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Cucina

Un Capodanno da chef al Riva Restaurant di Falerna: risotto al Bordeaux e camembert di capra con polpo grigliato e sentori di rosmarino

Dal risotto al polpo e camembert di capra ai segreti per una serata perfetta: la visione culinaria di chef Francesca Mannis, che celebra la contaminazione creativa tra culture e tradizioni.

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    Chef Francesca Mannis si distingue per un approccio alla cucina che combina tradizione e innovazione. Con un background che spazia dalla giurisprudenza all’arte, dalla moda alla letteratura, ha creato uno stile culinario unico, in grado di raccontare storie e suscitare emozioni. Per il Capodanno al suo del Riva Restaurant & Lounge Bar di Falerna, Catanzaro, Francesca ci guida attraverso le tendenze del momento e ci svela una ricetta esclusiva per il cenone, pensata per sorprendere gli ospiti con un mix di sapori calabresi e francesi.

    1. Chi è Chef Francesca Mannis?

    Chef Francesca è un’anima creativa che ha scelto di portare innovazione e libertà anche nel mondo della cucina. Con una laurea in giurisprudenza e un bagaglio di esperienze nel food & beverage, il suo percorso non segue schemi tradizionali: si arricchisce di una formazione continua con studi in organizzazione aziendale e passioni che spaziano dall’arte, alla letteratura e dall’architettura, alla moda. Questa visione multidisciplinare le permette di trasformare ogni ispirazione in esperienze gastronomiche che raccontano storie, emozioni e visioni.

    Nel suo approccio, rifugge da etichette e convenzioni. Crede fermamente che la libertà mentale sia la chiave per creare qualcosa di veramente nuovo: “Se resti ancorato a ciò che già conosci o a ciò che ti è stato insegnato, perdi l’opportunità di superare i tuoi limiti e di offrire, a chi assaggia i tuoi piatti, un’esperienza che vada oltre il consueto.” Questa filosofia si riflette pienamente nella Cucina Contemporanea di Pesce, file rouge che lega la proposta culinaria del Riva Restaurant & Lounge Bar di Falerna, Catanzaro, dove la cucina di pesce diventa un terreno di sperimentazione e raffinatezza.

    Per Chef Francesca, il suo lavoro non è solo una questione individuale, ma un progetto collettivo: la collaborazione con il team del ristorante è centrale. “Non cerco seguaci, ma compagni di viaggio,” spiega. “In cucina, l’armonia deve sempre prevalere, perché solo così si può creare un ambiente in cui tutti siano ispirati e motivati a dare il meglio.” Questo spirito di complicità e condivisione si riflette anche nell’atmosfera del ristorante, dove ogni dettaglio – dalla cucina, alla sala, fino all’esperienza degli ospiti – racconta una storia costruita insieme.

    Francesca, infatti non si occupa solo del settore culinario nella location in cui lavora, ma in qualità di Direttore Generale, si prende anche cura dell’esperienza degli ospiti a 360°, rendendosi disponibile per i team di ogni dipartimento con l’obiettivo comune di far star bene chi sceglie di vivere il suo tempo al Riva Restaurant.

    Con la sua passione inesauribile e un approccio fuori dagli schemi, Chef Francesca continua a reinventare la cucina contemporanea, non solo attraverso i piatti, ma anche creando un ambiente che celebra l’arte del ritrovarsi, condividere e sperimentare.


    • Quali sono le tendenze del menù di Capodanno quest’anno?

    “La tendenza generale del Capodanno e dell’anno in corso”, racconta Chef Francesca, “è quella di focalizzarsi su un approccio tradizionale, dando prevalentemente spazio ad ingredienti storicamente protagonisti del Cenone di fine anno, oppure indirizzarsi su una cucina estremamente innovativa, in cui protagonista è il mix di aromi dal mondo, ingredienti tropicali e comuni”.

    “Nel nostro caso, il Capodanno vedrà protagonista un menù che combina tradizione e innovazione, così come nella nostra filosofia di cucina, per far vivere nuovi sentori e nuove esperienze a chi lo proverà ”, ha dichiarato Francesca Mannis. “Il nostro menù Dolce&Stellare dedicato al cenone di Capodanno, nasce quindi dall’unione di ingredienti della tradizione e non, in equilibrio, per creare nuovi sapori: gli ingredienti della tradizione francese vengono abbinati ai prodotti calabresi”.

