Moda
Calzini estate 2024, ecco come si portano per un look sempre pieno di stile
Colori vitaminici, lunghezze varie e abbinamenti audaci: i calzini diventano protagonisti del tuo outfit estivo. Scopri come indossarli con stile, che tu sia un Millennial o un Gen Z.
L’estate è il momento delle calzature aperte e dei piedi liberi, ma non sottovalutiamo l’importanza dei calzini, che quest’anno diventano un vero e proprio accessorio di moda. La stagione 2024 è tutta all’insegna della particolarità e della creatività, e i calzini non fanno eccezione. Dalle tonalità vitaminiche al verde matcha, dai gambaletti ai calzini corti, i calzini sono pronti a trasformare ogni look estivo.
Colori di tendenza
- Colori vitaminici: Perfetti per aggiungere un tocco di vivacità al tuo outfit, i calzini dai colori accesi sono ideali per l’estate. Abbinati a scarpe tono su tono o a contrasto con i tuoi accessori, questi calzini sono un must-have.
- Verde matcha: Un colore fresco e trendy, il verde matcha è perfetto per chi vuole seguire i trend di stagione.
- Grigio e nero: Due colori che non passeranno mai di moda, ideali per un look più sobrio e raffinato.
- Bianco: L’intramontabile bianco è il colore per eccellenza dei calzini estivi. Perfetto per look sportivi e casual, ma anche per outfit più eleganti.
Lunghezze varie
- Gambaletti: Ideali per essere abbinati a shorts o minigonne, i gambaletti in cotone o fantasia sono perfetti per creare contrasti interessanti.
- Calzini corti: Perfetti per pantaloni lunghi o jeans, i calzini corti lasciano le caviglie libere e aggiungono un tocco di stile.
- Fantastici: I calzini invisibili o i classici crew socks, che coprono interamente la caviglia, sono un must per chi cerca comfort e praticità.
Millennials vs Gen Z: una battaglia di stili
Le generazioni si scontrano anche nel modo di indossare i calzini. I Millennials, nati tra il 1980 e il 1997, preferiscono i calzini corti, quasi invisibili, che spariscono nelle scarpe. Al contrario, la Gen Z, nata dal 1998 al 2012, ama i calzini lunghi e ben in vista, facendoli diventare i protagonisti del loro look. Un vero e proprio scontro di stili, dove ogni generazione porta avanti il proprio simbolo identitario con orgoglio.
Come indossare i calzini nell’estate 2024
La chiave per indossare i calzini con stile è abbinarli correttamente. Non limitarti a pensare che i calzini si portino solo con le sneakers; sperimenta con scarpe eleganti, sandali e slingback. Ecco alcuni suggerimenti:
- Sandali con calzettoni: Un abbinamento audace e trendy. Prova dei calzettoni in spugna con una minigonna e dei sandali con tacco.
- Slingback e shorts: Abbina dei calzini corti in nero con delle slingback e degli shorts o una gonna in denim per un look chic e casual.
- Gambaletti con gonne corte: Scegli gambaletti in cotone o fantasia da abbinare a abiti estivi o gonne corte, giocando con i contrasti.
- Calzini corti con pantaloni lunghi: Per un look più classico, i calzini corti sono perfetti con pantaloni lunghi o jeans, lasciando libere le caviglie.
In qualsiasi modo tu voglia portarli, i calzini nell’estate 2024 sono un elemento di punta del tuo outfit. Sperimenta e crea look super originali e di tendenza con questi accessori indispensabili.
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Moda
Dalla zeppa mediterranea alle sneaker cult: il lungo viaggio di una scarpa divisiva
Nata tra atelier d’alta moda e manifatture artigiane, la zeppa attraversa decenni di stile fino a trasformarsi in icona pop
La storia della zeppa inizia ben prima delle sneaker “ugly” che oggi tornano a dominare le passerelle e i social. Le sue origini moderne risalgono alla fine degli anni Sessanta, quando Yves Saint Laurent collaborò con la manifattura catalana Castañer — fondata da Lorenzo e Isabel Castañer — per trasformare le tradizionali espadrillas in una scarpa con tacco a zeppa. Era un’operazione rivoluzionaria: unire l’artigianato popolare mediterraneo al linguaggio dell’alta moda. Il risultato conquistò rapidamente il jet set internazionale, con icone come Grace Kelly e Brigitte Bardot che contribuirono a renderla simbolo di un’eleganza disinvolta e vacanziera.
