Lifestyle
Le radici dell’anima: perché le amicizie significative sono così importanti
Le amicizie significative sono cruciali per il nostro benessere emotivo e fisico. Cosa ne ostacolano la costruzione e come aiutano a capire meglio chi siamo veramente, mostrandoci diverse sfaccettature della nostra personalità e ampliando la nostra identità.
Le amicizie sono come i colori di un arcobaleno: variopinte, uniche e indispensabili per illuminare la nostra vita. Ma non tutte le amicizie sono uguali. Alcune sono come stelle cadenti, brillanti ma effimere; altre, invece, sono come fari nella notte, costanti e rassicuranti.
Le amicizie significative sono proprio queste ultime: legami profondi e duraturi che vanno oltre le semplici conoscenze. Sono relazioni che ci arricchiscono, ci sostengono e ci accompagnano lungo il cammino della vita.
Le amicizie significative giocano un ruolo cruciale nel nostro percorso di crescita personale. Ci aiutano a comprendere meglio chi siamo veramente, poiché attraverso le interazioni con gli amici siamo esposti a diverse prospettive, opinioni e stili di vita. Questo ci consente di esplorare diverse sfaccettature della nostra personalità e di ampliare la nostra identità.
Gli amici ci offrono sostegno emotivo e ci incoraggiano a essere autentici, permettendoci di esprimere liberamente le nostre emozioni e i nostri pensieri senza paura di giudizi. Inoltre, ci aiutano a sviluppare capacità di comunicazione e risoluzione dei conflitti, migliorando così le nostre relazioni interpersonali.
La salute e le amicizie
Ricerche in merito hanno dimostrato che avere una rete sociale ampia e diversificata può prolungare la vita e migliorare la nostra salute mentale e fisica. Inoltre, le amicizie ci aiutano a capire meglio chi siamo veramente, mostrandoci diverse sfaccettature della nostra personalità e ampliando il nostro senso di identità.
Non tutte le amicizie sono benefiche
Le relazioni amicali possono essere complesse e intrinseche di sfide. Per cambiare atteggiamento e migliorare le nostre relazioni, la psicologa ci invita a praticare la reciprocità, a dimostrare apprezzamento per i nostri amici e a essere aperti e vulnerabili. Suggerisce di superare il nostro egocentrismo che ci porta a concentrarci esclusivamente su come gli altri ci trattano, anziché sull’impatto delle nostre azioni sugli altri e ci incoraggia a credere che gli altri potrebbero apprezzarci più di quanto pensiamo e ad essere attivi nel cercare connessioni, anche se inizialmente ciò potrebbe farci sentire a disagio.
In conclusione, coltivare amicizie sane e significative richiede impegno e consapevolezza di sé. Sviluppare una visione positiva di sé e praticare la reciprocità sono passi fondamentali per costruire relazioni soddisfacenti e gratificanti.
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Viaggi
Partire a settembre in aereo spendendo poco: le destinazioni migliori per logistica, mare, cultura e volo diretto dall’Italia
Settembre si conferma il mese d’oro per viaggiare in aereo. Con il crollo delle tariffe dei voli low cost e i collegamenti diretti dai principali aeroporti italiani, alcune mete consentono di godersi mare, cultura e bellezze naturali riducendo costi e tempi di spostamento
Il mese di settembre rappresenta per molti il momento ideale per concedersi una pausa estiva o un viaggio rigenerante. La fine dell’alta stagione porta con sé un drastico calo delle temperature torride, spiagge meno affollate e soprattutto una riduzione consistente dei prezzi del settore turistico. Per chi desidera muoversi dall’Italia utilizzando l’aereo, la scelta della destinazione richiede tuttavia una valutazione attenta che combini l’economicità del biglietto e del soggiorno con la praticità dei collegamenti.
Spagna e Grecia: le isole del Mediterraneo raggiungibili in poche ore
Tra le scelte più strategiche dal punto di vista logistico ed economico spiccano le isole Baleari, in particolare Maiorca e Minorca. Collegati con voli diretti a frequenza giornaliera dai principali scali italiani (compresi i terminal secondari serviti dalle compagnie low cost), questi territori offrono tariffe aeree estremamente contenute a settembre, garantendo un clima ancora piacevole per fare il bagno e tempi di volo inferiori alle due ore.
