Società
C’è ancora domani trionfa in Cina: il patriarcato con gli occhi a mandorla trema
Con il trionfo di C’è ancora domani in Cina, l’Italia si fa sentire sul fronte della consapevolezza femminile. Tra opere collettive, cinema impegnato e IA salvavita, si apre una stagione in cui la parola d’ordine è: protagonismo, anche (e soprattutto) femminile.
All’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma è apparsa una panchina rossa. Non una trovata d’arredo urbano, ma un simbolo forte e diretto contro la violenza di genere, in particolare i femminicidi. È l’ennesima, necessaria, testimonianza di come anche gli spazi pubblici universitari possano diventare terreno di impegno sociale. Il rosso non è solo il colore della passione, ma anche quello del sangue versato. E queste panchine, sempre più presenti in tutta Italia, parlano forte anche senza bisogno di slogan.
A Roma si dipinge… con sedici milioni di mani
Restando nella capitale, un’altra opera fa discutere e riflettere. L’artista Senatore ha creato un’installazione collettiva a piazza Venezia, un’opera che metaforicamente coinvolge “16 milioni di mani”, a simboleggiare un’azione comune, una responsabilità condivisa. In un’epoca in cui l’individualismo galoppa, questa opera vuole ricordarci che il cambiamento (e anche la protezione) è una questione di comunità.
Paola Cortellesi superstar: anche la Cina dice “C’è ancora domani”
Il successo del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi continua a crescere, e stavolta vola lontano: in Cina, dove ha incassato sei milioni di dollari in un solo mese. Uscito nelle sale l’8 marzo — una data tutt’altro che casuale — il film ha stregato anche il pubblico cinese, con la sua storia in bianco e nero ambientata nella Roma del dopoguerra. La protagonista è una donna comune, ma con un sogno grande: liberarsi da un destino scritto da altri.
Il distributore Jia Zhangke ha sottolineato come il film parli alle donne cinesi con una voce nuova: “Non fuggire, ma partecipare”. Una narrativa rivoluzionaria, soprattutto in un Paese dove il discorso femminista è ancora in fase embrionale. E sì, alla faccia di chi pensa che il cinema italiano non abbia più nulla da dire: qui si parla di patriarcato, dignità, speranza — e lo si fa con stile, empatia e potenza visiva.
Il design parla tutte le lingue (ma soprattutto quella straniera)
Al Salone del Mobile di Milano si è registrato un nuovo record di operatori stranieri. L’Italia continua a essere la patria del design, ma il mondo intero sembra voler partecipare al nostro modo di pensare lo spazio e l’estetica. Tra sedie che sembrano opere d’arte e cucine da fantascienza, la manifestazione parla anche di una società che cambia, che sogna ambienti più inclusivi, belli e, perché no, umani.
Intelligenza artificiale e medicina: il futuro è adesso
Anche la scienza ci mette del suo: per la prima volta in Italia è stato utilizzato un anticorpo per prevenire il diabete. E Microsoft è pronta a lanciare una nuova IA che salverà le attività sul PC. Sì, c’è ancora domani — anche per i file Word non salvati.
Che si tratti di una panchina, di un film o di una mostra di design, l’Italia lancia un messaggio chiaro: il cambiamento parte dalle storie, dai simboli, dalle persone. E se ogni tanto qualcuno si siede su una panchina rossa e si ferma a pensare, forse è proprio lì che inizia una rivoluzione.
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Società
Generazione Z, i dormiglioni dell’early night
E’ stato denominato ‘early night’ il fenomeno mondiale che sta accumunando ragazze e ragazzi della Gen Z che si scoprono grandi dormiglioni.
E’ stato denominato ‘early night‘ cioè andare a letto presto quel fenomeno mondiale che sta interessando la Gen Z quelli che hanno dai 18 ai 28 anni che si scoprono grandi dormiglioni.
Proprio da loro parte questa tendenza ad andare a letto presto. Una scelta che li distingue dalla generazione precedente dei Millennial che, tendenzialmente sono più propensi a godersi la vita notturna. Tra la Gen Z, invece, è sempre più diffuso il trend di andare a dormire presto. Basta con le ore piccole. Ma soprattutto i più giovani, quelli che ancora non hanno raggiunto l’età adulta, amano dormire più a lungo.
Dormire bene e a lungo fa bene a tutto
Ma quali sono i motivi di questa trasformazione? Alla base del trend c’è la maggiore consapevolezza da parte dei giovani sul ruolo del sonno per salvaguardare la salute fisica e mentale. Anche se non sono escluse motivazioni meno rosee. Secondo i dati dell’American Time Use Survey , nel 2022 i ventenni hanno dormito in media 9 ore e 28 minuti, un aumento dell’8% rispetto alle ore di sonno del 2010. Il trend di andare a dormire presto è anche i risultato di un fenomeno diventato virale come il #SoftGirl, uno stile di vita, una scelta di moda, seguita dagli adolescenti di tutto il mondo.