    “Credo infatti, che il segreto stia nel mantenere i legami con la tradizione, ma reinterpretarli in chiave contemporanea per aggiungere originalità e innovazione, senza stravolgere il passato”.

    Sarà quindi una nuova scoperta il menù ideato da Chef Francesca, che nelle domande successive ci racconterà ogni dettaglio, non solo culinario, del suo fine d’anno, per permetterci di vivere insieme questa emozione.


    • Può svelarci qualche chicca del menù di Capodanno? Ha avuto qualche ispirazione?

    Il menù per il Capodanno 2025 di Chef Francesca è un viaggio gastronomico che unisce la ricca tradizione calabrese con i sapori sofisticati della Normandia, unito dall’innovazione di un nuovo ingrediente ideato completamente per l’occasione.

    “In occasione del 37esimo Grand Chapitre International, dedicato al rito del Sabrage, l’apertura della bottiglia di Champagne mediate l’uso della sciabola, rito che è parte integrante dell’esperienza al Riva Restaurant, mi trovavo in Normandia con Roberto Gallo, il fondatore della location”. Ha aggiunto “Quando mi capita di viaggiare, cerco di scoprire a fondo la cultura del posto, attraverso la gastronomia, che per me è la vera esperienza da condividere.  In tal senso la Normandia mi ha colpito profondamente a tal punto da rendere questa ispirazione parte del menù di Capodanno.”

    Francesca ci ha, infatti, raccontato che le piace farsi ispirare dalle culture e dalle tradizioni dei posti che ha modo di visitare, per creare nuovi piatti e nuove esperienze, così come nel menù di Capodanno.

    Ispirazione sì, ma non contaminazione, la cultura della sua cucina non viene mai stravolta o influenzata, ma arricchita da differenti, nuovi stimoli.

    “La Normandia ci ha colpiti talmente tanto da spingerci a creare un nuovo prodotto: durante la visita in un’azienda a conduzione familiare, dedita alla produzione del Camembert, siamo rimasti travolti dal modo in cui ogni membro della famiglia, dal più giovane al più adulto, contribuiva a portare avanti un prodotto tradizionale ma conosciuto a livello mondiale. Un formaggio straordinario che con il suo forte gusto si combina perfettamente anche con ingredienti di diversa natura”, ha raccontato Chef Francesca. “Così, al rientro, con il supporto del nostro team e di un artigiano locale, aperto a nuove sperimentazioni, abbiamo immaginato un formaggio che unisse il carattere del Camembert alla nostra identità calabrese, rispettando i prodotti locali e il territorio, facendo nascere un prodotto unico che coniuga influenze francesi e radici mediterranee, un formaggio simile al Camembert ma con il latte di capra” .

    Il risultato è un un’espressione di dialogo tra due culture, un omaggio alla creatività e alla condivisione, che sarà protagonista di uno dei piatti del menù ideato esclusivamente per Capodanno e disponibile solo in quell’occasione.

    Il Menù di Capodanno, percorso di dieci portate, diventa così un’interpretazione creativa che celebra il meglio di due tradizioni culinarie, senza mai rinunciare al gusto autentico e alla sorpresa.


    • Ci può svelare uno dei piatti protagonisti del menù Dolce e Stellare?

    “Dopo il mio racconto, non posso che svelarvi un piatto, il cui ingrediente, sarà il nostro nuovo formaggio: risotto al Bordeaux e “camembert di capra” con polipo grigliato e sentori di rosmarino”.

    “Un risotto che unisce la profondità e la complessità del Bordeaux con la cremosità delicata del Camembert di capra, creando un contrasto ricco e armonioso. Il polipo grigliato, con il suo sapore affumicato e leggermente croccante, si sposa perfettamente con il rosmarino, dando al piatto un tocco aromatico che completa l’esperienza. Un primo che trasporta in un viaggio di sapori caldi e avvolgenti”.

    Questo è ciò che ci ha detto Chef Francesca di uno dei primi protagonisti del suo menù di Capodanno, ascoltare il suo racconto, posso assicurarvi, ci ha fatto venire l’acquolina in bocca.


    • Oltre al percorso gastronomico, cosa riserverà il Capodanno di Chef Francesca ai suoi ospiti?

    “Il viaggio in Normandia, oltre ad avermi stupita per la cultura culinaria, ha ispirato il tema che sarà protagonista del Capodanno Riva, dedicato agli Academy Awards, la nota notte degli Oscar”, ha detto Francesca, “in particolare, visitare Deuville e la sua famosa spiaggia frequentata da molti attori di Hollywood. La sua Promenade des Planches composta da cabine balneari tra le quali è presente il nome degli attori americani, una versione unica e locale della Walk of Fame di Hollywood.”