Altrettanto competitiva risulta la Grecia continentale e insulare, con Atene e Creta in prima linea. La capitale greca garantisce un perfetto connubio tra archeologia e vita serale con costi di alloggio in netta discesa, mentre Creta offre un’ampia rete aeroportuale ben servita dall’Italia, ideale per noleggiare un’auto a prezzi modici e girare le spiagge in totale tranquillità.
Portogallo e Albania: le opzioni tra oceano e mare low cost
Spostandosi verso l’Atlantico, il Portogallo, e in particolare la regione dell’Algarve (servita dall’aeroporto di Faro), costituisce una soluzione perfetta per gli amanti della natura e dei paesaggi costieri. I collegamenti aerei diretti dall’Italia mantengono prezzi competitivi per tutto il mese di settembre, mentre i costi di ristorazione e pernottamento si confermano tra i più bassi dell’Europa occidentale.
Per chi cerca la massima convenienza economica senza rinunciare alla vicinanza, l’Albania rimane una certezza logistica. Volando su Tirana con tratte di circa un’ora da quasi tutti gli aeroporti italiani a cifre spesso irrisorie, si può poi raggiungere la riviera meridionale, approfittando di un costo della vita decisamente inferiore rispetto alla media mediterranea.
Malta: l’arcipelago vicino casa ideale per i weekend corti
A chiudere la cinquina delle mete più comode per settembre c’è Malta. Situata nel cuore del Mediterraneo e distante poco più di un’ora di volo dal Sud e dal Centro Italia, l’isola offre un’accessibilità logistica straordinaria.
A settembre Malta accoglie i visitatori con acque calde e un ricco patrimonio storico. I prezzi dei pacchetti volo più hotel registrano una flessione notevole rispetto ad agosto, rendendola un’opzione imbattibile sia per lunghi soggiorni sia per brevi uscite di fine settimana.
Libri
Stephen King e Dylan Dog compiono 40 anni insieme: nel settembre 1986 It e l’Indagatore dell’Incubo cambiarono per sempre l’horror
Il 15 settembre uscì negli Stati Uniti il capolavoro di Stephen King, undici giorni dopo arrivò in edicola «L’alba dei morti viventi» di Tiziano Sclavi. Due opere diversissime che hanno insegnato a generazioni di lettori che i mostri peggiori non sempre hanno l’aspetto dei mostri.
Dev’essere successo qualcosa di strano nel settembre del 1986. A distanza di appena undici giorni nacquero due degli incubi più longevi della cultura pop contemporanea. Il 15 settembre negli Stati Uniti arrivò nelle librerie It di Stephen King; il 26 settembre nelle edicole italiane comparve il primo numero di Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi. Quarant’anni dopo, Pennywise continua a far paura e l’Indagatore dell’Incubo continua ad aprire la porta del suo appartamento londinese ai mostri.
Non si trattò soltanto della curiosa coincidenza tra due opere horror. It e Dylan Dog finirono per raccontare la stessa inquietudine da due estremità dell’Atlantico: dietro il soprannaturale, gli zombie, i demoni e le creature impossibili, il vero orrore può avere un volto perfettamente umano.
Settembre 1986, arrivano Pennywise e Dylan Dog
King costruì con It un universo gigantesco attorno alla cittadina immaginaria di Derry, dove una creatura capace di assumere la forma delle paure delle proprie vittime torna ciclicamente a uccidere. Il suo volto più famoso diventerà quello del pagliaccio Pennywise, ma It può trasformarsi praticamente in qualsiasi cosa.
A combatterlo sono sette ragazzini che si definiscono il Club dei Perdenti, bambini marginali, feriti e spesso tormentati proprio dagli adulti che dovrebbero proteggerli. Anni dopo dovranno tornare a Derry per affrontare nuovamente ciò che avevano creduto di sconfiggere.
Undici giorni dopo, in Italia, Sclavi presentava invece un investigatore inglese con la camicia rossa, la giacca nera, una pistola che detesta usare e un assistente con il volto di Groucho Marx. Il titolo del primo albo chiariva immediatamente le intenzioni: L’alba dei morti viventi, omaggio dichiarato a George Romero.
Due modi diversi di raccontare la stessa paura
In quarant’anni Dylan Dog ha incontrato praticamente ogni creatura concepita dall’immaginario horror, da Jack lo Squartatore agli zombie, dai vampiri ai fantasmi. Sclavi ha però ribaltato spesso la prospettiva: il mostro non coincide necessariamente con la creatura deforme o soprannaturale e, qualche volta, l’essere umano riesce a mostrarsi molto più terrificante.
