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Padelle antiaderenti: sicurezza o rischio? Facciamo chiarezza

Il Teflon è davvero pericoloso? Cosa c’è oggi nelle nostre pentole? E quali accortezze servono per cucinare senza rischi? Rispondiamo con dati scientifici e norme aggiornate.

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Padelle antiaderenti: sicurezza o rischio? Facciamo chiarezza

    Da quando sono apparse nelle cucine negli anni Cinquanta, le padelle antiaderenti hanno rivoluzionato il modo di cucinare. Basta un filo d’olio, il cibo non si attacca, si puliscono in un attimo. Ma insieme alla comodità, sono nati dubbi e timori: “Rilasciano sostanze tossiche? Sono cancerogene?”. Una domanda tornata ciclicamente alla ribalta, soprattutto online, spesso con informazioni confuse.

    Il cuore della questione: il PTFE
    Il rivestimento antiaderente più diffuso è il PTFE (politetrafluoroetilene), noto al grande pubblico con il marchio commerciale Teflon. Da solo, il PTFE non è considerato tossico: è chimicamente inerte e, secondo le valutazioni dell’EFSA (Autorità per la sicurezza alimentare dell’UE), non rappresenta un rischio per la salute se utilizzato correttamente.

    Il problema non è quindi la sostanza in sé, ma come viene usata. Il PTFE può degradarsi se esposto a temperature superiori ai 260–300°C, rilasciando fumi irritanti. Una condizione che in cucina può verificarsi solo con forti surriscaldamenti, ad esempio lasciando la padella vuota sul fuoco acceso per molto tempo.

    L’addio al PFOA: cosa è cambiato
    Per anni, nella produzione del Teflon è stato utilizzato il PFOA (acido perfluoroottanoico), un composto chimico correlato a rischi per l’ambiente e potenziali effetti sulla salute. Questo sì, un problema reale.

    La buona notizia? Il PFOA è stato bandito in Europa dal 2020 e non viene più usato nella fabbricazione dei rivestimenti antiaderenti destinati agli alimenti. Le padelle vendute oggi nell’UE sono quindi molto più sicure rispetto al passato.

    Quando le padelle diventano a rischio
    Le padelle antiaderenti possono deteriorarsi con il tempo: graffi profondi, schegge che saltano via, rivestimenti consumati possono esporre lo strato sottostante. Sebbene l’ingestione di piccoli frammenti non sia considerata pericolosa, il prodotto non svolge più correttamente la sua funzione e diventa il momento giusto per sostituirlo.

    Come usarle in modo sicuro
    Gli esperti suggeriscono semplici precauzioni:

    • Non surriscaldare: evitare fiamme alte e di lasciare la padella vuota sul fuoco.
    • Utensili adatti: legno o silicone per non graffiare il rivestimento.
    • Lavaggio delicato: niente spugne abrasive.
    • Sostituire quando la superficie appare danneggiata o usurata.
    • Ventilare la cucina durante la cottura, come buona norma generale.

    Seguendo queste regole, le padelle antiaderenti restano sicure per l’uso quotidiano.

    Alternative sul mercato
    Per chi preferisce materiali diversi, esistono soluzioni valide:

    • Padelle ceramiche
    • Ghisa (richiede manutenzione, ma è eterna)
    • Acciaio inox (più tecnica da usare)
    • Alluminio anodizzato

    Ognuna con vantaggi e limiti: non esiste la padella perfetta, ma quella più adatta alle proprie abitudini.

    Conclusione: niente allarmismi, solo buon senso
    Le padelle antiaderenti moderne, se acquistate da marchi affidabili e rispettando le norme europee, non sono considerate pericolose. Gli allarmismi nascono spesso da informazioni vecchie o fuori contesto.

    Cucinare in sicurezza significa conoscere gli strumenti che utilizziamo ogni giorno: la tecnologia antiaderente non è il nemico, purché la si tratti con la giusta cura. Un po’ come tutte le cose che amiamo in cucina.

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      Lifestyle

      San Valentino, idee per una cena romantica: come creare un’atmosfera speciale senza stress

      Non serve prenotare un ristorante stellato per sorprendere il partner: con qualche accorgimento e la giusta organizzazione, anche una cena in casa può trasformarsi in un momento indimenticabile.

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      San Valentino

        San Valentino resta una delle ricorrenze più celebrate dalle coppie in tutto il mondo. Secondo diverse indagini sui consumi, la cena è tra le esperienze più scelte per festeggiare il 14 febbraio, che si tratti di un ristorante o di una serata organizzata tra le mura domestiche. Preparare una cena romantica, infatti, non significa necessariamente puntare sul lusso: spesso sono l’attenzione ai particolari e il tempo dedicato all’altra persona a rendere davvero speciale l’occasione.

        L’atmosfera prima di tutto

        Uno degli elementi più importanti per una cena romantica è l’ambiente. Luci soffuse, magari create con candele o lampade calde, contribuiscono a rendere lo spazio più intimo e rilassante. Anche la musica ha il suo peso: meglio optare per una playlist discreta, capace di accompagnare la conversazione senza sovrastarla.

