Cucina
La pasta del Bandito: più antica della carbonara, pronta in 5 minuti con pochi ingredienti
Scopri la storia e il gusto autentico della “Pasta del Bandito”, un piatto povero ma nutriente, facile da preparare con ingredienti di base come pancetta, uova e pomodori, che ci riporta alle origini della cucina italiana.
La “Pasta del Bandito” è un piatto dalle origini antiche, probabilmente più vecchio della carbonara e dell’amatriciana. Questo piatto ha radici nella cucina rustica e contadina delle regioni italiane, in un tempo in cui gli ingredienti erano pochi e semplici, e la necessità di nutrirsi con ciò che la natura e la vita raminga potevano offrire era primaria. Il nome evoca l’immagine di banditi e persone che vivevano ai margini della società, spesso nei boschi o nelle montagne, e che si arrangiavano con ciò che potevano trovare o rubare. Nonostante la sua origine umile, la “Pasta del Bandito” è un piatto che ha saputo resistere nel tempo grazie al suo gusto deciso e alla sua semplicità, caratteristiche che lo rendono ancora oggi una pietanza apprezzata e facile da preparare.
Caratteristiche nutrizionali:
La “Pasta del Bandito” è un piatto che offre un buon apporto di energia grazie alla combinazione di carboidrati complessi della pasta, proteine e grassi presenti nella pancetta e nelle uova. I pomodori aggiungono una fonte di vitamine, in particolare la vitamina C, mentre il parmigiano contribuisce con il suo apporto di calcio. Questo piatto, sebbene ricco di gusto, è anche sostanzioso e sazio, rendendolo adatto a chi ha bisogno di un pasto completo e nutriente, perfetto per sostenere una giornata intensa. Tuttavia, dato il contenuto di grassi e sale, è consigliabile consumarlo con moderazione e inserirlo in una dieta bilanciata.
Ricetta per 4 persone:
- Ingredienti: 320 g di pasta (spaghetti o rigatoni), 150 g di pancetta, 400 g di pomodori pelati, 1 cipolla, 2 uova, 50 g di parmigiano grattugiato, olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b., peperoncino (opzionale).
Procedimento:
- Soffriggi la cipolla tritata in olio extravergine d’oliva.
- Aggiungi la pancetta e falla rosolare fino a che non diventa croccante.
- Unisci i pomodori pelati e cuoci per 15-20 minuti.
- Cuoci la pasta al dente e scolala, tenendo da parte un po’ di acqua di cottura.
- Sbatti le uova con il parmigiano, sale e pepe.
- Aggiungi la pasta al sugo, poi spegni il fuoco e unisci il composto di uova, mescolando velocemente.
- Servi subito con una spolverata extra di parmigiano e pepe.
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Cucina
Polenta pasticciata alla valdostana: il comfort food di montagna che scalda l’inverno
Strati di polenta, formaggio e burro si fondono in un abbraccio cremoso e filante: ecco come preparare la polenta pasticciata alla valdostana, simbolo della cucina di montagna italiana.
Il piatto che racconta le Alpi
Pochi piatti sanno evocare l’atmosfera delle baite di montagna come la polenta pasticciata alla valdostana. Una ricetta robusta e conviviale, nata tra le valli della Valle d’Aosta, dove il freddo pungente si combatte con piatti sostanziosi e sapori autentici. È la versione più ricca della polenta tradizionale: non un semplice contorno, ma un vero e proprio piatto unico, perfetto per le giornate d’autunno e inverno.
La polenta, preparata con farina di mais, viene alternata a strati di fontina dop e burro fuso, poi gratinata in forno fino a diventare cremosa dentro e dorata in superficie. Un comfort food italiano al 100%, che unisce povertà delle origini e ricchezza di gusto, come spesso accade nelle cucine di montagna.
Le origini: quando la semplicità diventa tradizione
La polenta è da secoli protagonista delle tavole contadine dell’arco alpino. In Valle d’Aosta, regione di alpeggi e formaggi d’eccellenza, il piatto si è evoluto in una versione “pasticciata”, cioè arricchita da ingredienti locali come la fontina, un formaggio a pasta semidura e dal sapore dolce e burroso, perfetto per fondere.
Tradizionalmente, la polenta valdostana veniva servita in occasioni di festa o nelle giornate di lavoro nei campi, quando serviva un piatto nutriente e capace di sfamare tutta la famiglia. Oggi è una ricetta tipica dei ristoranti di montagna e delle feste popolari, ma rimane semplice da replicare anche a casa.
Gli ingredienti (per 4 persone)
- 300 g di farina di mais (meglio se bramata)
- 1 litro e mezzo di acqua
- 200 g di fontina DOP valdostana
- 60 g di burro
- sale q.b.