Lo stesso accade nel mondo di King. A Derry It prospera anche grazie alla violenza, all’intolleranza e alla capacità degli abitanti di dimenticare ciò che accade intorno a loro. Il soprannaturale diventa così uno specchio che ingrandisce paure già presenti nella società.
È probabilmente questa una delle ragioni per cui entrambe le opere hanno resistito così bene al tempo. Non raccontano soltanto mostri: parlano di infanzia, memoria, solitudine, amicizia, violenza e paura di diventare adulti.
Quarant’anni dopo fanno ancora paura
Per celebrare l’anniversario di It arriva un’edizione speciale con una prefazione dei fratelli Duffer, creatori di Stranger Things, una serie che deve moltissimo all’universo narrativo di King. Anche Dylan Dog festeggia i quarant’anni con pubblicazioni speciali, eventi e uno spettacolo teatrale.
Nel frattempo entrambi hanno superato da tempo i confini delle pagine che li hanno fatti nascere. Pennywise è diventato un’icona mondiale grazie anche agli adattamenti televisivi e cinematografici, mentre Dylan Dog resta uno dei personaggi più riconoscibili del fumetto italiano.
E pensare che tutto cominciò in undici giorni del settembre 1986. Da una parte dell’oceano Stephen King liberava Pennywise nelle fogne di Derry. Dall’altra Tiziano Sclavi mandava Dylan Dog a indagare sull’impossibile. Quarant’anni dopo non siamo ancora riusciti a liberarci di nessuno dei due. E forse è proprio per questo che continuiamo ad amarli.
Animali
L’età del cane: sfatato il mito della moltiplicazione per 7, ecco la formula scientifica corretta
Dal rapido sviluppo dei cuccioli alla maturità accelerata dei cani di grossa taglia: l’età canina varia in base a taglia e razza. Scopri la formula che finalmente risponde alle domande di ogni proprietario.
Molti proprietari di cani credono che l’età di un cane si calcoli semplicemente moltiplicando i suoi anni per 7. Questa convinzione, ormai radicata da decenni, è però errata. Sebbene rappresenti un metodo semplice, non riflette la realtà biologica dei cani.
Secondo questa formula, un cane di un anno corrisponderebbe a un bambino di sette anni. Tuttavia, ciò non è coerente: un cane di 6-8 mesi è già in grado di riprodursi, quindi la sua maturità è paragonabile a quella di un adolescente, non di un bambino. Nonostante la sua imprecisione, questo metodo viene occasionalmente utilizzato dai veterinari per semplificare la comunicazione con i proprietari.
La formula scientifica per calcolare l’età del cane
Gli scienziati hanno individuato una formula basata sui logaritmi naturali per calcolare con precisione l’età dei cani in anni umani:
anni umani = 16 x ln (età del cane) + 31
Questa equazione, che richiede una calcolatrice scientifica, offre risultati più accurati rispetto alla semplice moltiplicazione. Ad esempio, secondo questa formula:
- Un cane di un anno equivale a un adolescente di 15 anni.
- Al secondo anno si aggiungono circa 9 anni umani.
- Ogni anno successivo corrisponde a circa 5 anni umani.
Tuttavia, il rapporto cambia a seconda della taglia del cane, complicando ulteriormente il calcolo.
Differenze tra cani di diverse taglie
L’età dei cani varia in base alla loro taglia. I cani di piccola taglia, come gli Yorkshire terrier, hanno un’aspettativa di vita più lunga rispetto a quelli di taglia grande o gigante. Per esempio:
- Un Yorkshire terrier vive mediamente tra 13 e 16 anni.
- Un Bovaro del Bernese vive tra 7 e 10 anni.
- Un Mastiff può vivere tra 6 e 12 anni.
Inoltre, i cani di piccola taglia maturano più rapidamente durante il primo anno di vita, ma il loro invecchiamento rallenta con l’età. Al contrario, i cani di grossa taglia iniziano a maturare più lentamente ma invecchiano più rapidamente una volta raggiunta l’età adulta.
Questa nuova comprensione dell’età canina offre ai proprietari uno strumento più preciso per monitorare lo sviluppo e il benessere del proprio amico a quattro zampe, permettendo di garantire cure adeguate in ogni fase della vita.
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