        La tavola merita una cura particolare. Non è necessario allestire decorazioni elaborate, ma una tovaglia elegante, piatti coordinati e qualche fiore possono cambiare completamente la percezione della serata. Gli esperti di galateo ricordano che una mise en place ordinata trasmette attenzione e rispetto verso l’ospite.

        Il menù: semplice ma studiato

        Quando si cucina per qualcuno, la tentazione è spesso quella di sperimentare piatti complessi. In realtà, la scelta più efficace è un menù equilibrato e realizzabile senza affanno, così da evitare lo stress dell’ultimo minuto.

        Un esempio classico prevede tre portate leggere:

        • Antipasto delicato, come una tartare di pesce (solo se consumato in sicurezza e ben conservato) oppure verdure grigliate e formaggi.
        • Primo o secondo dai sapori raffinati ma non troppo pesanti, ad esempio un risotto, una pasta fresca o un filetto con contorno stagionale.
        • Dessert, immancabile in una serata romantica: il cioccolato resta uno dei protagonisti, anche per il suo legame simbolico con il piacere.

        Meglio evitare preparazioni troppo ricche o abbondanti: una cena eccessiva può risultare poco piacevole e appesantire la serata.

        Attenzione alle esigenze dell’altro

        Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda le preferenze alimentari. Informarsi su eventuali allergie, intolleranze o scelte etiche – come vegetarianismo o veganismo – è un gesto di cura che non passa inosservato. Anche la selezione delle bevande dovrebbe essere coerente con il menù: un vino leggero o delle bollicine sono spesso preferiti, ma esistono valide alternative analcoliche per chi non beve.

        Non solo cibo: conta l’esperienza

        Gli psicologi sottolineano che le esperienze condivise rafforzano il legame di coppia più degli oggetti materiali. Per questo motivo, una cena può diventare ancora più memorabile se accompagnata da piccoli gesti: una lettera scritta a mano, una fotografia significativa o un ricordo del primo incontro.

        Anche cucinare insieme può trasformarsi in un momento di complicità, soprattutto per le coppie che preferiscono un approccio informale alla serata.

        Ristorante o casa? Non esiste una scelta migliore

        Se da un lato mangiare fuori evita la fatica dell’organizzazione, dall’altro celebrare San Valentino in casa offre maggiore privacy e libertà. Molto dipende dal carattere della coppia: c’è chi ama l’atmosfera vivace dei locali e chi invece preferisce un contesto raccolto.

        L’importante è non vivere la festa come un obbligo. Gli esperti di relazioni ricordano che il valore della ricorrenza sta nel dedicarsi tempo reciproco, non nella perfezione dell’evento.

        Il vero segreto della serata

        Al di là delle decorazioni o del menù, ciò che rende davvero romantica una cena è la qualità dell’attenzione reciproca. Spegnere le distrazioni, come notifiche e televisione, favorisce il dialogo e aiuta a creare una connessione autentica.

        San Valentino può così diventare l’occasione per rallentare e riscoprire il piacere dello stare insieme. Perché, in fondo, più che stupire con effetti speciali, è la semplicità condivisa a lasciare il ricordo più duraturo.

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          Lifestyle

          Aloe vera, il tesoro verde in casa: tutti gli usi che forse non conosci

          Facile da coltivare e ricca di proprietà riconosciute anche dalla scienza, l’aloe vera è un alleato naturale sorprendente. Ecco come utilizzarla in modo corretto e sicuro.

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          Aloe vera, il tesoro verde in casa

            Tra le piante più diffuse nelle case degli italiani, l’aloe vera è spesso scelta per la sua resistenza e per l’aspetto decorativo. In realtà, dietro le sue foglie carnose si nasconde un vero e proprio concentrato di benefici, tanto da essere utilizzata da secoli in ambito cosmetico, erboristico e, con le dovute cautele, anche alimentare. Non a caso, già gli Egizi la definivano “pianta dell’immortalità”.

            Un concentrato naturale di sostanze attive

            Il gel trasparente contenuto nelle foglie di aloe vera è composto per oltre il 99% da acqua, ma il restante 1% racchiude vitamine (A, C, E e alcune del gruppo B), sali minerali, aminoacidi ed enzimi. Questa combinazione spiega le sue proprietà lenitive, idratanti e rinfrescanti, oggi confermate da numerosi studi scientifici, soprattutto per l’uso topico.

            Sollievo per la pelle, dalle scottature alle irritazioni

            Uno degli impieghi più noti dell’aloe vera riguarda la cura della pelle. Il gel applicato localmente aiuta ad alleviare arrossamenti, scottature solari, punture di insetto e lievi abrasioni. La sua azione calmante favorisce la rigenerazione cutanea e dona una sensazione immediata di freschezza. È per questo che molti prodotti doposole e creme lenitive la includono tra gli ingredienti principali.

