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San Marino a caccia di pensionati… ricchi. Tasse agevolate, facilitazioni fiscali e vita serena!

Perché la Repubblica di San Marino fa ponti d’oro ai pensionati italiani? Offre tasse molte agevolate. Su un assegno da 60 mila euro annui se ne risparmiamo 14 mila di tasse. Ovvero il 6%. Chi offre di più?

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    Perché la Repubblica di San Marino fa ponti d’oro ai pensionati italiani? Offre tasse molte agevolate. Su un assegno da 60 mila euro annui se ne risparmiamo 14 mila di tasse. Ovvero il 6%. Chi offre di più? Sempre San Marino che per una pensione lorda da 100 mila euro offre una tassazione del 3%. Sarà vero?

    Agevolazioni ma non per tutti

    San Marino è un pezzetto della Romagna a pochi chilometri dal mare e non ha nulla a che vedere con i paradisi fiscali. Eppure sta cercando di convincere i pensionati a trasferirsi sul Monte Titano offrendo agevolazioni fiscali davvero convenienti. Ma non per tutti. L’imposta dovuta è fissata al 6% se si ha un reddito compreso tra i 50mila e i centomila euro. Un pensionato con un reddito annuo di 60 mila euro lordi in Italia paga il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e in più il 25% fino a 28.000 euro (3.250 euro). E paga il 35% sui restanti 32.000 euro, (11.200 euro). Totale? 17.900 euro di tasse su 60 mila di pensione.

    Tutti a San Marino. Ma ci sono dei ma…

    A San Marino il governo garantisce sullo stesso valore di pensione lorda solo il 6% di tasse e quindi 3.600 euro. Il risparmio è evidente anche senza ragionarci troppo. E se per caso si percepisce una pensione da 100 mila euro la tassa è di 3.000 euro. Con questa proposta San Marino cerca di attirare quei molti pensionati italiani che una ventina di anni fa erano migrati in Portogallo. Il Paese allora offriva tasse ridotte per i residenti stranieri “non abituali”. Agevolazioni fiscali terminate dal 1° gennaio 2024 e non più rinnovate.

    Hai un patrimonio? Te lo gestiamo noi

    La residenza a San Marino può essere richiesta da cittadini residenti dei paesi dell’Unione Europea e della Svizzera ma che abbiano un reddito annuo non inferiore ai cinquantamila euro. Un escamotage per aggirare questa regola dei 50 mila euro minimi di reddito potrebbe essere quello di acquistare un immobile con un valore di mercato non inferiore ai 300mila euro. Ma non basta. Tra le regole per poter chiedere la residenza oltre al reddito alto o il possesso di un immobile di valore è necessario anche che almeno un terzo del proprio patrimonio sia depositato in una banca della Repubblica e investito in titoli di Stato o in altri strumenti finanziari sammarinesi. Insomma se vuoi pagare meno tasse devi rimpinguare le casse della Repubblica. E fidarti…

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      Lifestyle

      Aloe vera, il tesoro verde in casa: tutti gli usi che forse non conosci

      Facile da coltivare e ricca di proprietà riconosciute anche dalla scienza, l’aloe vera è un alleato naturale sorprendente. Ecco come utilizzarla in modo corretto e sicuro.

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      Aloe vera, il tesoro verde in casa

        Tra le piante più diffuse nelle case degli italiani, l’aloe vera è spesso scelta per la sua resistenza e per l’aspetto decorativo. In realtà, dietro le sue foglie carnose si nasconde un vero e proprio concentrato di benefici, tanto da essere utilizzata da secoli in ambito cosmetico, erboristico e, con le dovute cautele, anche alimentare. Non a caso, già gli Egizi la definivano “pianta dell’immortalità”.

        Un concentrato naturale di sostanze attive

        Il gel trasparente contenuto nelle foglie di aloe vera è composto per oltre il 99% da acqua, ma il restante 1% racchiude vitamine (A, C, E e alcune del gruppo B), sali minerali, aminoacidi ed enzimi. Questa combinazione spiega le sue proprietà lenitive, idratanti e rinfrescanti, oggi confermate da numerosi studi scientifici, soprattutto per l’uso topico.