    Deuville celebra, infatti, annualmente il suo famoso festival al cinema statunitense, segno di riconoscenza verso gli americani che li aiutarono durante la Seconda Guerra Mondiale e verso gli attori hollywoodiani che ogni anno popolano la sua spiaggia.

    “Ciò che mi ha veramente sorpresa è stato il modo in cui la popolazione locale ha saputo preservare la propria identità culturale, pur mantenendo un legame di gratitudine verso gli americani, che li aiutarono durante la Seconda Guerra Mondiale”.

    Questo è quindi lo spirito che trasmetterà Chef Francesca e il suo team durante la Riva Academy Awards, la notte degli Oscar del ristorante di cui fa parte: un’idea di gratitudine che non sacrifica la loro cultura, ma la celebra, rispettandola e aprendosi al tempo stesso a nuove ispirazioni, con grande riconoscenza verso chi ogni giorno sceglie di trascorrere il suo tempo nella location.


    • Capodanno è un’occasione speciale. Come riesci ad organizzare tutto e far sì che sia tutto perfetto?

    Capodanno è sicuramente un momento importante, e organizzarlo al meglio richiede una pianificazione dettagliata e una certa attenzione ai particolari, secondo Francesca.

    Importante è tenere come centro delle proprie scelte l’ospite e personalizzare il tutto affinché possa vivere un’esperienza di spensieratezza, staccando dalla routine quotidiana.

    “La chiave per una serata perfetta è partire dalle necessità degli ospiti e costruire un’idea centrale, un tema che ispiri l’intero evento, dal menù, all’atmosfera, dall’intrattenimento, all’allestimento, al coinvolgimento dei presenti”.

    “La vera forza, poi, è nel lavoro di squadra. Io e il mio team abbiamo di una visione comune, un intreccio di competenze e passione: da chi si occupa della sala, della cucina e del dietro le quinte.”

    “Questo è uno spirito che attiviamo anche durante gli eventi o le celebrazioni: capiamo la necessità di ogni ospite e ci attiviamo per costruire un’esperienza personalizzata e senza pensieri. Tutto il team prende parte a ciò: da chi lavora in sala e in cucina, all’amministrazione, al marketing, all’intrattenimento”.

    La magia delle feste, e del Capodanno in particolare, nasce proprio da questa alchimia e si basa sul valore dell’unione: riunirsi, ritrovarsi, e celebrare insieme attorno a un tavolo che non è solo cibo, ma anche emozione, condivisione e calore umano. Al Riva, Chef Francesca e il team si impegnano affinché ogni dettaglio sia studiato per far sentire l’ospite accolto e coccolato, con una cura che va oltre il semplice servizio.

    “È grazie a questa sinergia che riusciamo a far sì che ogni evento sia speciale” conclude Chef Francesca.

    Risotto al polpo e camembert

    Tempo di realizzazione: 70 minuti
    Tempo di cottura:

    • 10/15 minuti per il riso
    • 50 minuti per il polpo
      Difficoltà: media

    Ingredienti per 4 persone

    • 300 g di riso Carnaroli
    • 1 cipolla piccola
    • 1 scalogno
    • 2 carote
    • 1 costa di sedano
    • 2 bicchieri di vino Bordeaux
    • 1 polpo (circa 500 g)
    • 800 ml di acqua di cottura del polpo
    • 150 g di formaggio camembert (meglio se di capra), tagliato a cubetti
    • 50 g di burro
    • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
    • Sale e pepe q.b.
    • Prezzemolo fresco tritato, per guarnire

