatto mostrano segni di letargia, inappetenza, febbre o zoppia, è necessario correre dal veterinario menzionando il morso di zecca. La prevenzione, tramite l’uso regolare di antiparassitari (spot-on, collari o compresse), resta comunque lo scudo migliore per godersi l’estate in totale relax.
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