        Sollievo per la pelle, dalle scottature alle irritazioni

        Uno degli impieghi più noti dell’aloe vera riguarda la cura della pelle. Il gel applicato localmente aiuta ad alleviare arrossamenti, scottature solari, punture di insetto e lievi abrasioni. La sua azione calmante favorisce la rigenerazione cutanea e dona una sensazione immediata di freschezza. È per questo che molti prodotti doposole e creme lenitive la includono tra gli ingredienti principali.

        Un aiuto naturale per mani, capelli e viso

        L’aloe vera può essere utilizzata anche nella beauty routine quotidiana. Sulle mani secche o screpolate agisce come idratante leggero, mentre sui capelli può essere applicata come impacco pre-shampoo per donare lucentezza e ridurre la secchezza del cuoio capelluto. Sul viso, se usata pura e in piccole quantità, è apprezzata come base idratante per pelli sensibili o a tendenza acneica.

        In casa, più utile di quanto si pensi

        Non solo benessere personale. L’aloe vera trova spazio anche tra i rimedi domestici: il gel può essere impiegato per lucidare superfici in acciaio o come ingrediente naturale in detergenti fai-da-te, grazie alla sua consistenza e alla capacità di sciogliere lo sporco leggero. Inoltre, la pianta contribuisce a migliorare la qualità dell’aria, assorbendo alcune sostanze nocive presenti negli ambienti chiusi.

        Aloe da bere: attenzione e consapevolezza

        Il succo di aloe è spesso promosso come depurativo e digestivo. Tuttavia, è importante fare chiarezza: non tutte le parti della pianta sono commestibili. Il lattice giallastro presente sotto la buccia contiene aloina, una sostanza con effetto lassativo che può risultare irritante. Per questo motivo è fondamentale consumare solo prodotti certificati e lavorati industrialmente, evitando il fai-da-te alimentare.

        Una pianta facile, ma non banale

        Coltivare l’aloe vera in casa è semplice: richiede poca acqua, ama la luce e teme il freddo. Ma il suo vero valore sta nella versatilità. Usata correttamente, diventa una risorsa preziosa per piccoli problemi quotidiani, senza sostituire cure mediche quando necessarie.

        L’aloe vera, insomma, non è solo una pianta ornamentale: è un piccolo tesoro domestico, capace di unire tradizione, natura e pratici

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          Lifestyle

          Imparare a volersi bene: come insegnare ai ragazzi a prendersi cura di sé

          Dalla gestione delle emozioni all’igiene quotidiana, fino al rapporto con il digitale e il cibo: educare i più giovani al benessere significa dare loro strumenti per diventare adulti consapevoli.

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          Imparare a volersi bene: come insegnare ai ragazzi a prendersi cura di sé

            Insegnare ai ragazzi a prendersi cura di sé è una delle sfide educative più importanti del nostro tempo. In un contesto in cui i modelli esterni – social network, performance scolastica, confronto continuo – sono sempre più pressanti, la cura personale non può essere lasciata al caso. Non si tratta solo di buone abitudini pratiche, ma di un’educazione complessiva che riguarda corpo, mente ed emozioni.

            La cura di sé inizia dalle piccole autonomie

            Fin dalla scuola primaria è fondamentale incoraggiare i bambini a gestire in autonomia aspetti semplici della quotidianità: l’igiene personale, l’ordine dei propri spazi, la scelta di un abbigliamento adeguato. Secondo psicologi dell’età evolutiva, sviluppare queste competenze rafforza l’autostima e il senso di efficacia personale. Non è importante la perfezione, ma la responsabilità progressiva, adattata all’età.

            Ascoltare il corpo e riconoscere i bisogni

            Uno degli aspetti più trascurati è l’educazione all’ascolto del corpo. Insegnare ai ragazzi a riconoscere fame, stanchezza, stress o bisogno di movimento li aiuta a costruire un rapporto sano con se stessi. Dormire a sufficienza, mangiare in modo equilibrato e fare attività fisica regolare sono pilastri della salute, ma funzionano solo se diventano scelte consapevoli, non imposizioni.

            Educazione emotiva: dare un nome alle emozioni

            Prendersi cura di sé significa anche saper gestire ciò che si prova. Aiutare i ragazzi a riconoscere e nominare le emozioni – rabbia, tristezza, paura, frustrazione – è un passaggio chiave per prevenire disagi più profondi. Parlare apertamente delle difficoltà, senza giudizio, insegna che chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma di maturità.