            Un aiuto naturale per mani, capelli e viso

            L’aloe vera può essere utilizzata anche nella beauty routine quotidiana. Sulle mani secche o screpolate agisce come idratante leggero, mentre sui capelli può essere applicata come impacco pre-shampoo per donare lucentezza e ridurre la secchezza del cuoio capelluto. Sul viso, se usata pura e in piccole quantità, è apprezzata come base idratante per pelli sensibili o a tendenza acneica.

            In casa, più utile di quanto si pensi

            Non solo benessere personale. L’aloe vera trova spazio anche tra i rimedi domestici: il gel può essere impiegato per lucidare superfici in acciaio o come ingrediente naturale in detergenti fai-da-te, grazie alla sua consistenza e alla capacità di sciogliere lo sporco leggero. Inoltre, la pianta contribuisce a migliorare la qualità dell’aria, assorbendo alcune sostanze nocive presenti negli ambienti chiusi.

            Aloe da bere: attenzione e consapevolezza

            Il succo di aloe è spesso promosso come depurativo e digestivo. Tuttavia, è importante fare chiarezza: non tutte le parti della pianta sono commestibili. Il lattice giallastro presente sotto la buccia contiene aloina, una sostanza con effetto lassativo che può risultare irritante. Per questo motivo è fondamentale consumare solo prodotti certificati e lavorati industrialmente, evitando il fai-da-te alimentare.

            Una pianta facile, ma non banale

            Coltivare l’aloe vera in casa è semplice: richiede poca acqua, ama la luce e teme il freddo. Ma il suo vero valore sta nella versatilità. Usata correttamente, diventa una risorsa preziosa per piccoli problemi quotidiani, senza sostituire cure mediche quando necessarie.

            L’aloe vera, insomma, non è solo una pianta ornamentale: è un piccolo tesoro domestico, capace di unire tradizione, natura e pratici

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              Cucina

              Chiacchiere di Carnevale, il dolce simbolo della festa: la ricetta tradizionale passo dopo passo

              Dalle origini antiche alla preparazione casalinga, ecco come nascono le chiacchiere nella loro versione classica, con ingredienti semplici e una lavorazione che punta su sottilissime sfoglie fritte.

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              Chiacchiere di Carnevale

                Le chiacchiere di Carnevale sono uno dei dolci più rappresentativi della tradizione italiana, presenti sulle tavole di tutto il Paese con nomi diversi – frappe, bugie, crostoli, cenci – ma con una base comune che affonda le radici nella cucina popolare. Croccanti e leggere, vengono preparate nel periodo che precede la Quaresima, quando storicamente era concesso concedersi ingredienti più ricchi come zucchero, burro e frittura.

                Un dolce dalle origini antiche

                Le origini delle chiacchiere risalgono addirittura all’epoca romana. Gli storici dell’alimentazione fanno risalire questo dolce alle frictilia, strisce di pasta fritte nel grasso e distribuite durante le festività. Con il passare dei secoli la ricetta si è raffinata, mantenendo però l’elemento fondamentale: una sfoglia sottilissima, fritta rapidamente per ottenere una consistenza friabile e asciutta.

                Gli ingredienti della ricetta tradizionale

                Per ottenere chiacchiere fedeli alla tradizione servono pochi ingredienti, ma di buona qualità:

                • 300 g di farina 00
                • 50 g di zucchero
                • 40 g di burro morbido
                • 2 uova medie
                • 1 cucchiaio di liquore (grappa, rum o vino bianco secco)
                • scorza grattugiata di limone non trattato
                • un pizzico di sale
                • olio di semi di arachide per la frittura
                • zucchero a velo per decorare

                Il liquore, spesso presente nelle versioni regionali, aiuta a rendere l’impasto più fragrante e asciutto dopo la frittura.

                Il procedimento passo dopo passo

                Su una spianatoia si dispone la farina a fontana, aggiungendo al centro zucchero, uova, burro, sale, scorza di limone e liquore. Si impasta fino a ottenere un composto liscio ed elastico, che va lasciato riposare coperto per almeno 30 minuti: questo passaggio è fondamentale per stendere la pasta senza che si ritiri.

                Dopo il riposo, l’impasto viene diviso in porzioni e tirato molto sottile, preferibilmente con la macchina per la pasta, fino a ottenere una sfoglia quasi trasparente. Si ritagliano strisce o rettangoli, praticando un piccolo taglio centrale.

                Le chiacchiere vanno fritte poche alla volta in olio caldo (circa 170°C) per pochi secondi per lato, finché diventano dorate e si coprono di bolle. Una volta scolate su carta assorbente, si lasciano raffreddare completamente prima di essere spolverate con abbondante zucchero a velo.

                Croccantezza e leggerezza

                Il segreto delle chiacchiere perfette sta nello spessore sottilissimo e nella temperatura dell’olio: troppo bassa le rende unte, troppo alta le scurisce rapidamente. Ben eseguite, restano leggere, friabili e si conservano per diversi giorni in un contenitore ermetico.

                Simbolo di festa e convivialità, le chiacchiere continuano a raccontare, a ogni morso, una storia di tradizione condivisa e semplicità, rendendo il Carnevale una delle ricorrenze più dolci dell’anno.

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