    Procedimento

    1. Preparazione del polpo
      In una pentola capiente, porta a bollore 1,5 litri di acqua con una cipolla, le carote e il sedano. Immergi il polpo e cuocilo finché, punzecchiandolo con una forchetta, non risulterà morbido. Conserva l’acqua di cottura, filtrala e tienila in caldo.
    2. Preparazione della base del risotto
      In una casseruola, scalda l’olio extravergine d’oliva e fai imbiondire lo scalogno tritato finemente. Aggiungi il riso e tostalo per 2 minuti mescolando costantemente.
    3. Sfumatura e cottura
      Versa il vino Bordeaux e lascia evaporare completamente l’alcol. Aggiungi un mestolo di brodo caldo alla volta, mescolando continuamente e aspettando che il liquido venga assorbito prima di aggiungere il successivo. Procedi per circa 15 minuti, fino a quando il riso sarà cotto al dente.
    4. Mantecatura
      Unisci al risotto il polpo tagliato a pezzi, il camembert e il burro freddo. Mescola delicatamente per amalgamare tutti gli ingredienti. Aggiusta di sale e pepe secondo il tuo gusto.
    5. Guarnizione
      Taglia la restante parte del polpo e arrostiscilo in padella per ottenere una consistenza croccante. Una volta impiattato il risotto, utilizza il polpo arrostito come guarnizione insieme a una spolverata di prezzemolo fresco.

    Consiglio
    Servi il risotto ben caldo per esaltare al massimo i sapori e il contrasto tra la cremosità del formaggio e la croccantezza del polpo arrostito. Buon appetito!

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      Cucina

      Non solo vino, con l’uva della vendemmia si preparano piatti sorprendenti: dal mosto cotto ai dolci della nonna, le ricette da riscoprire

      Dal mosto cotto delle nonne al gelato all’uva fragola dei giovani chef, l’Italia riscopre una tradizione che si rinnova. Ricette che un tempo servivano a conservare l’abbondanza ora diventano piatti raffinati, tra dolci, salse e sorprese salate.

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        Ottobre è il mese delle cantine, del mosto e dei profumi della vendemmia, ma l’uva non è destinata soltanto a trasformarsi in vino. Nella cucina italiana esiste un patrimonio di ricette che utilizza grappoli freschi, succhi e mosto per preparare dolci, condimenti e piatti salati. Preparazioni nate nelle campagne, quando nulla del raccolto doveva andare sprecato, e oggi capaci di trovare spazio anche nella cucina contemporanea.

        Non solo vino, ma mosto cotto, saba e vincotto: il tesoro dolce della vendemmia

        Uno degli ingredienti più caratteristici della tradizione è il mosto cotto, ottenuto facendo ridurre lentamente il mosto d’uva fino a concentrarne gli zuccheri e gli aromi.

        Mosto o vino, purché cotto | L'Espresso

        In Emilia-Romagna è conosciuto come saba e viene utilizzato per accompagnare dolci, castagne e preparazioni tradizionali. In Puglia il vincotto è protagonista di numerose ricette, anche se il termine può indicare prodotti differenti per ingredienti e lavorazione.

        In Sicilia, invece, il mosto entra nella preparazione della mostarda d’uva, un dolce dalla consistenza densa, spesso arricchito con frutta secca o aromi.

        Questi prodotti condividono l’origine contadina, ma non sono tutti identici: cambiano consistenza, lavorazione e utilizzi gastronomici.

        Non solo vino: schiacciata all’uva, il dolce toscano che profuma d’autunno

        Italian Focaccia bread with sweet black grape and rosemary on a wooden table

        Tra le ricette più amate spicca la schiacciata con l’uva, tipica della Toscana e particolarmente legata al periodo della vendemmia.

        Si prepara con un impasto simile a quello del pane, arricchito con zucchero, olio extravergine e abbondante uva nera, tradizionalmente da vino. Durante la cottura gli acini rilasciano il loro succo, creando un contrasto tra la morbidezza dell’impasto e il sapore intenso della frutta.

        Anche in altre regioni italiane si preparano focacce rustiche con l’uva, talvolta accompagnata da rosmarino o ingredienti salati.

        Uva e formaggi, gli abbinamenti dolce-salato da provare

        Perfektes Fingerfood: Ziegenfrischkäse, Honig und Thymian auf knusprigem Brot

        L’uva fresca può diventare un ingrediente interessante anche fuori dal mondo dei dessert. Gli acini arrostiti o leggermente caramellati accompagnano formaggi stagionati ed erborinati, grazie al contrasto tra dolcezza e sapidità.

        Il mosto cotto può essere utilizzato in piccole quantità per completare arrosti e piatti di carne, mentre una riduzione d’uva può arricchire preparazioni a base di selvaggina.

        Tra gli abbinamenti più semplici da realizzare in casa ci sono crostini con formaggio di capra e uva al forno, insalate con noci e chicchi freschi oppure taglieri accompagnati da saba.