            Il ruolo degli adulti come modello

            Genitori, insegnanti ed educatori hanno un ruolo decisivo: i ragazzi imparano soprattutto osservando. Un adulto che rispetta i propri limiti, cura il proprio benessere e comunica in modo equilibrato trasmette un messaggio più efficace di qualsiasi lezione teorica. La coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa è fondamentale.

            Digitale e confini

            Anche l’uso della tecnologia rientra nella cura di sé. Insegnare a gestire il tempo online, a riconoscere contenuti tossici e a proteggere la propria privacy contribuisce al benessere mentale. Stabilire regole condivise, spiegandone il senso, aiuta i ragazzi a sviluppare autocontrollo e spirito critico.

            Educare i più giovani a prendersi cura di sé significa prepararli alla vita. È un investimento a lungo termine che non produce risultati immediati, ma costruisce adulti più equilibrati, consapevoli e capaci di affrontare le difficoltà con strumenti solidi e interiorizzati.

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              Animali

              Perché cani e gatti combinano disastri quando restano soli in casa

              Quando i proprietari escono, molti animali domestici manifestano comportamenti distruttivi: un fenomeno comune ma tutt’altro che casuale.

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              Perché cani e gatti combinano disastri

                Rientrare a casa e trovare cuscini sventrati, piante rovesciate o scarpe mordicchiate è un’esperienza familiare per molti proprietari di animali. Sebbene la tentazione sia quella di attribuire il tutto a dispetti o capricci, la scienza comportamentale racconta una storia diversa. Gli animali non agiscono per ripicca: i comportamenti distruttivi sono spesso la manifestazione di stress, frustrazione o bisogni non soddisfatti.

                La causa più nota è l’ansia da separazione, particolarmente diffusa nei cani. Quando il proprietario esce, l’animale può percepire l’assenza come una minaccia alla propria sicurezza. Studi veterinari indicano che l’ansia può generare vocalizzazioni, graffi prolungati su porte e mobili o veri e propri attacchi agli oggetti presenti in casa. Anche i gatti, pur essendo più indipendenti, possono sviluppare stress da solitudine, che si manifesta con comportamenti compulsivi come graffiare eccessivamente o rovesciare oggetti per attirare l’attenzione.

                Un altro fattore frequente è la noia. I nostri animali vivono in ambienti stimolanti solo quando siamo presenti: durante il resto della giornata, spesso non hanno sufficienti occasioni per muoversi o esplorare. Per questo alcuni trasformano la casa in un “campo di gioco alternativo”, strappando tessuti, aprendo cassetti o arrampicandosi dove non dovrebbero. Nei cani particolarmente energici, la mancanza di attività fisica quotidiana acuisce la necessità di scaricare energia in modi poco graditi ai proprietari.

                Anche la fase di crescita influisce molto. Cuccioli e gattini esplorano il mondo con la bocca e le unghie: mordere, tirare, trascinare oggetti è un modo per conoscere l’ambiente e affinare abilità motorie. Durante la dentizione, poi, il bisogno di masticare aumenta esponenzialmente. In assenza di giochi adeguati, il divano diventa un’opportunità irresistibile.

                Non bisogna sottovalutare nemmeno la componente comunicativa. Alcuni animali distruggono oggetti impregnati dell’odore del proprietario — come scarpe, calze o cuscini — perché questi elementi offrono conforto. Altri possono manifestare disagio fisico o ambientale: rumori esterni, cambiamenti nella routine quotidiana, caldo eccessivo o mancanza di punti sicuri da cui osservare la casa possono contribuire ai comportamenti problematici.

                Gli esperti concordano su una serie di misure preventive. Prima fra tutte, aumentare la stimolazione mentale e fisica: giochi interattivi, passeggiate regolari, tiragraffi, percorsi per gatti e puzzle alimentari riducono significativamente comportamenti distruttivi. Anche l’addestramento graduale alla solitudine può fare la differenza, abituando l’animale a restare tranquillo quando il proprietario si allontana. Per i casi più complessi, veterinari e comportamentalisti suggeriscono percorsi terapeutici personalizzati, talvolta associati a supporti farmacologici.

                In definitiva, quando un animale “fa danni”, non sta cercando di punire nessuno: sta comunicando un disagio che merita ascolto. Comprenderne le cause permette non solo di proteggere la casa, ma anche di migliorare il benessere di chi vi abita — a quattro zampe e non.

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