Facoltativo: una spolverata di Parmigiano Reggiano grattugiato per un tocco extra di sapore, oppure qualche fettina di speck o prosciutto crudo se si desidera un gusto più deciso.
La preparazione passo dopo passo
- Preparare la polenta:
Portate a ebollizione l’acqua salata in una pentola capiente (meglio se di rame). Versate la farina di mais a pioggia, mescolando con una frusta per evitare grumi. Cuocete a fuoco basso per circa 45 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno, fino a ottenere una consistenza morbida e compatta. - Tagliare la fontina:
Nel frattempo, tagliate la fontina a fettine sottili o a piccoli cubetti. Questo formaggio si scioglierà in modo uniforme, regalando al piatto quella cremosità tipica della versione valdostana. - Comporre il piatto:
In una pirofila imburrata, stendete uno strato di polenta calda, poi uno strato di fontina e qualche fiocco di burro. Ripetete gli strati fino a esaurire gli ingredienti, terminando con formaggio e burro in superficie. - Cuocere al forno:
Infornate a 200°C per circa 15-20 minuti, finché la superficie non sarà dorata e leggermente croccante. Servite la polenta pasticciata ben calda, appena uscita dal forno, magari accompagnata da un bicchiere di vino rosso valdostano, come un Torrette o un Donnas.
Una bontà di montagna da riscoprire
La polenta pasticciata alla valdostana è un inno alla cucina genuina e alla lentezza: richiede pochi ingredienti ma di qualità, e premia chi sa aspettare. È perfetta come piatto unico nelle fredde giornate invernali o come contorno ricco per selvaggina e spezzatini.
La fontina, con la sua scioglievolezza, regala un sapore vellutato che si sposa alla perfezione con la rusticità del mais. Il risultato è un piatto dal carattere deciso, che racconta la tradizione alpina e la convivialità delle tavolate di montagna.
Prepararla è come portare in tavola un pezzo di Valle d’Aosta: profumo di legna, neve alle finestre e il calore di una cucina accesa.
Cucina
L’orzo perlato, il cereale dimenticato che fa bene a cuore e intestino
Un tempo simbolo di alimentazione contadina, oggi l’orzo perlato è riscoperto come super-cereale “buono e sano”. Ecco perché inserirlo più spesso nella dieta – anche solo in piccole quantità – è una scelta vincente per il benessere quotidiano.
Negli ultimi anni, complice la ricerca di alimenti genuini e ricchi di proprietà nutrizionali, l’orzo perlato sta vivendo una piccola rinascita. Lontano dai riflettori di quinoa e farro, questo cereale antichissimo – coltivato da oltre 10.000 anni – si rivela un autentico concentrato di salute. Bastano una o due manciate nella minestra o in un’insalata per ottenere effetti benefici su intestino, metabolismo e sistema cardiovascolare.
Ma che cosa lo rende così prezioso?
L’orzo (Hordeum vulgare) è un cereale integrale dalle spiccate proprietà digestive e depurative. Contiene una buona quantità di beta-glucani, fibre solubili che formano una sorta di gel nell’intestino e rallentano l’assorbimento di zuccheri e grassi. Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), un consumo quotidiano di almeno 3 grammi di beta-glucani può contribuire a ridurre il colesterolo LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, con effetti positivi sulla salute del cuore.
Cos’è l’orzo perlato e come si differenzia
L’orzo esiste in diverse forme. Quello perlato è sottoposto a una parziale raffinazione: il chicco viene “lucidato”, perdendo parte della crusca ma guadagnando in velocità di cottura. È quindi più pratico in cucina, pur mantenendo un buon contenuto di fibre e sali minerali come magnesio, potassio, ferro e zinco.
Chi desidera il massimo valore nutrizionale può optare per l’orzo mondato, meno raffinato e più ricco di fibre, ma con tempi di cottura più lunghi.
Benefici per la salute
Le ricerche scientifiche confermano che l’orzo può avere un effetto protettivo contro alcune malattie croniche.
- Cuore e colesterolo: come ricordato da Harvard T.H. Chan School of Public Health, le fibre dell’orzo aiutano a mantenere pulite le arterie e a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari.
- Glicemia sotto controllo: il basso indice glicemico lo rende indicato per chi soffre di diabete o deve tenere a bada gli zuccheri nel sangue.
- Benessere intestinale: l’orzo favorisce la crescita di batteri “buoni” come i Bifidobatteri, migliorando la salute del microbiota e riducendo il gonfiore addominale.
- Sazietà e controllo del peso: grazie alla sua densità nutrizionale e alla capacità di rallentare la digestione, aumenta il senso di pienezza e aiuta a limitare gli eccessi a tavola.