        Dalle confetture ai sorbetti: come utilizzare l’uva in cucina

        Fresh Grape and Prosecco Sorbet - Tasty Yummies

        La tradizione domestica offre numerose possibilità per valorizzare i grappoli maturi. Confetture, gelatine e crostate permettono di sfruttare la dolcezza naturale della frutta, mentre il succo d’uva può diventare la base per granite e sorbetti.

        L’uva fragola, con il suo aroma caratteristico, è particolarmente adatta ai dessert freddi. Le varietà moscato, invece, possono conferire note aromatiche a creme e preparazioni dolci.

        Per chi preferisce ricette rapide, basta cuocere gli acini in forno con poco rosmarino e servirli tiepidi con un formaggio fresco. È un modo semplice per recuperare una tradizione gastronomica nella quale la vendemmia non finisce in cantina, ma continua direttamente a tavola.

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          Cucina

          Porcini sott’olio fatti in casa, la ricetta della nonna e l’errore da non commettere mai: come prepararli senza rischiare il botulino

          Preparare i porcini sott’olio richiede attenzione e cura, dalla scelta dei funghi alla sterilizzazione dei vasetti. Ecco i passaggi chiave per conservare i porcini in modo corretto, prevenendo rischi e ottenendo un risultato saporito e perfetto per tutto l’anno.

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            Carnosi, profumati e perfetti da servire con salumi, formaggi o bruschette, i porcini sott’olio sono una delle conserve più apprezzate della tradizione italiana. Prepararli in casa, però, richiede molto più della scelta di buoni ingredienti. I funghi sono alimenti poco acidi e, quando vengono immersi nell’olio, possono creare condizioni favorevoli allo sviluppo del batterio responsabile del botulismo. Per questo la ricetta deve prevedere un’acidificazione controllata, non soltanto una bollitura e la chiusura dei vasetti.

            Porcini sott’olio, gli ingredienti della ricetta tradizionale

            Per una preparazione da consumare in tempi brevi occorrono un chilo di porcini freschi, aceto di vino bianco, vino bianco secco, olio extravergine di oliva, sale e aromi come alloro, pepe, aglio o peperoncino.

            La qualità dei funghi è fondamentale. I porcini devono essere sodi, integri e correttamente identificati come commestibili. Dopo aver eliminato terra e impurità, si puliscono con cura e si tagliano a fette regolari.

            Per le conserve destinate a essere conservate a temperatura ambiente, tuttavia, le proporzioni degli ingredienti e i tempi di trattamento non possono essere improvvisati: occorre seguire una procedura validata che garantisca un’acidità sufficiente in tutto il prodotto.

            Come preparare i porcini: cottura e acidificazione

            La preparazione tradizionale prevede la cottura dei funghi in un liquido contenente aceto, eventualmente accompagnato da vino bianco, prima della scolatura e del confezionamento.

            Il passaggio decisivo è l’acidificazione. Per impedire la crescita di Clostridium botulinum, l’alimento deve raggiungere un pH sufficientemente basso, inferiore a 4,6, con un adeguato margine di sicurezza.

            Una miscela di un litro di aceto e uno di vino, seguita da 10-15 minuti di bollitura, non garantisce automaticamente questo risultato: l’acidità effettiva dipende dalla concentrazione dell’aceto, dalla quantità di funghi e dalla penetrazione del liquido nei tessuti.

            Chi non dispone di una ricetta di conservazione validata può preparare i porcini come antipasto cotto e acidulato, conservarli in frigorifero e consumarli rapidamente, evitando di considerarli una conserva da dispensa.

            Botulino nei funghi sott’olio: gli errori più pericolosi

            L’errore principale è pensare che basti ricoprire completamente i funghi d’olio per conservarli in sicurezza. L’olio limita la presenza di ossigeno, ma proprio questa condizione può favorire il botulino se l’alimento non è stato acidificato correttamente.

            Anche bollire i vasetti per dieci minuti non elimina necessariamente le spore del batterio. Lavare i contenitori e utilizzare tappi idonei resta indispensabile per l’igiene, ma non sostituisce un trattamento di conservazione validato.

            Un altro errore è affidarsi all’odore o all’aspetto del contenuto. La tossina botulinica può essere presente senza provocare alterazioni visibili, cattivi odori o rigonfiamenti del coperchio.

            Quanto durano i porcini sott’olio fatti in casa?

            Non è possibile attribuire una durata di un anno a una conserva domestica preparata senza una procedura verificata. La sicurezza dipende dal processo completo, dall’acidificazione e dalle condizioni di conservazione.