Chi dorme piglia più pesci
Il fenomeno dell’ ‘early night‘ è confermato da un’analisi dei dati dei clienti di Sleep Number. Secondo i dati raccolti le ragazze e i ragazzi tra i 16 e i 34 anni vanno a letto in media alle 22 e anche prima. Ad abbassare la media sono soprattutto i più giovani. I benefici di questa tendenza sono innumerevoli, come molti adulti che non riescono a chiudere occhio sanno bene. Andare a dormire presto migliora le prestazioni del giorno dopo, perché il sonno è cruciale sia per la regolazione dell’ormone del sonno, la melatonina, sia per il consolidamento delle informazioni che si percepiscono.
Favorire la melatonina
La melatonina, infatti, regola la nostra fisiologia come la temperatura corporea, il metabolismo e persino l’umore. Ma non basta. Andare a dormire presto e dormire bene è importante per mantenere il ciclo circadiano – il nostro orologio interno che controlla il sonno e la veglia – in sintonia con il ritmo naturale. Inoltre favorisce un migliore equilibrio ormonale e una migliore regolazione emotiva e aiuta a trovare più facilmente soluzioni ai problemi che ci angustiano quotidianamente. Diversi studi associano ad una corretta quantità di sonno, la riduzione del rischio di patologie cardiovascolari, l’ansia e malattie legate alle performance di qualsiasi genere.
Irritato, nervoso e con la libido assonnata
La mancanza di sonno o un sonno irregolare può avere molti effetti negativi sulla salute. Maggiore irritabilità, nervosismo, difficoltà nel gestire lo stress, maggiore tristezza e ansia oltre che minor desiderio sessuale. Lo studio riporta la scelta di sempre più coppie che decidono di dormire in stanze diverse – sleep divorce – proprio per evitare interruzioni o disturbi del sonno.
Dove vai se i soldi non ce li hai?
Non bisogna essere proprio degli esperti per dimostrare che molti giovani vanno a dormire presto perché stanchi e demotivati. Ma anche per mancanza di soldi che impedisce loro di concedersi attività serali. Stai a casa. E che fai, studi? No. Guardi la Tv? Nemmeno. Leggi? Forse. Tanto vale andare a dormire per essere più freschi e riposati il giorno dopo. da un’indagine condotta da Telefono Azzurro in collaborazione con Bva Doxa emerge che il 21% dei giovani tra i 12 e i 18 anni si sente in ansia o preoccupato. Il 6% dichiara di sentirsi triste, e vorrebbe affrontare seriamente il tema della salute mentale. Tanto che il volume di domande per ottenere il Bonus Psicologo nel corso dell’anno si è triplicato rispetto al 2023. Visti i dati dell’indagine bisognerebbe capire se l’’early night‘ alla fine non sia un’àncora di salvezza. Perché non va bene mettere la testa sopra il cuscino per sprofondarci le proprie angosce e tenerle lontane da se stessi. Bisognerebbe risalire alle loro cause e provare a risolverle.
Società
Pasqua 2026, stangata uova di cioccolato: rincari fino al 19%. L’indagine sui prezzi di colombe e dolci
Uova di Pasqua più care del 3,7%, colombe stabili ma occhio alle varianti speciali. L’indagine di Altroconsumo svela i prezzi di Ferrero, Perugina e Bauli
di Chiara Alviano
In vista della Pasqua 2026, Altroconsumo, associazione indipendente che da anni guida i consumatori con test, confronti e inchieste su prodotti e servizi, ha fatto il punto sui prezzi dei dolci festivi per il 2026. L’indagine mette in luce come, tra uova di cioccolato e colombe, la spesa rimanga molto variabile e spesso non molto trasparente, confermando differenze consistenti tra marche e tipologie.
I dati sono chiari: le uova registrano rincari consistenti, mentre le colombe mostrano una sostanziale stabilità. Il divario di costo è però scioccante: si passa dagli 8 euro agli oltre 130 euro al chilo per il cioccolato.
Uova di Pasqua, prezzi alle stelle: i rincari record di Ferrero, Perugina e Witors
Le uova mostrano i rialzi più preoccupanti, con un incremento medio del 3,7 per cento che pesa sulle tasche delle famiglie. Nonostante il rallentamento dei costi delle materie prime, alcuni colossi del settore hanno applicato aumenti a doppia cifra. Ecco i dati principali emersi dall’indagine:
- Dolfin: +19,37 per cento
- Witors: +16,96 per cento
- Walcor: +12,18 per cento
- Perugina: +10,47 per cento
- Ferrero: +9,36 per cento
Al contrario, marchi come Novi, Balocco e Dolci Preziosi registrano prezzi stabili. Attenzione però al “fattore sorpresa”: il Kinder «GranSorpresa» viene venduto a ben 93,27 euro al chilo nella confezione da 150 g, mentre il prezzo scende a 68,72 euro per il formato da 320 g.