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition and Metabolism, il consumo regolare di orzo è associato a una riduzione del rischio di sindrome metabolica e obesità.
Un alleato per tutte le stagioni
Oltre ai benefici nutrizionali, l’orzo perlato conquista per la versatilità in cucina. Si cuoce in 25-30 minuti e si presta a mille ricette:
- zuppe e minestre calde in inverno,
- insalate fredde con verdure e legumi in estate,
- alternative sane al riso nei risotti o nelle polpette vegetali.
Un consiglio utile: non sciacquarlo troppo dopo la cottura, per non disperdere le mucillagini che favoriscono l’effetto lenitivo sull’apparato digerente.
Perché basta una manciata
Integrare l’orzo nella dieta non richiede stravolgimenti: una porzione di circa 60-70 grammi al giorno, anche solo aggiunta a minestre, zuppe o vellutate, fornisce fibre preziose e micronutrienti essenziali. È anche una buona alternativa a pasta e riso per variare l’alimentazione e migliorare l’equilibrio intestinale.
L’orzo perlato è un alimento semplice, economico e sostenibile, ma dalle proprietà sorprendenti. In un’epoca in cui l’alimentazione sana sembra sinonimo di ingredienti esotici, questo antico cereale ci ricorda che il vero benessere può nascere da un gesto essenziale: aggiungere una manciata d’orzo nella nostra zuppa quotidiana.
Cucina
Mousse al cioccolato con due ingredienti: il dolce cremoso che conquista tutti
Solo panna fresca e cioccolato fondente di buona qualità: la mousse più facile del mondo è pronta in pochi passaggi. Ideale per concludere una cena in dolcezza o concedersi una coccola pomeridiana senza sensi di colpa.
Cremosa, leggera e dal gusto intenso, la mousse al cioccolato con due ingredienti è una ricetta che unisce semplicità e piacere. Perfetta per chi non ha tempo da dedicare a dolci elaborati o vuole evitare le uova crude, è anche una soluzione ideale per ospiti improvvisi o per accontentare i più piccoli con qualcosa di genuino e goloso.
A differenza della classica mousse francese, che prevede l’uso di uova e talvolta di burro, questa versione si affida alla panna montata per ottenere la consistenza spumosa e leggera, e al cioccolato fondente fuso per conferire corpo e profondità di gusto. Il risultato? Una crema soffice ma compatta, che si scioglie in bocca.
Il segreto sta nella qualità del cioccolato
Per una mousse perfetta bastano 200 grammi di cioccolato fondente (almeno al 60-70%) e 300 millilitri di panna fresca da montare. La qualità degli ingredienti è fondamentale: più buono è il cioccolato, più raffinato sarà il sapore del dessert.
Si inizia sciogliendo il cioccolato a bagnomaria o nel microonde, mescolando fino a ottenere una consistenza liscia e lucida. A questo punto, si aggiunge una parte della panna liquida – circa la metà – e si mescola con una frusta: si formerà una ganache densa e cremosa, base di molte preparazioni di pasticceria.
Nel frattempo, la panna restante va montata fino a ottenere una consistenza soffice ma non troppo ferma: deve restare leggermente morbida per amalgamarsi bene al cioccolato. Quando la ganache si è intiepidita, si unisce gradualmente alla panna montata, mescolando dal basso verso l’alto per non smontare il composto.
Riposo e decorazione: il tocco finale
La mousse così ottenuta può essere versata in bicchieri, coppette o barattolini monoporzione. Dopo almeno un’ora in frigorifero, avrà raggiunto la giusta compattezza, pronta per essere servita.
Per un effetto ancora più scenografico, si può decorare con ciuffi di panna montata, riccioli di cioccolato, granella di nocciole o una spolverata di cacao amaro.
Gli esperti consigliano di conservarla in frigo per un massimo di 48 ore: oltre questo tempo, la mousse tende a perdere la sua sofficità.
Un suggerimento per i più golosi? Aggiungere alla ganache un cucchiaino di caffè espresso o un pizzico di sale marino: esalteranno il sapore del cioccolato e daranno una nota raffinata.
Una base versatile per mille varianti
La mousse al cioccolato senza uova può essere servita da sola o usata come base per altri dolci: farcire torte, accompagnare biscotti o creare dessert a strati con panna e frutta fresca.
Chi ama le versioni più leggere può optare per la panna vegetale, mentre chi preferisce un gusto più intenso può sostituire parte del cioccolato fondente con quello al latte o bianco, adattando così la ricetta ai propri gusti.
Con due ingredienti e cinque minuti di lavoro, si ottiene un dessert dal sapore autentico e irresistibile. La mousse al cioccolato senza uova è la dimostrazione che, in cucina, la semplicità è spesso la chiave della perfezione.
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