Per decenni la zeppa rimase legata a un immaginario estivo e femminile, fino a quando — molto più tardi — fece il suo ingresso in un territorio apparentemente incompatibile: quello delle sneaker. È il 2011 quando la stilista francese Isabel Marant presenta le Bekett, scarpe da ginnastica con zeppa interna da circa 7,5 centimetri, linguetta oversize, chiusure in velcro e una silhouette volutamente ambigua. Un oggetto di moda che sembrava “sbagliato” sotto ogni punto di vista, e proprio per questo perfettamente in sintonia con il clima culturale dell’epoca.
Erano gli anni dei blog, di Tumblr, dell’estetica indie sleaze, delle cinture maxi e dei pantaloni a vita bassissima. La Bekett, venduta a circa 600 dollari, divenne rapidamente un fenomeno globale. Un momento chiave arrivò con il video di Love on Top, in cui Beyoncé indossava un paio di sneaker con zeppa in suede nero. Dopo quell’apparizione, le liste d’attesa si allungarono per mesi e la scarpa divenne uno status symbol trasversale, amato e detestato con la stessa intensità.
Il successo fu tale da ridefinire il percorso del brand: se prima del lancio esisteva un solo negozio monomarca Isabel Marant, negli anni successivi la maison conobbe un’espansione internazionale significativa. Nel frattempo, numerosi marchi — dal lusso al fast fashion — proposero interpretazioni simili, decretando però anche una rapida saturazione del trend. Verso la metà degli anni Dieci, la stilista stessa prese le distanze dal modello, dichiarando chiusa quella fase creativa.
Come spesso accade nella moda, tuttavia, nulla scompare davvero. Nel 2021 Marant rilancia il concetto con le Balskee, una versione potenziata della sneaker con zeppa, più alta e volutamente eccessiva. Il ritorno coincide con l’ascesa delle cosiddette “ugly shoes” e con una nuova nostalgia per i primi anni Dieci, riletta alla luce di un contesto economico e culturale incerto.
Oggi le sneaker con zeppa sono tornate a occupare un posto centrale nel desiderio collettivo, comparendo tra i prodotti più ricercati sulle principali piattaforme di moda. Ancora una volta, una scarpa criticata per la sua estetica diventa lo specchio del suo tempo. Perché la zeppa, in fondo, non è mai stata solo una questione di stile, ma di attitudine.
Moda
Parigi capitale delle star: Hollywood, registi d’autore e popstar al défilé Dior e Louis Vuitton
Parigi si trasforma in un red carpet planetario: attori, registi, popstar e figure istituzionali occupano le prime file, confermando la moda come snodo culturale e politico delle celebrity globali.
Alla sfilata Dior, Parigi ha messo in scena un parterre degno di un festival cinematografico. In prima fila i “manzi” più fotografati del cinema contemporaneo: Louis Garrel, Robert Pattinson, Lakeith Stanfield e Jamie Dornan, sempre magneti per flash e fan. Accanto a loro Mia Goth, ormai icona del cinema indie, insieme a due registi habitué delle passerelle: Luca Guadagnino e Pedro Almodóvar, da sempre affascinati dal dialogo tra cinema e couture. La loro presenza conferma come la moda continui a essere uno spazio di contaminazione tra linguaggi artistici, dove il front row diventa una dichiarazione estetica e culturale.
Musica, sport e nuova generazione del cinema
Dal mondo della musica e dello sport, il front row Dior ha accolto Lewis Hamilton, icona globale dello stile oltre che della Formula 1, insieme alle star SZA, Yung Lean e MK.Gee. A rappresentare la nuova generazione del cinema europeo e anglosassone, Joe Alwyn, Paul Kircher, Archie Madekwe, Jack O’Connell e Daryl McCormack, volti che il cinema sta lanciando come nuova élite del red carpet globale. Un mix che racconta come la moda oggi sia un crocevia dove convergono le industrie dell’intrattenimento e i nuovi codici di celebrità.