Colombe pasquali: prezzi stabili, ma occhio all’inganno delle varianti «speciali»
Per i lievitati pasquali la situazione sembra migliore, con un aumento medio di appena l’1 per cento rispetto al 2025. Tuttavia, la forbice dei prezzi resta enorme: si va dai 4 euro dei prodotti industriali ai 50 euro al chilo per le eccellenze artigianali.
Il vero pericolo per il portafoglio sono le varianti «speciali». Spesso proposte in grammature inferiori, queste colombe hanno prezzi simili alle classiche, ma il costo al chilo può lievitare di oltre il 25% a parità di marca. Inoltre, promozioni e sconti non sempre corrispondono a ribassi reali: le occasioni migliori si trovano solo lontano dai giorni clou della festa.
Cosa compreranno gli italiani? I brand preferiti e la spesa media per la Pasqua 2026
Secondo il panel di circa mille acquirenti della community Qualify, un intervistato su tre prevede di spendere di più rispetto allo scorso anno. La cifra media si attesta intorno ai 20 euro. Tra le colombe, le marche più citate sono Bauli, Motta, Tre Marie, Balocco e Maina; per le uova dominano Kinder e Ferrero, seguite da Lindt, Bauli, Perugina e Novi.
I lievitati risultano più divisivi: vengono considerati un «simbolo della tradizione» ma, talvolta, sono percepiti come un acquisto opzionale. Cresce invece il ruolo della pasticceria per chi cerca la qualità artigianale, nonostante prezzi che spesso superano i 30 euro.
I consigli per risparmiare: il trucco del “prezzo al chilo” e il dopo-Pasqua
Per i consumatori, il prezzo “giusto” per un uovo di cioccolato o una colomba si aggira intorno ai 10 euro, ma molti sono disposti a spendere di più per i brand più famosi o per i gadget legati ai cartoni animati, che incidono pesantemente sulle scelte d’acquisto.
Per evitare di pagare cifre spropositate, gli esperti suggeriscono di guardare oltre il marketing. «Per risparmiare davve
Società
Sindrome dell’impostore, quando il successo sembra un inganno
Colpisce professionisti, studenti e personaggi affermati: cos’è davvero questo meccanismo psicologico e perché fa dubitare delle proprie capacità
Sentirsi “non all’altezza”, anche davanti a risultati oggettivi e riconoscimenti concreti, è un’esperienza più comune di quanto si pensi. È questo il cuore della sindrome dell’impostore, un fenomeno psicologico che porta chi ne soffre ad attribuire i propri successi alla fortuna, al caso o all’inganno, temendo costantemente di essere smascherato come incompetente.
Il termine nasce nel 1978 grazie alle psicologhe statunitensi Pauline Clance e Suzanne Imes, che osservarono questo schema di pensiero in donne altamente qualificate, convinte di non meritare i traguardi raggiunti. Oggi la ricerca è concorde nel ritenere che la sindrome dell’impostore non faccia distinzioni di genere, età o professione: può colpire studenti brillanti, manager affermati, artisti e perfino scienziati di fama internazionale.
Chi sperimenta questo vissuto tende a minimizzare i propri risultati e a sovrastimare le competenze altrui. Ogni nuovo obiettivo diventa una prova da superare sotto pressione, alimentando ansia, perfezionismo e paura del fallimento. In alcuni casi, questo circolo vizioso può portare a stress cronico, calo dell’autostima e difficoltà nel prendere decisioni o accettare nuove sfide.
Secondo gli psicologi, alla base del fenomeno possono esserci diversi fattori: un’educazione molto esigente, ambienti competitivi, modelli di successo irrealistici e il continuo confronto sociale, amplificato oggi dai social network. Anche i cambiamenti di ruolo – come una promozione o l’ingresso in un nuovo contesto lavorativo – possono riattivare il senso di inadeguatezza.
Contrastare la sindrome dell’impostore è possibile, a partire dal riconoscimento del problema. Dare un nome a questi pensieri aiuta a ridimensionarli. Tenere traccia dei risultati raggiunti, accettare i complimenti senza sminuirli e imparare a distinguere tra perfezionismo e competenza sono strategie suggerite dagli esperti.
Fondamentale è anche il confronto: parlare apertamente delle proprie insicurezze con colleghi o amici spesso rivela quanto queste sensazioni siano condivise. Nei casi più intensi, il supporto di uno psicologo può aiutare a ristrutturare le convinzioni disfunzionali e a costruire una percezione di sé più realistica.
La sindrome dell’impostore non è una malattia, ma un campanello d’allarme che segnala un conflitto tra risultati esterni e autovalutazione interna. Imparare ad ascoltarlo, senza lasciarsene dominare, è il primo passo per riconoscere il proprio valore e vivere il successo non come una minaccia, ma come una conquista.
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