            Per una preparazione casalinga non validata per la dispensa, la soluzione più prudente è il consumo ravvicinato con conservazione refrigerata. L’aggiunta di olio non prolunga automaticamente la sicurezza microbiologica.

            Come servire i porcini sott’olio

            I porcini conditi con olio extravergine, erbe aromatiche e una nota di aceto accompagnano bene crostini, taglieri di formaggi stagionati e carni arrosto. Possono anche arricchire insalate di cereali o antipasti rustici.

            Per gustarli durante tutto l’anno, invece, è indispensabile utilizzare una ricetta specificamente validata per la conservazione dei funghi sott’olio, rispettandone integralmente ingredienti, proporzioni e trattamenti.

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              Cucina

              Omurice, la frittata giapponese ripiena di riso che conquista i social: dalle origini misteriose alla spettacolare omelette che si apre nel piatto

              Omurice è una omelette giapponese farcita con riso e spesso decorata con ketchup, sta diventando una vera e propria sensazione sui social. Con il suo aspetto invitante e le varianti creative, questa deliziosa combinazione di cucina occidentale e giapponese conquista sempre più cuori (e palati) in tutto il mondo. Un piatto tanto semplice quanto affascinante: l’uovo soffice viene adagiato in genere sul riso e, una volta inciso, si sparge delicatamente sul piatto.

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                Un’omelette dorata che si apre sotto la lama di un coltello, lasciando scivolare sul riso un interno cremoso. È la scena che ha trasformato l’omurice in un fenomeno gastronomico sui social. Dietro questa preparazione spettacolare si nasconde però una storia molto più antica, legata all’incontro tra cucina giapponese e tradizioni occidentali.

                Omurice: come nasce la frittata di riso giapponese

                Il nome unisce due parole inglesi, omelette e rice. L’omurice appartiene alla tradizione yōshoku, che comprende i piatti di ispirazione occidentale reinterpretati in Giappone.

                Le sue origini vengono generalmente collocate all’inizio del Novecento. Tra i locali associati alla nascita del piatto figurano il Rengatei di Tokyo e l’Hokkyokusei di Osaka, che rivendicano preparazioni storiche differenti.

                Il collegamento con il francese riz à l’impératrice è invece poco convincente: si tratta di un dessert di riso, non di un’omelette salata. Anche l’associazione con il neko meshi citato nella letteratura giapponese non costituisce una prova dell’invenzione dell’omurice.

                Riso, pollo e ketchup: gli ingredienti dell’omurice

                Omurice tradizionale con riso condito e ketchup

                La versione più diffusa prevede riso saltato con pollo, cipolla e verdure, insaporito con ketchup. Il composto viene modellato sul piatto e ricoperto da una sottile omelette.

                Esistono però numerose varianti, con funghi, gamberi, salsa demi-glace e altri condimenti. La versione diventata celebre nei video utilizza un’omelette più spessa, ripiegata su sé stessa e ancora morbida all’interno.

                La magia dell’omelette che si apre sul riso

                Omelette dell'omurice aperta sul riso

                medium.com

                La presentazione più spettacolare è conosciuta anche come stile tampopo, dal film giapponese che ha contribuito a renderla famosa. Il cuoco adagia l’omelette sul riso e la incide longitudinalmente, permettendo alla parte interna di distendersi sulla superficie.

                Per ottenere questo risultato servono una padella adatta, un controllo preciso della temperatura e una buona tecnica. Nella preparazione domestica, chi preferisce evitare uova poco cotte può scegliere la versione tradizionale con omelette ben rappresa.

                Omurice fatto in casa: la ricetta semplice

                Per due persone servono 200 g di riso cotto e raffreddato, 120 g di pollo a dadini, mezza cipolla, quattro uova, tre cucchiai di ketchup, olio, sale e una noce di burro.

                Rosolare cipolla e pollo in padella, aggiungere il riso e saltare con il ketchup fino a distribuire uniformemente il condimento. Dividere il composto in due porzioni ovali.

                Sbattere le uova, cuocerne metà in una padella antiaderente con poco burro e adagiare l’omelette sul primo piatto di riso. Ripetere per la seconda porzione. Completare con un filo di ketchup.

                Omurice preparato in casa con omelette e ketchup

                L’omurice è ormai presente nei ristoranti e nei caffè giapponesi, dalle versioni economiche a quelle più elaborate. La sua fortuna nasce dall’unione di ingredienti familiari, sapori semplici e una presentazione capace di trasformare un piatto quotidiano in uno spettacolo.

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