Louis Vuitton tra Arnault e la Première Dame
Sempre a Parigi, il défilé di Louis Vuitton ha richiamato un’altra costellazione di celebrity ammaliate dallo stile del direttore creativo Pharrell Williams. Tra gli ospiti più pesanti, Bernard Arnault, patron del colosso LVMH, e la Première Dame Brigitte Macron, segno del peso politico e simbolico che la moda continua ad avere in Francia. Assalita dai fan Joe Keery, star di Stranger Things, insieme a Callum Turner, Stephen Graham, Quavo, Usher e Daniel Brühl. Un parterre che mescola cinema, musica, business e istituzioni, trasformando la sfilata in un vertice trasversale di potere simbolico.
Le sfilate come red carpet globale
Dior e Louis Vuitton confermano che le fashion week non sono più soltanto vetrine di collezioni, ma piattaforme globali di soft power. Cinema, musica, sport, politica e finanza siedono nello stesso front row, trasformando la moda in una geopolitica delle celebrity, dove ogni presenza è una dichiarazione di status, gusto e alleanza culturale.
Moda
Skort, la via di mezzo che convince: perché nel 2026 saranno ovunque
Né solo gonna né semplici shorts: il capo ibrido torna protagonista tra passerelle, street style e guardaroba quotidiani
Nel panorama della moda contemporanea, dove le categorie tradizionali si fanno sempre più fluide, le skort si preparano a diventare uno dei capi simbolo del 2026. Il termine nasce dalla fusione di “skirt” e “shorts” e definisce un indumento che all’apparenza sembra una gonna, ma che in realtà integra un paio di pantaloncini. Una soluzione pratica che, negli ultimi anni, ha iniziato a conquistare designer e consumatori, fino a imporsi come tendenza trasversale.
Le skort non sono una novità assoluta. Le loro origini risalgono all’abbigliamento sportivo femminile, in particolare al tennis e al golf, dove la necessità di libertà di movimento si conciliava con un’estetica ordinata e femminile. Negli anni Novanta e Duemila hanno vissuto una prima stagione di popolarità, spesso legata a look casual o vacanzieri. Oggi, però, tornano in una veste più matura e consapevole.
Il motivo principale del loro ritorno è il cambiamento delle esigenze quotidiane. La moda post-pandemia ha messo al centro il comfort, senza però rinunciare allo stile. Le skort rispondono perfettamente a questa richiesta: permettono di muoversi con disinvoltura, sedersi o camminare a lungo senza le limitazioni tipiche delle gonne corte, mantenendo al tempo stesso una silhouette curata.
Le collezioni più recenti mostrano come questo capo stia evolvendo. Nel 2026 le skort si affermeranno in versioni sartoriali, con tagli puliti, tessuti strutturati e dettagli presi in prestito dal tailoring. Accanto ai modelli sportivi in nylon o cotone tecnico, trovano spazio skort in lana leggera, denim rigido, pelle vegana e materiali riciclati, in linea con l’attenzione crescente alla sostenibilità.
Un altro fattore determinante è la loro versatilità stilistica. Le skort si inseriscono facilmente in look molto diversi: abbinate a blazer e camicie diventano adatte anche a contesti semi-formali; con t-shirt e sneakers restano un capo urbano e informale; con top aderenti e sandali si trasformano in una soluzione estiva immediata. Questa adattabilità le rende particolarmente appetibili per un pubblico ampio e intergenerazionale.
Dal punto di vista culturale, il successo delle skort si lega anche al superamento di rigide distinzioni di genere nell’abbigliamento. Sempre più collezioni propongono modelli gender-neutral o pensati per essere interpretati liberamente, e la struttura ibrida delle skort si inserisce perfettamente in questo discorso. Non a caso, iniziano a comparire anche in linee maschili o unisex, soprattutto nello streetwear.
Infine, il ruolo dei social media e dello street style è decisivo. Le skort fotografano bene: hanno un impatto visivo chiaro, risultano funzionali nella vita reale e rispondono al desiderio di capi “intelligenti”, capaci di adattarsi a più momenti della giornata. In un’epoca in cui la moda deve essere vissuta prima ancora che mostrata, questo aspetto fa la differenza.
Nel 2026 le skort non saranno solo una tendenza stagionale, ma il simbolo di un approccio più pratico e fluido al vestire. Un capo che dimostra come l’innovazione, a volte, nasca semplicemente dal mettere insieme due idee già esistenti.
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